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Video testimonianza dal Concorso Europeo 2015

E' stata pubblicata oggi sul sito di MPV Toscana Giovani questa video testimonianza sul CSE 2015...buona visione!

Video Testimonianza dal Concorso Europeo 2015

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Ci dicono i Vescovi oggi, in questa 38° Giornata per la Vita da loro indetta, che “la misericordia farà rifiorire la vita: la vita dei migranti respinti sui barconi, la vita dei bambini costretti a fare i soldati, la vita degli anziani abbandonati negli ospizi, la vita di chi è sfruttato, la vita di chi non vede riconosciuto neppure il diritto a nascere. 

E’ di questi ultimi che il volontariato per la vita si occupa in modo specifico, pur nel pensiero per tutti. Come? Anche attraverso il Servizio che abbiamo chiamato SOS VITA, che è fatto dai 355 Centri di Aiuto alla Vita in Italia, da una rete telefonica che risponde 24 ore su 24, da una presenza sul web di un gruppo di volontari e volontarie: un servizio a tre livelli strettamente collegati con uno scopo unico, quello di accogliere chi è in difficoltà per aiutarlo ad accogliere la vita che è giunta inattesa. Molte sono le storie di donne in attesa di un figlio inatteso e fortemente combattute tra “eliminare” il problema sotto la spinta di genitori, compagni, amiche oppure accogliere la vita che già vedono nelle ecografie e già sentono parte di loro. 
C’è la storia di Alice, accompagnato virtualmente con sms, messaggi vocali su WhatsApp e Facebook, fino a quando è scesa dal lettino dell’ospedale rinunciando all’aborto e annunciando felicemente che il figlio, accolto, nascerà. Fidelia: il cui volto gioioso e i cui gesti di tenerezza commovente, mentre abbraccia il figlio e lo mostra come segno e scopo di una vita che - passata attraverso la drammatica esperienza della strada – sono segni di quella ripresa fatta possibile attraverso la collaborazione fra cav, ma soprattutto alla capacità di accogliere con amore e far comprendere le potenzialità per una rinascita. 
Ora Fidelia lavora come operatrice sanitaria ed è indipendente. Ma c’ anche la lettera ricevuta da Anna che invece non ce l’ha fatta e scrive ora alla volontaria “quante volte mi hai detto che un figlio un po’ di panico lo crea sempre? Tante, forse troppe e nonostante ciò io ho continuato a pensare che non era il momento giusto. Ad oggi ti dò ragione, il momento “giusto” non esiste, non esiste per un “figlio”. Nessuna paura valeva tanto quanto la vita di mio figlio, ma l’ho capito troppo tardi…”. Particolarmente attraverso il web si rivolgono a noi giovani donne osteggiate da quelli che dovrebbero essere gli affetti più cari: i fidanzati che fuggono dalle proprie responsabilità e le madri incapaci di dare fiducia alle figlie. Il denominatore comune è fatto di solitudine, di fatica a reagire a quanti non vedono altro che “il problema”. 

Rita Ruotolo, volontaria SOS Vita e CAV Promozione Vita di Torino

30 GENNAIO : IL POTERE dei SENZA POTERE



Sembra evocare il libro di Vaclav Havel (“Il potere dei senza potere”) quanto abbiamo vissuto nel maggio 1978 davanti al Senato, lo scorso 20 giugno in piazza S. Giovanni e quanto rivivremo il 30 gennaio prossimo al Circo Massimo.
Allora (maggio ’78) perché non si approvasse il ddl sull’aborto; oggi perché non abbia il placet di Palazzo Madama l’equiparazione delle c.d. unioni civili al matrimonio, con i noti devastanti effetti sui figli. Allora, un minuscolo drappello; oggi, grazie a Dio, al Comitato “Difendiamo i nostri figli” e a quanti lo supportano, moltissimi, come l’incontro dello scorso 20 giugno ha testimoniato. Allora, per difendere il diritto alla vita dei più piccoli e indifesi; oggi, per tutelare il diritto dei figli ad avere un padre e una madre. Allora, a far fronte alle enormi bugie delle cifre alterate (milioni di aborti clandestini, centinaia di migliaia di donne morte in seguito ad essi), poi smascherate dall’unico studio scientifico, quello del prof. Colombo, ordinario all’Università di Padova; oggi, tesi a sbugiardare, per esempio, il numero delle coppie omosessuali con figli, che non sono “centomila”, come molti vogliono farci credere (anche quotidiani di larga tiratura), ma 529 unità (v.ultimo censimento ISTAT). Cifre gonfiate ad arte per montare, oggi come allora, una campagna umanitario-emotiva capace di impietosire la pubblica opinione e propinarle come atto di “giustizia” l’equiparazione delle unioni civili al matrimonio.
Oggi come allora, quindi, una generale mobilitazione delle coscienze per difendere i senza potere, quelli che non hanno voce, i piccoli, gli indifesi. E ciò, paradossalmente, nel pieno di proclamazioni, anche internazionali, anteponenti a tutto, giustamente, il supremo interesse del minore. Salvo poi disattenderlo sovente nei fatti e nelle leggi. E, quel che più conta, volutamente dimentichi come la primissima relazione che tutti, come figli, abbiamo intrattenuto, è stata quella con la madre nel suo ventre, in un dialogo materno-fetale incrociato, biologico ed empatico al contempo. E come l’ambiente più vantaggioso per il bimbo, la sua crescita umana e la sua identità, sia quello rappresentato da un papà maschio e da una mamma femmina. Cosa documentata ampiamente dalla ricerca scientifica e corroborata dall’esperienza.
Come si può ammettere allora l’utero in affitto, atteso che quell’utero che ha portato il bimbo E’ LA SUA MAMMA, e che in tal modo il bimbo sarà orfano di madre, causando un “buco” biologico insanabile, che nessuna coppia omogenitoriale potrà mai colmare? Ecco perché qualcuno autorevolmente (Possenti) ha definito la pratica dell’utero in affitto “crimine contro l’umanità”! E perchè si stravolge il nobile istituto dell’affido, per rendere socialmente accettabile una forzatura non solo del diritto, ma primariamente del supremo interesse del figlio? Perché incrementare, con l’intero impianto del ddl, la già preoccupante denatalità che affligge non da ieri l’Occidente, conferendo al nostro Paese un triste primato mondiale?
Per tutto questo quella del 30 gennaio prossimo sarà una bella piazza. Non solo perché nata dal basso, formata da gente comune, da tante famiglie, da tanti singoli,ecc. preoccupati per quanto sta accadendo a livello parlamentare. Non solo perché aperta a tutti, quindi laica, civile, democratica, rispettosa di tutte le opinioni. Ma perché sintomatica del “POTERE dei SENZA POTERE”: quello dei piccoli e delle famiglie, che non possono votare in Senato o alla Camera, che i potenti non intendono ascoltare,ma che da sempre garantiscono il futuro di ogni società, in quanto formidabile risorsa per la persona e per il bene comune, attraverso la generazione e l’educazione dei figli- e quindi il perpetuarsi delle generazioni- e il loro ruolo di ammortizzatore sociale, tantopiù nel contesto dell’attuale crisi.
E’ un potere valoriale e sociale incommensurabile, che ha il futuro in mano e che, nonostante la latitanza di politiche familiari, è destinato inesorabilmente a vincere.


                                                                                             PINO MORANDINI
Vicepresidente Vicario del Movimento per la Vita Italiano

Mamma segreta

Il Parto in anonimato è tutelato dalla legge, a garanzia dell'anonimato della madre per salvaguardare la vita del bambino

Forse non tutti sanno che in Italia è possibile, per la madre, partorire in ospedale in tutta sicurezza senza per forza tenere con sé il bambino. 

Si chiama "parto in anonimato" ed è previsto dal DPR 396 del 2000, art. 30.
Grazie a questa norma, è possibile semplicemente evitare di figurare come la madre del bambino.

E che ne è del bambino?

Il bambino viene prontamente dichiarato adottabile dal tribunale dei minori, che prelude alla sua immediata adozione.
Vi sono moltissimi potenziali genitori adottivi in lista per una adozione, e quindi non esiste il rischio che il bambino rimanga davvero abbandonato.

Si è ultimamente parlato, in Italia, di una revisione di questa regola. Questo perché il bambino, crescendo, si fa delle domande sulla sua madre biologica e inevitabilmente la ricerca.
Al momento, questo desiderio del bambino, diventato grande, viene frustrato, nel senso che l'anonimato della madre è (ancora) tutelato in modo assoluto.
Può sembrare crudele dal punto di vista del bambino adottato, ma il senso è proprio quello di evitare qualsiasi scrupolo che la madre possa avere, al momento della decisione, sul fatto di lasciare il proprio bambino. Il pensiero di essere, un domani, chiamata alle sue responsabilità di madre, potrebbe indurla a rinunciare al parto in anonimato, abbandonando semplicemente il bambino, magari in un cassonetto.

Si è parlato, ultimamente, di modificare questa regola, mettendo la possibilità per il figlio di chiedere, rispettando la riservatezza della madre, se è intenzionata a conoscerlo, e solo in questo caso può essere svelato il nome della madre segreta.
Ciò tutelerebbe la riservatezza della madre, che dà senso al parto in anonimato, ma anche il legittimo desiderio del figlio di conoscere sua madre, o quanto meno di averne una speranza.

Se volete ulteriori informazioni, è facile trovarle utilizzando parole come "parto in anonimato" e "mamma segreta" sui motori di ricerca, aggiungendo poi il nome della regione in cui si risiede. Infatti la sanità è competenza regionale, e spesso le regioni fanno norme ad hoc.
Ad esempio la Regione Toscana ha creato uno specifico progetto. Qui la locandina.
Vi sono progetti e protocolli simili in molte regioni.
Ovviamente ne sono ben informati i nostri centri di aiuto alla vita.

Su questo stesso blog abbiamo pubblicato un articolo su un caso di parto in anonimato. La figlia che è nata ringrazia la madre, chiunque sia, di non averla abbandonata. LEGGI

Movit Firenze e Siena: l'ultimo Aperivita dell'anno

Vi aspettiamo al "Rifrullo" sabato 19 



E così anche quest'anno è trascorso. 

Un anno molto importante per il Movimento per la Vita, che ha un nuovo direttivo e un nuovo Presidente. 
Un anno importante per la Federazione Toscana, che anch'essa si è rinnovata.  

Un anno importante per il Movit di Firenze e Siena, che ha ospitato un Quarenghi, ha parlato di fecondazione eterologa e di obiezione di coscienza nelle università con conferenze di livello accademico ed una buona affluenza, e ha anche portato avanti il concorso "Words for Life", premiando una studentessa dell'Università di Pisa con un bellissimo Ipad Mini, integralmente finanziato dalla Agenzia per il Diritto allo Studio Regionale. 

E naturalmente anche il Movit di Firenze e Siena si è rinnovato, come ogni anno. Quest'anno abbiamo un presidente nuovo in Giuseppe Maria Forni, dell'università di Firenze. 

Ci viene dunque spontaneo il desiderio di vederci per premiare noi stessi del bellissimo anno trascorso insieme, dell'impegno profuso e, non ultimo, per il S. Natale che è alle porte. 

Non potete mancare! 
Ci vediamo al Rifrullo in via S. niccolò alle 19,30, sabato prossimo! 
Appuntamento a sabato per chi verrà, e per chi non verrà... auguri di Buon Natale! 

Incontro: Fecondazione eterologa, prospettive e problemi


Il 26 novembre presso il Dipartimento di Giurisprudenza di Siena si è svolto il seminario: "Fecondazione eterologa: prospettive e problemi", a cui hanno partecipato Assuntina Morresi, dell’Università di Perugia e membro del Comitato Nazionale di Bioetica, Claudio Sartea, docente di Filosofia del diritto presso l’Università Tor Vergata, Giuseppe Grande andrologo ed endocrinologo presso l’I.S.I. dell’Università Cattolica, Vincenzo De Leo, prof. associato di Ginecologia dell’Università di Siena e Direttore del Centro di Diagnosi e Cura della sterilità di coppia. Stefania Saccardi, assessore regionale alla Sanità, non potendo essere presente, ha inviato quale suo rappresentante il dott. Valtere Giovannini, Commissario dell’area vasta sud-est. 

L’edizione senese è stata preceduta da un’edizione fiorentina, nell’ottobre del 2014, sempre organizzata dal Movit di Firenze e Siena. Giuseppe M. Forni, presidente del gruppo studentesco, è riuscito a mettere allo stesso tavolo relatori con idee, anche diametralmente, opposte, che il prof. Angelo Passaleva ha moderato in modo delicato ma allo stesso tempo determinato. Il Movit ha dato occasione al più antico ateneo della Toscana, fondato nel 1240, di essere luogo di scambio franco e schietto fra idee diverse, aiutandolo a svolgere un servizio pubblico realmente laico. Il seminario si colloca all'interno di diverse iniziative che l'ex presidente dell'associazione Giovanni Gori ha inaugurato, tra le quali il concorso: "Words for Life", realizzato insieme all'Azienda regionale per il diritto allo studio della Toscana.
M. A.

Cheese. Il Quarenghi: tra impressione dei colori e impressione nell’anima.


 “Oh, ragazzi, chi è che scrive un articolo sul Quarenghi, finita la settimana?” La mia mano si alza quasi involontariamente. “Ok, allora fai tu un articolo di chiusura, Dani… va bene?” “Okok Giò, stai tranquilla”.

“Ok? Ok di cosa! Ma perché ti vai sempre a impelagare in queste faccende” chiede la mia parte coscienziosa, a quella incosciente.
Quella incosciente nemmeno risponde… pensa, ripensa e, meno incosciente di quel che sembra, capisce che è proprio impossibile: il Quarenghi a parole non si può raccontare.
È … trepidazione e gioia immensa. Occhiaie e sorrisi. Lacrime e abbracci. Mare e pensieri.
È Vita: elegante nella sua essenzialità, semplice perché autentica, meravigliosa perché fatta di storie, tante, impastate con amore.
Si vive e non si descrive. Si porta nel cuore come un puro e nostalgico presente.


Sapete, ho cominciato a sognare con questa squadra (dai grandi assenti, in foto) ormai qualche anno fa. Mi sono innamorata dell’affetto che supera i chilometri, della passione che guida ogni progetto e dei talenti, tanti e diversi, che messi insieme ogni volta fanno fiorire veri e propri miracoli. Ecco… li vedete quei sorrisi? Sono una scelta. La scelta di essere felici e di portare felicità, esattamente lì dove la Vita fa più male.
Io questo lo chiamo Amore… e ve lo assicuro: crea una gran dipendenza!





La testa però, devo dire la verità, l’ho persa completamente quando mi sono davvero resa conto di cosa volesse dire , seriamente, essere in movimento per la Vita. Incontrare, dialogare, ascoltare, parlare, scoprire, capire centinaia e centinaia di ragazzi ogni anno, nei contesti più vari. Con loro, crescere… maturare nella consapevolezza di una vocazione che ti sussurra chi sei.
Ho capito, nel tempo, che difendere la Vita è anche Ringraziare: per il dono che siete, per la Bellezza che portate dentro senza rendervene conto, e capire che di fronte a tutto questo non si può essere esenti dal gridare al mondo che la Vita è un’opportunità, da curare con consapevolezza e coraggio.
Ogni mamma lo deve sapere: il suo bambino, che magari ora non vuole e la spaventa, potrà farla felice e, prima ancora, essere felice… semplicemente perché avrà scelto di fargli vedere la luce del sole, e il sole, si sa, scioglie anche i ghiacci più persistenti.



Il Quarenghi, allora, diventa l’occasione e la cornice idillica dove tutto questo si condensa, moltiplica, contamina, arricchisce e rinnova. Ogni anno.
Si condensano le motivazioni per cui più quattro anni fa decisi di dedicare parte del mio tempo per far sì che ogni giovane potesse conoscere tutto ciò, che non è solo volontariato, ma è una filosofia di Vita: quasi un modo di stare al mondo.
Si moltiplicano, rinnovano e arricchiscono le amicizie e tutto ciò che esse portano con sé. Chiacchiere infinite che sfidano anche le notti più lunghe, risate libere e liberatorie (di quelle che può prenderti o mal di pancia o un crampo alla mascella -non è uno scherzo, l’ho personalmente sperimentato-) e l’intimità di storie che col passare dei giorni si raccontano, anche nelle piaghe più nascoste. L’uno si ritrova nell’altro…. e alla fine, a ripercorrerle insieme, quelle trame irripetibili e a volte fin troppo complesse, non sembrano nemmeno far così paura.
Il Quarenghi comincia laddove finisce ogni aspettativa, misera e o grandiosa che sia: è quello che ti accade tra la faccia disorientata dell’arrivo e i lacrimoni della partenza… esattamente la meraviglia di quel che mai t’aspettavi (… m’aspettavo).



E se non si può raccontare, questa settimana più unica che rara... allora, forse, questa è la foto esatta perché possiate capire, da voi, di cos’è fatto questo acceleratore di attimi ed emozioni.
Mi piace pensarlo esattamente così il Quarenghi: come un abbraccio, che silenzioso esce fuori dal tempo. Si basta a se stesso, perché lì, c’è tutto quello di cui ha bisogno: l’energia di due corpi che si stringono, l’incontro di due anime che si accolgono esattamente come sono e la consapevolezza che quello è un posto perfetto da abitare, anzi da Vivere.
Nessun timore, nessuna remora: solo l’autentico scambio di qualcosa che si comprende in piena empatia.

Ecco perché ogni anno mi sento di tornare verso casa, al momento della partenza per questo viaggio: tra quelle persone, tra le loro anime belle e i loro spiriti audaci e combattivi il mio cuore riposa… dà e riceve speranza. Il mio cervello si riossigena di aria e pensieri buoni e io… io faccio la scorta di meraviglia e incanto, perché non mi scordi di vederli pure dove, talvolta, non ne scorgo nemmeno un po’.



Clic. Istantanea di un frammento di Bellezza in un viaggio a “protezione 0 spalmata sopra al cuore”.
Siete la miglior conclusione che si possa desiderare per un articolo.
Basta così… voi siete più che abbastanza! <3

Daniela Sensini


Maratea 2015: Nati per vivere. Storie d’amore immenso.

Il Seminario Vittoria Quarenghi quest’anno ha avuto luogo tra il 26 luglio e il 2 agosto ad Acquafredda di Maratea, nell’Hotel “Villa del Mare” che, per la seconda volta, ha accettato di accogliere e sostenere l’evento. 

Vi abbiamo partecipato in circa duecento ragazzi provenienti dalle diverse regioni d’Italia, appartenenti ai vari Centri di Aiuto alla Vita regionali (CAV), movimenti giovani locali, membri di SOS VITA e vincitori del Concorso Europeo. Durante la settimana abbiamo potuto riflettere sul tema proposto, NATI PER VIVERE. STORIE D’AMORE IMMENSO, grazie all’aiuto di validi conferenzieri, quali Saverio Sgroi, educatore e giornalista, che ha aperto l’evento e Arturo Bongiovanni, avvocato. Importante, in particolare, è stata la presenza di due conferenzieri stranieri, Peggy Harsthon Presidente di Heartbeat International, che ci ha descritto il suo operato e l’impegno planetario di questa associazione americana, e Jean-Marie Le Méné, Presidente dell’associazione francese Jerome Lejeune, che hanno dato un respiro più ampio al seminario.

Efficace è stata la scelta di alternare le conferenze di stampo didattico a testimonianze, quali le storie provenienti dalle realtà dei CAV, riportate da Bruna Rigoni, Vicepresidente del Movimento per la Vita Italiano, e da Matteo e Cristina, entrambi volontari nei centri oltre che membri dell’Equipe Giovani; la storia di un ragazzo del Mali che a causa della guerra è dovuto fuggire dal suo paese e che ha raccontato il suo lungo e tremendo viaggio; e le storie dei ragazzi dell’Equipe del cuore che come ogni anno riescono a far commuovere e riflettere, storie della loro esperienza nel Movimento, storie della loro vita. Significativa inoltre la presenza del Presidente Onorario del MPV Italiano Carlo Casini e all’attuale Presidente Gian Luigi Gigli, che ha concluso il meeting lasciando a noi ragazzi la possibilità di fargli delle domande sui vari ambiti del Movimento e rivolgendo a tutti l’invito di impegnarsi attivamente nell’ambito che più ci si addice.

È stata una settimana molto intensa e ricca di spunti per crescere e per approfondire anche a livello tecnico conoscenze scientifiche e giuridiche, questo possibile soprattutto grazie agli interventi nella Summer School di Bioetica, dedicata ai ragazzi più grandi, dove hanno contribuito, in ambito medico, Giuseppe Grande, endocrinologo e Vicepresidente MPV Italiano, in ambito giuridico Carlo Casini e ancora altri relatori come Giuseppe Anzani, magistrato ed editorialista di Avvenire, e la stessa Peggy Harsthon.
Forse i momenti più importanti sono stati gli spazi per i lavori di gruppo dove abbiamo potuto confrontarci e condividere idee alcune volte anche opposte, dove abbiamo stretto amicizie nuove e consolidate quelle già createsi in precedenza, dove abbiamo pianto raccontando le nostre esperienze di vita, le difficoltà e i momenti belli, dove abbiamo trovato sempre qualcuno pronto ad ascoltarci.
Alla fine della settimana tutti avremmo voluto rimanere lì…Ci sono stati pianti e abbracci, tutti eravamo in qualche modo cambiati, cresciuti nelle idee e nelle relazioni.

Ogni volta vorremmo che il Quarenghi durasse per sempre… ma chi come me vi partecipa ormai da alcuni anni sa che in realtà è così, il Quarenghi non finisce certo quella settimana ma dura tutto l’anno, dura nelle amicizie forti che resistono negli anni e nonostante le grandi distanze, nei ricordi di una settimana ricca di emozioni forti e di incontri costruttivi… e soprattutto rimane lì dove ognuno di noi si impegna a difendere la vita in tutte le sue forme, ognuno secondo le sue capacità e nel suo ambito.

Anna














La Vita: questione di speranza, questione di amore.

Cos'è la vita? Forse qualcosa di troppo grande per immaginarlo, troppo astratto per dargli una definizione, troppo bella per descriverla a parole, troppo potente per poterla vincerle, troppo preziosa per non difenderla.

Eppure è tutto ciò che abbiamo, non possiamo toccarla, ma possiamo sentirla, possiamo percepire un flusso di energia e di forza che ci scorre dentro e ci rende invincibili, possiamo decidere se sfidarla, se proteggerla, se coltivarla o se lasciarla appassire. Possiamo decidere come sfruttare questo dono immenso che ci viene fatto fino a diventarne padroni. Ma spesso accade che l'egocentrismo, la superficialità, la spavalderia, l'incoscienza e la limitatezza che regnano tra gli uomini facciano perdere il senso del suo valore.

Ed eccoci qua, noi uomini così "padroni del mondo", così attaccati alle cose materiali, al superfluo, a tutto ciò che è inutile, ma ci fa sentire utili. In un certo senso, più abbiamo più siamo importanti.. Ma se spostiamo i nostri occhi oltre lo schermo di uno Smartphone, possiamo capire che nel mondo c'è qualcosa che non va, che deve essere salvato in qualche modo. E se è vero che l'amore salverà il mondo, c'è il rischio di cadere nel baratro. Amore e vita sono due termini che si incastrano perfettamente l'uno con l'altro, la vita è figlia dell'amore, e dove c'è amore c'è vita. Non sono forse le due parole più banali e scontate oggi? Facebook, Twitter, social networks, likes, follower. Sono queste le parole di tendenza!

Prima di partecipare al Quarenghi mi ero quasi dimenticata di quando avessi bisogno di abbracciare mia madre, di scherzare con mio padre, di essere il cosiddetto "bastone della vecchiaia" di mia nonna.. Mi ero dimenticata di quanto dai gesti più semplici possa nascere qualcosa di grande e immenso.. Sono serviti anni e anni di studio scientifico, di progresso tecnologico e di rivoluzioni industriali per avere tutti i comfort di oggi per cui saremmo disposti a spendere qualsiasi cifra per rimanere al passo con i tempi. Invece l'amore è gratuito, esiste da sempre, noi stessi siamo fatti d'amore, siamo figli dell'amore, la nostra vita è il regalo più bello che mai si possa ricevere, nemmeno quando da piccoli scartiamo sotto l'albero la barbie di Natale o la nuova pista per le micro-machines si riesce a provare una felicità simile a quella che mi ha invaso dopo aver trascorso una settimana a Maratea.

Una settimana di confronto, condivisione, apertura mentale, crescita personale, maturazione interiore e, a volte, anche commozione. Parlare di temi caldi, che a volte bruciano, perché sono dure realtà che conosciamo, ma ignoriamo. Ignoriamo che c'è un bimbo non tanto lontano da noi che sta morendo di fame e povertà, non ascoltiamo il grido di una madre sola e smarrita che non sa come garantire ai suoi figli un'esistenza dignitosa, e, ancora di più, voltiamo le spalle a quella ragazza che porta in grembo un qualcosa di incredibilmente meraviglioso quanto spaventoso per chi non sa, per chi non vuole, per chi teme, per chi non crede, per chi si arrende.
Se dovessi dire in una sola frase ciò che mi ha insegnato il Quarenghi direi "non ci arrendiamo, ma lottiamo insieme per difendere ciò che è giusto, ciò che di da la forza per ripartire; proteggiamo la vita, diffondiamo l'amore!" Grazie per avermi permesso di riassaporare il sale della vita che sta diventando sempre più insipida, grazie per avermi dato la certezza che, come me, nel mondo c'è chi ancora non ha perso la speranza ed è pronto a lottare!

Rachele

Stupore, meraviglia, futuro non sono parole per giovani?

Ci sono meraviglie che chiedono di essere cercate per poi essere coltivate e curate. Il nostro incontro è una di queste meraviglie. La settimana del Quarenghi ci porta ad essere cercatori di felicità, di pace, di amore, di vita. 

Credere nei giovani è una cosa importante, il futuro e la speranza siamo noi. Siamo noi che possiamo, adesso, piantare quei semi speciali. Quest'anno ho vissuto il Quarenghi con più consapevolezza, pronta a spiegare il perché ero lì, pronta a spiegare cosa mi spingeva ad amare così tanto la vita.

Difendere la Vita prima e dopo la nascita non è cosa facile, bisogna trovare la motivazione negli sguardi, nei sorrisi, nei gesti semplici ma soprattutto bisogna sapersi meravigliare e avere il mondo dentro. Cosa significa avere il mondo dentro? Significa che il nostro cuore è pronto a donare al mondo la nostra goccia di bene. Ognuno di noi può essere un piccolo albero baobab, l'albero baobab è l'albero della Vita ed è un simbolo Africano. Esso unisce il cielo alla terra e dona frutti e aiuta a curare alcune malattie. Insieme possiamo formare una foresta di piccoli baobab, ognuno potrebbe donare un po' di se, rendendo il mondo un posto migliore.

Spero che tanti altri giovani partecipino al prossimo Quarenghi, grazie a questa settimana ognuno di noi ha la possibilità di scoprirsi, di riflettere e di fare domande. Per me è stato bellissimo spiegare a molti cosa si fa nei Centri d'Aiuto alla Vita: è come quando preparate un dolce, magari il vostro dolce preferito, e decidete che è bello condividerlo perché probabilmente la persona che lo mangerà proverà la stessa vostra sensazione di gioia. Io mi sono sentita proprio così.

Buona Vita che il sole possa essere sempre dentro il vostro cuore.

Xenia

Davide: il mio Quarenghi e la meraviglia della Vita.

Ogni anno per una settimana d'estate, tra il mare ed il cielo, dall'alba al tramonto si accende una stella bellissima : Il Quarenghi. Può sembrare un evento come tanti altri,  ma non è cosi perché nasconde un qualcosa di unico e profondo  da  accorgertene  solamente quando lo vivi. 

Maratea, una località con un bel clima,  un'acqua cristallina, una bella location ed una natura incontaminata che fa' da cornice ad una esperienza che ti porta senza accorgertene, in un'altra dimensione, contrastante dalla realtà spesso triste e grigia del mondo in cui viviamo. Mai avrei pensato che in questo mondo spento dagli egoismi, dalla mancanza di valori autentici, potesse esistere una luce di speranza capace di illuminare, dare colore e sapore ai cuori delle persone che lo vivono.

Se io stia esagerando? Non penso, perchè vi giuro che l'esagerazione a parole non basterebbe per descrivere tutte le emozioni che questo evento trasmette ogni anno, se potessi farei un balletto per comunicarvi la felicità che ho ricevuto. Sono 200 i ragazzi  venuti  da ogni angolo della penisola, per urlare il loro “Nati per vivere” .  Tra questi c'è  chi non poteva fare a meno di ritornare dall'anno precedente, chi è venuto per caso o per sentito dire e chi è venuto con una buona dose di scetticismo.  La cosa sicura è che ognuno di questi è ritornato a casa con qualcosa in piu' nella valigia, una ricchezza da  portare per un lungo periodo della vita. Alcuni sono entrati con un'idea ben precisa ed  usciti  con una nuova, chi era indeciso  è uscito determinato, chi era disinteressato  ha capito l'importanza di intervenire nelle tematiche che sono state trattate anche nella vita di tutti i giorni.

“Nati per vivere”, questo è lo slogan proposto e sono anche le   parole giuste da utilizzare per racchiudere il significato  profondo che ha trasmesso ad ogni persona questo Quarenghi. 2015.
Nati per vivere la vita e  le sue bellezze ,le emozioni e le ricchezze che da ogni uomo possiamo ricevere. E' da qui che nasce la dignità  di vivere di un uomo, perchè oltre che ad avere il  diritto a godere delle bellezze della vita, come abbiamo fatto noi in questa settimana, ogni uomo   rappresenta una ricchezza irriproducibile  per l'umanità, grazie al suo carattere unico. Il piu' grande insegnamento è stato questo.

Sono stati giorni di confronto sulle problematiche relative agli attacchi alla dignità della vita umana come l'aborto e l'eutanasia, tutti problemi che suscitano ad ognuno di noi  notevoli difficoltà nel comprenderne la giustizia o meno. Spesso non ci pronunciamo, rimaniamo indifferenti  perchè siamo influenzati da quella cultura dello scarto, dettata dall'egoismo, dell'indifferenza  che ci chiude  gli occhi verso gli altri. Ma  il miracolo del Quarenghi è che  ci ha fatto aprire gli occhi, esaudendo i dubbi spesso  in una maniera spontanea e naturale, non con lunghi sermoni, ma spontaneamente, con la condivisione di momenti autentici ed unici. Difatti ai  dubbi  qui la risposta è presente. Le soluzioni, per esempio, sono presenti nelle “storie di amore immenso” raccontante da uomini che hanno dedicato la propria vita e messo tutta la propria dedizione per la difesa della vita altrui, sentendosi responsabili della difesa della dignità di ogni individuo, offesa ed oltraggiata. Ma le risposte ai tuoi dubbi  le trovi solamente  lasciandoti andare nella condivisione di momenti autentici  per coglierne il significato profondo  che magari non riuscivi a capire a causa della solitudine collettiva cui è soggetto il nostro mondo, nonostante sia abitato da 7 miliardi di individui.

L'ingrediente che rende speciale l'esperienza del Quarenghi è principalmente uno solo, siamo noi, con il nostro essere se stessi, gettando via le maschera, in nome nell'unicità che ognuno di noi porta e che, come il Quarenghi ha insegnato, è ricchezza per gli altri senza se  e senza ma. Senti, alla fine del Quarenghi, la ricchezza della vita di ogni persona, grazie ai momenti condivisi, alle  emozioni trasmesse, alle loro storie e parole ed il tuo pensiero si sposterà, quasi meccanicamente a quei problemi che limitano la nascita di queste ricchezze per l'umanità, la nascita di una vita.
Se prima eri accecato dalla cultura dell'egoismo e dell'individualismo, sentirai amplificata nel tuo cuore la certezza che gettare un bambino, gettare una vita è un abominio, una perdita di una ricchezza che mai, dico mai, verrà riprodotta, la ricchezza dell'essere di ogni uomo indipendentemente dallo stato fisico o mentale in cui si trova. Capirai che l'uomo non può essere utilizzato come un mezzo perchè ha un fine.

“Storie di un amore immenso” è Peggy (di Heartbeat International) con il suo impegno nel salvare migliaia di vite all'anno nel mondo, penso ad Hamara ed alla sua avventura dall'Africa alla ricerca della vita, oltraggiata e soppressa nel suo paese, penso alla storia di Le Jeune, raccontataci dal Presidente della Fondazione a lui dedicata, Le Méné: uno scienziato che ha combattuto portandosi contro corrente  per la difesa della Vita dei più deboli, arrivando a sacrificare anche la sua carriera.

Ma le “storie di  amore immenso” siamo anche noi perché dalle riflessioni è emerso di quanto amore  siamo capaci di donare. Alla  bellissima proposta di Tony di modellare un oggetto con il pongo, da donare al prossimo sono emersi pensieri nobilissimi dettati solamente dalla nostra profondità, ognuno caratterizzato da un significato diverso e proprio. C'è chi ha fatto un ancora per donare la stabilità nel mare tempestoso  della vita, chi ha fatto un fiore per donare bellezza, chi ha fatto una mano nel significato di donare se stessi. Sono questi i momenti autentici, i momenti semplici ma profondi di cui parlavo prima che  arricchiscono e lasciano il segno.

Ragazzi provenienti  dal Nord come dal profondo Sud della Penisola, a rappresentare che l'Italia, nonostante tutto e tutti, è unita per la battaglia della vita, per combattere chi vuole rendere il mondo grigio, senza colori né sapore. Dopo le emozioni che sono nate da questa esperienza, la voglia di colorare e dare sapore al mondo con  emozioni vere è presente ed è forte. Le rivoluzioni le fanno i figli e il MPV, le organizzazioni PRO-LIFE e noi, nonostante rappresentiamo una minoranza, siamo una scintilla nelle tenebre che può trasformarsi in un fuoco grandissimo capace di divampare, alimentato con il vento “dell'amore immenso” che ognuno di noi possiede.. Il Quarenghi è un'emozione, una speranza che ci da' forza e che  insegna che possono distruggere un fiore, ma non  impedire alla primavera di fiorire.
Quarenghi ti ringrazio di avermi stupito...

Davide

Seminario Quarenghi: il posto del Cuore.

Inizia con questo post il racconto del Quarenghi 2015. Dopo la comunicazione istituzionale, che vi ha raccontato il Seminario in maniera il più possibile oggettiva, ecco a voi le parole dei ragazzi. Parole che cercano di delineare sentimenti e che lasciano emozioni in chi il Quarenghi l'ha vissuto e in chi, proprio attraverso le parole di questi giovani, le vivrà. Buon viaggio tra i giovani prolife!

Il Quarenghi... E pensare che all'inizio la mia intenzione era di non andarci. Il fatto di non conoscere nessuno; il fatto di non sapere minimamente cosa fosse e di cosa si parlasse in quel "seminario". 
Ecco. Stavo per fare l'errore più grande della mia vita. Il Quarenghi è vita, allegria, gioia. Un'insieme di emozioni che riempiono il cuore e ti fanno stare bene. Le tematiche sono state fantastiche ma soprattutto le persone. Anzi. Gli Amici. Persone davvero stupende. Con un Cuore, con la C maiuscola.

Non credo di aver mai conosciuto persone così diverse tra loro, magari con dialetti diversi (bellissimi), ma così unite dallo stesso desiderio di vivere e rispettare la vita fin dall'inizio.
Non credo che dimenticherò mai questa esperienza fantastica. Ho imparato, mi sono divertito. 
Il Quarenghi... solo storie d'amore immenso.

Nicola, Perugia.

L’accoglienza dell’altro: un impegno che parte dal quotidiano




La settimana di formazione dei giovani del Movimento Per la Vita si avvia alla conclusione. Non prima, però, di avere lasciato ai ragazzi importanti domande che li guideranno in una riflessione che non potrà fermarsi a queste giornate. L’accoglienza è uno stile di vita e non può racchiudersi in format prefissati, è crescita essa stessa. Per questo, il programma di formazione del Seminario Quarenghi spazia e abbraccia tutte le realtà che si possono incontrare nella vita quotidiana: dal bambino concepito, alla persona con malattie genetiche, al malato terminale, alla persona che incontriamo in autobus.

La giornata di venerdì è stata dedicata alla sempre più attuale riflessione sulla realtà dei rifugiati politici. Uomini e donne costretti a rinunciare alla propria vita nella propria scuola, città, nazione per mettersi in viaggio verso una possibilità di sopravvivenza. È la storia di Amara, 20 anni, che racconta la sua fuga dal Mali e dalla persecuzione dei jihadisti: “lì mi aspettava la morte sicura, il mare una morte probabile”. Amara arriva in Italia dopo un anno e mezzo di viaggio, intervallato da periodi di lavoro forzato, permanenza nel deserto, trasporti in condizioni disumane. Anche la richiesta di asilo politico non è scontata, ma Amara – ripete più volte- è stato fortunato. A Roma, Amara incontra la realtà del Sacro Cuore che si occupa, tra le altre attività, di rifugiati. Qui impara l’italiano e riesce a ottenere il diploma di terza media, poi studia informatica e si inserisce sempre più nella realtà romana. “Si tratta di esperienze di resurrezione di questi giovani” ci spiega Vittoria De Santis, volontaria all’interno del progetto missionario del Sacro Cuore, perché “ognuno diventa generatore di vita per l’altro”.

I ragazzi sono poi accompagnati in questo percorso di accoglienza a 360 gradi da Arturo Bongiovanni, giovane avvocato molto attivo nella diffusione del valore della vita nelle scuole secondarie. Arturo ha spiegato in modo rapido ma completo la legislazione sull’aborto e le sue inquietanti implicazioni e la legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita, nella sua impostazione e nelle sue modifiche per via giurisprudenziale, che purtroppo hanno molto marginalizzato le tutele che essa poneva inizialmente. In seguito, attraverso il riferimento a figure come Martin Luther King, Nelson Mandela e Don Lorenzo Milani, ha esortato i ragazzi a spendersi nella difesa e nel volontariato per la vita, mostrando come minoranze in apparenza insignificanti siano state, nella storia, artefici dei cambiamenti che hanno reso il mondo un po’ più giusto. Arturo ha concluso citando l’esempio di accoglienza della vita di Chiara Corbella, una madre coraggiosa che ha rinviato le cure per il tumore da cui era affetta per non compromettere la gravidanza in corso, riuscendo a salvare il suo bambino pur a prezzo della sua vita; Chiara è morta a soli ventotto anni ma con il sorriso sulle labbra.

Formare sé stessi: un esercizio di amore



Terza e quarta giornata del Quarenghi dedicate al relax e alla scoperta dell’altro e del volontariato prolife.
Il mercoledì è dedicato alla visita alla città di Paestum, con visita ai templi. Si tratta di un’importante occasione di crescita culturale ma anche relazionale: già sul pullman verso la città partenopea, le relazioni iniziano a diventare più profonde. Gli sguardi diventano più complici, si inizia a comunicare sé stessi altro. In serata la comunicazione diventa spirituale con la preghiera ecumenica di Taizè, un importante e toccante momento di raccoglimento e di meditazione.
Il giovedì si apre con un’esperienza laboratoriale. Il responsabile giovani, Tony Persico, guida i ragazzi alla conoscenza del volontariato attraverso l’utilizzo del das. I ragazzi si trovano a modellare il das, similitudine di sé stessi, in virtù dell’altro che ci sta accanto e in particolare in relazione alla donna che affronta una gravidanza difficile. In maniera “virtuale” i ragazzi sperimentano cosa significa smussare gli angoli, plasmare sé stessi in virtù degli altri, da materia informe fino ad arrivare al ferro di cavallo, che accoglie in un abbraccio e a culla che accoglie, protegge ma lascia autonomia.
La mattinata prosegue con la testimonianza dell’Equipe giovani del Movimento Per la Vita, organizzatori dell’evento Quarenghi. Ognuno porta la testimonianza del proprio servizio nelle diverse realtà regionali all’interno dei Centri di Aiuto alla Vita, delle Case di Accoglienza, dei Movimenti Per la Vita. I ragazzi hanno poi spazio per fare delle domande ai giovani dell’Equipe e lo fanno con l’entusiasmo che caratterizza la loro età.

Emozione e protagonismo le due parole che caratterizzano queste giornate, nell’attesa della formazione vera e propria che riprende domani con l’intervento di Arturo Bongiovanni e con la testimonianza di un ragazzo rifugiato che racconterà ai ragazzi la sua partenza, il viaggio e l’arrivo in Italia. Perché l’accoglienza diventi uno stile di vita e non una riflessione teorica, distaccata dalla quotidianità.
 
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