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Gli antidoti all'opposto dell'amore




Lo conosciamo bene l’opposto dell’amore. Lo vediamo, lo riconosciamo, lo viviamo ogni giorno. Tutti i volontari al servizio della vita conoscono l’opposto dell’amore. Questo senso di sconfitta che resta quando l’amore se ne va, quando scende come un tramonto sulla superficie dell’umanità.

L’opposto dell’amore toglie la vita, nelle università africane, come nei mercati dell’Asia, come nei viali di Parigi e toglie la vita nel grembo materno e nella malattia. Oggi siamo smarriti. Ma lo smarrimento si ferma con la ricerca di quello cha abbiamo perduto. La ricerca, questa azione primaria della rete scorre sui nostri social. Da Facebook che ci informa dei nostri amici a Parigi, a Twitter dove col passare delle ore si ricompongono le notizie sui dispersi restituendo foto in bianco e nero cariche di desolazione. 

L’opposto dell’amore toglie la vita e allora dalla vita dobbiamo ripartire. Madre Teresa a ragione gridava che “se una madre può uccidere il suo proprio figlio, non c'è più niente che impedisce a me di uccidere te, e a te di uccidere me”. Se l’opposto dell’amore non è solo la causa ma l’effetto, l’eredità strisciante nei nostri dialoghi, dobbiamo allora cercare l’antidoto della vita, del rispetto della dignità umana, dell’umanità come famiglia e valore universale. L’opposto dell’amore non si ferma che con l’amore.

La difficile scelta per essere...


Scegliere, una parola semplice, eppure così complessa, scegliere cosa bere la mattina, scegliere cosa indossare per andare a lavoro, scegliere, scegliere, scegliere.
Eppure ci sono cose per cui la semplice scelta non basta, non basta scegliere di sì o di no, bisogna esserne sicuri, sicuri di ciò che si sta facendo.
L’aborto è una di queste scelte, abortire significa togliere il diritto alla vita a un qualcuno, che sia maschio o femmina, che sia sano o malato, che sia per o contro il suo bene.
Abortire non è come spingere un pulsante, non è come premere ON ed OFF, abortire significa avere tra le mani il destino di una vita.
I vivi possono decidere i destini degli altri vivi, ma se ciò comportasse qualcosa di più che scegliere se far vivere o meno una persona?
Se ciò, invece, significasse privare una vita di ciò che la rende tale?
Non si pensi di essere egoisti nel tenere in vita una persona, che abbia difetti o meno, solo per motivi personali; La vita è una medaglia, ha sempre due rovesci:
Conosceremmo la gioia, se non conoscessimo il dolore?
Conosceremmo la felicità, se non conoscessimo la tristezza?
Conosceremmo l’amore, se non conoscessimo l’odio?
Detto ciò lascio a voi la scelta, non pensate che un problema possa far diventare la vita di una persona una sofferenza, non pensate che le sue difficoltà non possano essere superate, non siate egoisti, non decidiate a scapito della vita stessa, decidiate per il bene di coloro che non sanno ancora di essere amati.


Absence
E fu la vita, in quest’attimo.
In questa via, in questo calvario.
In questo mondo di paure, di angosce.
Di mille momenti, come di lacrime al vento.
Come di tenebra alla luce, di ombre al sole.
Di lunghi istanti al valico delle ragioni, delle vite.
A quando il fatal sospir chiese.
Quale, qual è la vita.
Nel mare delle nostre ragioni il motivo, affonda.
Nel silenzio dei nostri pianti, si perde il senso, la pura ragione del gesto.

Di quella singola scelta, della vita e del no.

G. A.

Ungheria: l’amore e la vita generano un miracolo


31 anni, in stato di morte cerebrale da tre mesi, 27 settimane di gestazione. Il pensiero immediato è che si tratta di un caso disperato, sul quale non resta che pregare.
Succede a una donna di Decrecen, Ungheria, che era incinta di 15 settimane era in casa quando in seguito ad un ictus ha perso conoscenza. La donna non ha più ripreso conoscenza ed è caduta in coma. Dichiarata clinicamente morta, è stata sottoposta a ventilazione artificiale per mantenere i suoi organi in funzione.
Gli esami cui è stata sottoposta hanno mostrato che il feto non solo era in vita, ma si muoveva attivamente. E così, la vita ha mostrato la sua forza, superiore a quella che gli uomini si aspettano: la donna ha dato alla luce un bimbo sano, con parto cesareo straordinario.
Il bimbo, dopo il parto è stato portato in terapia intensiva ma è sano con tutti gli organi ben sviluppati e con un peso di 1420 grammi.
La forza della vita e la forza dell’amore: la famiglia e i medici hanno deciso di tentare quello che sembrava impossibile e hanno ottenuto il più bel risultato, facendo nascere il bambino.  L’operazione non è stata facile ma, dopo innumerevoli problemi medici il team è riuscito a far sviluppare il feto nel ventre della madre.  A partire dalla 20esima settimana le infermiere hanno iniziato a parlare al feto e a chiamarlo per nome. La famiglia lo visitava regolarmente; il padre e le nonne accarezzavano il ventre della madre e parlavano col bimbo.

L’amore continua, per la vita e oltre la vita: dopo la nascita del piccolo, la famiglia del bambino ha deciso di donare gli organi della madre per aiutare altre persone.

Giovanna Sedda
 
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