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Ci dicono i Vescovi oggi, in questa 38° Giornata per la Vita da loro indetta, che “la misericordia farà rifiorire la vita: la vita dei migranti respinti sui barconi, la vita dei bambini costretti a fare i soldati, la vita degli anziani abbandonati negli ospizi, la vita di chi è sfruttato, la vita di chi non vede riconosciuto neppure il diritto a nascere. 

E’ di questi ultimi che il volontariato per la vita si occupa in modo specifico, pur nel pensiero per tutti. Come? Anche attraverso il Servizio che abbiamo chiamato SOS VITA, che è fatto dai 355 Centri di Aiuto alla Vita in Italia, da una rete telefonica che risponde 24 ore su 24, da una presenza sul web di un gruppo di volontari e volontarie: un servizio a tre livelli strettamente collegati con uno scopo unico, quello di accogliere chi è in difficoltà per aiutarlo ad accogliere la vita che è giunta inattesa. Molte sono le storie di donne in attesa di un figlio inatteso e fortemente combattute tra “eliminare” il problema sotto la spinta di genitori, compagni, amiche oppure accogliere la vita che già vedono nelle ecografie e già sentono parte di loro. 
C’è la storia di Alice, accompagnato virtualmente con sms, messaggi vocali su WhatsApp e Facebook, fino a quando è scesa dal lettino dell’ospedale rinunciando all’aborto e annunciando felicemente che il figlio, accolto, nascerà. Fidelia: il cui volto gioioso e i cui gesti di tenerezza commovente, mentre abbraccia il figlio e lo mostra come segno e scopo di una vita che - passata attraverso la drammatica esperienza della strada – sono segni di quella ripresa fatta possibile attraverso la collaborazione fra cav, ma soprattutto alla capacità di accogliere con amore e far comprendere le potenzialità per una rinascita. 
Ora Fidelia lavora come operatrice sanitaria ed è indipendente. Ma c’ anche la lettera ricevuta da Anna che invece non ce l’ha fatta e scrive ora alla volontaria “quante volte mi hai detto che un figlio un po’ di panico lo crea sempre? Tante, forse troppe e nonostante ciò io ho continuato a pensare che non era il momento giusto. Ad oggi ti dò ragione, il momento “giusto” non esiste, non esiste per un “figlio”. Nessuna paura valeva tanto quanto la vita di mio figlio, ma l’ho capito troppo tardi…”. Particolarmente attraverso il web si rivolgono a noi giovani donne osteggiate da quelli che dovrebbero essere gli affetti più cari: i fidanzati che fuggono dalle proprie responsabilità e le madri incapaci di dare fiducia alle figlie. Il denominatore comune è fatto di solitudine, di fatica a reagire a quanti non vedono altro che “il problema”. 

Rita Ruotolo, volontaria SOS Vita e CAV Promozione Vita di Torino

Convegno dei Centri di Aiuto alla Vita: alleati per Vita e Maternità.

Il messaggio centrale del Convegno CAV appena concluso conferma la vocazione dei volontari prolife italiani da sempre al fianco delle donne e delle mamme.

"Opporsi allo sfruttamento della vita e della maternità a fini commerciali. Lavorare per condizioni di accoglienza per la maternità, per i disabili, per gli anziani. Su questi impegni potremo trovare nuovi e insospettabili alleati." Lo ha detto il presidente del Movim:: ento per la Vita Italiano, On.Gian Luigi Gigli, a chiusura del Convegno dei Centri di Aiuto alla Vita e delle Case di Accoglienza del MpVI, nel 40° anniversario della sua fondazione.

"Dobbiamo spingere la nostra società - ha sottolineato Gigli - a coniugare etica individuale ed etica sociale, affinché tutti i diritti dell`uomo, a cominciare dal primo e fondamentale diritto alla vita, possano essere tutelati. Dobbiamo evitare discriminazioni tra essere umano ed essere umano che mettono in pericolo la democrazia. Dobbiamo ricordare che non è possibile costruire la pace senza rispettare ogni vita, anche quelle degli esseri umani più fragili." Oltre settecento i volontari da tutta Italia che hanno partecipato al Convegno, aperto dall`udienza di Papa Francesco e conclusosi con la celebrazione del 20° anniversario della Evangelium Vitae. 

"Siamo impegnati a testimoniare misericordia e compassione - ha concluso Gigli - mentre lavoriamo per diffondere la verità troppo combattuta per cui ogni essere umano è `uno di noi` e a promuovere opere di giustizia perché questa verità si affermi. E` il nostro contributo alla costruzione del nuovo umanesimo su cui i cattolici italiani si interrogheranno da domani a Firenze e di cui una società autoreferenziale per chi è più forte ha tremendamente bisogno".

Fonte ASKANEWS

Nasce la Federazione MPV CAV del Molise.

Il 20 ottobre è stato un giorno speciale per le associazioni molisane. Le sedi del Movimento per la Vita di Termoli, Isernia, Montenero di Bisaccia e Guglionesi si sono Federate. 

L'assemblea Costitutiva si è riunita presso la sede del Movimento per la vita di Termoli ed è stata presieduta da Patrizia Ciaburro, presidente di Federvita Abruzzo, in qualità di delegata del presidente Nazionale G. Gigli.      In questo modo si solidifica un lavoro che già da tempo è svolto in rete tra le varie associazioni molisane. Assente purtroppo la sede di Campobasso in quanto la presidente, Anna Maria Bernini Carri pochi giorni fa è mancata ed è stata ricordata da tutti per la sua vita spesa sempre in difesa della vita nascente.
La FEDERVITA MOLISE sarà presieduta e coordinata da Rita Colecchia, presidente della sede di Termoli, che entrerà di diritto nel Consiglio Direttivo Nazionale, Vice-presidente Anna Zarlenga Mpv Isernia, segretario Michele D'Anselmo Mpv di Guglionesi e Tesoriere Natalino Finocchio Mpv di Montenero di Bisaccia. Nuovi scenari si aprono per le associazioni mensionate della nostra regione che avranno l'opportunita di relazionarsi con il Movimento per la vita Nazionale in modo ancor più diretto e potranno usufruire di opportunità progettuali che arricchiranno le loro attività.

RC

In viaggio con i braccialetti rossi: dal dolore alla gioia.


Insieme a Daniela scopriamo perché siamo così prolife, così innamorati della vita. Da "Braccialetti rossi" alla domanda di senso: perché a me il dono e il dovere di aiutare ad aprire il cuor?

In piena kermesse Sanremese, si distinguono due tipologie di persone: chi di Sanremo ne ha solo ribrezzo e chi, invece, guardandolo, si improvvisa esperto critico musicale e magari anche l’Enzo Miccio della situazione (nonostante, magari, la mattina si vesta a occhi chiusi dal sonno, accorgendosi poi, sotto la luce del sole, di aver combinato un bel disastro). Confesso: quest’anno mi sento di appartenere spudoratamente alla seconda categoria. 

Ma, se è vero che l’essere umano è fatto per elevarsi al Bello, al Bene, allora, con questo articolo, voglio consapevolmente sublimare questo primordiale istinto femminile in qualcosa di migliore, che possa aver un senso più profondo di una dipendenza twitteromane ad un hashtag come #Sanremo2015.

Il merito di questo mio slancio, però, devo ammetterlo, non è del tutto mio. La motivazione vera è che appena ho sentito nel web la nuova sigla di Braccialetti Rossi, composta e cantata da Niccolò Agliardi e la sua band (pressoché sconosciuta prima dell’esordio della fiction), ho avuto un flusso di pensieri infiniti. Belli, brutti, forti, volati via e ripresi per un istante… ma comunque troppi per non imprimerne almeno qualcuno su un foglio, di carta, word o internet che sia.
Braccialetti Rossi, per chi ancora non la conoscesse, è la famosa fiction di Rai1 che ha sbancato parlando proprio di quello che più l’umanità vuole nascondersi: la potenza infinita del dolore che si abbraccia con l’amore.  

Non avete letto male… avete, spero, capito benissimo: scrivo “vuole nascondersi” non a caso. Alla prima opportunità possibile, infatti, di provare a capire questo intreccio complicato eppure salvifico, subito non si perde occasione: lo share televisivo conferma alla grande.
Viaggia sulla stessa intensità la sigla di queste puntate, dal testo tanto semplice quanto evocativo, dalla musicalità tanto carica eppure quasi silenziosa, tra i pensieri che si fanno avanti.  Passo passo si apre una finestra nel tempo, e mentre, magari, stai guidando in una strada di campagna che non finisce più, tra le curve attorcigliate, ti ritrovi dove mai avresti pensato ….

«Ci sono anch’io ai bordi del campo
ad alzare un saluto
ho corso per tutta la notte per dirti
che il buio è diverso dal vuoto»

Ti ritrovi, infatti, tra mura vecchie, dal profumo aspro di storia e Vita che si fondono… proprio lì, in quel luogo, lottano ferocemente.
Lotta la Vita, contro la morte.
Lotta la storia, per un nuovo sorriso.
Lotta un volontario, per una nuova mamma con in braccio il suo bambino.

Sì, mi ritrovo tra le mura di un CAV, che più caro di altri, mi insegna ogni volta come “alzare un saluto” è la discrezione e la dolcezza necessaria per accogliere chi crede che ci sia unica via nei confronti di una gravidanza inaspettata o problematica. Eppure una volontaria è lì, ad ascoltare, a capire e comprendere, ad ingegnarsi nell’allontanare il peso del pregiudizio e delle paure. Corre per giorni, per mesi a volte: telefona, scrive, contatta e  non si dà pace fino a che non riesce a trovare l’alternativa giusta per fa sì che tra i sogni di quella donna, (sì, quella che aveva visto paurosa e intimorita raccontarsi di fronte a lei) possa esserci anche il bimbo che il suo grembo ha già deciso di custodire. 

Il buio è diverso dal vuoto: hai ragione, caro Niccolò… forse non le conosci le nostre operatrici CAV, ma pensa un po’… loro di questa frase ne hanno fatto filosofia di vita. E ci credono talmente tanto che ogni giorno cercano di squarciare il buio di tutte le mamme che incontrano esattamente provando a far sì che, con un bimbo, venga alla luce. La luce riempie, scalda, accarezza… come potrà farlo una nuova vita, che piccola e fragile, tra le nostre braccia griderà al mondo di esserci. Se quella Vita, quel suono non riempie il vuoto, il silenzio, la disperazione... ditemi voi cosa potrà farlo in migliore.
Io, nel dubbio, vi dico che di vuoti riempiti da gioia profonda, ad oggi, ho avuto la fortuna di vederne parecchi.
  
«È tutta per te,
è una cascata di pioggia scura:
non smettere affatto di piangere forte
che il bene si avvera».

La macchina continua ad andare: le mie mani sono sul volante eppure penso che la pioggia scura, in questi anni mi ha bagnato i vestiti, la pelle e a volte le ossa.
Non solo a me.
Rivedo i volti di ragazzi che in qualche notte d’estate, d’inverno, a bordo piscina, o con email chilometriche mi hanno raccontato di quanto freddo abbiano sentito sotto alla tempesta, troppo spesso soli e incompresi. La pioggia, che non dà mai troppo preavviso prima di scendere, se non altro nasconde le lacrime. I veri duri all’inizio non sanno ma proprio in quelle lacrime, subito asciugate per paura che qualcuno le veda, c’è il principio della rinascita più autentica.

Certo che il bene si avvera, prima o poi, caro Niccolò. Essenzialmente siamo noi il bene, ma se lo decidiamo dopo esserci accolti nella maniera più incondizionata!
Ecco che il sole piano pianino si fa vivo: bisogna pazientare un po’, ma questo “farabutto”, in realtà, si rende conto di essere così bello che a volte è un po’ “prima donna”. Armiamoci di pazienza: ne vale davvero la pena.
La campagna che ho intorno, comunque, sembra non ascoltare i miei pensieri: nel momento in cui penso alla luce, nuvoloni grigi si avvicinano (o sono io che vado verso di loro?). Porteranno vento e pioggia, ancora… questa volta, però, solo fuori di me. Non importa, perché io lo so. Lo so, che l’arcobaleno, prima o poi, splenderà delicato e lucente….nel frattempo sorrido.

«E non sai quanta bellezza
sta negli occhi disperati,
stropicciati come te»

No che non lo sai: non lo sai perché la testa è troppo confusa, i pensieri troppo pesanti e tu persa nel vuoto della rabbia mista a indecisione.  Serve qualcuno che, casualmente (o provvidenzialmente, come preferisci) arrivi di fronte a te e, con impatto misuratamente irruento o delicato, ti dica che il tuo viso rigato dalle lacrime, con qualche cicatrice (visibile o meno), è bellissimo così come è. È la carta vincente per far vedere al mondo che puoi realizzare qualcosa di grande, perché più di tanti hai capito cosa vuol dire sentire l’assenza di un senso leggero che ringrazia per una nuova giornata, che è felice anche per poco.
Hai capito o no, mamma in preda al panico e alla rabbia perchè dentro di te non batte più un solo cuore, ma due?  Hai capito, giovane dal sentore di un futuro tradito e aspettative negate? Hai nelle tue vene tutta la forza necessaria per prendere in mano la situazione e lavorare perché la tua Vita possa farsi meravigliosa.
Credici, perché puoi…e infondo infondo lo sai anche !

«Ci sono anch’io
in questo concerto di spine e di perle
tu ridi per quando hai tenuto la faccia
composta davanti alle sberle»
Sono quasi a casa mentre Agliardi canta questo verso e quando me ne rendo conto sul mio volto si distende un sorriso.
Sì, caro Niccolò, anche questa volta hai ragione. Si ride molto più di gusto dopo essere stati a lungo col broncio. È una risata leggera, che ne sa di una felicità sottile e vulnerabile: esattamente come ogni cosa preziosa. La Vita è strana e le sue sberle, come le chiami tu, fanno davvero male a volte. Ho visto troppi ragazzi feriti e mamme sfregiate da ciò che non meritavano, e sono ancora troppo pochi gli anni di servizio che conto in questo volontariato, per un numero così grande. La mia accoglienza in un ascolto empatico e in braccia aperte alle loro si è chiesta più e più volte cosa io potessi fare di fronte a tanto dolore… perché a me il dono e dovere di aiutarle ad aprire il loro cuore e cercare un cammino di accettazione, perdono e risoluzione?

Forse, Niccolò, hai ragione ancora una volta, ci dovevo essere anche io in questo concerto di spine di perle, dove la Vita è perfezione e distruzione al tempo stesso. Ci dovevo essere perché siamo fatti non solo per noi stessi, ma anche per gli altri. Ci uniscono fili invisibili, destini che si intrecciano e il bisogno assoluto di essere accolti per ciò che siamo davvero, anche nella nostra più assoluta fragilità! E allora, sì, “ci sono anche io”: promesso, mia cara Vita.
E’ una promessa quella di servirti per un sorriso, senza risparmiarsi neppure una lacrima! Che siano giovani, mamme o giovani mamme!

Quando inizia un’altra canzone mi rendo conto che questo viaggio, oggi, è stato molto più lungo del solito, ma fortunatamente sono arrivata a casa in tempo. Mi piace troppo questa canzone! È così semplice che apre mondi infiniti di immaginazione e di appropriazione… è un binario sul tempo, in avanti o all’indietro, come decidiamo di percorrerlo (oltre che essere un ottimo disintossicante di qualità alla mia dipendenza).

Grazie, Niccolò, per il regalo che mi hai fatto, con questo testo e questo ritmo incalzante… e scusami se non ho ricordato neanche per attimo i tuoi (e i miei) amati braccialetti rossi (che ogni domenica mi fanno comprendere l’importanza di avere sempre un pacchetto di fazzoletti a portata di mano).
È che …la tua storia, la loro storia, forse somiglia un po’ alla nostra: a quella di chi non smette di credere che per sorridere pienamente alla Vita, anche nei momenti peggiori, non bisogna né fuggire né nascondersi, ma solo avere il coraggio di afferrare la mano che è tesa vicino a noi e cominciare a rialzarsi, camminare e correre insieme.
D’altronde io mi ricordo, sai, (solo i testi delle canzoni, per le cose importanti necessito di almeno una ventina di post-it sparsi per casa): eri sempre te che in passato cantavi…

“Io non ho finito!”

Neanche noi, Niccolò… neanche noi!

Daniela S.

(Foto Dawn Ashley: happiness CC)



Promuovere la vita nelle parole di Rita.

La testimonianza di Rita Colecchia, Presidente del MPV e del CAV di Termoli, tratta dalla trasmissione “Vivere la Vita” trasmessa il 29 Gennaio 2015 su Molise tv.

Rita, raccontaci di te…
Io vivo a Termoli, sono sposa di Lello dal 1991, ho due magnifici ragazzi, una ragazza di 17 anni Miriam e Jacopo di 12 anni e insegno religione presso l’Istituto Alberghiero di Termoli da 20 anni. Sono presidente del MPV di Termoli dal 2005. Oggi è diventato MPV e CAV di Termoli e svolgiamo questo volontariato con un gruppetto di persone che veramente si spende per promuovere la vita in vari modi.

Da dove nasce il tuo impegno come volontaria MPV?
La proposta di abortire la fecero anche a me ed è da questa esperienza personale che è nato il mio volontariato al servizio della vita. C’era già in embrione perché da quando eravamo fidanzati e novelli sposi volevamo iniziare questo tipo di volontariato, però all’epoca ci sono stati altri percorsi di vita, altri cammini. Ci capitò che nel 2000 rimasi incinta per la seconda volta e quando facemmo l’ecografia morfologica, il ginecologo che era un mio grande amico, era cresciuto con me, mi disse che il bambino aveva una patologia molto seria che non gli permetteva di vivere. E li mi disse: “ io so come la pensi ma te lo devo dire, probabilmente il tuo bambino non potrà vivere, io ti consiglio di effettuare l’aborto.” Ero al quinto mese di gravidanza e nell’aborto che mi dicevano essere terapeutico, io non vedevo una terapia, ma la soppressione di una vita umana. 

Mi è stato consigliato di partorire prematuramente perché questo bambino non aveva prospettive di vita. Io gli risposi, in quel momento mio marito non era con me, c’era mia madre, ” tu lo sai come la penso, questo figlio non è mio è di Dio e solo Dio deciderà della sua vita.” Per cui lo abbiamo accompagnato in tutta la gravidanza fino al termine con la preghiera, con le coccole, con la tenerezza, anche affiancata da una psicologa che già faceva studi sulla psicologia del feto nel grembo materno. Da quel momento, da quella grande proposta negativa che mi venne rivolta dal ginecologo, di abortire, nacque una forza di aiutare altre mamme come me. 

Francesco Pio è venuto alla luce a fine Gennaio del 2001, prima della Giornata per la Vita di quell’anno e salì al cielo il martedì successivo. Quindi veramente il nostro volontariato secondo noi è stato un disegno di Dio e la nostra famiglia con tante famiglie di Termoli svolge un servizio di accompagnamento alle donne in difficoltà che non riescono ad accogliere il proprio figlio perché ci sono delle sofferenze. Una meraviglia del nostro volontariato che volevo sottolineare è che non si salva solo la vita del bambino, si salva anche la mamma. Si pensi alle diverse implicazioni della sindrome post aborto.

Concorso europeo: condivisione e confronto.

Oggi Enrica ci racconta i suoi giorni da vincitrice del Concorso Europeo e la scoperta del volontariato del Movimento per la Vita Italiano.


Strasburgo: città ricca di bei colori e sentimenti, così rimarrà impressa nel mio cuore e nella mia memoria. Vincere il concorso per me è stata una grande gioia perché l'idea di viaggiare mi ha sempre emozionata. Ancor di più stavolta, perché non si trattava di una vacanza ma di un viaggio che io chiamo "di condivisione" , infatti lo scopo di esso era proprio quello di condividere i pareri di tanti ragazzi provenienti da tutta Italia riguardo il matrimonio (tema centrale del concorso del 2014).
L'impatto sicuramente è stato molto forte fin dall'inizio: in pullman abbiamo visto un film riguardante l'aborto che ha permesso l'apertura di una discussione su questa tematica, anche con gli interventi dei membri del CAV. 

Da quel momento in poi, ogni giorno bisognava impegnarsi per esprimere il proprio pensiero riguardo la vita, il matrimonio, l'aborto e via dicendo. Sicuramente è stato un grande onore per me poter visitare il Parlamento Europeo e assistere a una seduta, ma è stata altrettanto istruttiva la discussione con i compagni del mio gruppo nel momento in cui bisognava decidere quale emendamento sul matrimonio modificare o integrare. La cosa più bella è stata poter conoscere i pareri dei miei compagni a riguardo, anche perché, come in ogni assemblea che si rispetti, vi erano opinioni molto spesso contrastanti, ma alla fine si è giunti a un accordo.

Il movimento per la vita sicuramente è a mio parere un'organizzazione molto utile al giorno d'oggi, soprattutto a livello morale per tutte quelle mamme che devono decidere la sorte della gravidanza, che cambierà la loro vita in ogni caso, sia con l'interruzione che con il proseguimento di essa. Di certo diventare genitore non è una cosa facile, soprattutto quando si è soli o quando non si hanno le risorse economiche per poter far crescere in salute il proprio bambino, ma è ancora più difficile a mio parere, continuare la propria vita con la consapevolezza che il bambino che poco tempo prima si aveva in grembo, non tornerà più, se si opta per l'interruzione della gravidanza.

Considerando il lato "divertente" dell'esperienza, ho trovato, anche se in soli quattro giorni, molto di più rispetto allo shopping e ai souvenir: l'amicizia. Conoscere nuove persone molto spesso porta il doversi confrontare con degli sconosciuti che pian piano diventano parte della tua vita, o per meglio dire, del tuo cuore. Ringrazio tutti coloro che, anche se non ho conosciuto a fondo, mi hanno regalato un sorriso o una risata, ma ringrazio ancor di più il mio gruppo che ho potuto conoscere meglio durante l'esperienza. Tutto ciò che ho vissuto con loro, è congelato per sempre negli scatti della mia macchina fotografica.


Enrica Concas (Sardegna)

La strada dell’amore: appuntamento a Macerata.

La strada dell’amore per il tesoro della vita: giovani in movimento…. per la Vita!

Stanchi delle solite giornate monotone?  Avete tra i 16 e 35 anni? Avete a cuore il tema della vita?
Se la risposta è sì a tutte e tre le domande, fatevi furbi e partecipate con noi al seminario  di formAzione e divertimento dedicato proprio alla Vita, alla sua difesa, al suo senso… e perché no, anche al nostro.

Questo seminario, organizzato dai giovani marchigiani del Movimento Per la Vita, che si svolgerà dal 25 al 27 aprile a Macerata, presso la Domus San Giuliano, è un’occasione eccezionale per divertirsi crescendo e guardando in faccia problematiche troppo spesso offuscate e traviate.
In quest’occasione avrete modo di ascoltare conoscere relatori che collaboreranno con noi per fornirvi ottimi spunti di riflessione e formazione: Arturo Buongiovanni, Giovanna Sedda, Andrea Violi, Erika Cherubini e Tony E. Persico… questi sono solo i nomi delle grandi persone che potrete conoscere.

Laboratori e conferenze vi apriranno gli occhi su un mondo talvolta dimenticato, e sul quale, questa volta i giovani marchigiani e non solo, hanno deciso di scommettere. Che altro dirvi, se non invitarvi, in conclusione, ad un esperienza nuova, di cui sicuramente rimarrete stupiti? Ragazzi, marchigiani e delle regioni limitrofe, io  e anche lo staff che questi giorni è all’opera per far sì che un sogno come questo si possa avverare, vi aspetto. Ah, mi raccomando: portate con voi del buon umore, un po’ di voglia di mettervi in gioco e l’entusiasmo della vostra età… al resto penseremo noi!

Per maggiori info relative al seminario e all’iscrizione consultate la pagina fb MpV Giovani Marche, lì troverete tutto il necessario.

Giovani prolife.

Road Show :“All’Università di Pescara non c’è spazio per la violenza”

Appuntamento Universitario per gli operatori dei centri antiviolenza del progetto “Legge, sicurezza, pienezza della Vita”. Dalle ore 10:30 alcuni operatori saranno all’Università d’Annunzio, in Viale Pindaro a Pescara, per far conoscere agli studenti le location e gli orari del servizio dei dieci centri di ascolto aperti dal 10 Marzo in vari punti della città pescarese.

Si tratta del secondo Road Show, dopo quello realizzato dal Movimento Per la Vita in Piazza Salotto domenica 16 Marzo, atto a sensibilizzare sulla tematica della violenza e ad offrire una opportunità concreta alle vittime. Lo slogan che accompagnerà il Road Show , “All’Università di Pescara non c’è spazio per la violenza”, intende sottolineare l’importanza dell’argomento anche nell’ambito accademico, dati i sempre crescenti fenomeni di cronaca che riguardano soprattutto la fascia di età giovanile.

I prossimi appuntamenti per la divulgazione del progetto e di una cultura che contrasti la violenza saranno all’interno degli Istituti superiori e in appositi Seminari di approfondimento. Per ulteriori informazioni, si può contattare il Movimento Per la Vita (Ente attuatore) alla mail: progetto.lspv@gmail.com.

GS

Volontari insieme per crescere.

Si conclude a Roma il progetto di formazione. Una sfida culturale: educare alla vita e alla accoglienza.

La formazione dei volontari dei Centri di Aiuto alla Vita (CAV) è al centro dl Progetto "Insieme per crescere", supportato dal Ministero del Lavoro e delle politiche sociali che si conclude in questi giorni presso l'Università Cattolica di Roma. L'incontro di oggi e domani chiude un ciclo di seminari sul volontariato prolife dedicati al Centro Italia, due analoghi cicli si concluderanno nel prossimo mese per le regioni del Nord e del Sud del Paese. Nel corso della mattinata la formazione si è concentrata sull'esperienza di ascolto e accoglienza all'interno dei CAV e sul ruolo della comunicazione. In particolare volontri e volontarie hanno simulato i colloqui tra operatore del centro e madre in difficoltà. La simulazione, guidata dalla psicoterapeuta Maria Pia Burrachini, ha permesso di riflettere sugli elementi chiave di un intervento di aiuto efficace.

Il pomeriggio del sabato 15 febbraio ha visto diversi relatori intervenire in una tavola rotonda sull'educazione alla vita e alla sessualità. L'incontro ha esplorato le possibili sinergie tra Centri di Aiuto alla Vita e Centri per l'Insegnamento dei Metodi naturali. Gli intervenuti sono stati Roberto Bennati, Vicepresidente del Movimento per la Vita, e Paola Pellicanò, Presidente del Coordinamento nazionale Metodo Billings. Con loro a confrontarsi sul tema, i presidenti delle federazioni regionali del Movimento per la Vita e gli insegnanti del metodo Billings nel Centro Italia. 

Angelo Filardo della FederVita Umbria ha illustrato il format di incontri adottato nella regione che propone il ruolo della diversità come elemento fondante della relazione tra le persone: cioòconsente di affrontare anche la sessualità come dono totale e procreazione. Rita Colecchia, presidente del Movimento Per la Vita di Termoli e insegnante del metodo Billings, sottolinea ľesistenza di una emergenza educativa verso la tematica del linguaggio della sessualitá. Emergenza che inizia ormai in etá precoce, fin dalľ etá delle scuole medie, infatti, i ragazzi hanno i primi rapprti sessuali.
 
Maria Fanti, insegnante del metodo Billing a Viterbo, rileva la precocitá della problematica, raccontando la sua attivitá formativa anche alle classi del IV anno delle scuole elementari. La formazione deve essere rivolta anche ad altre figure, tra cui i sacerdoti, che devono avere gli strumenti per accompagnare le coppie nel cammino delľamore. Gli ostacoli che si incontrano nella divulgazione di una cultura della conoscenza di sé da parte della donna sono tante. Per l'ing. Bennati: "c'è un modo di pensare che vorrebbe i metodi naturali confinati a un ristretto numero di persone, mentre essi rappresentano una proposta per tutti". La dott.ssa Pellicanò ha sottolineato come: "la dignità della vita e la dignità dell procreazione siano strettamente correlate".

Al termine della tavola rotonda la dott.ssa Maria Luisa di Ubaldo e Leo Pergamo, responsabile naz. Dei giovani, hanno presentato l'aggiornamento del manuale CAV che incorpora l'esperienza degli ultimi vent'anni per rispondere in modo concreto alle nuove esigenze dei volontari. In particolare la Di Ubaldo sottolinea: "la formazione è cruciale, ogni operatore deve essere informato e formato per affrontare e risolvere le nuove sfide, in particolare un ruolo decisivo è affidato ai giovani, la cui presenza nei centri rappresenta una risorsa irrinunciabile". Le conclusioni del progetto Insieme per crescere sono affidate al presidente del Movimento per la Vita Italiano, Carlo Casini, che incontrerà i volontari domenica mattina.

Giovani prolife / GS


Le buone notizie del Movimento.

Zenit.org dedica un prezioso contributo al volontariato per la vita: scopriamolo insieme.

Secondo un pregiudizio diffuso, il movimento per la vita sarebbe costituito da moralisti che sanno solo parlare contro. È vero che il popolo per la vita si oppone a politiche che favoriscono aborto, eutanasia, eugenetica, selezione delle nascite, uteri in affitto…

Ma la realtà più profonda del Movimento per la Vita e per la galassia di attività associazioni di cui è riferimento, è l’attività caritativa rivolta in particolare ai nascituri, alle mamme, alle famiglie. Basta leggere Sì alla Vita la rivista che esce ogni mese da trentasei anni per vedere quante buone notizie provengono dal mondo.

Nel numero di Sì alla Vita in distribuzione per esempio tra i tanti articoli di grande interesse e attualità, c’è un servizio sulle buone notizie per la vita, le donne e la famiglia nell’anno 2013, ed in particolare c’è un dossier in cui si riporta delle vite salvate, delle mamme e delle famiglia assistite, dai Centri di Aiuto alla Vita, dalle case di accoglienza e dal progetto Gemma. Pochi lo sanno, ma ...

Leggi l'articolo integrale qui
Fonte: Zenit / Antonio Gaspari

Diritti delle donne: premio Sakharov a Malala, minacciata di morte dai talebani.



"Attivista coraggiosa per l'istruzione ci ricorda il nostro dovere verso i bambini, in particolare verso le bambine, Malala è una ragazza eroica e il premio Sakharov è stato deciso all'unanimità", ha detto il presidente dell'Europarlamento Martin Schulz. Il Premio Sakharov 2013 per la libertà di pensiero del Parlamento europeo è stato, così, assegnato a Malala Yousafzai  la ragazzina pachistana ferita gravemente un anno fa dai Talebani in un attentato e le sarà consegnato nella sessione plenaria del Parlamento che si terrà a Novembre.
"Malala - ha commentato il capogruppo del Ppe al Parlamento europeo Joseph Daul - impersona la lotta per l'istruzione delle ragazze in aree in cui il rispetto per le donne e per i loro diritti fondamentali è completamente ignorato. E' un'icona del coraggio per tutte le adolescenti che osano perseguire le loro aspirazioni e che, come una candela, illumina il percorso fuori dall'oscurità"." E' assurdo - ha fatto eco il capogruppo dell'Alleanza dei socialisti e democratici all'Europarlamento, Hannes Swoboda - che oggi donne e ragazze debbano ancora lottare per l'eguaglianza e l'istruzione. Il premio Sakharov simboleggia l'apprezzamento dei suoi sforzi e dovrebbe ricordare a tutti noi che l'eguaglianza ed il diritto all'istruzione non possono essere dati per scontati".

Malala viene resa nota dalla cronaca nell’Ottobre 2012, quando a soli 15 anni viene ferita da un talebano al collo e alla testa, nel bus che la riportava a casa da scuola. E non si è trattato di un incidente o di un azione di bullismo pensata e realizzata nello stesso momento. Il miliziano che la ha colpita ha fermato il bus e chiesto chi fosse proprio lei, Malala. Nessuno ha risposto ma gli sguardi hanno tradito l’identità della ragazza. Malala dava fastidio perché da anni, raccontava come una fatwa impedisse alle bambine e alle ragazze di studiare. Insieme a lei furono ferite due compagne di Malala, ma le condizioni di quest’ultima si mostrarono più serie: fu trasferita nell'ospedale di Peshawar, capoluogo della provincia di Khyber Pakhtunkhwa, con un elicottero inviato dal premier Raja Pervez Ashraf, ma qui l'equipe medica consigliò di trasferirla in un ospedale all'estero ''per salvarla''. Venne scelto l'ospedale Queen Elizabeth di Birmingham, in Gran Bretagna, dove ha subito una delicata ricostruzione del cranio e dal quale venne dimessa solo l'8 febbraio scorso. A marzo è potuta tornare a scuola, la Edgbaston High School di Birmingham.

Una persona comune avrebbe “imparato la lezione” e avrebbe pensato a tenere cara la propria vita. Ma l’eroicità sta proprio al di fuori delle scelte banali ed egoistiche che uno potrebbe fare. Per questo, Malala ha continuato ed anzi potenziato la sua sensibilizzazione e impegno nei confronti dell’istruzione femminile. Ha scritto le sue memorie per testimoniare la sua vicenda e per essere un coraggioso esempio per tante ragazze che vivono le stesse condizioni in cui ha vissuto lei. Naturalmente, come è logico pensare, i talebani non l’avranno presa bene. La reazione del movimento dei talebani pakistani, il Tehreek-e-Taliban Pakistan è stata dura : “Malala – ha detto all'Afp il portavoce del gruppo, Shahidullah Shahid - non ha fatto nulla per meritare il premio che le hanno assegnato i nemici dell'Islam perché ha abbandonato la religione musulmana ed è diventata laica e proveremo di nuovo ad ucciderla”.

Ma come si riporta spesso in questo blog, la forza delle donne va spesso oltre le minacce e le paure. E con essa la volontà di fare del bene al prossimo. In questo, Malala è un grande esempio per la nostra realtà: come donna e come “volontaria” al servizio di una grande causa.

Giovanna Sedda

Dare è la migliore comunicazione.

Le ragioni del volontariato spiegate in un video virale.


Non mi è mai stata particolarmente simpatica come modalità, perché l’ho sempre considerata un po’ violenta, un po’ invasiva, nel suo non lasciare possibilità di scelta nell’entrarvi in contatto oppure no. Beh, mi sbagliavo o almeno, io personalmente, ho cambiato idea. Da qualche giorno si trova di frequente sui principali social network un video che si intitola “dare è la migliore comunicazione”.

Incuriosita da titolo, e avendo un debole per la formazione sulla comunicazione, ho ceduto alla tentazione di guardare il video, vincendo la mia critica nei confronti delle aziende che usano materiale fortemente emotivo per vendere il proprio prodotto. E la descrizione del video mi dava questa conferma: “Dare è la migliore comunicazione’ è il motto usato per lo spot pubblicitario dell’azienda thailandese di telecomunicazioni True Move H, un capolavoro di bellezza della durata di tre minuti”. Ma mi incuriosiva, allo stesso tempo. Pensavo già alle critiche che gli avrei potuto muovere.

È al minuto 1:52 che ho cambiato idea, quando mi sono accorta di avere gli occhi lucidi. E a riflettere sulla profondità del messaggio. In tre minuti si raccontano trent’anni di vita: un bambino che ruba delle medicine perché la mamma è malata, che viene sgridato dalla padrona del negozio ed aiutato dal proprietario del ristorante affianco che assiste alla scena ed è capace di andare oltre i fatti e indagare sulle ragioni del gesto.

Capisce la necessità, senza troppe parole, anzi senza alcuna parola, basta un gesto del bambino che annuisce alla sua domanda. E, oltre alla medicina gli regala una zuppa di verdure. La vita continua così per il ristoratore che nella sua attività continua a riservare attenzione ai più bisognosi. Una vita che ha a cuore l’altro, quello più in difficoltà. Ma, c’è sempre un ma nelle storie. Il ristoratore si ammala e deve ricorrere a un intervento molto delicato che non si può permettere dal punto di vista economico.

La figlia è disperata. Se non che… non voglio rovinare il finale e qui vi linko il video. http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=nKWnhYxyIPE Anche perché vale la pena di spendere tre minuti della nostra giornata per capire, che la vita va vissuta appieno e che possiamo fare questo solo nel dono all’altro. L’amore per il vicino, la solidarietà, l’attenzione per il bisognoso sono i sentimenti che caratterizzano l’uomo e ne fanno una netta differenza con l’essere vivente. L’uomo in pienezza è fatto per amare, e si ama solo donando un poco di sé agli altri.

La morale non è che facendo bene si avrà qualcosa in cambio, o meglio è così solo nel senso più profondo. Perché la gioia di dare è la più grande ed è il sentirci utili a qualcun altro che ci fa sentire veramente vivi. Ed è questo il dono che ci viene dato in cambio, per ogni volta che ci mettiamo al servizio dell’altro.

Giovanna Sedda

Quelli che… il Quarenghi

Siamo una squadra fortissimi. Un giro dietro le quinte della trentesima edizione del Life Happening, tra spirito di servizio e voglia di condivisione.

Il Quarenghi 2013 sta per iniziare e molti giovani hanno iniziato il conto alla rovescia. Voglia di vacanza, ma non solo. Voglia di rincontrarsi o di incontrarsi per la prima volta, nella condivisione di importanti valori quali la difesa della vita umana. Chi dice che i giovani sono superficiali e lavativi, certo non conosce i giovani prolife. Giovani che hanno voglia di impegnarsi per costruire un mondo migliore, e che non lo fanno con grandi discorsi politici ma prestando la propria opera di volontariato. 

Giovani che mettono a disposizione i loro talenti, nei diversi modi possibili, sempre con lo stesso intento: servire. Perché una causa si serve, non si sposa solamente. E i giovani del Movimento Per la Vita lo testimoniano. Per questo, a Maratea ci saranno 200 giovani, desiderosi di imparare, di crescere, di formarsi e di divertirsi… insieme, perché la pace e l’amore si costruiscono così. 

Troveremo Andrea e Marino, Emanuele, Beniamino e Greta che animeranno le mattinate di gioco e le serate di musica, Chiara e Marino intenti a catturare l’immagine migliore per documentare l’evento e per lasciare a tutti un bel ricordo del Quarenghi, Mariantonietta che giocherà con i bambini insieme a Daniela, a Elena e Francesco. Troveremo Marco A., Emanuele e Christian alla regia durante le relazioni.

Tony, Giuseppe e Marco D. che correranno da una parte all’altra per far funzionare tutto insieme a Giorgia e Chiara che si alterneranno nella segreteria, Giuliano che scriverà e intervisterà i diversi ospiti insieme a Giovanna dietro l’instancabile telecamera di Manuel, troveremo Piergiorgio che animerà le liturgie insieme a Francesco, Ludovica e Marino...  E speriamo di non aver dimenticato nessuno della squadra!

Il Quarenghi è una settimana bellissima, e i posti scelti per ospitarlo sono sempre tra i più belli d’Italia. Quest’anno sarà Maratea a fare da splendida cornice, con il suo bellissimo mare e i bellissimi paesaggi e quel Cristo Redentore che abbraccia i giovani da sopra la collina. Ma il Quarenghi non è un posto, il Quarenghi è un’esperienza fatta di nomi e cognomi che lo rendono ogni anno unico, così come sono unici i volti e i sorrisi, le urla, gli scherzi di ogni ragazzo che vi partecipa.
 
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