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Ci dicono i Vescovi oggi, in questa 38° Giornata per la Vita da loro indetta, che “la misericordia farà rifiorire la vita: la vita dei migranti respinti sui barconi, la vita dei bambini costretti a fare i soldati, la vita degli anziani abbandonati negli ospizi, la vita di chi è sfruttato, la vita di chi non vede riconosciuto neppure il diritto a nascere. 

E’ di questi ultimi che il volontariato per la vita si occupa in modo specifico, pur nel pensiero per tutti. Come? Anche attraverso il Servizio che abbiamo chiamato SOS VITA, che è fatto dai 355 Centri di Aiuto alla Vita in Italia, da una rete telefonica che risponde 24 ore su 24, da una presenza sul web di un gruppo di volontari e volontarie: un servizio a tre livelli strettamente collegati con uno scopo unico, quello di accogliere chi è in difficoltà per aiutarlo ad accogliere la vita che è giunta inattesa. Molte sono le storie di donne in attesa di un figlio inatteso e fortemente combattute tra “eliminare” il problema sotto la spinta di genitori, compagni, amiche oppure accogliere la vita che già vedono nelle ecografie e già sentono parte di loro. 
C’è la storia di Alice, accompagnato virtualmente con sms, messaggi vocali su WhatsApp e Facebook, fino a quando è scesa dal lettino dell’ospedale rinunciando all’aborto e annunciando felicemente che il figlio, accolto, nascerà. Fidelia: il cui volto gioioso e i cui gesti di tenerezza commovente, mentre abbraccia il figlio e lo mostra come segno e scopo di una vita che - passata attraverso la drammatica esperienza della strada – sono segni di quella ripresa fatta possibile attraverso la collaborazione fra cav, ma soprattutto alla capacità di accogliere con amore e far comprendere le potenzialità per una rinascita. 
Ora Fidelia lavora come operatrice sanitaria ed è indipendente. Ma c’ anche la lettera ricevuta da Anna che invece non ce l’ha fatta e scrive ora alla volontaria “quante volte mi hai detto che un figlio un po’ di panico lo crea sempre? Tante, forse troppe e nonostante ciò io ho continuato a pensare che non era il momento giusto. Ad oggi ti dò ragione, il momento “giusto” non esiste, non esiste per un “figlio”. Nessuna paura valeva tanto quanto la vita di mio figlio, ma l’ho capito troppo tardi…”. Particolarmente attraverso il web si rivolgono a noi giovani donne osteggiate da quelli che dovrebbero essere gli affetti più cari: i fidanzati che fuggono dalle proprie responsabilità e le madri incapaci di dare fiducia alle figlie. Il denominatore comune è fatto di solitudine, di fatica a reagire a quanti non vedono altro che “il problema”. 

Rita Ruotolo, volontaria SOS Vita e CAV Promozione Vita di Torino

Ma quanto mi costa avere un figlio? Una riflessione economica.

Quanto costa avere un figlio? Di questi tempi di crisi molte giovani coppie si pongono la domanda. Passeggino, carrozzina, culla, corredino, vestitini, pappe, biscottini, pannolini. 


L’altro giorno ho avuto la prova empirica, nell’andare a comprare delle cose essenziali per una famiglia bisognosa: una confezione di latte in polvere (di buona marca ma la più economica), biscottini da sciogliere nel latte, una confezione di acqua (per preparare il latte è meglio l’acqua oligominerale), totale venti euro. 

Durata nel tempo: una settimana, forse due per il latte. Beh, ho iniziato a pensare che forse la genitorialità responsabile è un ragionamento che fila di questi tempi, anche se, personalmente fino a ora mi sembrava un ragionamento freddo e calcolatore. Poi ho scoperto che c’è chi deve mettere in conto le spese per avere effettivamente un bambino. 

Prendendo come punto di vista quello economico che ho imparato ad adottare mi sono chiesta: ma effettivamente avere un bambino artificialmente quanto costa? E ho fatto una scoperta agghiacciante. Anche per questo esistono i low cost. Mi viene da pensare a un outlet del bambino, abbastanza raccapricciante come idea. Sì, perché bastano 200 euro per avere un bambino artificialmente: a Bruxelles i giornali a fine agosto annunciavano che “è in arrivo la fecondazione low cost”.

 A questo prezzo non si trova neanche più uno smartphone. Sul sito della fondazione belga “The walking egg” che promuove questo metodo, si legge che lo studio rientra in un progetto internazionale che mira alla sensibilizzazione sul problema della mancanza di figli nei paesi poveri. Secondo la fondazione, semplificando le procedure di diagnostica di laboratorio e di fecondazione in vitro e modificando i protocolli di stimolazione ovarica per la fecondazione in vitro, le tecniche di fecondazione artificiale possono essere offerte a rezzi accessibili a tutti. E in questo periodo di crisi, l’offerta si rivolge anche ai Paesi occidentali. 

Forse presto troveremo l’offerta come deal del giorno su Groupon, al via i tre per due e le carte fedeltà. La crisi arriva dappertutto e non possiamo permettere che la fabbrica dei bambini ne soffra. I costi umani? Non c’è spazio per questi nelle logiche della matematica utilitarista. I sogni, anche quelli vanno bene, ma solo se a buon mercato. E se i risultati non dovessero essere ottimali, la scusa è pronta nel cassetto: “cari miei, che potevate pretendere a quel prezzo?”.

Giovanna Sedda

Justin Bibier: prolife da parte di mamma


Justin Bieber, di cui potremmo senza sforzo dire che è “idolo di milioni di adolescenti ”, è un ragazzotto di 18 anni alle prese con un tour mondiale che compie il “normale” apprendistato da popstar, tra eccessi e concerti. Eppure il suo nome è comparso sui titoli dei giornali in qualità di sopravvissuto.

Sì perché si è scoperto solo di recente che la popstar è nata dopo un tentativo di aborto confessato dalla madre in diretta nazionale sul canale NBC. Dopo il fallimento dell’intervento sanitario, la madre si era convinta che “semplicemente non doveva più farlo, non doveva più abortire. Dovevo cercare di fare del suo meglio. E fu decisa a fare tutto quello che c’era da fare per farlo vivere”. Così continuò la gravidanza in barba alla giovane età, alla tossicodipendenza, alla depressione, agli abusi, alla povertà, insomma a tutto. Ma quel che più importa alle sue giovani fan, iniziando il piccolo Justin alla musica. Storia che ha raccolto nel libro autobiografico “Nowhere But Up”.

Così dopo il successo canoro del figlio, la mamma di Bieber non ha esitato a produrre il film “Crescendo” uscito nel mese di febbraio e collegato ad una campagna di supporto per le ragazze in gravidanza. Il Film tra l’altro vede la partecipazione di Eduardo Verastegui, impegnato in prima linea nella promozione della cultura prolife. Attore che in tanti hanno conosciuto nei panni dell’ex calciatore del film “Bella”, vincitore del Toronto Film Festival nel 2006, oltre che del premio Astrei assegnato dal Movimento per la Vita italiano.

Solo così scopriamo che il giovane, che recentemente incorniciato il suo primo disco di platino, ha criticato nell’intervista a Rolling Stone i programmi di educazione sessuale nelle scuole americane, oltre a dichiararsi contrario alla legalizzazione dell’aborto. E guarda caso la cosa gli attira le antipatie della stampa Usa, da cui corre ai ripari con dichiarazioni di circostanza sul suo disinteresse per la politica, perché in America l’aborto è considerato un tema politico... Così oggi scopriamo questo lato inaspettatamente prolife della musica pop.

Conoscendo Francesco


I fedeli stanno imparando ora dopo ora a conoscere il papa Francesco. I gesti delle prime 24 ore del suo pontificato sembrano rispecchiare una massima attribuita proprio al poverello di Assisi: “Predica il Vangelo, se necessario usa anche le parole”. Così le sue scelte quotidiane si sono fatte vera e propria testimonianza cristiana. Vorrei allora soffermarmi su un suo gesto della sua visita mattiniera per pregare nella chiesa di Santa Maria Maggiore: uscendo dalla Basilica il Santo Padre ha benedetto una donna incinta e abbiamo imparato, prestissimo, quanto il gesto della benedizione sia importante per il nuovo Papa. 
Non possiamo fermarci al gesto in sé, ovvio, dobbiamo saperci leggere dentro: “Dobbiamo rispettare l'essere umano più piccolo e indifeso, adottare misure che possano preservare la sua vita, permettere la sua nascita ed essere creativi nella ricerca di sentieri che portino al suo pieno sviluppo”. Così si pronunciava papa Francesco quando era vescovo in Argentina. Anche ora da Vescovo di Roma non ha mancato di andare “a cercare Cristo tra i poveri” fermandosi innanzi al quel “povero tra i poveri” che è il bambino concepito e non ancora nato. 
E questo non è che il primo giorno di questo cammino di fratellanza e amore che ci ha invitato a percorrere insieme vescovo e popolo, parafrasando, vescovo e popolo della vita.



 
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