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Da dove siamo partiti


Testimonianza del CAV di Fasano

Una notte  (erano circa le 11) avevo appena messo a letto il mio papa quando suonarono al campanello. Sulla porta un’amica che mi chiese l’orario del turno che avrei fatto l’indomani in ospedale. La domanda mi sorprese ma risposi alle ore 6 domattina perché? mi disse che voleva essere accompagnata per abortire. Tu sai bene qual è la nostra situazione, ( era veramente grave) tanto che gli inquilini cercavamo di aiutarli.
In quel momento pensai cosa devo dirle o fargli a quest’ora. vedo di convincerla durante il tragitto pensai. Improvvisamente mi ricordai della promessa che avevo fatto durante la santa Comunione. Avrei voluto compier un gesto che avrebbe fatto contento nostro Signore. E cosi le dissi ora vengo giù da te e ne parliamo. Mi sentiti sola e impreparata. Poi con la memoria mi aggrappai e tutti i volontari dei vari Movimenti  per la vita che avevo conosciuto. Mi torno in mente una frase di Vittoria  Quarenghi “Ogni vita ha diritto a nascere” e scomparve in me ogni ostacolo.                          In casa trovai il marito che non mi degnò di uno sguardo, continuando a vedere se riusciva a far accendere un televisore che gli avevano regalato, i bambini piccoli che chiedevano cosa mangiare, la mamma di lei Caterina che piangeva sulla sorte della figlia. ricordo in quel momento di ave detto solo due parole. Chiedimi di darti la mia vita in cambio di quella del bambino che porti in grembo e io sono pronta a dartela, ma non mi chiedere di essere complice del tuo delitto perché non voglio e non posso farlo.  Io ti prometto che ti aiuterò in tutti i sensi se deciderai di farlo nascere.
Il marito a quel punto si alzò chiamo a se la moglie e si allontanarono, dopo poco ritornarono e sedutisi accanto mi dissero “ se tu ci aiuterai come promesso teniamo il bambino.
Quella notte la passai senza chiudere occhi, meditavo su come era stato semplice salvare quella vita, senza arte ne parte si dice da noi per sottolineare che non sempre la professionalità o l’esperienza sono determinanti.
Per nove mesi ho seguito e accompagnato la mamma. e insieme ad altri altre mamma che avrebbero abortito.  Una mattina entravo in ospedale per prendere servizio e trovo M. il marito che mi accompagnò al capezzale della moglie che aveva partorito durante la notte e sapendo in quale situazione famigliare io mi trovassi non vennero a chiamarmi. La piccola era bellissima e ricciolina rosea e pesava 3,kg e mezzo.
R. la mamma mi disse per la prima volta grazie. Vollero che la piccola avesse il mio nome, subito dissi che io avevo fatto una promessa a Gesù Eucarestia quella mattina quindi era a Lui che dovevano il nome della bambina, così mi venne in mente di prendere la parte centrale dell’Eucarestia e trasformarlo in CARES , il nome piacque a tutti, e in particolare a nonna Caterina che si aspettava che la chiamassero come lei. Non mancarono momenti di drammatica angoscia per le condizioni della piccola , tanto che  chiedemmo al cappellano che la venisse Battezzata in casa.  Tante volte la piccola veniva portata a Bari nell’ospedale pediatrico per delle convulsioni.                                                                                             
Cares festeggia il suo onomastico il giorno del CORPUIS DOMINI.  R. ha avuto un’altra bambina dopo Cares ed erano 4° distanza di due anni tra loro. NEL 2014  ricevo una visita era Cares con un fagottino in mano, era appena scesa dall’ospedale e nonostante ormai lontani da casa mia e aveva voluto che incontrassimo la sua bambina.
Tante giovane mamme abbiamo incontrato insieme ad altre persone che volontariamente si erano trovati a rispondere a domande di aiuto per una maternità indesiderata. 
La più importante fu quella di Don Angelo un medico che ci mise a disposizione il suo ambulatorio nei giorni in cui lui non lavorava. Elia la moglie liberò una stanza in casa per accogliere quelle ragazze che decidevano per la vita.  Si ricevevano richieste di ascolto anche da altri paesi. Così è partito il nostro centro di aiuto alla vita 1 in Puglia, e poi ne sono sorti altri. Ostuni. Taranto Lecce, altri ancora. 
Viva la Vita.


Creati perché la donna tornasse a sorridere



Il racconto di una vita da volontaria CAV 

Sono ormai trentotto anni che faccio parte del Movimento per la vita, dal momento della mia conversione, avvenuta nel 1976 e partecipai ad un incontro, a Firenze, dove si relazionava sull’operato del primo Centro di Aiuto alla Vita (CAV), dopo un anno dalla sua nascita.
La conoscenza di Dio fece sorgere in me una serie di domande: chi sono? Perché Dio ha voluto che esistessi? A che serve la mia vita? Come l’ho vissuta prima d’ora?
Dopo molte riflessioni, ho capito che la vita è un grande dono, ho capito che questo dono ricevuto dovevo a mia volta ridonarlo, ma a chi? Al mio prossimo, a colui che mi sta accanto, al fratello che ogni giorno incontravo; capii, quindi, che dovevo cambiare il mio modo di essere ed impegnarmi in qualcosa che fosse degno della mia esistenza.
Ero insegnante, ma come svolgevo la mia professione? Il mio prossimo erano i giovani studenti e i miei colleghi, dovevo innanzitutto rivolgere lo sguardo a loro, guardarli e amarli come persone aventi una grande dignità con tutti i loro pregi e difetti. Ma Dio non voleva solo questo e si manifestò subito la sua volontà, dovevo andare oltre, interessarmi della vita di tutti e, per una serie di circostanze, della vita nascente; comunicare agli altri che la vita con le sue gioie e i suoi dolori, doveva essere spesa per chi, creato ma non ancora nato, aveva il diritto di viverla.
In tutti questi anni ci sono stati momenti di gioia e di grande dolore, specialmente quando ci troviamo di fronte ad una madre che decide di sacrificare la creatura che porta in grembo e non riesci a persuaderla a portare avanti la gravidanza. Ecco il compito difficile al quale siamo chiamati, se operiamo nei Cav.
Ma anche momenti di grande gioia.
Qualche decennio fa la donna in attesa di un figlio era guardata  con spontanea ammirazione, con compiacimento; il senso di ciò che avveniva in lei era colto da tutti generalmente come un evento naturale e positivo. Nella società attuale è venuta meno questa evidenza, assieme ad una perdita di valori. La gravidanza può essere considerata positiva o negativa a seconda di come viene vissuta o percepita dalla coppia o dalla donna.
Per esperienza vissuta da anni l’operatrice del CAV sa che una donna difficilmente trova nel contesto della società delle valutazioni positive e quindi sostegno. E’ perciò compito dell’operatrice cercare di sollecitare risposte personali, vincere le paure e dar spazio alle speranze, affinchè venga riconosciuta all’evento la connotazione positiva. La donna vive un momento di tempesta emozionale, talora di crisi, anche nel caso in cui la gravidanza è stata accolta favorevolmente. La donna deve rimettere in discussione se stessa, la sua identità, essa vive l’evento con una ambivalenza in cui, a momenti di gioia, di attesa fiduciosa, di serenità, si alternano momenti in cui rimetterebbe tutto in discussione.
La donna amata non abortisce, infatti spesso le cause principali degli aborti sono la mancanza di aiuto, di collaborazione, di accoglienza dell’uomo, l’abbandono, il disinteresse. 
La donna ha bisogno di essere ascoltata e compresa. Deve avvertire che i suoi problemi stanno diventando anche problemi dell’operatrice. Il silenzio in certe occasioni è significativo. Lo scopo principale è quello di capire veramente la situazione della donna. Il Cav si pone accanto alla donna, rispetta e accoglie la donna, qualunque cosa ella decida.
Francesca, Alessia, Lavinia, Teresa,…. (nomi di fantasia) hanno saputo dire sì alla vita e sono tornate con il loro bambino felici, sorridenti, fiduciose. E in quel sorriso c’era il loro ringraziamento.


GIULIANA ZOPPIS

Nasce la Federazione MPV CAV del Molise.

Il 20 ottobre è stato un giorno speciale per le associazioni molisane. Le sedi del Movimento per la Vita di Termoli, Isernia, Montenero di Bisaccia e Guglionesi si sono Federate. 

L'assemblea Costitutiva si è riunita presso la sede del Movimento per la vita di Termoli ed è stata presieduta da Patrizia Ciaburro, presidente di Federvita Abruzzo, in qualità di delegata del presidente Nazionale G. Gigli.      In questo modo si solidifica un lavoro che già da tempo è svolto in rete tra le varie associazioni molisane. Assente purtroppo la sede di Campobasso in quanto la presidente, Anna Maria Bernini Carri pochi giorni fa è mancata ed è stata ricordata da tutti per la sua vita spesa sempre in difesa della vita nascente.
La FEDERVITA MOLISE sarà presieduta e coordinata da Rita Colecchia, presidente della sede di Termoli, che entrerà di diritto nel Consiglio Direttivo Nazionale, Vice-presidente Anna Zarlenga Mpv Isernia, segretario Michele D'Anselmo Mpv di Guglionesi e Tesoriere Natalino Finocchio Mpv di Montenero di Bisaccia. Nuovi scenari si aprono per le associazioni mensionate della nostra regione che avranno l'opportunita di relazionarsi con il Movimento per la vita Nazionale in modo ancor più diretto e potranno usufruire di opportunità progettuali che arricchiranno le loro attività.

RC

La realtà americana dei CAV: intervista a Peggy Hartshorn



L’equipe giovani del Movimento Per la Vita sta lavorando duramente in questi giorni per rendere unico (come sempre) il Seminario Quarenghi che si terrà in Basilicata (Maratea) dal 26 luglio al 2 agosto presso Villa del Mare. In avvicinamento a questo evento vogliamo farvi conoscere una delle più importanti relatrici che avremo l’onore di ospitare ed ascoltare al Quarenghi: Margaret Hartshorn, conosciuta anche come Peggy.

Peggy nata e vive nell’Ohio ed è la presidentessa di Heartbeat International, associazione che si occupa del network per oltre 2000 centri di aiuto alla vita negli Stati Uniti. Abbiamo avuto modo di conoscerla durante il Convengo Nazionale di Heartbeat a St. Louis (Missouri) alla quale hanno partecipato oltre 1200 volontari da tutto il mondo. Ecco a voi una sua breve intervista.


A. Qual è stato il momento o l’evento che ha fatto nascere in lei il problema dell’aborto?

P. Sono cresciuta in una famiglia fortemente Cristiana: mio padre e la sua famiglia erano cattolici, invece mia madre protestante. Il rispetto per ogni vita umana e l’accoglienza di ogni bambino era una “dato di fatto”. Inoltre l’idea di abortire (illegale a quel tempo) era ripugnante.
Mi trasferii all’università in California negli anni ’60, gli anni della c.d. “rivoluzione sessuale”, così come i movimenti femministi, l’idea dell’uso di droghe a scopo ricreativo, le proteste contro la guerra in Vietnam e i movimenti “hippie” di San Francisco. Nel 1968 la California legalizzò l’aborto e il mio professore di etica dell’università, un prete domenicano, ci disse: “Ricordatevi le mie parole, tra 5 anni l’aborto sarà legale in tutti gli Stati Uniti!”. Tutta la classe fu letteralmente scioccata da quelle parole. Dopo la laurea tornai in Ohio per ottenere il mio dottorato di ricerca (Ph.D.) e in quel periodo mio padre morì di cancro, mi sposai con il mio attuale marito Mike, e non prestavo attenzione alla questione dell’aborto nel mio Paese. Il 22 gennaio 1973 la Corte Suprema, con la decisione Roe c. Wade, dichiarò incostituzionali tutti le leggi che vietavano l’aborto negli Stati Uniti. Ascoltai questa notizia alla radio mentre stavo guidando e subito mi ricordai della terribile profezia del mio professore. Fui subito “chiamata” a fare qualcosa per aiutare in questa crisi: crisi per le mie credenze religiose e per il mio Paese (il quale è stato fondato sull’evidenza che noi tutti abbiamo un diritto alla vita, datoci dal nostro Creatore, così come sancito dalla Dichiarazione d’Indipendenza). Subito chiamai il l’ufficio dell’associazione Right to Life (associazione che si occupa di combattere in ogni Stato la legalizzazione dell’aborto) e cominciai ad essere una loro volontaria. Divenni subito presidente dell’ufficio sull’educazione.

A. Quale fu il momento più difficile per lei?


P. Nel 1992 molti di noi speravano che la sentenza Roe potesse essere cambiata dalla Corte Suprema, ma invece la Corte si pronunciò riaffermando la stessa decisione del ‘73. Inoltre, nel 1992 fu eletto come presidente degli USA Bill Clinton: era conosciuto per le sue idee pro-aborto” (al contrario del suo predecessore Ronald Reagan, un vero prolife). Con la sua elezione molti pensavano che avevamo perso in modo “permanente” dal punto di vista giudiziario, eravamo molto scoraggiati. Così quell’anno pensai che potevamo essere solo in grado di salvare i bambini e le madri grazie ai centri di aiuto alla vita. Decisi quindi di dimettermi dal mio lavoro d’insegnante all’università e di lavorare a tempo pieno come presidente di Heartbeat International, facendo così nascere i centri di aiuto alla vita negli USA e in tutto il mondo. Dio ha usato il male del diavolo (lo scoraggiamento) e lo ha usato per portare il bene e per far nascere gruppi prolife più forti, come Heartbeat.

A. Può descriverci brevemente la situazione prolife negli USA?


P. La sentenza Roe è ancora in vigore, ma le successive decisioni della Corte Suprema hanno imposto dei limiti al diritto alla privacy, diritto che sta alla base della legalizzazione dell’aborto. I limiti sono per esempio un determinato periodo prima di praticare un IVG, delle leggi sul consenso informato e sul consenso dei genitori, e così via. Negli ultimi 3 anni molte leggi statali hanno posto dei limiti all’aborto, di più che nei 40 anni dalla sentenza Roe. Contemporaneamente, abbiamo costruito un network di oltre 2000 centri di aiuto alla vita negli USA. I 1200 affiliati ad Heartbeat International salvano circa 3000 bambini alla settimana che rischiavano di essere abortiti. La nuova generazione dei giovani è molto prolife rispetto alle altre dal 1973. Gli scanner ad ultrasuono hanno mostrato che il bambino non ancora nato è un essere umano che vive e scresce, e ciò ha convinto virtualmente tutti negli USA. Infatti le domande oggi sono cambiate: oggi ci si domanda “quando è giustificabile togliere la vita ad un essere umano?” e “Quali esseri umani hanno il diritto alla vita?” e non più “quando la vita umana ha inizio?”. Il dibattito è vivo e vigoroso negli USA: la questione non è risolta, per cui speriamo un giorno che le vite di ogni innocente essere umano saranno protette dalla legge.

A. Quali sono le sfide del futuro per la causa prolife?


P. Secondo il mio parere vi sono 5 sfide.
1) Se continua ad indebolirsi la cultura Cristiana (come quella Europea e degli USA) o addirittura vengono abbandonati i valori centrali del cristianesimo, come la dignità di ogni persona, non avremo nessuna differenza con altre culture (come quella dell’Asia), le quali hanno accettato un sistema di valori basato sull’utilitarismo. Questo sistema valoriale utilitaristico non da importanza all’individuo, infatti egli può essere sacrificato per un bene maggiore. Possiamo vedere questo sistema valoriale al lavoro nel sistema medico/sanitario occidentale, dove le decisioni mediche si basano sempre più spesso su quanto è “utile” tale persona. Le radici Cristiane devono essere mantenute e fatte crescere (tramite l’evangelizzazione) cosicché i nostri leader (sia in politica, in medicina, nell’ambito culturale, etc.) possano proteggere il valore della vita umana, come metro di paragone o come bussola. 
2) Dobbiamo mostrare le bugie che si celano dietro i movimenti “di controllo della popolazione”. Per prima cosa dobbiamo convincere le persone che viviamo in un “inverno demografico” – quasi tutte le culture stanno avendo un declino della popolazione e in molti Paesi (compresa l’Italia) il tasso totale di fertilità è talmente basso che, a detta degli esperti, non si potrà recuperare (per esempio, gli italiani, come gruppo etnico, sono una specie in pericolo). In secondo luogo, bisogna convincere gli opinion-makers che la popolazione non è il problema, piuttosto, è la soluzione ai problemi del cambiamento climatico, dell’inquinamento e così via. Dobbiamo rendere desiderabili le grandi famiglie per il bene nostro, del nostro Paese e per il mondo.
3) Dobbiamo lavorare per far ritornare la nostra cultura all’idea che i bambini sono il frutto positivo di una relazione di coppia (bambini e legami affettivi vanno insieme agli atti sessuali). Una volta che i bambini vengono etichettati come non voluti (o addirittura innaturali) in seguito ad un atto sessuale, l’aborto sarà sempre una “necessità” come un back up per sbarazzarsi del problema: cioè il bambino non voluto.
4) Dobbiamo lavorare per prendere l’iniziativa nella formulazione delle questioni (issues ndr.) nella lingue che può realmente cambiare la realtà. “L’altra parte” ha “vinto” con frasi e termini che si rivolgono alle persone, come “salute riproduttiva (compreso l’aborto)”, “diritto di scegliere”, “uguaglianza di genere” “genitorialità (contro madre e padre)”, e così via. Molti di questi termini sono emersi dai documenti delle Nazioni Unite i quali subiscono molte modifiche. Esse presenti in questo processo è un duro lavoro ma “la nostra gente” ha vinto alcune battaglie impegnandosi ad ogni livello e combattendo sui punti più delicati del linguaggio, il quale è così importante e influente.
5) Dobbiamo portare con noi i nostri valori e viverli eroicamente non solo nel Movimento Per la Vita ma su ogni fronte, in ogni lavoro, in ogni professione: medicina, politica, diritto, economia, educazione, etc.

A. Cosa pensa del Movimento Per la Vita Italiano? E’ felice di essere nostra ospite al Seminario Quarenghi 2015?

P. Sono così felice che Dio ha fatto congiungere insieme il MPV e Heartbeat International! Ammiro così tanto il Movimento Per la Vita perché è stato un “pioniere” come organizzazione prolife, è entrata subito nella battaglia! Ammiro, inoltre, l’approccio olistico del MPV: infatti non comprendo solo le attività politiche e legislative ma anche i Centri di Aiuto alla Vita (allo stesso tempo si limita l’offerta e la domanda di aborto); inoltre, il MPV si focalizza non solo sulle questioni biologiche, dei diritti umani, politiche ma anche sull’aspetto spirituale. Ammiro l’unità e la coerenza della vostra leadership (che ha evitato divisioni come quelle dei movimenti prolife americani, limitando in qualche modo il nostro successo per la vita).
Mi piace vedere l’essenzialità per voi di SOS Vita e l’importanza cruciale dei giovani nel vostro movimento: passando il testimone dalla prima generazione prolife a quella nuova sperando che siano loro a vincere la battaglia. Ammiro, inoltre, la vostra capacità di aver unito tutti i 28 Stati europei nel gruppo “Uno di Noi” e ovviamente la campagna One Of Us.
Credo che Dio ha un posto speciale per il MPV sia come leader sia come esempio per gli altri. Roma è speciale dal punto di vista storico, come fulcro da cui è nata la Cristianità. Pietro e Paolo sono morti e riposano lì, insieme a molti altri martiri cristiani. Dato che il mondo si sta secolarizzando (o pagano) per quanto riguarda i valori, aborto e infanticidio sono sempre più accettati nella cultura occidentali, sta a noi “ri-cristianizzare” il mondo. MPV può preparare Roma e l’Italia di nuovo a questa missione, cioè l’evangelizzazione e la diffusione della “Parola di Dio”. Per tutte queste ragioni, sono onorata di poter parlare al Seminario Quarenghi 2015 ed essere una piccola parte di quello che Dio sta facendo grazie a voi.

A. Può dare alcuni consigli ai giovani italiani del MPV per svolgere al meglio il loro volontariato?


P. La cosa più importante da fare è rivelare l’amore e la speranza a quelli che bussano alle porte dei CAV, raggiungendoli in modo amorevole, prendendovi cura di loro. Dite la verità dell’amore. Dio è la sorgente di tutto l’amore e della speranza. Quindi, al fine di rilevare questi due valori centrali, bisogna essere più vicini al Signore. Dobbiamo rimanere i rami attaccati alla vite del Signore. Gesù disse “senza di me, non potete fare nulla”. Noi non possiamo compiere il nostro lavoro da soli o con le nostre energie. Date priorità al vostro rapporto con il Signore mediante l'Eucaristia, i Sacramenti e attraverso la Parola di Dio, attraverso la vostra comunione con gli altri (dove due o più sono riuniti nel suo nome, Egli è in mezzo a noi!). 

Andrea Tosato

La Sardegna accoglie la Vita.

Nei giorni 12 e 13 dicembre,  presso i locali dell'ospedale SS. Trinità a Cagliari si è svolto il primo corso di formazione regionale per operatori del Centro di Aiuto alla Vita che ha volontari e operatori sanitari di tutta la regione.


"Il piccolino non ha mantello,
non ha mantello né giubbino,
e nei giorni gelati
non si lamenta del freddo.
Dormi vita e cuore,
riposa, ninna nanna!"

Così recita un canto popolare natalizio che, con grande forza espressiva, mette in luce il cuore ospitale ed accogliente della terra sarda. In un contesto regionale in cui le lacerazioni e le contraddizioni della crisi ostacolano così ferocemente le nuove nascite (la Sardegna detiene il primato nazionale di uso di sistemi ormonali come la pillola i quali sono scelti da oltre il 30% delle donne, lo scorso anno sull’isola ci sono state solo 220 baby mamme con meno di 19 anni e 2.157 interruzioni volontarie di gravidanza), nei giorni 12 e 13 dicembre,  presso i locali dell'ospedale SS. Trinità a Cagliari si è svolto il primo corso di formazione regionale per operatori del Centro di Aiuto alla Vita.

Il primo giorno ha avuto luogo la tavola rotonda della federazione regionale dei CAV, presieduta da Rosanna Chiappe. I referenti di buona parte del territorio hanno esposto punti di forza e criticità delle diverse realtà locali in un confronto appassionato e costruttivo. Alla presenza dell'On. Carlo Casini, presidente nazionale del "Movimento per la vita" e di Bruna Rigoni, responsabile dei CAV italiani, è emersa la volontà forte degli operatori di schierarsi affettivamente accanto alla persona più fragile e indifesa, sia essa donna, mamma o figlio, e di agire costantemente sulla sinfonia di quell'ascoltare pacato e di quel "donare", non pietistico, non umanitario, ma possibile "solamente" in "un cuore pieno di grazia. Un’anima generata dall’amore"(Martin Luther King). Nello spazio assembleare gli interventi dei soci hanno inoltre evidenziato il desiderio di essere destinatari di un processo formativo speciale ovvero la necessità di un'educazione che possa fornire la dotazione tecnica, psicologica e personale per aiutare a scegliere sempre per la vita.

Gli interrogativi emersi per i neo-operatori, hanno trovato riscontro nel corso della seconda giornata di formazione in cui si sono susseguite diverse relazioni dalla chiara impronta metodologica, nell’ambito dell’approccio al dialogo con la donna e alla sua presa in carico. Il dr. Tony Persico responsabile dell'Equipe Giovani MPV, ha analizzato i tipi di conflitto che possono emergere nel corso dei colloqui e le modalità con cui l'operatore deve cercare di interfacciarsi ad essi. Ha inoltre sottolineato la fondatezza di un costante approfondimento personale e l'importanza di dedicare il momento prima del colloquio alla personale disposizione all'accoglienza. Esperta di comunicazione e operatrice CAV, Giovanna Sedda ha evidenziato i limiti di approcci poco produttivi, come l’eccessivo porre in risalto la crudezza della morte del feto e l'inappropriatezza di argomenti moralistici e dogmatici. È necessario infatti che il linguaggio sia riverbero della natura accogliente di questo tipo di iniziativa.

La città di Cagliari nell'ultimo anno ha assistito all'inedita apertura delle porte di un ospedale pubblico alle attività del CAV che diviene fase attiva dell’impianto sanitario. La dott.ssa Caterina Tronci ha parlato a nome del primario del reparto di Ginecologia e Ostetricia dell'ospedale SS. Trinità, la dott.ssa Eleonora Coccollone, e con la dott.ssa Maria Stella Leone, presidente MPV Cagliari, hanno raccontato la positività di questa nuova collaborazione.

Martina Corona
Emanuele Cabiddu

Nasce un nuovo CAV: Roma Tiburtino


Il giorno 18 marzo di quest'anno si è costituito ufficialmente il CENTRO AIUTO ALLA VITA (CAV) ROMA TIBURTINO ( onlus ) ,sito in Largo San Giuseppe Artigiano n. 15. In tale occasione si è proceduto alla elezione del Comitato Direttivo e del Presidente dell'Associazione nella persona di Daniela Ferrara.Il CAV ha come finalità la promozione e difesa della vita umana fin dal suo concepimento el'organizzazione e sostegno di iniziative idonee a promuovere concretamente il “ Diritto alla Vita “. L'inaugurazione avverrà il 4 maggio secondo il seguente programma : ore 16.30 , con la partecipazione dell'on. Carlo Casini-pres. naz mpv, Paola Mancini-segr. naz. mpv, Roberto Bennati-pres. reg. mpv, M.L. Di Ubaldo-segr. reg.mpv. A seguire coro " Accordo Cromatico e S.Messa

Se non puoi batterli... comprali!

Buone notizie dal Montana, Stati Uniti, dove gli attivisti prolife, il 3 Aprile 2014, sono ricorsi ad un geniale espediente per mettere fuori gioco la clinica abortista di Flathead Country, attiva (e mortifera) dagli anni '90.

Michelle Reimer, direttrice esecutiva del "Pro-Life pregnancy Center, e suo marito, hanno infatti acquistato l'edificio, e notificato lo sfratto agli attuali occupanti. Una azione perfettamente legale che già in passato era stata effettuata in altri luoghi degli USA. Nel 1993 a Chattanooga, in Tennesse, gli attivisti si sono presentati ad un bando di gara pubblico per l'assegnazione di un terreno che doveva ospitare una clinica abortiva. Adesso là sorge il memoriale per i bambini mai nati, e una clinica di assistenza alla maternità.

Nel 2000 a Dayton, in Ohio, la strategia adottata è stata la stessa. Dopo aver ottenuto la proprietà del terreno dove una clinica abortiva doveva sorgere, gli attivisti hanno chiesto ed ottenuto dall'amministrazione locale il cambio di destinazione d'uso, da commerciale a residenziale, rivendendolo anni dopo per la realizzazione di appartamenti.

Eccovi qua una foto di questa bella e battagliera signora. Certo le soluzioni trovate dalla sua organizzazione non sono alla portata di tutte le tasche, ma sono comunque di un gran bell'esempio per tutti noi!

Giovani prolife/Giovanni

Affettività e sessualità... per Crescere insieme.

Secondo giorno di formazione per gli operatori dei Centri di Aiuto alla Vita.


L'esigenza educativa del volontariato nell'incontro con la maternità,  in particolare nelle situazioni di disagio, esige un rilancio della proposta pedagogica e professionale dei volontari. A ciò risponde il progetto che oggi ha visto il contributo della dott.sssa Maria Pia Burrachini.
La psicoterapeuta ha presentato la connessione tra l'intervento dei centri e lo sviluppo psicologico della persona: un percorso che inizia con la scoperta dell'altro e conduce all'affidamento all'altro.

"La sessualità connota la persona in ogni tappa del suo sviluppo a cominciare dalla relazione con la madre. Il distacco crea un disagio sia per la madre che per il figlio, una sofferenza che necessita di essere rispettata e aiutata ad evolvere poiché eventuali conflitti potrebbero protrarsi per tutta la vita relazionale del bambino". La Burrachini spiega come il ruolo dell'affettività emerge con l'autonomia della persona per poi giungere all'innamoramento vero e proprio dell'adolescenza in cui entrano in gioco le trasformazioni fisiche ed ormonali: è la scoperta della sessualità. Il percorso termina con la padronanza, il dominio di se, nelle proprie relazioni e la costruzione della famiglia.

L'amore adolescenziale, in cui sorge l'identità sessuale, ha infatti il ruolo di spinta verso la progettualità familiare della maturità psicologica. Cosa si fa quando relazioni adolescenziali in età matura che entrano in conflitto con la vita familiare dei coniugi? Ecco la centralità del dominio e dell'aiuto: "al cuore si comanda! Si deve educare e comandare". Non ha dubbi la terapeuta: la fase della maturità psicologica permette infatti la formulazione di impegni e responsabilità per giungere ad una sana reciprocità. Le scelte non sono solitarie ma riguardano anche l'altro o l'altra e l'amore va continuamente costruito e rafforzato.

Il servizio di aiuto si confronta con questa struttura della vita relazionale supportandola e incoraggiandola verso la stabilità e la continuità. Si passa così dal supporto concreto e immediato, alla presa di coscienza, all'empowerment. La stessa morale ha valorizzato insieme alla scelta di apertura alla vita anche il ruolo della sessualità. Questo perché la sessualità e  la famiglia sono l'habitat delle scelte legate alla procreazione. Un aspetto che riguarda l'intera vita sociale e che non può essere trascurato dal mondo politico economico, senza incorrere nei costi umani che abbiamo imparato a conoscere con la recente situazione di crisi. Il volontariato può farsi così alleato della vita e della famiglia, un alleato prezioso per trovare le soluzioni del futuro.

Giovanna Sedda.


Convegno Cav ad Assisi dall’1 al 3 Novembre.

Volontari riuniti nella città della pace per difendere la Vita.

“Se vuoi la pace difendi la vita”. La frase di Paolo VI che guidato idealmente i giovani prolife durante il Seminario Quarenghi continua ad accompagnarci anche nel prossimo convegno nazionale dei Centri di Aiuto alla Vita ad Assisi presso l'Hotel Domus Pacis.

Il comitato organizzatore ha scelto la “Città della pace. Città della Vita” per il principale appuntamento dei volontari del Movimento per la Vita Italiano. Ad accogliere i partecipanti sarà il Sindaco di Assisi, Claudio Ricci. Ad alternarsi nei momenti di riflessione ci sarà anche Massimo Reschiglian, ex Ministro provinciale dei Frati Minori dell'Umbria, Marco Tarquinio, Direttore di Avvenire, e l’on. Gianluigi Gigli, Deputato e Docente di Neurologia presso l'Università di Udine.

Il programma declina il tema della promozione della pace e della difesa della vita nella realtà concreta del volontariato degli operatori dei CAV. Numerosi gli interventi di approfondimento a cominciare dall’intervento del Vicepresidente MPV, Giuseppe Anzani, dopo di lui altri relatori provenienti dalle realtà concrete del servizio alla vita mostreranno “l’arcobaleno” delle possibilità di intervento. Al presidente nazionale l’on. Carlo Casini spetta invece il compito di concludere i lavori presentando i risultati e le prossime fasi dell’iniziativa dei cittadini europei “Uno di noi”.

(Giovanna Sedda)


Di seguito il programma completo
venerdì 1 novembre
Ore 14.00
Registrazione

Ore 16.00
Tavola Rotonda
Città della pace, città della vita
Claudio Ricci, Sindaco di Assisi

Pace dell'uomo, pace del cosmo
Massimo Reschiglian, ex Ministro provinciale dei Frati Minori dell'Umbria

Parole di vita, parole di pace
Marco Tarquinio, Direttore di Avvenire

Scienza che salva, scienza di vita
Gianluigi Gigli, Deputato e Docente di Neurologia persso l'Università degli Studi di Udine

Ore 18.30
S. Messa alla Porziuncola

Sabato 2 novembre
Ore 9.00
La pace e la vita, un unico vangelo
Emanuele Gasparini

Ore 9.40
Pace dei morti, lotte dei vivi, derive di civiltà
Giuseppe Anzani

Ore 10.20
Le braccia aperte alla vita: il CAV luogo di pace
Antonella Bevere

Ore 11.00
Coffee break

Ore 11.20
Conoscere la fonte della vita
Rita Colecchia

Ore 11.40
L'arcobaleno dell'aiuto alla vita
Roberto Bennati
Angela Fabbri
Gianni Vezzani

Ore 13.00
Pranzo

Ore 14.30
Visita guidata ad Assisi alta

Ore 16.30
Lavori di gruppo

Ore 20.00
Cena

Ore 21.00
Intrattenimento

Domenica 3 novembre
Ore 9.00
In prima linea: SOS Vita

Ore 9.15
Comunicazioni programmate

Ore 10.15
Relazioni dei lavori di gruppo

Ore 11.00
Uno di noi, inizia un nuovo giorno
Carlo Casini

Ore 12.00

Santa Messa celebrata da Domenico Sorrentino, Vescovo di Assisi e Gualdo Tadino

29 ottobre - Roma. Essere difensori efficaci della vita.

I volontari e le volontarie del CAV di Roma “Palatino” ci invitano all’ultimo incontro di approfondimento.

Martedì 29 ottobre 2013, dalle ore 19.00 alle 20.30, nella sala conferenze della Basilica di S. Anastasia a Roma (p.zza S. Anastasia 1, 00186 Roma), si terrà l’ultimo di quattro incontri di formazione e informazione proposti per riflettere su maternità, aborto e post aborto. Ad animare l’incontro saranno gli operatori del CAV che si interrogheranno su come essere difensori efficaci della vita.

L’incontro conclude una serie di quattro appuntamenti che hanno coinvolto oltre ai volontari del CAV anche la dott.ssa Giuseppina Pompa (Istituto Scientifico Internazionale “Paolo VI” - dell’Università Cattolica di Roma), la dott.ssa Claudia Navarini (docente di bioetica e filosofia - Facoltà di Psicologia dell’Università Europea di Roma) e Don Alberto Pacini, Rettore della Basilica di S. Anastasia.

Gli incontri del Cav Palatino sono occasioni di condivisione dell'esperienza di lavoro e volontariato orientati alla difesa della vita e della maternità, con il contributo di operatori del nostro Centro di Aiuto alla Vita, nonché di medici e docenti pro life. Per i dettagli ed il calendario degli incontri, che si terranno tutti nel mese di ottobre consultate il sito www.cavromapalatino.it.



22 ottobre - Roma. Il Cammino di guarigione dopo il trauma dell’aborto.

I volontari e le volontarie del CAV di Roma “Palatino” ci invitano al terzo incontro di approfondimento.


Martedì 22 ottobre 2013, dalle ore 19.00 alle 20.30, nella sala conferenze della Basilica di S. Anastasia a Roma (p.zza S. Anastasia 1, 00186 Roma), si terrà il terzo di quattro incontri di formazione e informazione per riflettere su maternità, aborto e post aborto.

L’incontro sarà dedicato al cammino di guarigione dopo il trauma dell’aborto. A parlare del tema tanto delicato sarà Don Alberto Pacini, Rettore della Basilica di S. Anastasia. L’incontro successivo, il 29 ottobre, sarà dedicato alle esperienze dei volontari. Ad animare l’incontro saranno gli operatori del CAV che si interrogheranno su come essere difensori efficaci della vita.

Gli incontri del Cav Palatino sono occasioni di condivisione dell'esperienza di lavoro e volontariato orientati alla difesa della vita e della maternità, con il contributo di operatori del nostro Centro di Aiuto alla Vita, nonché di medici e docenti pro life. Per i dettagli ed il calendario degli incontri, che si terranno tutti nel mese di ottobre consultate il sito www.cavromapalatino.it.

15 ottobre - CAV Palatino. La sindrome post-aborto: origine e cura.

I volontari e le volontarie del CAV di Roma “Palatino” ci invitano al secondo incontro di approfondimento.


Martedì 15 ottobre 2013, dalle ore 19.00 alle 20.30, nella sala conferenze della Basilica di S. Anastasia a Roma (p.zza S. Anastasia 1, 00186 Roma), si terrà il secondo di quattro incontri di formazione e informazione per riflettere su maternità, aborto e post aborto.

L’incontro sarà dedicato alla Sindrome post aborto. A parlare del tema sarà la dott.ssa Claudia Navarini, docente di bioetica e filosofia presso la Facoltà di Psicologia dell’Università Europea di Roma. Saranno presentate le evidenze scientifiche e cliniche dell’insorgere della sindrome e i percorsi di cura possibili. L’incontro successivo, il 22 ottobre, sarà dedicato al cammino di guarigione dopo il trauma dell’aborto. A parlare del tema tanto delicato sarà Don Alberto Pacini, Rettore della Basilica di S. Anastasia.

Gli incontri del Cav Palatino sono occasioni di condivisione dell'esperienza di lavoro e volontariato orientati alla difesa della vita e della maternità, con il contributo di operatori del nostro Centro di Aiuto alla Vita, nonché di medici e docenti pro life. Per i dettagli ed il calendario degli incontri, che si terranno tutti nel mese di ottobre consultate il sito www.cavromapalatino.it.



9 ottobre - Roma. L’esperienza di un medico al servizio della vita.

I volontari e le volontarie del CAV di Roma “Palatino” ci invitano al primo incontro di approfondimento.

Mercoledì 9 ottobre 2013, dalle ore 19.00 alle 20.30, nella sala conferenze della Basilica di S. Anastasia a Roma (p.zza S. Anastasia 1, 00186 Roma), si terrà il primo di quattro incontri di formazione e informazione per riflettere su maternità, aborto e post aborto.

L’incontro sarà animato dalla dott.ssa Giuseppina Pompa dell’Istituto Scientifico Internazionale “Paolo VI” che è si occupa di ricerca sul fertilità e infertilità umana all’interno dell’Università Cattolica di Roma. La dott.ssa Pompa in particolare racconterà la sua esperienza di medico al servizio della vita. L’incontro successivo, il 15 ottobre, sarà dedicato alla Sindrome post aborto. A parlare del tema sarà la dott.ssa Claudia Navarini, docente di bioetica e filosofia presso la Facoltà di Psicologia dell’Università Europea di Roma.

Gli incontri del Cav Palatino sono  occasioni di condivisione dell'esperienza di lavoro e volontariato orientati alla difesa della vita e della maternità, con il contributo di operatori del nostro Centro di Aiuto alla Vita, nonché di medici e docenti pro life. Per i dettagli ed il calendario degli incontri, che si terranno tutti nel mese di ottobre consultate il sito www.cavromapalatino.it.


Papa Francesco nella città di Francesco.

L'incontro spirituale tra il Santo e il Papa all'insegna della pace e della vita.


Oggi Papa Francesco sarà nella città di Francesco. Col passare del tempo affiorano i dettagli sulla visita ad Assisi. Scopriamo così che il pontefice pranzerà presso il centro di accoglienza della Caritas insieme ai suoi ospiti abituali. A condividere il giorno di festa con Francesco ci saranno i disoccupati, gli ex carcerati e le ragazze madri. A ben vedere per ciascuno è portatore di una delle tante sfide che questo pontefice ha lanciato alla Chiesa, e a ciascun credente, per dare risposta all’emergenza del lavoro, delle carceri e alla “prima sfida”, quella dell’accoglienza della vita.

Esiste tra i due Francesco una particolare simmetria che possiamo ripercorrere con le parole dello storico Emile Gebhart che indica i caratteri della spiritualità del poverello d’Assisi: “la libertà di spirito, l’amore, la pietà, la serenità gioconda”. Con i dovuti mutamenti anche le vicende storiche sembrano avvicinarsi. Grazie all’apporto del fracescanesimo la religione riuscirà infatti a muoversi liberamente attraverso la metafisica sottile, la teologia raffinata, le inquietudini della casistica, la disciplina e la devozione [1], guadagnando immediatezza e testimonianza. Proprio come il Papa Francesco ci ha abituato a capire in questi mesi di pontificato non tanto con le parole ma con i gesti.

San Francesco è stato tra i primi cantori della maternità e della vita nascente, suo la grande intuizione del presepe che da tanti secoli accompagna la nostra fede nella scoperta e nella meditazione dell’incarnazione (ne abbiamo parlato qui). Come il “suo” santo anche Papa Francesco ha più volte esaltato il valore primario della vita umana invitando a difenderla senza moralismi e con una visione integrale dell’esperienza umana (per esempio in occasione della giornata dell’Evangelium Vitae, leggi qui, oppure parlando ai medici cattolici, leggi qui).

Ci pare significativo allora ricordare che proprio la città di Assisi è stata scelta dai volontari del Movimento per la Vita per il prossimo convegno nazionale dei Centri di Aiuto alla Vita. Assisi si conferma ancora una volta la città della pace e della vita. Luogo prediletto di testimonianza e impegno cristiano e insieme universale sulla scia dell’invito di Paolo VI “Se vuoi la pace, difendi la vita” [2] che accompagna i giovani prolife.

(Giovani prolife/TE)

______

[1] Emile Gebhart, Italie mystique, Parigi, 1906.
[2] Messaggio di Paolo VI per la X Giornata della Pace, 1977.

Storie di CAV: Maria e Josè, nomi profetici, scelte importanti

Le testimonianze delle ragazze che incontrano il lavoro dei Centri di Aiuto alla Vita ci danno ogni volta un pizzico di entusiasmo in più per continuare il nostro lavoro. Perché non è importante il loro grazie in sé, ma il loro sorriso che è il vero trionfo della vita.


Questa è la storia di Maria e Josè, perché il coraggio e la forza, come l’amore per la vita, devono essere la base della coppia. Due nomi come tanti e importanti come pochi. Maria e Giuseppe, tradotti, come la prima coppia che scelse per l’accoglienza della vita nonostante le condizioni sociali ed economiche non fossero delle migliori. Maria e Josè sono originari dell’America Latina e hanno una figlia, Janet. Josè fa il meccanico e Maria è alla ricerca di un impiego perché con il solo lavoro di Josè è ormai difficile arrivare a fine mese e rispondere alle esigenze di una bambina dell’età di Janet. In questo periodo di instabilità, Maria scopre di aspettare un bambino e ne parla a Josè: entrambi sanno l’impegno che richiede un bambino, soprattutto economico tra spese mediche, alimentari, vestiario ecc.

Sono terrorizzati perché sanno di non potercela fare con quell’unico stipendio e anche basso, che a malapena bastava per tre. O meglio, doveva bastare non solo per tre, perché Josè, con quell’unico stipendio aiutava anche la sua famiglia, in forte difficoltà economica. Non ce l’avrebbero potuta fare. L’aborto era l’unica soluzione. Tutti in casa consigliavano per l’IVG. E così, insieme, hanno preso la decisione sofferta di non accogliere quel bambino. Maria va dall’assistente sociale, per parlare della sua situazione e le dice che vuole abortire e quali sono le ragioni. Ma l’assistente sociale –racconterà poi Maria- “sembrava che fosse stata messa lì, apposta per me, che mi aspettasse. 

Mi ha consigliato di rivolgermi al Centro di Aiuto alla Vita, capendo quale sofferenza e tristezza aveva generato in me quella terribile decisione che ero stata quasi costretta a prendere. Io sapevo che cosa voleva dire essere madre, per cui era ancora più difficile parlare di aborto”. Ryan ha oggi sei mesi ed è il frutto del coraggio di questi due genitori. Maria, il giorno fissato, si è presentata all’ospedale per l’aborto. Ma, mentre ero in sala d’attesa con altre ragazze, ho pensato: «Ma che cavolata sto facendo?». Ho mandato un messaggino al mio compagno dicendo: «Non ce la faccio» e lui mi ha risposto: «Esci». Ho preso il mio zainetto e sono andata via con lui. 

“Il Centro di Aiuto alla Vita è il protagonista di questa storia, nella persona che ho incontrato la prima volta. L’accoglienza che mi ha riservato, mi ha rasserenato. Non è stato tanto il sostegno materiale offerto, quanto quello morale. Di quel giorno ricordo queste poche parole che per me hanno contato tanto e ogni tanto le ricordo: «Giovane, sei forte! Ce la puoi fare». Così mi ha detto per incoraggiarmi la responsabile del centro. Sì, perché io dubitavo di me e questo mi ha dato il coraggio che mi mancava per affrontare di nuovo tutto”. Il Centro di Aiuto alla Vita continua a seguire Maria e Josè, e Juliet e Ryan. 

Maria va ogni mese al Cav per ricevere l’aiuto economico di Progetto Gemma. In realtà, l’attività del Cav va oltre l’aiuto e diventa una vera e propria amicizia, o forse fratellanza, come ci raccontano le operatrici Cav. “Quando ne sento il bisogno oppure ho qualche problema, telefono e ogni volta ho sempre la stessa sensazione di essere accolta e rafforzata; di essere seguita come farebbe una mamma, oppure una nonna che ti guida nella crescita”, dice Maria. E come ogni storia a lieto fine, la storia di Maria e Josè, ti regala un sorriso, che è più luminoso di quelli che riservi agli eventi quotidiani. Perché ha la forza della vita che brilla oltre ogni difficoltà.

(GS)

CAV: la storia di Sara

Vita uguale amore uguale gioia

Una gravidanza inattesa, il pensiero dell'aborto, poi l'incontro con i volontari prolife del CAV e la scelta della vita: la gioia più grande.

Il CAV (Centro di Aiuto alla Vita) è uno scrigno di storie, per lo più meravigliose. Oggi vi vogliamo raccontare la storia di Sara, una ragazza di 18 anni che, dopo un ritardo di due settimane, si ritrova, con il suo ragazzo, studente universitario a fare il test di gravidanza. Positivo. 

Panico: dover rinunciare alla giovinezza, agli studi al quarto anno di liceo, a un lavoro per il padre del bambino… ma soprattutto come dirlo ai propri genitori? Forza e coraggio, la comunicazione e inevitabile come la reazione: caos e rabbia. Poi la ricerca della soluzione, l’unica via di uscita, per i genitori, è l’aborto. Sara inizia le procedure e fissa la data per praticare l’aborto. 

Solo il ragazzo non è d’accordo e le chiede di ripensarci. E lei, che dentro di sé, in quel mese di gravidanza ha già imparato ad amare il piccolino… Arriva il giorno dell’aborto e Sara va all’ospedale. Le arriva una telefonata, mentre aspetta di entrare. È la nonna che le chiede di ripensarci e di tornare a casa. Poi il consiglio di alcuni amici di rivolgersi al CAV per avere un aiuto nella gravidanza. 

Racconterà poi Sara che l’incontro con il CAV le ha dato la forza e il coraggio per mettere al mondo il suo bellissimo bambino, grazie al Progetto Gemma. Sara si prepara ora per frequentare l’ultimo anno di liceo e quello che è diventato il marito si sta per laureare. 

La famiglia ha riscoperto nel bambino un amore che pareva avere dimenticato e circonda Sara di tutte le attenzioni possibili. La scelta della vita è sempre una scelta di gioia, e la storia di Sara ce lo dimostra.

(Giovani Prolife/Giovanna Sedda)

Sorelle di Vita


Una stra-ordinaria storia di CAV 

Esistono molti tipi di legame, alcuni di essi sono decisi dal dna, stabiliti a nostra insaputa e consolidati con amore ed abitudine, altri li decide la casualità con la scuola, il quartiere, l’ambiente di lavoro… il percorso di ognuno. 

A ciascuno spetta la scelta su quale conservare e quali salutare. Legame fraterno, familiare, amicale… ma come possiamo definire il filo che cuce una donna che stava per non diventare mamma con la persona che ha reso possibile la nascita di suo figlio? Ho conosciuto questa donna quando aspettava il suo primo figlio, una gravidanza inattesa, costellata di insicurezze e difficoltà oggettive, economiche e di salute. 

Tra noi è nato un legame speciale, costituitosi bozzolo intorno ad un bambino che cresceva in lei, un bambino protetto ed amato, che ha consolidato la sua famiglia ed ha permesso una reale crescita di coppia e personale.

Leggi di più su SALTOVITALE 

Premiata dal CAV la prima “Mamma a scuola”

Il riconoscimento “Mamma a scuola” ideato dal CAV Roma Palatino. Ce ne parla il sito Formiche.net: in Italia preoccupanti i dati degli aborti delle under-18. 

In Italia sono circa 10 mila le minorenni che ogni anno restano incinte. Di queste meno della metà si proietta direttamente dai banchi di scuola alla sala parto, diventando una baby-mamma. Per quasi 6 su 10, infatti, il peso di una maternità così precoce e l’ambiente ostile le induce ad abortire. Anche da quegli osservatori diretti sul campo che sono i Centri di Aiuto alla Vita (CAV), ci si rende sempre più conto di quanto lo spettro dell’aborto si agiti nella mente delle adolescenti e giovani italiane, anche studentesse delle scuole medie e superiori.

Ma dove c’è l’appoggio morale delle famiglie e della comunità, magari dopo i primi momenti di crisi e disorientamento, facilmente queste giovani mamme trovano energie ed entusiasmo per trasformare quel che sembra uno sbaglio o un incidente in un’opportunità, e spesso si crea intorno a loro una rete di sostegno che ha come protagonisti e iniziatori proprio professori ed il personale scolastico.

E’ il caso di una scuola in provincia di Roma, l’istituto statale “L. Spallanzani” di Tivoli, nel quale grazie alla sensibilità e creatività della vicepreside, la prof.ssa Giusi Di Gennaro, è nata la prima edizione del Premio “Mamma a scuola”, in collaborazione col CAV di Roma Palatino, pensato per riconoscere e premiare il particolare impegno di una di queste giovanissime mamme che hanno scelto la vita: il riconoscimento a Ilenia F., madre di Giacomo, proprio nel giorno in cui la neo-mamma ha terminato gli esami di maturità.

leggi l'articolo completo su Formiche: http://www.formiche.net/2013/07/15/mamme-a-scuola/

Il documentario di Live Action: lo spettro di Kermit sulle cliniche

“Non deve guardare, si sforzi di non guardare”: Negli USA i timori che il caso Gosnell non sia un’eccezione si fanno sempre più reali, ora un documentario scuote i sostenitori prochoice e interroga l’opinione pubblica.

No, non facciamo riferimento a Kermit the frog, la rana dei Muppet, ma alla terribile vicenda giudiziaria di Kermit Gosnell che ha fatto venire alla luce una clinica degli orrori sconvolgendo gli Stati Uniti. Spesso i volontari per la vita, con la loro gioia e il loro entusiasmo, sono chiamati a confrontarsi con una realtà dei fatti che rasenta la crudeltà. Il gruppo pro life “Live Action” ha pubblicato una serie di inchieste-video che vogliono rendere noto all’opinione pubblica quanto succede nelle cliniche degli USA specializzate negli aborti.

Il lavoro arriva in seguito al clamoroso caso di Kermit Gosnell. Proprio una delle testimonianze filmate, ci ha spinto a parlarne con i nostri lettori: una donna chiede al medico come sarà il bambino “rimosso” e il medico risponde ridendo: “non so perché ti fai tutte queste domande, fallo e basta”. Molte donne non sanno che dentro di loro esiste una vita, perché nessuno glielo hai mai detto: si fa tutto in fretta e in silenzio. L’ultimo documentario racconta la storia di una donna che ha praticato l’aborto a poche settimane di gravidanza. La procedura descritta fa, in questo caso come in molti altri, ricorso all’utilizzo di sostanze medicinali che vengono iniettate nel liquido amniotico. Una pratica simile a quella a cui è sopravvissuta Gianna Jessen e che ha ispirato il film “October baby”. 

Il protocollo seguito da consulenti e medici è a tratti raccapricciante come emerge da una delle conversazioni del documentario:
Consulente: Sta partorendo, allora non chiuda a chiave la porta della stanza d’albergo. Tenga vicino il cellulare e si sieda sul gabinetto… Non deve guardare nulla, non deve pulire nulla […].
Donna: E cosa succede se esce mentre sono in bagno?
Consulente: Semplicemente non deve guardare giù, non deve fare nulla. […] cioè se pensa che sia troppo guardarlo, beh, si sforzi di non guardarlo. Se mai si copra con un asciugamano o con qualcosa.

Molti altri dialoghi andrebbero riportati secondo un criterio giornalistico che usi lo scoop e la violenza per attirare l’attenzione. Ma noi non siamo qui per stare sul pezzo, siamo qui per servizio. E qui ci fermiamo: all’impulso della riflessione e nel pieno rispetto della sensibilità di ogni lettore che passerà per questa pagina.
Non condividiamo la disinvoltura nell’impiego di immagini forti che spesso contraddistingue alcuni gruppi prolife, ma questo non significa non voler sottolineare la violenza dell’aborto. Semmai è un voler ricordare che all’aborto c’è sempre alternativa: una possibilità di aiuto concreto che è rappresentata dai Centri di Aiuto alla Vita dislocati in ogni città italiana e il numero verde SOS Vita, attivo ad ogni ora e gratuito anche da cellulare, 800 81 3000 a cui chiedere direttamente assistenza.

Qualche domanda ai sostenitori della posizione pro choice, cioè a favore della scelta della donna, viene spontanea... Siamo sicuri che l’aborto interessi solo la donna e un “grumo di cellule”? Siamo sicuri che sia una scelta da compiere in nome della salute fisica e psichica della donna? Siamo sicuri che le donne siano realmente informate su cosa stanno scegliendo? E infine non sarebbe meglio, almeno per una volta, smettere di parlare delle donne e fermarsi ad ascoltare, per davvero, le donne?

Giovanna Sedda

Sardegna: cronaca del primo appuntamento


Mentre giungevano i primi dati positivi dell'iniziativa "UNO di NOI" con la notizia che la raccolta firme aveva raggiunto il numero base di 504.993 adesioni e  7 paesi avevano raccolto il numero minimo di firme,  a Cagliari il Movimento per la Vita ha organizzato un incontro di formazione dei soci per promuovere la cultura della vita e far conoscere i lavori dei ragazzi che hanno partecipato al Concorso Scolastico Europeo giunto alla 26ma edizione e in particolare i lavori migliori. 

Il 7 giugno nella sala Polifunzionale di Monte Claro, gentilmente messa a disposizione dalla Provincia nella persona dell'ass. Dr. Comandini, , il saluto di benvenuto è stato dato dalla dott.ssa Maria Stella Leone, Presidente del Movimento per la Vita di Cagliari, che ha anche presentato ospiti e partecipanti e ha evidenziato come lo scopo dell'Associazione sia quello di difendere la vita umana dal concepimento alla fine naturale,  anche attraverso diverse iniziative personali e collettive come appunto il Concorso Scolastico Europeo, che si è concluso il 31 marzo con la consegna dei lavori di 334 studenti di diversi Istituti Superiori della Sardegna.La Commissione esaminatrice ,costituita da esperti del mondo giovanile, ha esaminato lavori diversi per genere, dai classici temi, a disegni, video, canzoni, CD e, dopo aver stabilito dei criteri di valutazione, ha deliberato di proclamare 18 vincitori che nel prossimo autunno visiteranno il Parlamento Europeo di Strasburgo.

All'inizio della serata la dott. Leone ha letto alcune frasi significative tratte dai lavori dei giovani che hanno partecipato al concorso, dalle quali appare evidente la loro sensibilità a questi temi . La considerazione che "non c'è un momento nel quale un miscuglio di cellule diventa miracolosamente uomo" , è  una tesi  suffragata anche dalla scienza medica,ed emerge in tutta chiarezza in ogni elaborato che mostra il coinvolgimento dei giovani  . "Stiamo eliminando un essere della nostra specie come se si eliminasse con un tratto di matita". "Piuttosto che commettere un omicidio non si potrebbe convincere la donna a far vivere per poi adottare il suo bambino?"
Queste alcune delle riflessioni citate nel corso della trattazione. Anche i disegni esposti nella bacheca e i CD o le Canzoni composti sull'argomento denotano quanto sia sentito dai giovani questo problema della tutela della vita nascente anche perchè, nella maggior parte dei casi , i ragazzi fanno riferimento a vicende personali e familiari dove la vita, prima minacciata e rifiutata , poi si è rivelata la scelta non negoziabile e vincente. Come nel caso di Luca, di Guspini che proclama con forza e con gioia che la sorellina Down aveva tutto il diritto di vivere.
Vi sono dei momenti in cui l'animo dei giovani è disposto a ogni sorta di bene e di sacrificio e aspettano solo di vedere negli adulti la forza che sentono nascere timida in loro, quella forza che li indirizzi  verso il Bello, il Giusto e il Sublime. Verso quegli ideali che, come stelle comete, indicano la direzione del cammino.

Tony Persico viene da Roma, è nel Direttivo del MpV Movimento Vita, e responsabile nazionale insieme a Leo Pergamo per le attività dei Giovani. Prende il problema alle radici per chiarire che la storia del riconoscimento dei diritti umani è lunga, complessa, ma vicina all'essere conclusa: agli esordi non tutti gli esseri umani erano considerati tali; di generazione, in generazione questa famiglia umana è diventata sempre più grande. Ma ci sono ancora due estremi incompiuti, i più difficili da recuperare alla dignità di "persona", l'umanità più difficile da difendere sono i due estremi, del bambino nel grembo materno e del malato terminale.  La nostra generazione è chiamata a difendere questi due estremi. Ma è assurdo pensare che , mentre il muro di Berlino è stato abbattuto per difendere il concetto di persona, gli aborti aumentano in maniera esponenziale per soddisfare una società edonistica e consumistica che nega al feto e al malato terminale il diritto di essere tutelati come persone.

Eppure anche il diritto sta iniziando a interrogarsi: l'essere umano c'è, nonostante i vari nomi coi quali lo si chiami. Una sentenza dice che l'essere umano inizia dal concepimento, ovviamente è una delle sentenze più scandalose per i giuristi positivisti. Ma noi sappiamo , perchè il cuore e la ragione ce lo dicono, che nel concepito e nel malato terminale c'è un essere umano, questa è una VERITA' ASSOLUTA, ma l'aborto e l'eutanasia dicono che l'essere umano non è DEGNO di essere vivo, come lo si diceva per gli ebrei e per gli schiavi.
 L'umanità ha dovuto percorrere una lunghissima strada prima di arrivare all' abolizione della schiavitù, al riconoscimento della dignita femminile ecc ecc.

 E' il fatto che una persona sia viva che la rende degna, non esiste il diritto della madre all'aborto e la libertà personale non deve prevalere sulla vita di qualcuno.  Si vuole inserire il diritto all'aborto come uno dei tanti diritti civili più alla moda.Ma Toni persico afferma che tra i tanti pericoli che attaccano la vita c'è quello della rassegnazione. Siccome possiamo fare poco decidiamo di non fare niente: la RASSEGNAZIONE, "allora io dico che è cambiando la storia delle singole persone che si cambia la storia. Non è vero che se facciamo poco non facciamo nulla. Entrate nel MOVIMENTO, facciamo PICCOLE COSE CON TANTO AMORE e sperimentiamo come le persone che abbiamo aiutato ci hanno dato AMORE."La Convenzione sui Diritti dell'Infanzia riconosce che si applica il Diritto ai "figli", cioè anche agli "appena concepiti". L'essere umano sta là. Difendiamolo con determinazione. L'iniziativa UNO di NOI del Movimento e i Centri di Aiuto alla Vita si prendono cura di quelle storie che ci redimeranno e ci riscatteranno dalle tenebre di generazioni oscurantiste.

Ai tedeschi, ai russi ecc. vissuti durante i totalitarismi si chiede: dove eravate? Ma la storia va avanti e tra 20 anni di fronte a eutanasia e a aborto ci chiederanno: Voi, dove ervate? Se crediamo in Dio ci sentiremo domandare Dov'è tuo fratello? e , se non crediamo, ci chiederanno lo stesso: Voi, dove stavate mentre morivano 6.000.000 di bambini in Italia per l'aborto? Io penso,dice il dott Persico, di poter dimostrare da che parte stavo. Fate in modo che di voi si possa dire: Io stavo vicino alla mamma in difficoltà o al malato terminale.

Prende ora la parola la prof. Cristina Chiappe, vicepresidente del Centro di Aiuto alla Vita, che cita il caso di Valeria nata il 21 genn.1986 alla 23ma settimana di gestazione, per aborto spontaneo, nata e cresciuta: un caso emblematico che invita a intervenire per aiutare i prematuri che , in Giappone si salvano ora alla 21ma sett. di gestazione. Dalla sua testimonianza si evince che il 1° passo per aiutare una mamma è l'ascolto, il problema economico si risolve in fretta, il problema più difficile è quando la mamma "vuole vivere la sua vita", allora bisogna convincerla a far nascere il bambino e a darlo in adozione. A questo punto vengono distribuiti dei moduli del Centro di Aiuto alla Vita per invitare i presenti ad aderire alle iniziative del centro pro life. Si invita il pubblico presente a fare delle domande e si risponde alle domande sul Movimento a livello Nazionale. Contro 6.000.000 di bambini persi se ne contano 150.000 salvati. E' una benedizione! I movimenti per la Vita crescono, alcuni sono fondati da ragazzi!. Nessuna forma di volontariato dà più soddisfazione come il Movimento per la Vita o essere accanto alle mamme che hanno scelto di aver abortito. La strada è dura, ma siamo tanti.
QUESTI SONO GLI ANNI PER LA NOSTRA CAUSA!!!

La parola va adesso alla Sig.ra Rosanna CHIAPPE MUZZONIGRO che il 30 .09.1981 con altri fondatori aperto il Centro di Aiuto alla Vita a CAGLIARI, per offrire un aiuto alla donna che si trova di fronte a una maternità difficile e, nel corso degli anni, con pochi mezzi, ma "con la forza del rispetto alla vita", questa "piccola grande donna" e i suoi volontari hanno dato risposte alle richieste d'aiuto di donne in difficoltà per gravidanza inattesa o indesiderata. Convinta che la solidarietà riesca a vincere la solitudine dell'aborto ,la Sig.ra Rosanna ha prontamente aderito alla Federazione Nazionale, per avere un collegamento con le altre realtà e attualmente presta la sua opera con altri soci fondatori, collaboratori operatori e sostenitori. Organizza corsi per i volontari e garantisce la reperibilità dell'intervento ogni volta che si presenti la necessità della presenza del CAV.
Nella pubblicazione "30 ANNI A SOSTEGNO DELLA VITA" si ripercorrono le tappe di questa bella "avventura" e, per questo, ne raccomandiamo la lettura. A noi ci basti sapere che l'attività del CAV nel corso degli anni è stata ampliata con l'apertura della "Casa Gioiosa" e della "Casa Corpino"per aiutare mamme e bambini in difficoltà abitative e non solo.

La Presidente del Centro si presenta con un bel biglietto da visita: 500 bambini salvati,  e dice ...ci piacerebbe vedere raddoppiare annualmente  il numero di palloncini che volano nel cielo di Cagliari come simbolo dei bambini salvati dal CAV... e il nostro sogno nel cassetto è...una casa con un bel giardino in cui far giocare i nostri piccoli ospiti! La Presidente Leone da ora la parola alla Sig.Veronica  che viene da Olbia, che sotto forma di intervista riferisce la sua esperienza di un aborto "terapeutico". Vuole divulgare la sua dolorosa esperienza per 3 motivi :
1) far vedere che c'è un lutto; 2) dimostrare che i medici incentivano lo spauraccio della disabilità per convincere la donna ad abortire, ma così facendo la espongono al dramma dell'aborto;3) rendere noto che servirebbero strutture e figure che aiutino nei casi problematici , anzichè pensare solo a risolvere il problema facendo giustizia sommaria, cioè SERVONO dei CENTRI di AIUTO alla VITA negli OSPEDALI !!!

Si passa poi a un'altra toccante testimonianza, quella di Angela, una mammma coraggiosa che ha adottato una bambina malata che ha vissuto con la sua famiglia 20 anni prima di morire. Ciò dimostra che ci sono famiglie che accolgono, perciò bisogna diffondere questa cultura della vita. Dulcis in fundo, la Sig.ra Chiappe rivolge ai giovani una testimonianza particolarmente toccante: è il caso di una donna stuprata, rivoltasi al Centro di Aiuto alla Vita di Cagliari, una donna che dopo tanta sofferenza , decide di dare  lo stesso alla luce il bambino frutto della violenza e poi lo da in adozione. La serata si è conclusa con un bel rinfresco nelle sale della Congregazione dei Padri Mercedari presso la Basilica di Bonaria, mentre Silvio Sanna e una mamma all'VIII mese di gravidanza ,Carla Sanna, hanno curato il servizio fotografico.  

Un caro saluto da Cagliari, Gabriella Melis, socia del CAV
 
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