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La Sardegna accoglie la Vita.

Nei giorni 12 e 13 dicembre,  presso i locali dell'ospedale SS. Trinità a Cagliari si è svolto il primo corso di formazione regionale per operatori del Centro di Aiuto alla Vita che ha volontari e operatori sanitari di tutta la regione.


"Il piccolino non ha mantello,
non ha mantello né giubbino,
e nei giorni gelati
non si lamenta del freddo.
Dormi vita e cuore,
riposa, ninna nanna!"

Così recita un canto popolare natalizio che, con grande forza espressiva, mette in luce il cuore ospitale ed accogliente della terra sarda. In un contesto regionale in cui le lacerazioni e le contraddizioni della crisi ostacolano così ferocemente le nuove nascite (la Sardegna detiene il primato nazionale di uso di sistemi ormonali come la pillola i quali sono scelti da oltre il 30% delle donne, lo scorso anno sull’isola ci sono state solo 220 baby mamme con meno di 19 anni e 2.157 interruzioni volontarie di gravidanza), nei giorni 12 e 13 dicembre,  presso i locali dell'ospedale SS. Trinità a Cagliari si è svolto il primo corso di formazione regionale per operatori del Centro di Aiuto alla Vita.

Il primo giorno ha avuto luogo la tavola rotonda della federazione regionale dei CAV, presieduta da Rosanna Chiappe. I referenti di buona parte del territorio hanno esposto punti di forza e criticità delle diverse realtà locali in un confronto appassionato e costruttivo. Alla presenza dell'On. Carlo Casini, presidente nazionale del "Movimento per la vita" e di Bruna Rigoni, responsabile dei CAV italiani, è emersa la volontà forte degli operatori di schierarsi affettivamente accanto alla persona più fragile e indifesa, sia essa donna, mamma o figlio, e di agire costantemente sulla sinfonia di quell'ascoltare pacato e di quel "donare", non pietistico, non umanitario, ma possibile "solamente" in "un cuore pieno di grazia. Un’anima generata dall’amore"(Martin Luther King). Nello spazio assembleare gli interventi dei soci hanno inoltre evidenziato il desiderio di essere destinatari di un processo formativo speciale ovvero la necessità di un'educazione che possa fornire la dotazione tecnica, psicologica e personale per aiutare a scegliere sempre per la vita.

Gli interrogativi emersi per i neo-operatori, hanno trovato riscontro nel corso della seconda giornata di formazione in cui si sono susseguite diverse relazioni dalla chiara impronta metodologica, nell’ambito dell’approccio al dialogo con la donna e alla sua presa in carico. Il dr. Tony Persico responsabile dell'Equipe Giovani MPV, ha analizzato i tipi di conflitto che possono emergere nel corso dei colloqui e le modalità con cui l'operatore deve cercare di interfacciarsi ad essi. Ha inoltre sottolineato la fondatezza di un costante approfondimento personale e l'importanza di dedicare il momento prima del colloquio alla personale disposizione all'accoglienza. Esperta di comunicazione e operatrice CAV, Giovanna Sedda ha evidenziato i limiti di approcci poco produttivi, come l’eccessivo porre in risalto la crudezza della morte del feto e l'inappropriatezza di argomenti moralistici e dogmatici. È necessario infatti che il linguaggio sia riverbero della natura accogliente di questo tipo di iniziativa.

La città di Cagliari nell'ultimo anno ha assistito all'inedita apertura delle porte di un ospedale pubblico alle attività del CAV che diviene fase attiva dell’impianto sanitario. La dott.ssa Caterina Tronci ha parlato a nome del primario del reparto di Ginecologia e Ostetricia dell'ospedale SS. Trinità, la dott.ssa Eleonora Coccollone, e con la dott.ssa Maria Stella Leone, presidente MPV Cagliari, hanno raccontato la positività di questa nuova collaborazione.

Martina Corona
Emanuele Cabiddu

Sardegna: cronaca del primo appuntamento


Mentre giungevano i primi dati positivi dell'iniziativa "UNO di NOI" con la notizia che la raccolta firme aveva raggiunto il numero base di 504.993 adesioni e  7 paesi avevano raccolto il numero minimo di firme,  a Cagliari il Movimento per la Vita ha organizzato un incontro di formazione dei soci per promuovere la cultura della vita e far conoscere i lavori dei ragazzi che hanno partecipato al Concorso Scolastico Europeo giunto alla 26ma edizione e in particolare i lavori migliori. 

Il 7 giugno nella sala Polifunzionale di Monte Claro, gentilmente messa a disposizione dalla Provincia nella persona dell'ass. Dr. Comandini, , il saluto di benvenuto è stato dato dalla dott.ssa Maria Stella Leone, Presidente del Movimento per la Vita di Cagliari, che ha anche presentato ospiti e partecipanti e ha evidenziato come lo scopo dell'Associazione sia quello di difendere la vita umana dal concepimento alla fine naturale,  anche attraverso diverse iniziative personali e collettive come appunto il Concorso Scolastico Europeo, che si è concluso il 31 marzo con la consegna dei lavori di 334 studenti di diversi Istituti Superiori della Sardegna.La Commissione esaminatrice ,costituita da esperti del mondo giovanile, ha esaminato lavori diversi per genere, dai classici temi, a disegni, video, canzoni, CD e, dopo aver stabilito dei criteri di valutazione, ha deliberato di proclamare 18 vincitori che nel prossimo autunno visiteranno il Parlamento Europeo di Strasburgo.

All'inizio della serata la dott. Leone ha letto alcune frasi significative tratte dai lavori dei giovani che hanno partecipato al concorso, dalle quali appare evidente la loro sensibilità a questi temi . La considerazione che "non c'è un momento nel quale un miscuglio di cellule diventa miracolosamente uomo" , è  una tesi  suffragata anche dalla scienza medica,ed emerge in tutta chiarezza in ogni elaborato che mostra il coinvolgimento dei giovani  . "Stiamo eliminando un essere della nostra specie come se si eliminasse con un tratto di matita". "Piuttosto che commettere un omicidio non si potrebbe convincere la donna a far vivere per poi adottare il suo bambino?"
Queste alcune delle riflessioni citate nel corso della trattazione. Anche i disegni esposti nella bacheca e i CD o le Canzoni composti sull'argomento denotano quanto sia sentito dai giovani questo problema della tutela della vita nascente anche perchè, nella maggior parte dei casi , i ragazzi fanno riferimento a vicende personali e familiari dove la vita, prima minacciata e rifiutata , poi si è rivelata la scelta non negoziabile e vincente. Come nel caso di Luca, di Guspini che proclama con forza e con gioia che la sorellina Down aveva tutto il diritto di vivere.
Vi sono dei momenti in cui l'animo dei giovani è disposto a ogni sorta di bene e di sacrificio e aspettano solo di vedere negli adulti la forza che sentono nascere timida in loro, quella forza che li indirizzi  verso il Bello, il Giusto e il Sublime. Verso quegli ideali che, come stelle comete, indicano la direzione del cammino.

Tony Persico viene da Roma, è nel Direttivo del MpV Movimento Vita, e responsabile nazionale insieme a Leo Pergamo per le attività dei Giovani. Prende il problema alle radici per chiarire che la storia del riconoscimento dei diritti umani è lunga, complessa, ma vicina all'essere conclusa: agli esordi non tutti gli esseri umani erano considerati tali; di generazione, in generazione questa famiglia umana è diventata sempre più grande. Ma ci sono ancora due estremi incompiuti, i più difficili da recuperare alla dignità di "persona", l'umanità più difficile da difendere sono i due estremi, del bambino nel grembo materno e del malato terminale.  La nostra generazione è chiamata a difendere questi due estremi. Ma è assurdo pensare che , mentre il muro di Berlino è stato abbattuto per difendere il concetto di persona, gli aborti aumentano in maniera esponenziale per soddisfare una società edonistica e consumistica che nega al feto e al malato terminale il diritto di essere tutelati come persone.

Eppure anche il diritto sta iniziando a interrogarsi: l'essere umano c'è, nonostante i vari nomi coi quali lo si chiami. Una sentenza dice che l'essere umano inizia dal concepimento, ovviamente è una delle sentenze più scandalose per i giuristi positivisti. Ma noi sappiamo , perchè il cuore e la ragione ce lo dicono, che nel concepito e nel malato terminale c'è un essere umano, questa è una VERITA' ASSOLUTA, ma l'aborto e l'eutanasia dicono che l'essere umano non è DEGNO di essere vivo, come lo si diceva per gli ebrei e per gli schiavi.
 L'umanità ha dovuto percorrere una lunghissima strada prima di arrivare all' abolizione della schiavitù, al riconoscimento della dignita femminile ecc ecc.

 E' il fatto che una persona sia viva che la rende degna, non esiste il diritto della madre all'aborto e la libertà personale non deve prevalere sulla vita di qualcuno.  Si vuole inserire il diritto all'aborto come uno dei tanti diritti civili più alla moda.Ma Toni persico afferma che tra i tanti pericoli che attaccano la vita c'è quello della rassegnazione. Siccome possiamo fare poco decidiamo di non fare niente: la RASSEGNAZIONE, "allora io dico che è cambiando la storia delle singole persone che si cambia la storia. Non è vero che se facciamo poco non facciamo nulla. Entrate nel MOVIMENTO, facciamo PICCOLE COSE CON TANTO AMORE e sperimentiamo come le persone che abbiamo aiutato ci hanno dato AMORE."La Convenzione sui Diritti dell'Infanzia riconosce che si applica il Diritto ai "figli", cioè anche agli "appena concepiti". L'essere umano sta là. Difendiamolo con determinazione. L'iniziativa UNO di NOI del Movimento e i Centri di Aiuto alla Vita si prendono cura di quelle storie che ci redimeranno e ci riscatteranno dalle tenebre di generazioni oscurantiste.

Ai tedeschi, ai russi ecc. vissuti durante i totalitarismi si chiede: dove eravate? Ma la storia va avanti e tra 20 anni di fronte a eutanasia e a aborto ci chiederanno: Voi, dove ervate? Se crediamo in Dio ci sentiremo domandare Dov'è tuo fratello? e , se non crediamo, ci chiederanno lo stesso: Voi, dove stavate mentre morivano 6.000.000 di bambini in Italia per l'aborto? Io penso,dice il dott Persico, di poter dimostrare da che parte stavo. Fate in modo che di voi si possa dire: Io stavo vicino alla mamma in difficoltà o al malato terminale.

Prende ora la parola la prof. Cristina Chiappe, vicepresidente del Centro di Aiuto alla Vita, che cita il caso di Valeria nata il 21 genn.1986 alla 23ma settimana di gestazione, per aborto spontaneo, nata e cresciuta: un caso emblematico che invita a intervenire per aiutare i prematuri che , in Giappone si salvano ora alla 21ma sett. di gestazione. Dalla sua testimonianza si evince che il 1° passo per aiutare una mamma è l'ascolto, il problema economico si risolve in fretta, il problema più difficile è quando la mamma "vuole vivere la sua vita", allora bisogna convincerla a far nascere il bambino e a darlo in adozione. A questo punto vengono distribuiti dei moduli del Centro di Aiuto alla Vita per invitare i presenti ad aderire alle iniziative del centro pro life. Si invita il pubblico presente a fare delle domande e si risponde alle domande sul Movimento a livello Nazionale. Contro 6.000.000 di bambini persi se ne contano 150.000 salvati. E' una benedizione! I movimenti per la Vita crescono, alcuni sono fondati da ragazzi!. Nessuna forma di volontariato dà più soddisfazione come il Movimento per la Vita o essere accanto alle mamme che hanno scelto di aver abortito. La strada è dura, ma siamo tanti.
QUESTI SONO GLI ANNI PER LA NOSTRA CAUSA!!!

La parola va adesso alla Sig.ra Rosanna CHIAPPE MUZZONIGRO che il 30 .09.1981 con altri fondatori aperto il Centro di Aiuto alla Vita a CAGLIARI, per offrire un aiuto alla donna che si trova di fronte a una maternità difficile e, nel corso degli anni, con pochi mezzi, ma "con la forza del rispetto alla vita", questa "piccola grande donna" e i suoi volontari hanno dato risposte alle richieste d'aiuto di donne in difficoltà per gravidanza inattesa o indesiderata. Convinta che la solidarietà riesca a vincere la solitudine dell'aborto ,la Sig.ra Rosanna ha prontamente aderito alla Federazione Nazionale, per avere un collegamento con le altre realtà e attualmente presta la sua opera con altri soci fondatori, collaboratori operatori e sostenitori. Organizza corsi per i volontari e garantisce la reperibilità dell'intervento ogni volta che si presenti la necessità della presenza del CAV.
Nella pubblicazione "30 ANNI A SOSTEGNO DELLA VITA" si ripercorrono le tappe di questa bella "avventura" e, per questo, ne raccomandiamo la lettura. A noi ci basti sapere che l'attività del CAV nel corso degli anni è stata ampliata con l'apertura della "Casa Gioiosa" e della "Casa Corpino"per aiutare mamme e bambini in difficoltà abitative e non solo.

La Presidente del Centro si presenta con un bel biglietto da visita: 500 bambini salvati,  e dice ...ci piacerebbe vedere raddoppiare annualmente  il numero di palloncini che volano nel cielo di Cagliari come simbolo dei bambini salvati dal CAV... e il nostro sogno nel cassetto è...una casa con un bel giardino in cui far giocare i nostri piccoli ospiti! La Presidente Leone da ora la parola alla Sig.Veronica  che viene da Olbia, che sotto forma di intervista riferisce la sua esperienza di un aborto "terapeutico". Vuole divulgare la sua dolorosa esperienza per 3 motivi :
1) far vedere che c'è un lutto; 2) dimostrare che i medici incentivano lo spauraccio della disabilità per convincere la donna ad abortire, ma così facendo la espongono al dramma dell'aborto;3) rendere noto che servirebbero strutture e figure che aiutino nei casi problematici , anzichè pensare solo a risolvere il problema facendo giustizia sommaria, cioè SERVONO dei CENTRI di AIUTO alla VITA negli OSPEDALI !!!

Si passa poi a un'altra toccante testimonianza, quella di Angela, una mammma coraggiosa che ha adottato una bambina malata che ha vissuto con la sua famiglia 20 anni prima di morire. Ciò dimostra che ci sono famiglie che accolgono, perciò bisogna diffondere questa cultura della vita. Dulcis in fundo, la Sig.ra Chiappe rivolge ai giovani una testimonianza particolarmente toccante: è il caso di una donna stuprata, rivoltasi al Centro di Aiuto alla Vita di Cagliari, una donna che dopo tanta sofferenza , decide di dare  lo stesso alla luce il bambino frutto della violenza e poi lo da in adozione. La serata si è conclusa con un bel rinfresco nelle sale della Congregazione dei Padri Mercedari presso la Basilica di Bonaria, mentre Silvio Sanna e una mamma all'VIII mese di gravidanza ,Carla Sanna, hanno curato il servizio fotografico.  

Un caro saluto da Cagliari, Gabriella Melis, socia del CAV

Intervista a Veronica: "non vuoi credere che sia successo a te"

La storia di Veronica in una intervista: 30 domande per scoprire la bellezza della vita anche dietro le difficoltà più grandi: "Quel giorno è impresso a fuoco nella mia mente", eppure... "La mia famiglia è la mia ricchezza e questa è la sua storia". 

Ciao Veronica, puoi presentarti? Quanti figli hai? 
Mi chiamo Veronica, ho 37 anni sono sposata con Antonello da 7 anni e con i nostri figli viviamo ad Olbia. Sono mamma di due bimbi e di un angelo in cielo. 

Vuoi parlarci del tuo primo figlio? So che si chiama Michele. 
Michele ha oggi 6 anni, è stato un bambino fortemente voluto da me e dal suo papà. La gravidanza è decorsa normalmente e lui è nato il 5 giugno del 2007. I suoi primi anni sono stati quelli di ogni bambino che cresce, acquista competenze. Tuttavia il suo sviluppo appariva a volte anomalo. Ha iniziato a camminare a 17 mesi e il linguaggio ha tardato ancora di più, fino ai tre anni e mezzo. 
Era un bambino felice, a volte solare a volte più taciturno, talvolta assente. Aveva delle strane preferenze che si tramutavano in vere fissazioni, come quella per numeri e lettere; Michele ancora non camminava ma conosceva già le lettere dell'alfabeto. Era spesso irascibile e lo imputavamo al fatto che non riuscisse a spiegarsi verbalmente. 

Quindi avete notato delle particolarità, un’intelligenza che gli conferiva delle doti insolite, ma al tempo stesso avevate il dubbio che ci fosse un problema riguardo la comunicazione del bambino. A chi vi siete rivolti? 
Intorno ai due anni e mezzo, spinta dal dubbio, l'ho portato al reparto di neuropsichiatria della mia città dove lo hanno preso in carico iniziando con sedute di psicomotricità e logopedia. Pian piano intorno ai 3 anni ha iniziato a dire qualche parolina. Stava iniziando il suo recupero. 

Quindi, stavate superando delle difficoltà, stavate conoscendo il vostro ruolo di genitori, le prime preoccupazioni e le responsabilità. C era ancora il sospetto di una patologia ma non avevate diagnosi. Veronica, a fine agosto 2010, quando Michele aveva 3 anni, scopri di essere nuovamente incinta. Stavolta la gravidanza era cercata? 
Stavolta non cercato. Comunque, abbiamo accolto la notizia con estrema gioia, ci sembrava il giusto proseguo per la nostra famiglia. La gravidanza andò avanti normalmente fino all'ecografia morfologica. 

Dunque alla 21esima settimana di gravidanza fate la scoperta che nessun genitore vorrebbe mai fare. Che ricordo hai di quel giorno? 
Quel giorno è impresso a fuoco nella mia mente. Ricordo l'impaccio dell'ecografista che non sapeva come darci la notizia e la sua frase “c'è un problema” la ricordo come uno schiaffo in piena faccia. La sentenza fu “mielomeningocele con sindrome di Chiari e idrocefalo” che per i più si traduce in spina bifida nella peggiore delle sue forme. Era una bambina. 

Conoscevi la patologia detta”spina bifida”? I medici ti hanno comunicato questa diagnosi e ..ti avranno anche fornito delle soluzioni terapeutiche per la bambina. 
Non conoscevo questa patologia, mi sembrava solo una nome impronunciabile. Il medico subito ci paventò l'unica ipotesi per lei fattibile: l'interruzione volontaria della gravidanza. 

Il cosiddetto aborto terapeutico. Cioè un interruzione volontaria della gravidanza, che secondo alcuni è un atto terapeutico per una madre che rischia una depressione post partum qualora le nasca un figlio malato. La diagnosi di spina bifida fu confermata? 
La diagnosi fu confermata e l'unica via ancora una volta indicata era l’interruzione di questa gravidanza. Fui inviata a Cagliari e ricordo un colloquio di pochissimi minuti con il primario che entrò nella stanza senza nemmeno sedersi e allontanarsi troppo dall'uscio nell'urgenza di uscire, che mi disse che di bambini cosi non ne nascevano più. Li per li non capii bene se intendeva dire che la mia bambina non sarebbe sopravvissuta e gli chiesi se ne aveva mai visto uno, mi disse di si ma in sedia a rotelle e con grave ritardo mentale. Frettolosamente come era arrivato, se ne andò. 

Quindi tu hai percepito chiaramente da parte dei medici che interrompere la gravidanza era l’unica scelta da fare e hai visto negli stessi medici il terrore della disabilità. Magari ad Olbia, altri medici ti hanno dato consulenze più approfondite e qualche parola di speranza …o qualche parola su come si possono affrontare le disabilità… 
Tornati ad Olbia nel colloquio successivo ancora mi si confermò il quadro disastroso: sua figlia non camminerà mai, non avrà mai il controllo sfinterico, avrà un grave ritardo intellettivo e subirà una serie infinita di interventi chirurgici a partire dalla nascita. 

Cosa provavi prima di scegliere cosa fare? (...ammesso che tu senza un colloquio adeguato abbia potuto scegliere, forse ti saresti sentita un incosciente a NON interrmopere la gravidanza) 
I sentimenti che si susseguono in quei momenti sono terribili. Non vuoi credere che sia successo a te, non puoi realizzare che devi decidere e che una delle alternative prevede una scelta di morte. Non vuoi staccarti dal tuo bambino che scalcia e si muove e si fa sentire vivo, eppure si vive un terrore che raggela. 

Ma pensi anche che tuo figlio dovrà soffrire molto… 
... e nessuna mamma vuole mettere al mondo un figlio per vederlo soffrire, temi che questa brutta malattia non gli consentirà di essere “normale”. Pensi a tutta la famiglia, a come puoi pensare di essere cosi egoista da imporre al fratello più grande e al padre, un figlio ammalato. 
Hai paura, terrore della “disabilità”, quel mondo che fa tenerezza ma solo finchè capita agli altri. I giorni che ti separano dal parto indotto, diventano agonia e l'unica cosa che desideri è che finiscano in fretta nella speranza che si giri pagina, che finisca l'incubo. Ricordo che a tratti immaginavo di accettare quella bambina, pensavo a come potermi organizzare, forse cambiare casa... 

E cosa provavi in quei momenti in cui cercavi delle soluzioni diverse dall’aborto terapeutico? 
In quei momenti tornavo a gioire della gravidanza e della sua presenza. Poi tornava la paura, sempre più pungente. 

Si, ma.. una volta fatto, tu hai sentito sollievo alla tua pena? 
Finito l'incubo inizia l'inferno. La procedura è disumana e ti mette a contatto con quel dolore che servirebbe a dare la vita e invece, in quel caso, da la morte. La mia bimba l'ho vista, l'ho tenuta con me per qualche minuto, era bellissima e perfetta nonostante la sua evidente malformazione. Ho potuto solo salutarla. 
Quello che segue è l'elaborazione, lunghissima,forse eterna, di un lutto. Una scelta contro natura, consapevole che una madre dovrebbe proteggere i figli e non mandarli a morte. Vivi ogni giorno un dolore sordo e profondo, che non ti abbandona più. 

Tutto questo accadeva a dicembre 2010. E il primo figlio, Michele, intanto come cresceva? 
Intanto Michele proseguiva terapie, ma la neuropsichiatra riteneva che i suoi progressi non fossero adeguati, c'era qualcosa che non andava. Dopo poco arrivò la diagnosi fu “disturbo pervasivo dello sviluppo non altrimenti specificato”. 
Ci dissero che non era proprio autismo ma un disturbo dello spettro autistico e che senza ritardo mentale la prognosi era migliore. Il viaggio di ritorno lo ricordo come un lungo silenzio. Qualcosa mi era sfuggita. Ripensavo al medico che mi parlava di disabilità, di pratiche per ottenere l'invalidità, di terapie per l'autismo. 
Solo dopo qualche giorno e dopo un po di ricerche sul web ho capito che l'autismo è autismo e che le definizioni lasciano il tempo che trovano. 

Dunque Michele è un bimbo autistico... 
Si, ma è uno splendido, straordinario bambino autistico. Ha quella luce negli occhi che sembra arrivare da un altro pianeta, lui sa già tutto di questo mondo, molto di più di tutti noi. Questa è la sensazione che si vive a contatto con loro, bambini autistici, che siano di un altro mondo che quasi siano superiori alla nostra piccola umanità e come tali ne rimangono fuori. 

Ti sei mai ritenuta una mamma “SFORTUNATA”in quanto mamma di un figlio con una disabilità come l’autismo? 
Michele è il bambino giusto per noi, noi non saremmo ciò che siamo se lui non fosse come è. Ringrazio il Signore che l'autismo non si veda in ecografia altrimenti,forse, non l'avrei mai conosciuto e avrei perso la più grande occasione di crescita della mia piccola esistenza. 

E così, dopo aver dovuto affrontare il lutto –come lo definisci tu- dell’aborto terapeutico, fatto per evitare una disabilità che i medici ritenevano inaccettabile, hai scoperto che eri già mamma di un bambino con disabilità. 
E cosi ci trovavamo a fare i conti con la tanto temuta disabilità. La avevamo rifiutata, temuta come se fosse la peste, e avevamo avuto la presunzione di scacciarla dalle nostre vite. E invece ci aveva già scelto e noi non lo sapevamo. Oggi vivo la disabilità di mio figlio come una grande opportunità di crescita che, con rammarico,mi sono negata nel caso dell'altra mia figlia. Ecco perchè adesso penso che quella mia bambina non l'ho salvata, l'ho perduta. 

Hai avuto la prova che amavi tuo figlio, e che lo amavi così com’è. E la terza gravidanza com’è arrivata? 
Intanto passavano i mesi e il pensiero di quella piccola perduta non mi abbandonava. Cercavo una nuova gravidanza nell'illusoria convinzione che potesse sostituirsi alla precedente. Dopo 6 mesi ero ancora incinta. Mi sentivo felice, volevo riprendere quel percorso interrotto. Le paure erano molte ma tutti mi dicevano che stavolta sarebbe andato tutto bene e che non poteva ricapitare. 
Invece non è andata cosi. I primi problemi si sono palesati intorno all'11esima settimana, all'ultrascreening esame che incrocia i dati di tn e bitest. Il risultato era 1/50 per sindrome di down, avevo una possibilità su 50 che questo bambino avesse una qualche anomalia cromosomica. Fui spedita immediatamente a Cagliari ad effettuare una villocentesi. 

La villocentesi è un esame invasivo che analizza il corredo cromosomico dei villi coriali, parte del tessuto placentare che dovrebbe essere uguale a quello fetale. Dovrebbe…Quale fu il risultato? 
Effettuato l'esame trascorsi 2 settimane di infinita attesa. Una mattina arrivò la chiamata della genetista che per prima cosa mi chiese se ero ancora incinta, l'esito era trisomia 16 omogenea, incompatibile con la vita. 
Corsa in ospedale per verificare se il battito persisteva e lei era li, era ancora una bambina. 

Come hai vissuto questa gravidanza, alla luce di quanto era già successo e di quello che nella tua vita avevi acquisito come certezze? 
Da quel momento iniziava un percorso tutto in salita che mi riportava a contatto con quelle terribili paure della gravidanza precedente. Io e Antonello parlammo e decidemmo da subito che questa volta saremmo andati avanti. D'altro canto io ero sicura di poter gestire un'altra disabilità in famiglia ma ero altrettanto certa che non avrei retto emotivamente una nuova interruzione. Cosi procedemmo preparandoci al peggio. 

Ma la trisomia 16 non è incompatibile con la vita? 
Si, infatti non ci si spiegava come fosse possibile che io fossi già alla 15esima. L'unica possibilità era che si trattasse di una trisomia placentare e che la bimba o fosse sana o fosse affetta da mosaico (presenza linee cellulari normali e linee cellulari trisomiche). 

A cosa rischiavate di andare incontro, comunque? 
Quello a cui andavamo incontro era: anomalie cardiache, dismorfismi,parto prematuro, difetto di crescita intrauterino, morte intrauterina o neonatale.) Ci fu proposta per la seconda volta l'interruzione, che noi rifiutammo. 

Tuo marito era deciso come te? 
La decisione di proseguire la gravidanza fu di entrambi. Probabilmente, seppur in maniera diversa, mio marito aveva vissuto e stava vivendo il lutto per quella bambina persa e anche per lui fu da subito chiaro che l'interruzione non era più un'ipotesi proponibile per noi. 

Immagino che stavolta, nonostante le preoccupazioni, ti sia sentita in qualche modo…più forte. Premetto che sono un medico quindi ora la mia domanda è di pura curiosità, non ho nulla contro la classe medica: Qual ‘è stato l’atteggiamento dei medici di fronte alla scelta, tua e di tuo marito, di proseguire la gravidanza? 
Dopo poche settimane tornai ancora a Cagliari per effettuare nuova eco di controllo e riscontrarono una lieve dilatazione di ventricoli cerebrali che poteva indicare un potenziale idrocefalo, la bambina iniziava a non crescere come doveva. Con quest'altro esito i medici ci paventarono ancora l'ipotesi di interrompere. 

Per la terza volta vi hanno proposto l’aborto terapeutico. 
Per loro un bambino che nasce malato è un potenziale problema,un bambino abortito è un potenziale problema risolto. Alcuni medici obiettori hanno dimenticato la vera ragione dell'obiezione di coscienza che è quella non solo di non praticare aborti ma di dare anche sostegno alle madri che si trovano in tali condizioni, fornendo quante più informazioni possibile. Insistettero per farmi fare l’amniocentesi, e alla fine accettai. 

Chi ti ha aiutata, visto che da parte tua quest’amniocentesi era fatta veramente in buona fede, cioè non per abortire in caso di anomalie, ma per arrivare ad una diagnosi, per il bene di tua figlia! 
Ero ormai alla 19esima settimana. Iniziai a muovermi alla ricerca di informazioni e entrai in contatto con l'associazione “la quercia millenaria” che si occupa di dare assistenza alle mamme con diagnosi prenatale infausta talvolta terminale. 
Tramite loro riuscii ad ottenere una eco morfologica al centro di diagnosi prenatale di terzo livello del Gemelli a Roma con il prof. Noia. Fu un'ecografia molto approfondita e purtroppo le cose non sembravano volgere al meglio. La dilatazione dei ventricoli era aumentata e in più non era possibile visualizzare il corpo calloso. Il prof. Noia mi disse che la situazione non era rosea, la crescita era ai minimi. 

E poi…finalmente, con esami approfonditi come questi, arriva una buona notizia!..Cosa ti hanno, come risultato dell’amniocentesi? 
Arrivarono gli esiti dell'amniocentesi: su 12 cellule esaminate solo una era trisomica per cui plausibilmente si trattava di un caso di trisomia placentare anche se il mosaico non era possibile escluderlo del tutto. 

Il resto della gravidanza è stato sempre un combattere di questa bimba per la vita, ma aveva voi genitori e un meraviglioso fratello che che la aspettavate.. 
Si, fui ricoverata in Sardegna dalla 21esima settimana e alla 27esima settimana fui trasferita a Roma, al Gemelli appunto,visto che al quadro si era aggiunta una minaccia di parto prematuro. Cosi mi ritrovavo lontanissima da casa e soprattutto da Michele che mi mancava moltissimo e che soffriva la mia ormai prolungata assenza. 
Il rapporto con alcuni medici fu conflittuale in quei mesi, non riuscivano a capire perchè avessi deciso di andare avanti con la gravidanza e mi facevano firmare carte su carte per sollevarsi da responsabilità potenziali in qualunque caso. Ho affrontato chi mi diceva di non affezionarmici troppo che in fondo si trattava solo di un feto, e anche chi mi diceva che la natura fa il suo corso e che questi feti o muoiono prima di nascere o subito dopo. 
Intanto cercavo su internet storie e informazioni. Riuscii a trovare l 'unica associazione esistente al mondo di famiglie con bimbi con trisomia 16 a mosaico,vidi le loro foto e la loro storia e capii che infondo stavano bene,che le complicazioni che insorgevano erano risolvibili. Pochissimi erano i casi che realmente finivano in morte. 

Francesca nasce il 21 febbraio 2012 con cesareo d'urgenza... 
Il peso era di 1,500 kg e lei era bellissima e soprattutto stava bene. Fu messa in incubatrice in terapia intensiva neonatale ma non aveva nemmeno bisogno dell'ossigeno, respirava autonomamente. 
Vederla dopo la nascita fu una grande emozione, tutte le paure si dissolsero, era una bambina perfetta. 

Gli esami che furono fatti successivamente confermarono la dilatazione dei ventricoli cerebrali e la presenza del corpo calloso che è presente e normalmente conformato... 
Dal punto di vista genetico Francesca ha un cariotipo normale ma i suoi due cromosomi 16 sono entrambi miei. Sul referto di genetica c'è scritto “sostanzialmente non patogenetica”. 

Oggi Francesca ha 15 mesi, sta bene? 
Si, e nonostante il suo sviluppo sia tutto da farsi noi viviamo un cauto ottimismo. 

E… Michele? 
Michele continua le sue terapie e migliora di giorno in giorno. Entrambi sono per noi una ricchezza inestimabile. 

Veronica, dovendo terminare, ti ringraziamo per questa importante testimonianza,ci hai raccontato cose molto personali, e ti chiedo un’ultima cosa: guardando la tua famiglia cosa ci dici …così, pensandoci a bruciapelo? 
La mia famiglia è la mia ricchezza e questa è la sua storia. 
 
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