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Fecondazione Eterologa: resoconto della conferenza di Firenze

Pubblichiamo un resoconto della conferenza sulla fecondazione eterologa organizzata dal Movit di Firenze e Siena e tenutasi lo scorso 17 ottobre. 


Venerdì 17 Ottobre si è tenuta presso il Polo di Scienze Sociali dell'Università di Firenze la conferenza dal titolo "Eterologa: prospettive e problemi" organizzata da Movimento per la Vita, Movit Firenze e Siena e Scienza e Vita. 
Hanno presentato il tema i relatori: il Dottor Leonardo Bianchi, docente di Diritto costituzionale dell’Università di Firenze, la Professoressa Assuntina Morresi, docente di Chimica Fisica all’Università di Perugia e membro del Comitato Nazionale di Bioetica, il Dottor Claudio Sartea, Docente di Filosofia del Diritto all'Università Roma Tor Vergata, e Olivia Biagioni, laureanda in Giurisprudenza, appartenente al MOVIT Firenze e Siena. Ha ha moderato l'incontro il Professor Passaleva, Professore associato alla Facoltà di Medicina a Firenze, presidente emerito del Consiglio Regionale della Toscana. L'incontro ha trattato l'analisi non solo del tema della fecondazione eterologa dal punto di vista antropologico e bioetico, ma ha anche analizzato la parte giuridica dello stesso, prendendo in esame alcuni punti della Sentenza della Corte Costituzionale n. 162 del 2014. Il ricorso alla fecondazione eterologa in Italia infatti è diventato legale dallo scorso aprile, a seguito della suddetta Sentenza, la quale ne abrogava il divieto contenuto nella Legge n. 40 del 2004.

Olivia Biagioni ha trattato il tema del rapporto tra i diritti della la madre e quelli del bambino, evidenziando, a partire da alcune sentenze della Corte Europea e della Corte costituzionale, il contrasto tra due particolari diritti dei due soggetti, ovvero il "diritto all'oblio" (cioè il diritto di una madre a dare alla luce il figlio e poi abbandonarlo rimanendo nell'anonimato, o in questo caso il diritto del donatore a rimanere nell'anonimato) e dall'altra il "diritto del figlio a conoscere la propria identità biologica". È stato anche evidenziato come la Corte abbia equiparato la fecondazione medicalmente assistita alla pratica dell'adozione sebbene in realtà esista una sostanziale differenza, trattandosi in un caso solamente del soddisfacimento di un bisogno di una parte mentre nell'altra anche e soprattutto di un aiuto solidaristico per soddisfare alle necessità primarie della parte più "debole", cioè il figlio, che si trova in stato di abbandono. Inoltre si è osservato come con la fecondazione eterologa, e più precisamente nel caso delle donazioni anonime di gameti (cioè come verrà attuata in Italia) vengano meno due principi fondamentali quali il "principio della responsabilità genitoriale" ed il "principio del superiore interesse del fanciullo", il quale risulta evidentemente penalizzato rispetto ai suoi pari in quanto impossibilitato a conoscere la sua identità biologica.

Leonardo Bianchi ha analizzato poi la sentenza della Corte Costituzionale, sottolineando come la Corte abbia di fatto "inventato" due nuovi diritti: il "diritto della coppia di diventare genitori", da soddisfare con tutti i mezzi messi a disposizione dal progresso ed il "diritto alla salute psichica della coppia" . Il Prof. Bianchi ha evidenziato anche, considerata l'arbitrarietà con cui questi diritti sono stati inseriti, che non è da escludere che in un futuro si possa fare appello anche al "diritto alla salute psichica della coppia omosessuale", alla "salute dei single", etc.. Ci sono, è evidente, in ballo interessi economici consistenti che spingono nella direzione della determinazione dei diritti di ciascuno da parte della scienza e del progresso (coincidenza di ciò che è lecito fare con ciò che la scienza mi dà la possibilità di fare). Il punto è: la libera autodeterminazione del soggetto, da chi è stabilita? Si deve dedurre dalla Costituzione oppure è dettata da scienza e tecnica? Con questa sentenza, ribadiva Bianchi, la Corte ha dato credito ad una concezione individualistica delle libertà, libertà cioè dei singoli individui e non libertà di un singolo in relazione ad un contesto sociale in cui esso è inserito.


Dal punto di vista più scientifico poi, Assuntina Morresi ha supposto di dover applicare la sentenza della Corte Costituzionale (poiché il Presidente della Corte aveva ripetutamente rilasciato dichiarazioni in merito alla sentenza, sostenendo che dal momento dell’approvazione della stessa si poteva partire con la pratica della fecondazione eterologa senza ulteriori indugi o ostacoli) e poi il documento contenente le direttive per le Regioni e le Province Autonome.

Nel documento si stabilisce che ci debba essere un limite al numero delle donazioni, ma ciò è nella pratica impossibile da realizzare in quanto in primo luogo non è chiara la definizione di donazioni, e in secondo luogo perché per fare ciò sarebbe necessaria la tracciabilità (dalla donazione al nato), non possibile in Italia in quanto le donazioni sono anonime, oppure un registro dei donatori, anch’esso impossibile per lo stesso motivo e poiché i gameti vengono per il momento dall’estero. Anche il Professor Passaleva ha evidenziato la fragilità e le contraddizioni di molti altri concetti e definizioni, quali la “scelta delle caratteristiche fenotipiche del donatore”, che sembra in alcuni punti tassativamente non determinabile dalla coppia, ma allo stesso tempo si garantisce che “in considerazione del fatto che la fecondazione eterologa si pone per la coppia come un progetto riproduttivo di genitorialità per mezzo dell’ottenimento di una gravidanza, il centro deve ragionevolmente assicurare la compatibilità delle principali caratteristiche fenotipiche del donatore con quelle della coppia ricevente” (Documento sulle problematiche relative alla fecondazione eterologa a seguito della sentenza della corte costituzionale nr. 162/2014, Conferenza delle regioni e delle province autonome)

Inoltre la Dottoressa Morresi ha evidenziato la presenza di un vuoto normativo preoccupante in quanto l’unico documento che riguarda la fecondazione eterologa in Italia è l’accordo tra le Regioni, che è solo di indirizzo, e non può normare questa pratica anche perché il documento in questione non contiene sanzioni, ed è, come già accennato, impreciso e contraddittorio.


Claudio Sartea ha trattato il tema dal punto di vista per lo più antropologico. Non si tratta infatti tanto di una questione di credo religioso o di convinzione politica: si parla dell’uomo. E prima ancora di prendere posizione, prima di schierarsi a favore o contro, non si può prescindere da un dibattito sui temi importanti e fondamentali alla base di questo tema. Non si può negare che si tratti di una profonda metamorfosi delle categorie di padre e madre, di genitori e di figli. Ha inoltre fatto un ulteriore distinguo tra l’adozione e la procreazione medicalmente assistita, in quanto con quest’ultima “al diritto viene affidato l’arduo(..), compito di dare una veste legale alla finzione: ma non già ad una finzione pietosa, come quella adottiva, bensì per la prima volta ad una finzione intenzionale, che non risolve il problema del bambino ma lo progetta e poi lo mette problematicamente al mondo come figlio legale di individui diversi da quelli di cui è figlio secondo la linea germinale.”

Molti sono gli interrogativi che questo incontro ha suscitato, sia nel pubblico che tra i relatori stessi.

In Europa la fecondazione eterologa è praticata da molti anni, durante i quali ad esempio è stato tolto l’anonimato del donatore, poiché a distanza di anni i cosiddetti “figli dell’eterologa” hanno creato in tutto il mondo, soprattutto tramite la rete, associazioni tramite le quali tentavano di risalire alla propria identità biologica. Per cui viene da chiedersi: perché l’Italia introduce invece l’anonimato, non considerando queste precedenti esperienze degli altri paesi?

E a livello più generale, tornando anche alla sentenza della Corte: esiste il “diritto a diventare genitori”? Può un figlio essere considerato un diritto? Se veramente le donazioni saranno anonime, siamo certi che questi figli verranno mai a sapere come sono stati concepiti? Certo, i test genetici sono sempre più frequenti, per vari motivi, e allora forse non sarebbe meglio una trasparenza dei dati fin dalle fasi iniziali? Ma anche volendo, come è possibile fare questo senza una seria regolamentazione a riguardo? Chi deve essere maggiormente tutelato, il donatore nel suo anonimato per evitare coinvolgimenti futuri o il figlio nel suo bisogno di conoscere la propria identità? I genitori nel loro desiderio di realizzare i propri desideri o i figli nel bisogno di sentirsi parte di una storia familiare che li precede? Lo Stato, la giustizia, chi devono in questi casi tutelare?

Certamente ognuno di noi prenderà una posizione riguardo a questa tematica, che potrà essere favorevole o contraria, ma non è questo il punto. Il punto è che si tratta di un tema innegabilmente complesso e delicato, e l'errore più grave non sta tanto nel togliere dalla legge il divieto di fecodazione eterologa, e quindi nel dare il via a questa tecnica, ma nel banalizzare la sua portata a livello antropologico, procedurale, etico e giuridico. 

Elena Abate
Movit di Firenze e Siena




Fecondazione eterologa: che diavolo succede?


Un piccolo vademecum nel caso non sappiate cos'è l'eterologa e cosa sta accadendo in Italia


Il mondo prolife è sconvolto, in questi giorni, da un uragano che ci ha invaso. L'ingresso prepotente della fecondazione eterologa in Italia. 

Si sta scrivendo molto sul tema: ma non abbastanza, e non abbastanza bene. 
Però si tratta di un tema molto complesso, e non è il caso di dare per scontato che tutti sappiano di cosa si parla. 
Ecco quindi un piccolo promemoria diviso in tre parti: cos'è l'eterologa, perché i prolife sono contrari, cosa sta succedendo. 

Cos'è la fecondazione eterologa? 

Senza pretesa di essere più precisi che chiari, si tratta di un tipo di fecondazione assistita, cioè di fecondazione che avviene fuori dall'utero o comunque con metodologie non naturali.
Parliamo di fecondazione in vitro, tanto per avere una idea (FIVET).
Quando la fecondazione in vitro avviene con i gameti (il patrimonio cromosomico) di quell'uomo e quella donna che poi saranno legalmente  il padre e la madre del bambino che (auspicabilmente) nascerà, si parla di fecondazione OMOLOGA.
In tutti gli altri casi, la fecondazione sarà invece ETEROLOGA.
Per tutti gli altri casi possiamo riferirci, per esempio, al fatto che il donatore dei gameti maschili e il futuro padre non sono la stessa persona; che la donatrice dei gameti femminili e la futura madre non sono la stessa persona. Ancora: che la donna che porterà in grembo il bambino e la futura madre non sono la stessa persona.

A ben guardare, con la fecondazione eterologa i concetti di "padre" e "madre" necessitano di qualche precisazione. Di fatto, sono tali i "destinatari" del bambino; quelli che poi in concreto lo cresceranno. Non quelli che geneticamente sono il padre e la madre.
Una situazione più simile alle adozioni che non alla filiazione naturale.

L'adozione è una cosa legale e moralmente ammessa, anzi, per molti aspetti è una pratica lodevole. Se questa pratica somiglia all'adozione, quale sarebbe il problema? In altri termini:

Perché i prolife sono contrari? 

Da quanto detto può già capirsi cosa hanno da ridire i prolife. La fecondazione eterologa scinde il rapporto padre-madre-figlio, trasformandolo da un rapporto naturale ad un rapporto artificiale. Questo porta ad una serie di conseguenze negative: 

1) Il figlio si compra. Queste pratiche sono molto costose, e hanno come obiettivo non la cura di una malattia (l'infertilità lo è) ma la produzione di un bambino. Il bambino diventa il prodotto, la merce.
2) Il figlio si progetta. Dal momento che si deve ricorrere ad un donatore, perché limitarsi a sceglierne uno a caso quando si può chiedere un donatore super? Nelle banche del seme donne e uomini particolarmente sani e particolarmente richiesti vendono i loro gameti. Si può letteralmente scegliere il donatore, e quindi determinare le caratteristiche somatiche del figlio. Ci sono anche dei donatori Vip, se volete, in Inghilterra. Chi vuole essere madre del figlio di Paul McCartney? O preferite David Beckham come padre? Tutto si può avere, basta pagare.
Senza contare che, come per l'aborto selettivo di genere (di cui abbiamo parlato in questo sito) si presentano gli stessi dilemmi. Puoi averlo maschio, se vuoi, o femmina. 
E puoi averlo bianco, biondo, alto, occhi azzurri. Vi ricorda niente? 

3) Un figlio? Cento figli! La pratica della vendita o donazione del seme ha fatto sì che ci fossero persone con un numero di figli a due zeri. Di fatto, la cosa diventa incontrollabile. 

4) Utero in affitto. Uno degli aspetti più drammatici, sia perché già avviene, sia perché lascia davvero allibiti il fatto che a nessuno sembra importare. Perché mai una donna dovrebbe dare il suo utero per ospitare un figlio che non avrà? Risposta in coro: per soldi. E forse neanche poi molti. 
La pratica dell'eterologa sfrutta il bisogno di donne povere, magari del terzo mondo, che vengono contattate da agenzie per affittare il loro utero. In sostanza: donne povere che fanno i figli al posto di donne ricche. O meglio: al posto di donne che vivono in paesi ricchi, perché (come vedremo) l'eterologa  italiana sarebbe a carico del servizio sanitario nazionale. Cioè, a carico nostro. 

5) Madre e padre? Non necessariamente.  La fecondazione eterologa è notoriamente il modo più comodo per le coppie omosessuali per avere figli. E' stato così che Elton John e il suo compagno hanno ottenuto (non saprei usare termine più lusinghiero) i loro due figli. 

Oltre a tutto questo, si aggiungono per quanto riguarda l'eterologa le criticità che già erano proprie della fecondazione omologa: 

1) Embrioni congelati. Esseri umani che vengono prodotti in serie e messi in freezer. In attesa di essere impiantati oppure... utilizzati per la ricerca scientifica. 

2) Un enorme spreco di vite umane. La fecondazione omologa ha un basso tasso di successo. In pratica ben pochi degli embrioni inseriti nell'utero materno riescono a impiantarsi, cioè a sopravvivere. Gli altri muoiono. E' una tecnica molto fallibile, ma questo non sembra nuocere ai vasti guadagni delle cliniche che la praticano, anzi. 

E vi sono anche altri aspetti di schietta bioetica, che ometto perché altrimenti il discorso si farebbe troppo pesante. 

Cosa sta succedendo? 

Mentre la fecondazione omologa era consentita dalla legge 40 seppure con certi limiti, la legge stessa proibiva la fecondazione eterologa in qualsiasi forma. 
Una serie di sentenze della Corte Costituzionale, nate da ricorsi giudiziari finanziati dalle stesse cliniche che fanno fecondazioni in vitro, hanno via via eliminato i limiti che la legge 40 poneva. 
Da ultimo, anche il limite del divieto della fecondazione eterologa, che quindi diventerebbe possibile. 
Unico limite che rimane, è il fatto che si può accedere a queste pratiche solo se si è sterili, e solo una piccola parte delle coppie lo è davvero, e la maggior parte di esse non ricorre alla Fivet come prima soluzione. Ma è una magra consolazione. 

Il fatto che la Corte Costituzionale avesse fatto cadere il divieto all'eterologa non comportava però un diritto indiscusso da parte di chiunque a praticarla, in particolare in assenza di linee guida. 

C'è chi si è adoperato in tal senso. 
La Giunta Regionale Toscana, guidata dal governatore Enrico Rossi (il grazioso signore nella foto), si è premurata non solo di formulare delle linee guida particolarmente permissive per la fecondazione eterologa, ma anche di capeggiare le altre regioni per arrivare prima possibile ad una diffusione su scala nazionale. 
Dopo infatti una riunione nazionale degli assessori regionali di tutte le regioni d'Italia, che hanno approvato in blocco e senza discutere le linee guida toscane, le stesse hanno avuto l'assenso dei governatori. Il trattamento sarebbe inoltre a carico del servizio sanitario nazionale. 

Sconfitta su tutta la linea, dunque? 
Non proprio. 

Essendo la legge 40 relativa alla fecondazione in vitro una norma statale e non regionale, si ritiene logico che le linee guida siano di provenienza statale, e non regionale. 
Ben potrebbe perciò il Governo centrale lamentare che le regioni stiano arrogandosi un potere che non hanno. 
Questo è assolutamente logico. Tuttavia il problema è che il soggetto chiamato a dire di chi è la competenza in materia è la stessa Corte Costituzionale che ha fatto a pezzi la legge 40, legittimando di fatto l'eterologa in Italia. 

E' appena il caso di ricordare che la legge 40 è stata approvata (da un parlamento regolarmente eletto) dopo un vivace dibattito, sottoposto ad un referendum nel 2005 che non passò, con conseguente indiretta legittimazione popolare della legge. 

Quindi, riassumendo: le nostre speranze risiedono nella Corte Costituzionale, che dichiari che la competenza in materia è dello stato (e questo è, nonostante tutto, molto probabile). In secondo luogo, nel ministero della Salute, affinché limiti il più possibile il ricorso a tale pratica. 

Nel frattempo... è bene tenersi informati. Discutere della cosa. Non lasciarsi trasportare dall'onda di entusiasmo verso un meccanismo che trasforma le persone in merce di scambio, i bambini in pacchi postali. La vita umana in un prodotto commerciale. 

V per VITA 



Il figlio perfetto con un clic: non è fantascienza ma la triste realtà.

Una società di genetica annuncia la possibilità di fecondazione con la possibilità di scegliere i genomi, le caratteristiche dei figli.

Tra innamorati, una delle cose più dolci su cui ci si può trovare a parlare è di come sarà il futuro figlio. “Speriamo che prenda da te, i tuoi occhi così profondi”, “e da te quell’essere sempre pronto ad affrontare ogni situazione”. Beh, si sa, con la tecnologia le cose si evolvono. E così, basta parlare. 

Tra un poco, con un semplice clic si potrà passare all’azione e scegliere le caratteristiche che vogliamo che abbia nostro figlio, come in una banale compravendita online. Maschio o femmina, bianco o nero, capelli biondi o neri, occhi castani o verdi. Ma non solo. Come tutti i genitori, vorremmo che nostro figlio non avesse malattie ereditarie. Clic. Che sia intelligente. Clic. Che sia bravo in uno sport. Clic.

Un brevetto che spiana la strada alla selezione dei «bambini su misura», ad opera di Anne Wojcicki, moglie del co-fondatore di Google Sergey Brin. Il sistema funziona più o meno così: i clienti-futuri genitori possono scegliere lo spermatozoo di un donatore così da determinare che precise caratteristiche nel nascituro siano accentuate. 

La tecnica è stata realizzata dalla società di genomica personale, la californiana 23andme, il cui nome rimanda al numero di cromosomi che ciascun genitore dona al figlio. La società ha 400.000 genomi cioè marcatori lineari della identità genetica e offre test genetici personalizzati, ordinabili via internet. Al costo è di 99 dollari permette di “selezionare i gameti di un donatore (sperma) che, abbinati a quelli di una ricevente (ovulo), in base a un calcolo statistico daranno la migliore probabilità ottenere il bambino desiderato: sia dal punto di vista biologico, ed estetico sia da quello del comportamento”, riporta il Corriere.it. 

Si legge nel blog dell’azienda: “i nostri clienti lo usano per scopi divertenti, come sapere quale sarà il colore più probabile dei capelli del proprio figlio o se è possibile che diventi intollerante al lattosio La rivista Genetics in Medicinele spiega che in realtà la tecnica per far nascere bambini su misura è più complessa di quanto sembra: la tecnica presentata potrebbe solo determinare una maggiore possibilità che una caratteristica scelta si presenti realmente nel bambino. Ma il fascino di giocare a fare Dio non ha tempo e non ha età, anzi ha sempre nuovi strumenti. Unico dettaglio che non viene preso in considerazione: la dignità umana. 

Giovanna Sedda

Tribunale di Roma contro la legge 40.

L’ennesimo attacco per disapplicare il divieto di diagnosi preimpianto. Se un bambino è malato non è giusto che nasca. Sicuri che vogliamo davvero questo?

In Italia le leggi non sono tutte uguali. Capita così che alcune godano del rango di dogma, altre invece sono sempre esposte all’intervento creativo dei giudici. Se si mette in discussione la legge 194 si è presto additati dalle femministe di mezza nazione, al contrario cercare di modificare la legge 40 è diventato uno sport nazionale. L’ennesima occasione è stata la recente pronuncia della Corte Europea dei diritti dell’uomo (Cedu), che pur essendo vincolante per gli Stati e non per i singoli cittadini, è stata presto applicata al caso concreto dal tribunale civile di Roma.

Il giudice romano ha così dichiarato che il divieto di diagnosi preimpianto che la norma prevede per evitare discriminazioni nella scelta degli embrioni, va disapplicato esattamente per consentire una scelta discriminante tra gli embrioni. Di fatto il giudice non esista a prescrivere l’impianto dei soli “embrioni sani o portatori sani rispetto alla patologia da cui sono affette le parti”. Cosa vuol dire? Semplicemente che se un bambino è malato non merita di essere impiantato nell’utero materno e di nascere.

Una simile scelta si chiama eugenetica, e il divieto previsto dalla norma serviva proprio a impedire la discriminazione degli individui malati. Perché l’embrione è esattamente “uno di noi”, un essere umano in tutto e per tutto, e come tale merita la stessa tutela e dignità riservata a qualsiasi essere umano. Ad affermarlo non è una visione di parte ma il Comitato Nazionale di Bioetica che già dal 1996 si è pronunciato sullo statuto giuridico dell’embrione. La tutelare l’embrione, l’essere umano nello stato embrionale, significa anche salvaguardarlo da possibili discriminazioni, esattamente l’opposto di quello che ha fatto il tribunale romano.

La Corte europea, nell’ottobre 2012, aveva valutato il divieto di diagnosi preimpianto contenuto legge 40 incoerente con la possibilità, prevista dal nostro ordinamento, di effettuare l’aborto terapeutico. In questo modo la Corte di Strasburgo tradisce però la sua visione di “aborto a richiesta”, come se l’aborto vada effettuato a seguito di una semplice richiesta della donna. Al contrario l’aborto terapeutico è consentito solo se il proseguimento della gravidanza di un bambino gravemente malato mette a rischio la salute della mamma. Di fatto tra divieto di diagnosi preimpianto e aborto terapeutico, solo nel caso di pericolo per la salute della donna, non c’è affatto incoerenza.

I Radicali esultano ipotizzando che la sentenza cancelli per sempre il divieto. In realtà la sentenza non ha valore generale, perché ciò avvenga è necessario l'intervento della Corte Costituzionale, chiamata a giudicare direttamente la leggi. Filippo Vari, docente di Diritto costituzionale, interpellato da Avvenire spiega: “In ipotesi di contrasto tra una norma interna e la Cedu, il giudice è tenuto a sospendere il giudizio e rimettere la questione alla Corte Costituzionale, non vi sono altre strade. [...] La Consulta è stata sempre chiara e decisa nel ribadire la propria competenza esclusiva in merito”.

Ma quanto mi costa avere un figlio? Una riflessione economica.

Quanto costa avere un figlio? Di questi tempi di crisi molte giovani coppie si pongono la domanda. Passeggino, carrozzina, culla, corredino, vestitini, pappe, biscottini, pannolini. 


L’altro giorno ho avuto la prova empirica, nell’andare a comprare delle cose essenziali per una famiglia bisognosa: una confezione di latte in polvere (di buona marca ma la più economica), biscottini da sciogliere nel latte, una confezione di acqua (per preparare il latte è meglio l’acqua oligominerale), totale venti euro. 

Durata nel tempo: una settimana, forse due per il latte. Beh, ho iniziato a pensare che forse la genitorialità responsabile è un ragionamento che fila di questi tempi, anche se, personalmente fino a ora mi sembrava un ragionamento freddo e calcolatore. Poi ho scoperto che c’è chi deve mettere in conto le spese per avere effettivamente un bambino. 

Prendendo come punto di vista quello economico che ho imparato ad adottare mi sono chiesta: ma effettivamente avere un bambino artificialmente quanto costa? E ho fatto una scoperta agghiacciante. Anche per questo esistono i low cost. Mi viene da pensare a un outlet del bambino, abbastanza raccapricciante come idea. Sì, perché bastano 200 euro per avere un bambino artificialmente: a Bruxelles i giornali a fine agosto annunciavano che “è in arrivo la fecondazione low cost”.

 A questo prezzo non si trova neanche più uno smartphone. Sul sito della fondazione belga “The walking egg” che promuove questo metodo, si legge che lo studio rientra in un progetto internazionale che mira alla sensibilizzazione sul problema della mancanza di figli nei paesi poveri. Secondo la fondazione, semplificando le procedure di diagnostica di laboratorio e di fecondazione in vitro e modificando i protocolli di stimolazione ovarica per la fecondazione in vitro, le tecniche di fecondazione artificiale possono essere offerte a rezzi accessibili a tutti. E in questo periodo di crisi, l’offerta si rivolge anche ai Paesi occidentali. 

Forse presto troveremo l’offerta come deal del giorno su Groupon, al via i tre per due e le carte fedeltà. La crisi arriva dappertutto e non possiamo permettere che la fabbrica dei bambini ne soffra. I costi umani? Non c’è spazio per questi nelle logiche della matematica utilitarista. I sogni, anche quelli vanno bene, ma solo se a buon mercato. E se i risultati non dovessero essere ottimali, la scusa è pronta nel cassetto: “cari miei, che potevate pretendere a quel prezzo?”.

Giovanna Sedda

Glow: l’app per i metodi naturali

Un programma di condivisione per diffondere i metodi naturali e condividere i costi legati all’infertilità.

Vi abbiamo già parlato di Glow (leggi qui), l’app sviluppata da Max Levchin, il fondatore di PayPal, per diffondere la conoscenza e l’impiego dei metodi naturali. L’applicazione vuole fornire un’alternativa valida e scientifica al ricorso alla FIVET rendendo il più possibile facile e intuitivo il ricorso ai metodi naturali di regolazione della fertilità.

Vediamo meglio come funzione Glow, che si propone di essere più di una semplice app. Esistono già metodi per la registrazione del ciclo della fertilità, cartacei e anche on line, come quello proposto dall’associazione Woomb (guarda qui). Glow va oltre. Per prima cosa aggiunge alla possibilità di esecuzione online la facilità d’uso grazie a una grafica semplice e intuitiva e la possibilità di poter essere eseguito direttamente sugli smartphone, decisamente più comodo che dover ricorrere ogni volta alla pagina web.

L’applicazione fornisce un calendario dei giorni fertili intuitivo, basato su un sistema di colori,  e raccoglie giornalmente tutte le principali informazioni necessarie all’elaborazione statistica della previsione: eventi stressanti, risultati di eventuali test di gravidanza, temperatura corporea, muco cervicale ecc. ecc.
Inoltre Glow crea una vera e propria rete sociale, che possiamo dire No Profit.

 Il programma prevede un costo di affiliazione di 50 $ che tutti gli utilizzatori devono versare al primo dei dieci mesi di impieghi dell’app. L’intero ricavato è destinato a supportare le coppie che al termine dei dieci mesi di impiego dei metodi naturali continuano ad avere problemi di infertilità, rimborsando i costi degli screening medici. Gli sviluppatori del programma non trattengono nulla.

Glow, più che una app è un vero e proprio programma di affiliazione per quelle coppie che vogliono avere un bambino. Non solo, attraverso il contributo di affiliazione, Glow rappresenta anche un modo per ridistribuire il “costo” di una eventuale infertilità tra tutti i partecipanti al programma: il denaro versato dalle coppie che riusciranno ad ottenere una gravidanza sarà destinato a quelle coppie che hanno incontrato difficoltà.

Non sappiamo con precisione se i contributi previsti per gli interventi di screening dell’infertilità previsti da Glow possano o no spingere verso la fecondazione assistita. Tuttavia speriamo che la diffusione di Glow, e dei metodi naturali in generale, contribuisca a ridurre il ricorso alla fecondazione artificiale e soprattutto a riscoprire la dignità e il valore della procreazione e della genitorialità responsabile.

(Giovani Prolife/TE)

Il sito ufficiale di Glow First: www.glowing.com

Silicon Valley? Siamo prolife

Il miliardario Max Levchin (PayPal) contro la fecondazione artificiale: ecco Glow, l'app per i metodi naturali.


Il cofondatore di PayPal, Max Levchin, ha di recente sviluppato una app per aiutare le coppie che scelgono di contrastare l’infertilità con i metodi naturali: un modo per ottenere la gravidanza senza ricorrere alla fecondazione artificiale e alla conseguente “produzione” di embrioni in eccesso.


Il genio della Silicon Valley si è confrontato con la questione in prima persona cercando di avere un figlio con la propria moglie e affrontando seri problemi di fertilità. Il programmatore ha così messo a punto una app chiamata Glow, letteralmente "brillare", per guidare le coppie a riconoscere i propri periodi fertili attraverso dati scientifici.

Levchin spera che questa applicazione gratuita, che ha lo stesso approccio semplice e facile da usare delle applicazioni dei giochi, renda il concepimento naturale più facile e accessibile. L’app è fornita di una schermata per la raccolta dei dati giornalieri e restituisce informazioni in due versioni “lui&lei” in modo da aiutare la donna a non sentirsi sola nel suo sforzo per ricercare una gravidanza.

Per Rachel Feltman di Quartz, sito specializzato in applicazioni mobile, “l’applicazione aiuta a fronteggiare su larga scala la delegittimazione di cui sono spesso vittima i metodi naturali aiutandone la diffusione e l’accreditamento sul fronte medico e scientifico”. Oltre che a superare le questioni etiche legate alla fecondazione artificiale i metodi naturali riducono la possibilità di gravidanze plurigemellari e il ricorso alla cosiddetta “riduzione selettiva”, l’aborto discriminante di quei figli con minori possibilità di sopravvivenza.

Ancora una volta l’America si svela più prolife e meno abortista di quanto i sostenitori delle posizioni prochoice vorrebbero farci credere, anche nel nostro Paese. E per di più dove meno te lo aspetti: la Silicon Valley, da sempre la patria dei grandi finanziatori di fondazioni e ONG legate al controllo delle nascite e alla diffusione dell’aborto nei paesi in via di sviluppo.

Con questa scelta coraggiosa Max Levchin, miliardario ideatore del sistema di transazioni online più usato al mondo, ci svela che la causa della vita non ha solo posto nel futuro della storia, come diceva Giovanni Paolo II, ma anche nel futuro della tecnologia.

Il sito dedicato all’applicazione Glow: www.glowing.com/
Per scoprire i dettagli dell’applicazione leggi l’articolo di Rachel Feltman su Quartz: qz.com

(Giovani Prolife/TE)

India, l’orrore della maternità surrogata

L'India lancia l'allarme: il mercato degli uteri in affitto in al centro di una inchiesta ministeriale che indaga il fenomeno in bilico tra schiavitù e profitto. Ce ne parla il sociologo Giuliano Guzzo.

Se fosse un film sarebbe una pellicola horror, da seconda serata; di quelle storie cupe, che iniziano male e, il più delle volte, finiscono peggio. Purtroppo però il dramma dell’utero in affitto, in India, non è un film bensì una realtà drammatica e redditizia, molto redditizia: si stima che, complice l’assenza di un quadro giuridico che lo regolamenti, il mercato complessivo – che si sostanzia nella disponibilità di donne che, seguite in apposite strutture, concepiscono tramite fecondazione extracorporea, portano in grembo e poi danno alla luce un figlio da cedere alla nascita – oggi abbia già sforato il tetto stellare dei 2 miliardi di dollari [1]. Una montagna di denaro che forse è la vera ragione per la quale, finora, in pochi si sono preoccupati di verificare in che cosa realmente consista questo businness. Ma in questi giorni è uscito un documento che fa finalmente chiarezza.

Si tratta di un dossier intitolato Surrogate Motherhood-Ethical or Commercial?[2] - approvato dal ministero e che reca in calce la firma della dottoressa Ranjana Kumari del Centre for Social Research – redatto in seguito ad una ricerca condotta nelle cliniche indiane dove si effettua la maternita surrogata. Il lavoro, eseguito studiando i casi concreti e intervistando 100 madri surrogate e 50 genitori committenti, pur non avendo la valenza di pubblicazione scientifica rappresenta un’inchiesta estremamente interessante perché, per la prima volta, mette a nudo la realtà di un mercato eticamente molto discutibile ma, almeno fino ad oggi, poco esplorato nelle sue dinamiche concrete. Come già accennato, gli esiti di questa ricerca sono a dir poco allarmanti e dicono che ...

Continua a leggere l'articolo qui: http://giulianoguzzo.wordpress.com/2013/07/23/india-lorrore-della-maternita-surrogata/

Autore: Giuliano Guzzo
Foto: Giovani Prolife/Persico

Legge 40 ancora sotto attacco

In nome del popolo, ma contro la sua volontà... C’è un Paese in cui gli esiti referendari sono un dogma quando riguardano i “beni comuni”, ma sono trascurabili quando riguardano la persona. Un Paese dove i giudici decidono in aperto contrasto con quanto deciso dalla Corte europea dei diritti dell’uomo e dove tali decisioni sono scucite da avvocati di partito e difese da associazioni di partito. Dittatura? No, è il Bel Paese, dove nella serenità popolare continuano gli attacchi alla Legge 40.
Questa volta la bordata arriva dal Tribunale di Milano che ha chiesto alla Corte costituzionale se esiste una questione di legittimità sul divieto di fecondazione eterologa. L’avvocato che assiste i proponenti del ricorso è Marilisa D’Amico, consigliere PD di Milano. “Ormai ricorsi come questo sembrano succedersi a raffica e arrivano in genere da giudici evidentemente molto interessati alla materia”. Il commento di Carlo Casini, presidente del Movimento per la vita.
I giudici della Corte Europea
per i Diritti dell'Uomo
L’ennesimo ricorso arriva nonostante il pronunciamento della Grande Camera della Corte europea dei Diritti dell’Uomo che ha riaffermato la titolarità dei parlamenti nazionali sulla legislazione a riguardo. Casini ricorda inoltre che “Nel caso italiano la disposizione della legge 40 non solo è stata adottata a grande maggioranza dal Parlamento ma vi è stato anche un successivo referendum nel quale il popolo italiano ha manifestato con una maggioranza schiacciante la volontà di non cambiare la legge. Come se non bastasse la Corte Costituzionale ha già respinto al mittente ricorsi simili a quello in oggetto. Non è quindi chiaro cosa i giudici milanesi pensino di ottenere". 

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