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Il Natale dei volontari prolife


L’esperienza della fede e lo stile dell’impegno prolife.

C’è un “modo” di essere volontari prolife? E il Natale può aiutarci a scoprire gli ingredienti dell’impegno per la vita? Cerchiamo di rispondere a entrambe queste domande. “Est modus in rebus”, diceva il motto latino, sottintendendo che il “modo” di fare le cose finiva con influenzare non solo l’azione ma anche i risultati. Questo è ancor più valido per il nostro volontariato che entra in contatto con situazioni intime, delicate ed estremamente sensibili.

Possiamo dire che esiste un modo di essere volontari prolife. Lo “stile” del nostro volontariato esige che i nostri gesti e le nostre scelte siano sempre coerenti con la sacralità della vita che affermiamo e con l’accoglienza della vita per cui ci impegniamo. Come può il Natale aiutare quanti credono a crescere nel nostro volontariato? Ciò è possibile se siamo disponibile a imparare qualcosa dalla scuola del Natale. Ciò che occorre è prendere esempio dal “modo di fare” di Dio stesso che ama la vita umana e l’ha scelta come sua manifestazione.

Quella di Gesù è una vera e propria “lezione di stile” che scegliamo di ripercorrere attraverso le parole di Pietro di Celle. Gesù viene nell’umiltà “verso di noi e non contro di noi; per salvare e non per giudicare; per visitarci nella pace e non per condannare nel furore”. Ecco allora la ricetta impegnarsi per essere al fianco delle vite in pericolo, mamme, figli, malati, anziani, e non contro. Impegnarsi per salvare e non per giudicare, cercare la ricomposizione sociale nella pace e non nella condanna.

Chissà allora se illuminati da questo esempio non ci capiterà anche a noi, infine, di scorgere nel volto del bambino non nato, del malato, di chiunque aiutiamo, il volto stesso di Gesù. Ecco quel giorno sarebbe Natale, ancora e ancora. Come dice San Girolamo, commentando il Salmo 95, saremo allora felici come “chi ha Betlemme nel suo cuore, nel cui cuore cioè Cristo nasce ogni giorno!”. E questo è il nostro augurio migliore.

TE/Giovani Prolife

Gloria, tetraplegica, scopre una grande emozione: diventare mamma.


Riportiamo di seguito una lettera che viene riportata dai principali social network. La scrive Gloria, una ragazza tetraplegica, che ci racconta la sua gioia nell'aspettare e dare alla luce il suo bambino. Una storia che riempie di emozione e di speranza e ci ricorda come la diversità allontana ma l’accoglienza unisce…

"Era il 31 marzo dell’anno scorso quando scoprii di essere incinta (è già passato quasi un anno),sembra ieri quanta emozioni, dopo un aborto e quando abbiamo deciso di riprovarci il mese dopo è avvenuto il miracolo…..la prima eco all’ottava settimana ho potuto vedere il cuoricino del mio amore battere forte….al 4°mese mi dicono che arriva un maschietto…io ero già li a pensare com’era…ero cosi impaziente di vederlo….è stata una bellissima gravidanza senza troppi fastidi, sono andata in vacanza, diciamo che non mi sono risparmiata nulla e ne sono contenta….l’ho vissuta proprio a 360°….che bei ricordi….alla 32°settimana la mia gine mi ha detto che il piccolo poteva nascere prima e di stare un po’ piu attenta x arrivare almeno al 36° settimana, rallento un po’ i ritmi e cerco di fare quello che riesco…. la sera del 29 novembre sento qualche dolorino ma non mi sembravano tanto forti da dover andare in ospedale, vado a letto e a mezzanotte i dolori aumentano ma sopportabili, vado in bagno e si rompono le acque…mi faccio una doccia calda mi preparo e all’una arrivo in ospedale.. in macchina scherzavo e ridevo con mio marito…al primo figlio si è proprio inconscienti ma meglio cosi,non sapere cosa accadrà…quando arrivo mi dice l’ostretrica che sono solo di 1 cm e che comunque devo rimanere in ospedale perche si sono rotte le acque, alle 3 mandano mio marito a casa perchè gli dicono che è troppo presto….dal monitoraggio solo deboli contrazioni…mi mettono in camera con altre due ragazze che hanno già i loro pargoli ma i miei dolori aumentano e vado avanti e indietro dal bagno... arriva l’ostetrica e mi propone di andare nella camera dei monitoraggi e di fare una bella doccia calda, seguo il suo consiglio e ci sto x un’ora, l’acqua calda mi attenua i dolori…arriva alle 6 m i visita e mi dice che sono di 6 cm e che dobbiamo andare in sala parto, alle 6.45 chiamo mio marito, lui era cosi tranquillo che gli avevano detto quando è andato via la sera prima se non partorisce x domani sera si fa l’induzione…(cavoli io pensavo domani sera, sono arrivata all’una di notte…)lui era già x strada quando l’ho chiamato… arriva mi vede che sono già in pieno travaglio…grazie al lui e al suo amore e all’ostretrica(arrivata al cambio delle 7)che è stata veramente molto umana e amorevole, alle 8.38 sento il mio amore piangere…un’emozione indescrivibile… tremavo come una foglia…me l’hanno subito messo sulla pancia, era un batuffolino cosi piccolo…3300kg x 50 cm di puro amore…ancora ora quando ci penso mi viene da piangere….cosi è venuto al mondo il mio Nicholas…oggi ha tre mesi e mi riempie la vita di gioia, il suo sorriso è ossigeno x il mio cuore…l’amore piu’ grande che possa esistere…. Ah dimenticavo è nato lo stesso gg della mia madre e cosi ha fatto un regalo in piu’ anche alla nonna… Grazie amore mio di riempire le nostre giornate…." Gloria

Diritti delle donne: premio Sakharov a Malala, minacciata di morte dai talebani.



"Attivista coraggiosa per l'istruzione ci ricorda il nostro dovere verso i bambini, in particolare verso le bambine, Malala è una ragazza eroica e il premio Sakharov è stato deciso all'unanimità", ha detto il presidente dell'Europarlamento Martin Schulz. Il Premio Sakharov 2013 per la libertà di pensiero del Parlamento europeo è stato, così, assegnato a Malala Yousafzai  la ragazzina pachistana ferita gravemente un anno fa dai Talebani in un attentato e le sarà consegnato nella sessione plenaria del Parlamento che si terrà a Novembre.
"Malala - ha commentato il capogruppo del Ppe al Parlamento europeo Joseph Daul - impersona la lotta per l'istruzione delle ragazze in aree in cui il rispetto per le donne e per i loro diritti fondamentali è completamente ignorato. E' un'icona del coraggio per tutte le adolescenti che osano perseguire le loro aspirazioni e che, come una candela, illumina il percorso fuori dall'oscurità"." E' assurdo - ha fatto eco il capogruppo dell'Alleanza dei socialisti e democratici all'Europarlamento, Hannes Swoboda - che oggi donne e ragazze debbano ancora lottare per l'eguaglianza e l'istruzione. Il premio Sakharov simboleggia l'apprezzamento dei suoi sforzi e dovrebbe ricordare a tutti noi che l'eguaglianza ed il diritto all'istruzione non possono essere dati per scontati".

Malala viene resa nota dalla cronaca nell’Ottobre 2012, quando a soli 15 anni viene ferita da un talebano al collo e alla testa, nel bus che la riportava a casa da scuola. E non si è trattato di un incidente o di un azione di bullismo pensata e realizzata nello stesso momento. Il miliziano che la ha colpita ha fermato il bus e chiesto chi fosse proprio lei, Malala. Nessuno ha risposto ma gli sguardi hanno tradito l’identità della ragazza. Malala dava fastidio perché da anni, raccontava come una fatwa impedisse alle bambine e alle ragazze di studiare. Insieme a lei furono ferite due compagne di Malala, ma le condizioni di quest’ultima si mostrarono più serie: fu trasferita nell'ospedale di Peshawar, capoluogo della provincia di Khyber Pakhtunkhwa, con un elicottero inviato dal premier Raja Pervez Ashraf, ma qui l'equipe medica consigliò di trasferirla in un ospedale all'estero ''per salvarla''. Venne scelto l'ospedale Queen Elizabeth di Birmingham, in Gran Bretagna, dove ha subito una delicata ricostruzione del cranio e dal quale venne dimessa solo l'8 febbraio scorso. A marzo è potuta tornare a scuola, la Edgbaston High School di Birmingham.

Una persona comune avrebbe “imparato la lezione” e avrebbe pensato a tenere cara la propria vita. Ma l’eroicità sta proprio al di fuori delle scelte banali ed egoistiche che uno potrebbe fare. Per questo, Malala ha continuato ed anzi potenziato la sua sensibilizzazione e impegno nei confronti dell’istruzione femminile. Ha scritto le sue memorie per testimoniare la sua vicenda e per essere un coraggioso esempio per tante ragazze che vivono le stesse condizioni in cui ha vissuto lei. Naturalmente, come è logico pensare, i talebani non l’avranno presa bene. La reazione del movimento dei talebani pakistani, il Tehreek-e-Taliban Pakistan è stata dura : “Malala – ha detto all'Afp il portavoce del gruppo, Shahidullah Shahid - non ha fatto nulla per meritare il premio che le hanno assegnato i nemici dell'Islam perché ha abbandonato la religione musulmana ed è diventata laica e proveremo di nuovo ad ucciderla”.

Ma come si riporta spesso in questo blog, la forza delle donne va spesso oltre le minacce e le paure. E con essa la volontà di fare del bene al prossimo. In questo, Malala è un grande esempio per la nostra realtà: come donna e come “volontaria” al servizio di una grande causa.

Giovanna Sedda
 
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