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Vivere per poco, ma vivere del tutto


Un bellissimo articolo apparso oggi sul blog del nostro Giuliano 

Anche se il destino che ci attende è uguale, non c’è affatto accordo sul modo di guardare la vita. Fra i tanti modi d’intenderla, oggi sembra prevalere la tendenza ritenere che un’esistenza più lunga e ricca e costellata di soddisfazioni professionali ed economiche sia un conto, mentre vite brevi o poco fortunate, in definitiva, non siano bagliori, tristi lampi senza senso. In quest’ottica, la brevissima esistenza terrena di Shane Michael Haley – il bimbo di Filadelfia nato con una grave malformazione nei giorni scorsi e vissuto meno di quattro ore dopo il parto – rappresenta probabilmente il più lampante esempio di vita non solo inutile, ma persino terribilmente dolorosa: 

Nulla è come sembra


Una riflessione, all'indomani della morte di Robin Williams, da un suo fan sfegatato


Diceva alcuni anni fa Daniele Luttazzi: « I comici sono di due tipi. I comici tristi, e i comici allegri. I comici allegri alla fine si suicidano».
Ieri è morto, suicida, l'ultimo attore al mondo che avrei creduto, e voluto, che si uccidesse.
Robin Williams.

Non credo che tutti sappiano fino in fondo chi è questo grande attore comico, un talento naturale che ci lascia prematuramente, e per sua volontà.
Per me è stato quello che da bambino consideravo senza dubbio il mio attore preferito.
Divertente in ogni sua espressione, trascinante anche nei ruoli drammatici.
Dava l'impressione, concreta e reale, che nella vita potesse esserci leggerezza, ironia, brio.
Sarà stato il suo sorriso contagioso, che gli aveva lasciato due rughette sotto agli occhi per il troppo ridere. Saranno stati i suoi tempi comici da manuale, le sue mille voci.

Non avevo dubbi: era lui il mio preferito. Rabbrividivo all'idea che, essendo molto più vecchio di me, sarebbe probabilmente morto prima di me e io avrei vissuto il giorno della sua morte.
Ieri.

Ma si cresce, e altri lasciano il segno nella tua vita. A volte un piccolo segno.
Una frase, detta da un uomo neanche troppo simpatico e stimabile, ma incredibilmente vera.
Nulla è come sembra.

E mi accorgo che è assolutamente vero. Ieri ne abbiamo avuto la dimostrazione.
Quell'uomo tutto battute e voli di fantasia in realtà era forse solo una maschera teatrale. Dietro alla quale si nascondeva un uomo depresso. Nonostante la fama, il successo, la grandezza, una bellissima famiglia. Mai credere alle apparenze. Occorre  guardare il prossimo con intelligenza, cioè volendo "leggere dentro". Forse avremmo scorto in Robin una tristezza nera, incrollabile. Da cui traeva però energia per le sue battute fulminanti.

Nulla è come sembra: dietro all'allegria, la tristezza. Dietro al coraggio, la paura. Dietro al genio, la follia.

Ma è vero anche il contrario.
Che possiamo dei nostri difetti far gradino, per arrivare al suo contrario. Nella paura, farci coraggio. Nella tristezza, trovare allegria.
Come i film di Williams mi hanno insegnato.

E per citare uno dei suoi film: le tue avventure sono finite? No, vivere! Vivere può essere la più grande avventura.
L'avventura di Robin, questo uomo spassoso e generoso, è finita ieri per sua volontà, e io non mi do pace.
La nostra avventura però va avanti. Anche se sembra a volte una tortura, dobbiamo ricordarci: nulla è come sembra.

V per Vita

Storie di vita, oltre la morte: Isabella e la sua lotta alla Leucemia


Occhi grandi e scuri, capelli biondo chiaro e mossi, un tatuaggio sulla parte alta della schiena. E proprio da quel tatuaggio inizia una storia che magari ai più non suggerirà nulla ma che a me ha così tanto parlato di vita e coraggio da riuscire a commuovermi. “Che significato ha quel tatuaggio?”. Subito mi mordo la lingua, la buona educazione richiederebbe di non rivolgere domande personali a chi si conosce da pochissimo ma ormai il danno è fatto. Isabella si volta, mi sorride e con disinvoltura mi racconta la sua storia mentre siamo in coda per la mensa.
Il tatuaggio che troneggia spavaldo sulla schiena di Isabella è la rappresentazione della fata dell’assenzio, tra le cui ali è inserito il numero 16. Perché il 16 aprile 2010 le parole di un medico del reparto di ematologia di Vicenza fanno crollare il roseo mondo di una ragazzina quattordicenne, annunciandole di essere affetta da Leucemia Linfoblastica Acuta, malattia del sangue e del midollo osseo per cui i globuli bianchi, a causa di alcune cellule tumorali, non distinguono i globuli rossi dai batteri e li attaccano, provocando all’organismo una gravissima anemia.
Da quel momento l’esistenza di Isabella inizia a spegnersi. Alle lacrime si accompagnano la rabbia e il rancore di chi non vede giustizia nel dover sopportare un incidente di vita così grande a soli 14 anni. Il cancro per lei equivale ad una sentenza di morte che non le lascia scampo e all’inizio della sua lunga e faticosa avventura chemioterapica a Padova non c’è speranza ad animare il suo cuore. Rannicchiata sul letto d’ospedale a piangere, mentre la soluzione di chemio e antidolorifici scorre nel sangue per guarirla, lei assiste alla sua esistenza che scivola via, lontana dagli occhi di familiari e medici che non vuole vedere. Ma una mattina Oriana, la sua infermiera, le regala parole che la riportano violentemente alla vita. Quel giorno Isabella, divenuta troppo magra, non riesce ad alzarsi per la visita giornaliera e resta sul letto, accanto al quale arriva Oriana. La guarda con sguardo intenerito e le dice “vuoi lasciarti consumare così principessa? Adesso ti dico una cosa. Hai davanti a te due possibilità: la prima è rimanere qui, così, senza cercare di fare niente; la seconda è quella di diventare una farfalla. Perché adesso sei solo una farfalla chiusa in una crisalide, per uscirne ci vuole tanta forza, tanta sofferenza e bisogna anche essere un po’ incauti. Ma quando uscirai da quella crisalide, sarai la farfalla più bella, te lo assicuro. A te la scelta comunque!”
In quei giorni Isabella si accorge di quanto profondamente sia legata alla propria vita quando prima di dormire, ogni sera, prega per riuscire ad aprire gli occhi la mattina seguente. La leucemia porta ad una morte dolce, offre un sonno che un po’ alla volta spegne gli organi vitali e rallenta inesorabilmente cuore e polmoni. Ma Isabella ora non è sola a combattere il suo mostro: vuole di nuovo accanto a sé la sua bellissima famiglia, la mamma, il papà e le due sorelle, che comprendono i suoi silenzi, la curano amorevolmente nel post chemio, non smettono di farla ridere fino alle lacrime, e donandole la certezza di essere amata in misura incondizionata le insegnano che non c’è prova che tenga davanti ad una famiglia unita.
Il 16 maggio 2011 Isabella, dopo due anni di sofferenza e due incontri ravvicinati con il buio della morte, secondo il responso medico, è guarita completamente e il 16 maggio dell’anno successivo conclude definitivamente il ciclo di terapia. E quando siede davanti a me, ammette la verità di quella frase fatta che spesso ci sentiamo dire: si è accorta di quanto la vita potesse essere un dono solo quando era lì lì per sciuparlo per sempre. Ora guarda la vita negli occhi con coraggio, racconta a chi si imbatte nella sua storia che la vita è un miracolo da accogliere e affrontare a denti stretti, difficoltà dopo difficoltà, anche e soprattutto perché può essere infinitamente bastarda, come dice lei. E poi racconta di quanto, prima di tutto, possa essere un’esperienza piena di gioia, costellata di piccoli e grandi successi come tornare a scuola dopo la malattia, ricominciare a sognare, scoprirsi capaci di trovare soluzioni per superare le prove quotidiane con cui crescere. 
E tutto questo Isabella lo vuole confidare ad una persona in particolare, la sua piccola e dolce nipotina. Anche e soprattutto nella vita nascente di Rebecca, ha riscoperto quanto sia giusto consumare i propri polmoni per urlare che la vita, per quanto difficile possa essere, è bellissima sempre ed è la prima cosa da amare e difendere, senza se e senza ma. 
Per lei ha composto una poesia che toglie il fiato e di cui vorrei riproporre solo pochi versi: “Voglio che tu abbia un nome, un’identità,/ perché tu non ti senta mai uno fra i tanti;/ voglio che tu abbia un perché per ogni cosa,/ perché tu non creda mai di inseguire una causa persa.”
Con l’augurio che tu possa riempire i colori delle tue ali di sogni da inseguire, cause giuste per cui combattere e vite da amare,

Buon volo Isa!


Irene Pivetta
 
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