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Viterbo: premiazione Concorso Scolastico Europeo




VITERBO. Si terrà domani, giovedì 28 maggio 2015, presso la Sala Regia del Palazzo dei Priori di Viterbo la premiazione del 28° Concorso scolastico europeo organizzato dal Movimento Per la Vita.


Il Movimento per la Vita Italiano propone ogni anno per le scuole Secondarie Superiori, il Concorso Scolastico, un’iniziativa per la quale è stato concesso l’alto patronato del Presidente della Repubblica Italiana.
Il concorso, che si ripropone nella città di Viterbo da diversi anni, è di grande rilievo educativo: si rivolge agli studenti degli ultimi tre anni della Scuola Secondaria Superiore, con lo scopo di sollecitare una riflessione da parte dei giovani attorno ai fondamentali valori della vita e della dignità dell’uomo. L'argomento di questa edizione 2014-2015 è stato: “Essere figli: una sfida, un’avventura”.
Il concorso ha carattere “europeo” e prevede, per gli autori dei migliori elaborati, un viaggio-premio a Strasburgo, presso la sede del Parlamento Europeo. Della provincia di Viterbo hanno partecipato 371 studenti di 10 licei e istituti tecnici di Viterbo, Acquapendente, Tarquinia, Ronciglione, Orte e Bassano Romano.
La cerimonia di premiazione si svolgerà presso la Sala Regia del Palazzo dei Priori il giorno giovedì 28 maggio 2015 alle ore 17.00 alla presenza del Sindaco di Viterbo Ing. Leonardo Michelini, Sua Ecc.za Mons. Lino Fumagalli, il nuovo Presidente del Movimento per la Vita Italiano l’on. Gian Luigi Gigli ed il Vice Presidente del MpV Ing. Roberto Bennati.

Le case di accoglienza: una, dieci, cento storie da raccontare






Mariantonietta ci racconta la sua esperienza di Servizio Civile presso la Casa di Accoglienza “Madre Teresa di Calcutta” di Viterbo.

Sono arrivata in Casa di Accoglienza un anno fa, avevo tanto sentito parlare negli ultimi anni di Case di Accoglienza e di Centri di Aiuto alla Vita. Tante testimonianze che nel corso degli anni mi hanno toccato il cuore, compreso quella di una mia cara amica per la Vita, con cui ho iniziato il mio servizio alla Vita 7 anni fa e che, ogni volta che riascolto, è un’emozione: senti la Vita, quel valore che va oltre la morte, oltre chi tenta di dissuaderti dal tuo compito di madre, quello di compiere il gesto di amore più grande, dare la Vita ad un figlio.
Ogni madre dovrebbe essere messa nelle condizioni di dare e accogliere la Vita ed è quello che le aiutiamo a fare con il Centro di Aiuto alla Vita e con la Casa di Accoglienza. Cercare di rimuovere tutti gli ostacoli che spesso portano le donne a dire no a un figlio, per paura, per solitudine, per problemi economici, per “ricatti” da parte della famiglia, e per tantissimi altri motivi, che non bastano a giustificare l’aborto. Non è certo un compito facile, ma la gioia più grande è poi vedere queste donne, scoprire la maternità, vedere nei loro occhi, la serenità, la gioia, la voglia di dire quel “si”, che dal primo istante ha cambiato le loro vite, anche prima che loro stesse potessero rendersene conto.                                                                    
Quando ho iniziato un anno fa questo servizio, per me era tutto nuovo, non avevo mai fatto un colloquio e ogni giorno per me continua ad essere una meravigliosa scoperta, sento che ho ancora moltissimo da imparare. Da Maria, responsabile della Casa di Accoglienza nonché Operatrice locale di progetto, e dalla sua famiglia sto imparando cosa significhi essere una Famiglia per la Vita, cosa significa amare gratuitamente senza volere e avere nulla in cambio. In questo anno ho toccato con mano cosa vogliano dire Accoglienza, Gratitudine, Volontariato, Rispetto.
Vivere la quotidianità nella Casa mi ha permesso di capire tutto il lavoro che c’è dietro e che molti nemmeno immaginano. La speranza più grande è non sentire più parole come quelle ascoltate alcuni giorni fa: “Ora  come ora,  più che mai sono pro-aborto” oppure: “…e perché non ha abortito?”. L’aborto non è una soluzione è l’inizio di un problema.

Ricorderò sempre con affetto: Gabriela e Giany e il saluto di Giany dall’aereo, quando è partito con la sua mamma. Sono state le prime persone che ho conosciuto in Casa di Accoglienza e nella mia camera ho ancora il “bentornata” che mi aveva scritto qualche mese prima e un ciondolo realizzato da lui. Porterò con me Gein e Sofia con i suoi “sorrisoni”,  Lucia, Francesco e il piccolo Samuele che non abbiamo conosciuto, Dalene con Marlene di cui non abbiamo più avuto notizie, Suada e la sua situazione di post-aborto, Magda, con un’accoglienza di una sola notte, ma che comunque ci ha lasciato dei pensieri molto belli sull’ opera di accoglienza che si sta portando avanti. Ricorderò sempre anche la storia di Malwina: una ragazza non udente e di Luca, suo figlio, che per me è stata un’esperienza nuova, dove l’iniziale paura di non riuscire a comunicare con questa donna si è trasformata in capacità di comunicare oltre la disabilità. E poi, Elodie, una ragazza molto timida, che dice di aver trovato in me una sorella, ma che anche lei come tutte le altre mamme ha bisogno di “fermezza e dolcezza” come è solita dire e fare Maria. E, ancora, Silvia, con tutte le sue problematiche... Ognuna di queste donne è diversa dall’altra, ognuna di loro ha una storia alle spalle, ognuna di loro ha un tesoro prezioso, di cui spesso nemmeno si rende conto e, nella sua unicità, ogni storia ti trasmette tanto. 
Ha detto una mamma:”io questo posto non lo conoscevo, dovrebbero parlarne di più, voi fate tanto, questo è un posto dove dal dolore, le mamme possono ritrovare la forza con la gioia”. Ogni giorno è un giorno nuovo per le mamme e i bambini, che giorno dopo giorno fanno dei passi in avanti rispetto alla loro situazione di partenza per il raggiungimento del loro progetto ed anche per me è stato importante, perché in questo anno ho imparato tanto.

Le belle storie finiscono sempre con un grazie. Un grazie che va ridonato a coloro che ci hanno regalato tanto. Per questo, al termine della mia esperienza di Servizio Civile, mi restano numerosi “grazie”. Rispetto. Per questo, un grazie speciale a Maria, che nella quotidianità mi è sempre vicina e mi sta insegnando a crescere giorno dopo giorno al Servizio della Vita. Lei dice spesso, “le cose capitano a chi le fa, a tutti può capitare di sbagliare, importante è parlarne per poi trovare soluzioni positive”. Grazie a lei sono arrivata a sostenere i colloqui con le donne in difficoltà in autonomia. A volte la paura di poter sbagliare mi frena e lei mi ha dato fiducia, rafforzando la mia autostima. Mi piace donare un sorriso a tutte le persone che vengono, con la speranza che possa scaldare il loro cuore e far arrivare l’Amore per la Vita che mi porta ad essere qui ad occuparmi di loro. Grazie per il laboratorio di pedagogia, è un modo per trasmettere quello che ho studiato alle mamme e di mettermi alla prova sui temi inerenti il parto e la cura dei bambini. Il segreto di tutto è fare con amore quello che si fa.
Le storie, i sorrisi, i bambini sono le ragioni che stanno dietro il Volontariato per la vita e in questo caso al Servizio Civile. Un bagaglio indistruttibile e prezioso che ti viene consegnato e che ti fa crescere giorno dopo giorno, nella gioia del dono di sé. Ecco perché, mi sento di invitare tutti i giovani a intraprendere questo percorso di crescita, umana e professionale al contempo. E, in particolare, vi propongo la nuova esperienza: “Insieme per crescere”, perchè il volontariato per la Vita ha una marcia in più che si scopre giorno dopo giorno, nell’accoglienza dell’altro.
Fino al 23 Aprile si possono presentare le domande per il Servizio Civile alla Casa di Accoglienza “Madre Teresa di Calcutta” di Viterbo, che accoglie nuclei madre-figlio in stato di disagio. Un intreccio di storie, dunque, e di testimonianze: la mia, quella degli abitanti della casa, quella dei volontari…. E la tua!

Mariantonietta


Mihaela, il cuore di una madre tra cielo e terra


Nel percorso della mia vita, ho passato tante fasi belle e brutte; ma poi la tristezza di perdere un figlio in un incidente, per tanti anni, mi ha messo un velo oscuro davanti ai miei occhi.

Passo dopo passo, arrivo in Italia, mi avevano promesso un buon lavoro ed avevo la speranza di salvare la mia mamma da una malattia che la stava portando in fin di vita.

Avevo la speranza di guadagnare per poter comprare la medicina che la manteneva in vita ancora per qualche anno. Non è stato così, una trappola di falsità mi era stata preparata. Mi sono ritrovata per due mesi a desiderare la morte, chiusa sotto chiave come in carcere e costretta a prostituirmi, non posso dirvi altro, non ho parole….come si può costringere un essere umano a tanto per guadagno di soldi? Sono stata liberata da sotto quella “chiave” non appena sono intervenute le forze dell’ordine …mi hanno tirato fuori alla luce del giorno “dove potevo vedere luce e sole”, non mi sembrava vero.

Il tutto è avvenuto perché mio padre dalla Romania mi stava cercando. Al momento della denuncia in Commissariato purtroppo ho dovuto ricevere la notizia della morte della mia mamma. La sua vita si era spenta durante il mio sequestro di due mesi.

Un altro buio, un altro velo di ombra, nel mio cuore non restava altro che dolore, molta rabbia ma anche tanta speranza di farcela e lasciare tutto il passato alle spalle.

Avevo iniziato piano piano ad inserirmi con il lavoro, se si può dire nel “mondo dei viventi sulla terra”. Facendo una vita tranquilla, lavorando.

Ho conosciuto M. poco dopo un anno dal mio incubo, e piano piano il nostro rapporto mi ha aiutata ad andare avanti nel vivere una vita serena….riusciva a coprire i miei dolori del passato .

Ma nel 2009 rimango incinta, e scopro che il nostro bambino aveva già 3 mesi di vita, come mamma lo volevo con tutto il prezzo della mia vita. Era come un risveglio alla vita grazie ai battiti del suo cuoricino. Anche questa volta però ho dovuto fare i conti con altro velo di buio! Ho dovuto fare i conti con la situazione familiare di lui: la moglie ed i suoi due figli. Si decise di non poter far nascere questo figlio. Già al momento della decisione però mi sono sentita anche io come un cadavere che camminava sulla terra fra la gente.

Mi sono trovata senza aiuto per poter portare alla luce colui che già era “Uno di Noi”. Da sola, senza un aiuto, una parola di speranza, una informazione per poter essere indirizzata a qualche Centro di Aiuto alla Vita, ed io potevo salvare quel piccolo cuoricino che batteva dentro di me, quella anima che non ho potuto abbracciare al mio petto, carezzarlo. Il suo battito del cuore che già viveva in me. Respiravamo nello stesso tempo, vivendo insieme come un tutto uno.

Non mi era rimasto che rassegnarmi e così lo affidai al Padre celeste: “Dio accoglilo nelle tue braccia, tu lo sai che non ho nessun aiuto e non ho nemmeno minima speranza per un futuro insieme. La scelta dura e tragica mi ha portato fino a quella tavola chirurgica. Dove sdraiata, con una anestesia, non ho saputo più niente… So soltanto che tremavo forte e piangevo, lo sapevo che anche “piccolo”, quel cuore che batteva nello mio grembo, lo stesso tremava e piangeva.

Io dormivo con l’anestesia ma lui no! Al mio piccolo bambino “Uno di Noi” avevano fermato il battito del suo cuore: era tutto spento… E io mi sono svegliata poi nel buio più totale della mia anima, a fare i conti con il vuoto non solo del mio grembo ma della mia profondità interiore. Dove è quel cuoricino ora? Dove lo hanno portato? Cosa hanno fatto con lui? Come sarà stato il suo sorriso? La luce dei suoi occhi al mondo? Perché? Perché? Perché? Domande senza risposta! Freddo, buio e tanto distacco. Una volta morto lui, avevo capito che anche l’anima mia e il mio cuore erano morti. L’unica cosa mi era rimasta, subito dopo, era scrivere due righe per poterlo affidare alla Regina Maria parlando con lei del mio piccolo.

“Angelo mio tu sei come una farfalla, di giorno voli nella luce del sole, e la notte vai a riposare quando il sole tramonta! Quella Regina Maria ti accolga, ti cresca e ti tenga nelle sue braccia”

Poi sentivo forte il peso della mia anima in pena e così sono andata a confessarmi, e fare il minimo che come mamma ho potuto fare, tenendolo nel cuore.

L’ho chiamato Emanuele, e lo immagino come il suo angioletto e lei come mamma al posto mio. Lo penso anche insieme al mio primo figlio, che morì in Romania all’età di 7 anni per un incidente.

Così passo per passo e giorno per giorno la lotta tra dolore, realtà e riflessioni mi hanno portato a farmi tante domanda, una in particolare. Se c’era qualche aiuto, qualche salvezza per ricevere un consiglio di aiuto? Perché nessuno mi ha parlato di questa possibilità, non c’è solo l’aborto, ma anche la possibilità di poter accogliere e far nascere, grazie ai Centri di Aiuto alla Vita, oggi Emanuele sarebbe con me.

Parlate a tutti, ditelo, scrivete che esistono i volontari per la Vita che nei Centri di Aiuto alla Vita, spesso danno la loro vita per aiutarci.

Oggi lo so che grazie al CAV, ma anche alla Casa di Accoglienza “Madre Teresa di Calcutta” di Viterbo, dove sono stata accolta con Francesco, il figlio che poi mi sono trovata ad aspettare l’anno dopo questa mia terribile esperienza, ho compreso molte cose, ho imparato molte cose ed ho imparato anche che la vita di tante piccole creature può essere salvata da morte per aborto. C’è chi è disponibile ad aiutarli a nascere, aiutando le loro mamme! Basta avere l’informazione al momento della scelta!

Mamma che ti troverai davanti ad una scelta, di vita o di morte, per un cuoricino che batte attimo dopo attimo con il tuo, pensa al suo visino, al suo sorriso, alla luce dei suoi occhi, alle sue manine, che se lo fai! Non potrai sentire mai più la sua voce, vedere mai più i suoi sguardi, non sentirai le sue manine che ti abbracciano, i suoi battiti del cuore:

fuggi da quel posto, da quelle persone che ti aiuterebbero a sopprimere tuo figlio. fuggi insieme a lui e lo salverai insieme ad altri, i volontari per la vita che lottano per difendere i battiti del cuore di “ uno di noi “.

La mamma di tre splendidi figli, dei quali due già in Cielo.
 
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