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Visualizzazione post con etichetta Grande Chambre della Corte Europea dei diritti dell’uomo 3 novembre 2011. Mostra tutti i post
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Obiezione di coscienza e legge 194: l'eccezione alla regola.

In un clima d’antagonismo nei confronti dei medici obiettori, accostare il tema della laicità dello Stato a quello dell’obiezione di coscienza è divenuto un tabù, sul quale è concesso discutere solo in certi ambienti e a determinate condizioni. 

Oggi uno Stato autenticamente “laico” è quello che riconosce il diritto ad abortire e che tenta di circoscrivere il più possibile quello ad astenersi, come sembra emergere anche dalle considerazioni che hanno portato il Consiglio d’Europa ad accogliere il reclamo presentato alla Ong “International Planned Parenthood Federation European Network” che accusava l’Italia, a causa dell’alto numero di obiettori, di non garantire l’applicazione della legge 194 sull’interruzione di gravidanza.

La relazione annuale sull’attuazione della legge 194/78 presentata al Parlamento il 13 settembre 2013 evidenzia come anche in Toscana, al pari di molte altre Regioni italiane, dal 1983 al 2011 il numero degli obiettori tra i ginecologi sia cresciuto dal 51% al 65,8%. Davanti a questi dati, il pubblico si divide e sembra prevalere chi afferma che siamo di fronte a una compromissione del diritto di ciascuna donna all’IVG. Ma c’è ancora chi sceglie il dibattito, chiamando a parlare esperti medici, legali e religiosi, come è avvenuto all’ospedale Careggi di Firenze dove, venerdì scorso, i ragazzi del Movit - l’associazione universitaria dei giovani del Movimento per la Vita - di Firenze e Siena e quelli del Movit dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma hanno organizzato una tavola rotonda dal titolo “Laicità dello Stato e obiezione di coscienza”.

L’incontro, moderato da Lucia Leoncini, magistrato ordinario in tirocinio, è iniziato ricordando il significato autentico di laicità dello Stato, che non significa “indifferenza”, ma piuttosto il riconoscimento di un’incompetenza degli organi pubblici a giudicare le istanze interiori del singolo e che implica, quale corollario a questa garanzia di non intromissione, l’imparzialità dello Stato medesimo. A seguire Francesco Zini, ricercatore di Filosofia del diritto dell’Università di Verona ha illustrato i profili tecnico-giuridici dell’obiezione di coscienza, ricostruendone la storia in qualità di “eccezione a una norma giuridica” ma che, in quanto prevista e disciplinata dalla legge, deve comunque essere adempiuta.

Tra i relatori, Jean- Marie Mupendawatu, segretario del Pontificio Consiglio per gli operatori sanitari ha richiamato i cattolici all’impegno in difesa della vita in tutte le sue fasi, portando ad esempio la lettera che nel 1990 l’allora re del Belgio Baldovino scrisse in occasione della sua sospensione dalla carica per evitare di controfirmare la legge che avrebbe legalizzato l’aborto nel suo Paese. In chiusura è intervenuta Donatella Nannoni, medico ginecologo. La dottoressa con la propria testimonianza ha evidenziato l’importanza di partire dall’esperienza per individuare i problemi di ogni singolo caso e per far emergere proprio dai bisogni della donna la soluzione migliore da adottare, nell’ottica di intraprendere insieme a lei una strada alternativa all’IVG. Emerge dunque un dovere del medico il quale, “in scienza e coscienza”, è chiamato a tentare di salvare il proprio paziente, per quanto piccolo, nascosto ed indifeso egli sia.

Eleonora Gregori Ferri.

Legge 40 ancora sotto attacco

In nome del popolo, ma contro la sua volontà... C’è un Paese in cui gli esiti referendari sono un dogma quando riguardano i “beni comuni”, ma sono trascurabili quando riguardano la persona. Un Paese dove i giudici decidono in aperto contrasto con quanto deciso dalla Corte europea dei diritti dell’uomo e dove tali decisioni sono scucite da avvocati di partito e difese da associazioni di partito. Dittatura? No, è il Bel Paese, dove nella serenità popolare continuano gli attacchi alla Legge 40.
Questa volta la bordata arriva dal Tribunale di Milano che ha chiesto alla Corte costituzionale se esiste una questione di legittimità sul divieto di fecondazione eterologa. L’avvocato che assiste i proponenti del ricorso è Marilisa D’Amico, consigliere PD di Milano. “Ormai ricorsi come questo sembrano succedersi a raffica e arrivano in genere da giudici evidentemente molto interessati alla materia”. Il commento di Carlo Casini, presidente del Movimento per la vita.
I giudici della Corte Europea
per i Diritti dell'Uomo
L’ennesimo ricorso arriva nonostante il pronunciamento della Grande Camera della Corte europea dei Diritti dell’Uomo che ha riaffermato la titolarità dei parlamenti nazionali sulla legislazione a riguardo. Casini ricorda inoltre che “Nel caso italiano la disposizione della legge 40 non solo è stata adottata a grande maggioranza dal Parlamento ma vi è stato anche un successivo referendum nel quale il popolo italiano ha manifestato con una maggioranza schiacciante la volontà di non cambiare la legge. Come se non bastasse la Corte Costituzionale ha già respinto al mittente ricorsi simili a quello in oggetto. Non è quindi chiaro cosa i giudici milanesi pensino di ottenere". 

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