Latest Post

Visualizzazione post con etichetta maternità. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta maternità. Mostra tutti i post

Convegno dei Centri di Aiuto alla Vita: alleati per Vita e Maternità.

Il messaggio centrale del Convegno CAV appena concluso conferma la vocazione dei volontari prolife italiani da sempre al fianco delle donne e delle mamme.

"Opporsi allo sfruttamento della vita e della maternità a fini commerciali. Lavorare per condizioni di accoglienza per la maternità, per i disabili, per gli anziani. Su questi impegni potremo trovare nuovi e insospettabili alleati." Lo ha detto il presidente del Movim:: ento per la Vita Italiano, On.Gian Luigi Gigli, a chiusura del Convegno dei Centri di Aiuto alla Vita e delle Case di Accoglienza del MpVI, nel 40° anniversario della sua fondazione.

"Dobbiamo spingere la nostra società - ha sottolineato Gigli - a coniugare etica individuale ed etica sociale, affinché tutti i diritti dell`uomo, a cominciare dal primo e fondamentale diritto alla vita, possano essere tutelati. Dobbiamo evitare discriminazioni tra essere umano ed essere umano che mettono in pericolo la democrazia. Dobbiamo ricordare che non è possibile costruire la pace senza rispettare ogni vita, anche quelle degli esseri umani più fragili." Oltre settecento i volontari da tutta Italia che hanno partecipato al Convegno, aperto dall`udienza di Papa Francesco e conclusosi con la celebrazione del 20° anniversario della Evangelium Vitae. 

"Siamo impegnati a testimoniare misericordia e compassione - ha concluso Gigli - mentre lavoriamo per diffondere la verità troppo combattuta per cui ogni essere umano è `uno di noi` e a promuovere opere di giustizia perché questa verità si affermi. E` il nostro contributo alla costruzione del nuovo umanesimo su cui i cattolici italiani si interrogheranno da domani a Firenze e di cui una società autoreferenziale per chi è più forte ha tremendamente bisogno".

Fonte ASKANEWS

Nostra figlia con sindrome di down: una spirale d'amore

Flickr/ Giuseppe Moscato

Riportiamo la bellissima testimonianza di Anna, mamma di sei figli, di cui l'ultima con sindrome di Down.


Era il 21 novembre 2012, il giorno della Madonna della salute, festa a me cara. Ero molto felice: nel mio grembo si stava formando una nuova vita, la nostra famiglia sarebbe cresciuta!
Sono andata a fare l’ecografia del terzo mese con il cuore in festa, serena, tranquilla. Ma il viso della dottoressa che mi percorreva la pancia con la sonda ecografica mi ha spaventata: lei era tesa, preoccupata. Mi ha detto che qualcosa non andava, che appariva un’immagine anomala che poteva associarsi a molte patologie, anche gravi….
Ho subito chiamato mio marito, che è corso veloce da me, e, con la sua mano stretta alla mia, abbiamo ripetuto nuovamente l’ecografia all’ospedale, dove hanno confermato l’evidenza di una gravidanza con problemi.
Non è facile tradurre a parole le emozioni che si provano in simili circostanze…. gelo, paura, angoscia, totale smarrimento. Ma eravamo assieme, mio marito e io.
Ci siamo tenuti stretti le mani e uniti i cuori. E siamo andati avanti.
Ci siamo sottoposti alle indagini suggerite dai medici. L’attesa dei risultati è stata particolarmente dolorosa, perché non sapevamo a cosa andavamo incontro.
Ricordiamo con tenerezza il momento in cui ci hanno comunicato la diagnosi.
La dottoressa era molto dispiaciuta nel comunicarci che la nostra bambina aveva la Sindrome di Down, ma ricordo che noi, usciti in corridoio, ci siamo abbracciati stretti e ci siamo sentiti fortunati che avesse ‘solo’ la sindrome di Down.
Ci sono famiglie che affrontano con coraggio disabilità ben più gravi. A noi veniva chiesto di accogliere lei e ci siamo sentiti di dire “Sì”.
A rafforzare questo “Sì” sono stati i nostri figli…
E' stato commovente il momento in cui li abbiamo radunati attorno al tavolo e abbiamo spiegato che la loro sorellina sarebbe stata diversa, che avrebbe imparato tante cose, ma più lentamente.
Hanno fatto a gara nell’immaginare cosa ognuno di loro le avrebbe insegnato! Che dono grande hanno i bambini!
Attraverso i loro occhi si può guardare senza paura la realtà...
Con il passare dei giorni, tuttavia, in me, mamma, hanno cominciato ad alternarsi momenti di fiducia e momenti di sconforto, di inadeguatezza, di paura. Sono giunta a pensare se sarei stata capace di volerle bene, se avrei avuto il coraggio di passeggiare con lei lungo i corridoi dell’ospedale, se mi sarebbe piaciuto il suo visino diverso...
Mi chiedevo cosa sarebbe stata in grado di fare, che vita avrebbe avuto...
Pensieri scomodi da vivere e da riportare.
Nostra figlia è nata un po' prima del previsto.
Nel suo visino così piccolo, i segni della sua diversità a suscitare una tenerezza infinita in noi e nel personale medico che ci ha assistiti...
Ancora una volta a darci la carica sono stati i nostri figli. Sono arrivati in camera correndo, se la sono contesa, ripetevano: “Mamma, è bellissima”, “Mamma, com'è bella!". L'hanno portata a turno in giro per i corridoi, tutti fieri. Le persone che ci vogliono bene, i nostri amici, la nostra comunità, hanno accolto la nostra bimba con tanto affetto. Diciamo sempre che la sua nascita ha innescato una spirale d'amore, perché ci ha fatto sentire tanto amati. Ora la nostra piccola sta crescendo, sta imparando a fare tante piccole cose, lentamente, con i suoi tempi. Quando la vediamo fare qualcosa di nuovo, è una festa! Con lei ogni piccolo traguardo sembra avere più valore, perché frutto di più fatica...
Una sera di qualche mese fa, osservavo la nebbia che ricopriva la pianura, mentre in collina splendeva la luna e il cielo era punteggiato di stelle. Ho pensato che in situazioni difficili della vita ci sentiamo smarriti, come se brancolassimo nella nebbia, e non pensiamo che solo qualche metro più su ci sono le stelle e la luna e il sereno... Basta fidarsi, basta guardare un po' in su e avere fede.

Anna Fusina

Ma il figlio non è un diritto.


«Diventare genitori e formare una famiglia che abbia dei figli» è «espressione della fondamentale e
generale libertà di autodeterminarsi». Il nucleo essenziale delle motivazioni con le quali la Corte Costituzionale, lo scorso 9 aprile, ha dichiarato illegittimo il divieto di fecondazione eterologa in Italia, previsto dall’articolo 4 comma 3 Legge 40/2004, è in queste parole.

 Che però – al di là dell’entusiasmo con cui sono state accolte da alcuni – sollevano un dubbio a dir poco inquietante, e cioè quello per cui, da soggetto quale è, il figlio possa essere considerato oggetto. Il dubbio, insomma, che esista, sia pure limitato a talune coppie, una sorta di “diritto al figlio”.

Per la verità già l’ammissione, da parte del nostro ordinamento, al ricorso della pratica della fecondazione extracorporea, purtroppo, alimentava questo sospetto. Un sospetto che non solo la Consulta oggi conferma pienamente, ma persino aggrava stabilendo come «la determinazione di avere o meno un figlio, anche per la coppia assolutamente sterile» riguardi «la sfera più intima ed intangibile della persona umana». Il che significa che da un lato il “diritto al figlio” – sia pure contrabbandato come cura della sterilità – esiste, e, d’altro lato, detto diritto prevale, oltre che sul diritto del figlio a non essere considerato oggetto, anche su quello, sempre del figlio, alla bigenitorialità biologica.

Va detto che le palesi contraddizioni della Legge 40 hanno certamente favorito un verdetto del genere – basti dire che la norma, che pure vietava la fecondazione eterologa, all’articolo 9 riconosceva il titolo di figlio legittimo a quello concepito all’estero con questa stessa tecnica -; rimane tuttavia il fatto che il ragionamento articolato dalla Corte Costituzionale, a quanto pare, si basa sull’ipotesi che il figlio, almeno prima della nascita, non sia persona. Perché se così non fosse, se fosse considerato persona, evidentemente non potrebbe – al pari di ogni altra persona – essere oggetto di alcun genere di rivendicazione o richiesta altrui. Neppure di quelle dei propri aspiranti genitori.

Invece ora “tutti hanno il diritto di avere figli”, come titolavano ieri più portali web. Solo che il “diritto al figlio” – confermato nei termini che abbiamo detto – è un assurdo logico prima che giuridico. Stabilire infatti che le coppie sterili abbiano diritto di vedere soddisfatte le proprie aspirazioni pena l’essere discriminate da quelle con figli equivale ad affermare che il cittadino single abbia “diritto al marito” o “diritto alla moglie”, altrimenti avrebbe titolo per sentirsi discriminato rispetto al cittadino felicemente sposato: un’evidente follia. Eppure non si capisce per quale ragione, seda un lato non esistono il “diritto al marito” o “diritto alla moglie”, dall’altro debba de facto esistere il “diritto al figlio”, dato che il potenziale figlio è persona tanto quanto il potenziale consorte.

C’è infine un ultimo profilo problematico, finora sfuggito ai media e a coloro che hanno commentato le motivazioni della sentenza della Corte Costituzionale. Ed è questo: se – sia pure col pretesto del diritto alla salute e della conseguente cura della sterilità che però, per la cronaca, con la fecondazione extracorporea (neppure eterologa) non viene curata – riconosciamo alla coppia il “diritto al figlio”, per quale ragione limitiamo la scelta dell’aborto alla sola autodeterminazione della donna? La contraddizione – già notata da Marie Fox (A Woman’s Right to Choose?, Oxford 2003) – è lampante: si attribuisce alla coppia il diritto di concepire il figlio, ma si limita alla donna la scelta di non accoglierlo prima della nascita. E se il padre volesse ancora quel figlio, il suo “diritto al figlio” non vale più?

In definitiva l’impressione è che, a seconda delle situazioni, si privilegino i più vari interessi – quelli della coppia, quelli della coppia sterile, quelli della donna che non se la sente di portare a termine una gravidanza, ecc. – salvo quello di colui che rimane il soggetto debole. Vale a dire, per l’appunto, il figlio. E questa, comunque la si pensi sul divieto – ora abrogato – del ricorso alla fecondazione eterologa e sulla fecondazione stessa, rappresenta una bruciante sconfitta per una giustizia sempre più dissociata da un diritto che, dispiace segnalarlo, pare ormai appiattito sulla realtà che dovrebbe regolamentare. Come se non fossero le leggi, in una qualche misura, a definire la giustizia che orienta la società ma fosse questa, con le sue mutevoli istanze e i suoi capricci, ad orientare le leggi e la giustizia.

Giuliano Guzzo - Leggi il blog.

Mihaela, il cuore di una madre tra cielo e terra


Nel percorso della mia vita, ho passato tante fasi belle e brutte; ma poi la tristezza di perdere un figlio in un incidente, per tanti anni, mi ha messo un velo oscuro davanti ai miei occhi.

Passo dopo passo, arrivo in Italia, mi avevano promesso un buon lavoro ed avevo la speranza di salvare la mia mamma da una malattia che la stava portando in fin di vita.

Avevo la speranza di guadagnare per poter comprare la medicina che la manteneva in vita ancora per qualche anno. Non è stato così, una trappola di falsità mi era stata preparata. Mi sono ritrovata per due mesi a desiderare la morte, chiusa sotto chiave come in carcere e costretta a prostituirmi, non posso dirvi altro, non ho parole….come si può costringere un essere umano a tanto per guadagno di soldi? Sono stata liberata da sotto quella “chiave” non appena sono intervenute le forze dell’ordine …mi hanno tirato fuori alla luce del giorno “dove potevo vedere luce e sole”, non mi sembrava vero.

Il tutto è avvenuto perché mio padre dalla Romania mi stava cercando. Al momento della denuncia in Commissariato purtroppo ho dovuto ricevere la notizia della morte della mia mamma. La sua vita si era spenta durante il mio sequestro di due mesi.

Un altro buio, un altro velo di ombra, nel mio cuore non restava altro che dolore, molta rabbia ma anche tanta speranza di farcela e lasciare tutto il passato alle spalle.

Avevo iniziato piano piano ad inserirmi con il lavoro, se si può dire nel “mondo dei viventi sulla terra”. Facendo una vita tranquilla, lavorando.

Ho conosciuto M. poco dopo un anno dal mio incubo, e piano piano il nostro rapporto mi ha aiutata ad andare avanti nel vivere una vita serena….riusciva a coprire i miei dolori del passato .

Ma nel 2009 rimango incinta, e scopro che il nostro bambino aveva già 3 mesi di vita, come mamma lo volevo con tutto il prezzo della mia vita. Era come un risveglio alla vita grazie ai battiti del suo cuoricino. Anche questa volta però ho dovuto fare i conti con altro velo di buio! Ho dovuto fare i conti con la situazione familiare di lui: la moglie ed i suoi due figli. Si decise di non poter far nascere questo figlio. Già al momento della decisione però mi sono sentita anche io come un cadavere che camminava sulla terra fra la gente.

Mi sono trovata senza aiuto per poter portare alla luce colui che già era “Uno di Noi”. Da sola, senza un aiuto, una parola di speranza, una informazione per poter essere indirizzata a qualche Centro di Aiuto alla Vita, ed io potevo salvare quel piccolo cuoricino che batteva dentro di me, quella anima che non ho potuto abbracciare al mio petto, carezzarlo. Il suo battito del cuore che già viveva in me. Respiravamo nello stesso tempo, vivendo insieme come un tutto uno.

Non mi era rimasto che rassegnarmi e così lo affidai al Padre celeste: “Dio accoglilo nelle tue braccia, tu lo sai che non ho nessun aiuto e non ho nemmeno minima speranza per un futuro insieme. La scelta dura e tragica mi ha portato fino a quella tavola chirurgica. Dove sdraiata, con una anestesia, non ho saputo più niente… So soltanto che tremavo forte e piangevo, lo sapevo che anche “piccolo”, quel cuore che batteva nello mio grembo, lo stesso tremava e piangeva.

Io dormivo con l’anestesia ma lui no! Al mio piccolo bambino “Uno di Noi” avevano fermato il battito del suo cuore: era tutto spento… E io mi sono svegliata poi nel buio più totale della mia anima, a fare i conti con il vuoto non solo del mio grembo ma della mia profondità interiore. Dove è quel cuoricino ora? Dove lo hanno portato? Cosa hanno fatto con lui? Come sarà stato il suo sorriso? La luce dei suoi occhi al mondo? Perché? Perché? Perché? Domande senza risposta! Freddo, buio e tanto distacco. Una volta morto lui, avevo capito che anche l’anima mia e il mio cuore erano morti. L’unica cosa mi era rimasta, subito dopo, era scrivere due righe per poterlo affidare alla Regina Maria parlando con lei del mio piccolo.

“Angelo mio tu sei come una farfalla, di giorno voli nella luce del sole, e la notte vai a riposare quando il sole tramonta! Quella Regina Maria ti accolga, ti cresca e ti tenga nelle sue braccia”

Poi sentivo forte il peso della mia anima in pena e così sono andata a confessarmi, e fare il minimo che come mamma ho potuto fare, tenendolo nel cuore.

L’ho chiamato Emanuele, e lo immagino come il suo angioletto e lei come mamma al posto mio. Lo penso anche insieme al mio primo figlio, che morì in Romania all’età di 7 anni per un incidente.

Così passo per passo e giorno per giorno la lotta tra dolore, realtà e riflessioni mi hanno portato a farmi tante domanda, una in particolare. Se c’era qualche aiuto, qualche salvezza per ricevere un consiglio di aiuto? Perché nessuno mi ha parlato di questa possibilità, non c’è solo l’aborto, ma anche la possibilità di poter accogliere e far nascere, grazie ai Centri di Aiuto alla Vita, oggi Emanuele sarebbe con me.

Parlate a tutti, ditelo, scrivete che esistono i volontari per la Vita che nei Centri di Aiuto alla Vita, spesso danno la loro vita per aiutarci.

Oggi lo so che grazie al CAV, ma anche alla Casa di Accoglienza “Madre Teresa di Calcutta” di Viterbo, dove sono stata accolta con Francesco, il figlio che poi mi sono trovata ad aspettare l’anno dopo questa mia terribile esperienza, ho compreso molte cose, ho imparato molte cose ed ho imparato anche che la vita di tante piccole creature può essere salvata da morte per aborto. C’è chi è disponibile ad aiutarli a nascere, aiutando le loro mamme! Basta avere l’informazione al momento della scelta!

Mamma che ti troverai davanti ad una scelta, di vita o di morte, per un cuoricino che batte attimo dopo attimo con il tuo, pensa al suo visino, al suo sorriso, alla luce dei suoi occhi, alle sue manine, che se lo fai! Non potrai sentire mai più la sua voce, vedere mai più i suoi sguardi, non sentirai le sue manine che ti abbracciano, i suoi battiti del cuore:

fuggi da quel posto, da quelle persone che ti aiuterebbero a sopprimere tuo figlio. fuggi insieme a lui e lo salverai insieme ad altri, i volontari per la vita che lottano per difendere i battiti del cuore di “ uno di noi “.

La mamma di tre splendidi figli, dei quali due già in Cielo.

Allarme Maternità: il diritto dimenticato.

L'Organizzazione Mondiale del Lavoro lancia un appello per tutelare le mamme lavoratrici: sette donne su dieci nel mondo sono senza diritti.

Sarebbe stato bello, ieri, ascoltare qualche commento su Maternity and paternity at word: Law and practice across the world, ma il report dell’Ilo – acronimo che sta per International Labour Organization – evidentemente non interessa a nessuno o comunque a pochi. Ed è un peccato perché nelle quasi 200 pagine di quel documento, fra le altre cose, si legge un dato drammatico: il 71,6% delle donne nel mondo non è tutelato in caso di maternità. E del nostro Paese, nel rapporto, a pagina 74 si parla con riferimento al fenomeno delle lettere di dimissioni in bianco sottoposte alle lavoratrici già al momento dell’assunzione, in modo che queste possano essere licenziate nell’eventualità di una gravidanza.

Sarebbe stato pertanto bello, ieri, ascoltare l’indignazione di qualche femminista, di una giornalista o intellettuale impegnata su questa orrenda discriminazione a danno delle donne. Ma nessuno ha fiatato. E allora ti viene davvero il dubbio che parlare dei diritti della donna, per molti, sia solo un modo per far finta di occuparsi di un problema. Un modo per sembrare gente che vuole l’uguaglianza fra uomini e donne e ovviamente fra tutte le donne, salvo quelle che osano rimanere incinte. Per quelle, se vogliono, c’è la possibilità di abortire gratuitamente, altrimenti picche: non un aiuto concreto, ma solo solitudine e, se per caso hanno un lavoro, il licenziamento. E pure l’umiliazione,dulcis in fundo, di sentir dire che il vero problema sono le quote rosa, le preferenze di genere o il congedo di paternità.

Giuliano Guzzo 
Leggi di più sul blog: giulianoguzzo.wordpress.com

"Voglio la mamma", ovvero la politica e la maternità


«Voglio la mamma, il libro che Mario Adinolfi presenta oggi alla Camera è il libro che mancava nel panorama culturale italiano» commenta Carlo Casini, presidente del Movimento per la vita.

«Il cuore di questo libro è tutto in una frase: “si è di sinistra solo se si sostiene il soggetto più debole”. Una frase che da sola può abbattere un muro di incomprensione che da anni si trascina tra il popolo di sinistra ed il popolo della vita.

«Diceva La Pira a proposito di aborto, diritto alla vita e principio di uguaglianza: “Un gran giorno sarà quello in cui la sinistra deciderà di difendere anche la vita che comincia. Questo determinerà un cambiamento benefico in tutto il mondo”. La Pira era anche un po’ profeta e quindi spero che la sua aspirazione ad un “gran giorno” divenga realtà.

«La pubblicazione di Voglio la mamma» conclude Casini «potrebbe esserne il preludio».

Fonte: Ufficio stampa MPV

Io sono mamma di FIGLI, non di grumi di materia: la testimonianza di Cecilia.

Arrivano le scuse dell'assessore Ravera, ma le mamme non ci stanno. 


Le parole dell'assessore regionale alla Cultura e alle Politiche Giovanili Lidia Ravera, in un suo recente intervento sull'Huffington Post, sulla decisione del sindaco di Firenze Matteo Renzi di realizzare un cimitero per i bambini non nati, hanno sollevato, giustamente, numerose polemiche. La Ravera così si è espressa: “Chi in buona fede, pensa di procurare sollievo alle non-mamme, mandandole a piangere davanti a un quadratino di terra smossa, sappia che non è così.

È una forma di sadismo di stato. Un'ingerenza intollerabile. Oltreché una palese buffonata.” Cecilia Gioia, donna e mamma, prima che psicoterapeuta, non ci sta. Una testimonianza di un’umanità straordinaria, che mette a nudo le sfaccettature dell’anima di una mamma, quelle che sembrano sconosciute a chi vuole ridurre il dono della maternità ad una mera funzione biologica. 

Leggere queste parole significa immergersi nella bellezza dell’anima di una mamma che sa mettere a nudo le proprie ferite, non per un eroismo ma per una testimonianza di amore. Vi lascio alla lettura delle sue parole, sperando che possano toccare le corde più sensibili della vostra anima, così come è successo a me. 

Per saperne di più visita il sito www.mammachemamme.org
(Alessia Prosperoso)

Sarah and Paige: angeli con una sola ala.

Sarah e Paige vivono l'una a migliaia di km lontana dall'altra. Una in Indiana, nel cuore degli USA e l'altra ad Auckaland (Nuova Zelanda).

Eppure nonostante la distanza hanno qualcosa che le lega e la loro amicizia, coltivata per anni tramite email prima, e skype poi, diventa sempre più speciale. Vivono quasi due vite parallele, si confrontano continuamente, parlano di ragazzi, di sogni, dei loro problemi quotidiani, come tutte le ragazze "normali". 

Già perchè Sarah e Paige sono nate senza un braccio...eppure guardate questo abbraccio qua sopra, quando finalmente sono riuscite a vedersi dopo 8 anni: bellissimo vedere questa gioia e questa vitalità! 
E un pensierino, da buon prolife, lo mando anche alle mamme di queste due splendide ragazze, Patricia ed Emma, che hanno deciso di tenerle e non di buttarle via come magari il mondo diceva loro di fare, ed anzi hanno cercato su internet storie simili alla loro, per farsi coraggio e confrontarsi.

Ed hanno regalato un sogno bellissimo a Sarah e Paige, ma anche a tutti noi...

(Giovanni Gori)

Non ho l’età: mamma ad 11 anni.

Nasconde la gravidanza alla famiglia, ora è al quinto mese. La rete si divide con la solita doppia morale.


A volte i tempi cambiano, altre volte arrivano in fretta, anzi subitissimo. È capitato così a una giovanissima mamma in provincia di Lecce che, ad appena 11 anni è rimasta incinta del suo fidanzatino diciasettenne. La vicenda ha suscitato notevole scalpore e sta facendo il giro delle community virtuali, dividendo l’opinione pubblica.

I giudizi sulle persone lasciano il tempo che trovano e davanti a una nuova vita anche la riflessione sulla precocità passa in secondo piano. Eppure, tanti reputano irresponsabile la scelta di portare avanti una simile gravidanza, ora al quinto mese: come a dire che ad undici anni hai l’età per sopportare l’esperienza dell'aborto ma non hai l’età per affrontare l'esperienza della maternità.

I sospetti di possibili situazioni di disagio intorno alla vicenda sono stati smentiti da Leggo.it. La redazione della freepress che ha dato la notizia descrive una famiglia senza problemi economici. Al contrario, la scelta che tanto ha fatto discutere trova la sua coerenza proprio nella famiglia. La futura nonna, che ha appena 24 anni, è stata a sua volta una ragazza madre ad appena 13 anni...
Forse siamo noi a non avere ancora l’età, o la maturità di riconoscere la vita dov’è, e accoglierla a qualsiasi età.

(Giovanna Sedda)

Di mamma ce n’è una sola: arriva il comitato.

Il Movimento per la vita ha aderito al Comitato “Di mamma ce n’è una sola”, nato per contrastare l’aberrante pratica dell’utero in affitto e aperto alle donne di ogni credo e appartenenza politica. 

L’adesione del Movimento per la vita, rappresentata dal vicepresidente Pino Morandini, è convinta giacché quella contro la pratica della maternità surrogata è una battaglia che riprende una frontiera che il Movimento segue da tempo – quella del diritto, da parte del figlio, alla vita ed a crescere con padre e madre naturali - e rappresenta un argine anche per quanto riguarda la difesa della famiglia giacché è noto come la pratica dell’utero in affitto estenderebbe, anche grazie a logiche di business, l’adozione di bambini da parte di coppie omosessuali.

 «Siamo convinti» ha detto Morandini «che sia importante, anzi fondamentale, l’impegno contro l’utero in affitto che si configura come determinante per il bene del bambino, per la salute delle donne – altrimenti ridotte a pure merci – e per la difesa della famiglia naturale, così come prevista anche dalla nostra Costituzione».

Fonte: Comunicato Stampa Movimento per la Vita Italiano - www.mpv.org 

Commuoversi (e far commuovere) a dieci mesi



Il fluire dell'amore tra madre e figlia. 

Il video della bambina di 10 mesi che si commuove ascoltando il canto della mamma sta facendo il giro del mondo, sorprendendo molti ma, soprattutto, lasciando una sensazione di dolcezza in quanti sono disposti ad andare oltre le immagini e a percepirne il senso profondo.

La commozione non è un evento che fa audience al giorno d’oggi, per lo più viene imputata ai caratteri deboli, a coloro che non riescono a controllare a pieno il fluire delle proprie emozioni.

Eppure la commozione mostra la cosa più semplice del mondo, la bellezza della nostra anima. Commuoversi, ovvero “muoversi insieme” indica una relazionalità tra il soggetto che prova il vortice di emozioni e l’oggetto che lo provoca.

Ma non un oggetto fisico o un semplice atto (nel caso di specie il mero atto del cantare della madre). No, c’è molto altro.

C’è una relazione tra soggetti, c’è il fluire dell’amore, quell’empatia che fa sì che la bambina possa riconoscere in quella voce la stessa voce che interiormente ha detto sì, quell’anima che ha accettato il formarsi nel suo grembo di quella creatura, quel corpo che le ha donato la vita e ,con essa, la capacità di potersi stupire dei suoi simili, sino alle lacrime.

Vedendo questo video il pensiero corre a quella fase della vita in cui il bambino è una presenza assente: la vita prenatale. Mi piace immaginare che la mamma cantasse quella canzone alla sua bimba mentre era nel suo grembo. Mi piace pensare che questa relazione di stupore e amore sia iniziata da subito: perché la vita è accogliere l’inaspettato, è stupirsi dell’avvento del nuovo, è relazionarsi con un bene grande che ci è stato donato.

E allora niente vergogna quando una lacrima riga il nostro viso tra un sorriso e un senso di gratitudine inaspettato: è il Mistero della Vita che penetra nel nostro essere. C’è solo da contemplare la grandezza, la bellezza e l’amore di Chi ha voluto che tutto questo accadesse. Il grazie si trasforma in preghiera.

Guarda il video qui.

Alessia Prosperoso
 
Support : Creating Website | Johny Template | Mas Template
Copyright © 2011. Prolife.it Giovani Movimento per la Vita Italiano
Template Created by Creating Website
Proudly powered by Blogger