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Nek: fatti avanti amore.

Da Sanremo all'impegno con gli ultimi: Nek si racconta in una intervista esclusiva*. Dalle canzoni vincenti alla vera vittoria: difendere la vita con tutto l'amore che c'è in ciascuno di noi perchè  ogni essere umano è un "Miracolo di nervi ed anime".

Che cosa dà un figlio alla vita di un giovane? Cosa lo spinge a dire il suo “Sì alla Vita”,  ad accogliere un bambino, soprattutto dato il momento di forte difficoltà economica?
Data la situazione attuale, a maggior ragione quel giovane deve stare attento a fare i passi secondo quello che è giusto, perché poi si impone nella vita altrui e allora non si scherza più, si parla di giovani e non giovani ma con la vita degli altri non si può scherzare e sulla vita degli altri non si può avere la libertà e secondo me la nostra libertà ha un vincolo che è quello di non prevaricare lo stato d’essere altrui. Quindi, un giovane può sicuramente avere difficoltà, però visto il momento di crisi,  visto che un giovane ha bisogno di crescere all’interno della famiglia, di confrontarsi con gli altri, a maggior ragione, quel giovane deve stare attento, deve prevenire prima di curare.

Questo entra un po’ in contrasto con la tua fede. Ci hai detto che la tua non è stata una conversione ma ad un certo punto la tua fede si è “ infuocata” e quindi dovresti aver abbracciato quelli che sono il credo ma anche  i valori e le regole del Cattolicesimo.
Semplicemente, è come se ci fosse stata una lente di in gradimento sull’insegnamento che mi avevano già dato i miei genitori. Ma, se dobbiamo avere a che fare con la morte di una vita… il contrasto, non è vero perché se tu  togli le parole della Chiesa dal contesto allora siamo d’accordo, ma credo che la Chiesa stessa assolutamente non ammetta l’aborto perché non si vuole toccare quello che è di più sacro, che è la vita dell’uomo. E poi si può stare attenti anche senza usare contraccettivi quando ha un rapporto sessuale con una persona.  Io sono contrario al fatto che il giovane privi nel trasmettere anche a livello di pelle l’amore verso la sua persona. Certo è che da lì a creare una famiglia o a vivere un rapporto sessuale in modo spropositato, ce ne vorrà. Proprio perché difendo la vita, proprio perché ho paura che quando ci si trovi davanti a una situazione di un figlio,  nella quale non si può scherzare, poi non ci si può parare la coscienza, pigliando la pastiglia e risolvendo il problema. Tutto qua.  Poi la Chiesa, apro velocemente parentesi,  ci sono dei punti nei quali la Chiesa per quanto riguarda la comunicazione deve lavorare molto, ma non lo dico solo io, lo dicono anche miei amici sacerdoti.

Questo è il punto di vista di molti giovani, che si pongono la domanda “perché la Chiesa non smussa gli angoli”, si trovano a un bivio, obbedire o disobbedire. Chi ti guida in questo cammino di scelta?
Intanto si spera che un giovane abbia una famiglia, è inutile che ce la stiamo a raccontare, la famiglia deve essere il punto di origine di un giovane. Se no sono problemi seri, se non c’è la famiglia, non ci sono le istituzioni che promuovono la vita perché finché c’è qualcuno che opina su questo, oppure, se si parla di droga, finché c’è qualcuno che dice che è giusto distinguere le droghe leggere dalle droghe pesanti, è giusto distinguere l’hashish dall’ LSD, questo fa più male di quello, allora è tutto relativo.

Su questa base non dovrebbe valere neanche la distinzione tra aborto e pillola del giorno dopo.
Esatto. Però io credo che perché una società funzioni nel migliore dei modi, cioè credo nella promozione massima della vita, ci deve essere un rispetto delle prese di posizione, non bisogna stare su due binari, per non dare ragione all’altro, o per dare troppa ragione all’altra parte. Secondo me ci devono essere dei punti fermi, che sono gli esempi di persone che hanno vissuto determinate esperienze, come sono stati i due ragazzi che provenivano da due diverse comunità cioè, quando  alla fine anche il 10% di questi ragazzi, che oggi hanno vissuto una giornata diversa dalle altre, il messaggio di quelle persone ha attecchito, è fondamentale perché loro sono l’esempio lampante di cosa può portare una situazione così estrema come può essere l’uso di stupefacenti. Sono gli esempi da cui copiare, per evitare di finire in situazioni spiacevoli. Dopo la storia si ripete, fai uso di droga? Pensi di essere più forte se fai questo? L’inizio del tuo declino. Dopo avrai bisogno di curarti, come dice Morgan. È il sistema che è un po’ malato, fa riferimento su certi messaggi che devono avere una eco, allora a questo punto più persone vengono interessate da un messaggio che  può essere quello di avere Morgan, Morgan perché è il fatto del momento, di avere una persona così in più programmi televisivi e alzare l’audience. Quindi, è malato tutto un insieme di cose, gli esempi sono quelli pratici, le storie che sono venute fuori e che dicono non farle le cazzate, perché io ce l’ho fatta ma tu potresti non farcela. Ma perché ti devi massacrare il cervello? Si diceva l’altra sera a “Porta a porta”, Picasso, Van Gogh… Van Gogh beveva tanto di quell’assenzio che ha visto un drago qui e s’è tagliato un orecchio, ed era Van Gogh anche senza far uso di sostanze, quando uno ha talento, ha talento sempre.  La fine del talento arriva con l’usare determinate sostanze stupefacenti, che non fanno altro che elevare al massimo i punti deboli.

Allora come mai si è riscontrato che prima dei concerti sia naturale fare uso di sostanze?
Non è vero. Cioè se prendiamo uno che non ha paura a dirlo, può essere o può essere uno che non te lo dirà mai e che dietro si fa una strisciata per essere tosto. Beh se non lo capisce, dovrà capirlo passando attraverso passaggi stretti, attraversando la merda della sua vita, strisciando come un verme a chiedere l’aiuto degli altri, quando prima pensava di essere lui al centro dell’attenzione. È stato dato un consiglio, o svariati consigli, dati da una libertà fraintesa ed è una fortissima debolezza e allora queste poi sono le conseguenze. Io per esempio non mi faccio, pur avendo provato, mi sono accorto che non mi servivano, anzi era difficile poi mantenere una costanza.

Parliamo di castità. Abbiamo letto sul blog di Don Davide Banzato che hai scelto di vivere un rapporto di coppia nella castità. Cosa si intende per castità ed è ancora possibile essere casti ai giorni d’oggi?
La scelta è semplicemente questa, castità vista in quell’ottica, la parola fa paura ma si intende avere il rapporto con l’altro non per soli scopi sessuali.  Questo genere di cose viene fatto dopo un po’ di tempo,  io con lo stesso Don Davide dico di non essere sicuro. È una scelta che si può fare,  io e mia moglie stiamo imparando. Tra i cinque punti, tra cui c’è la fede, è un punto su cui sto lavorando molto. Castità non significa diventare un sacerdote, è usare con amore l’altro, non semplicemente per soddisfare dei  bisogni  sessuali, è qualcosa di umanamente sentito, una cosa che ti educa a non considerare l’altro come oggetto sessuale.  Anche praticamente quando tu  trasmetti qualcosa all’altro a livello di fisico, non deve essere o non dovrebbe essere per te dal profondo qualcosa tu sei la mia compagna e quindi oh cazzo oggi ho voglia di scopare con te, fine. No, non deve essere solo quello.  È filosofica la cosa, per aiutarti ad educarti all’amore come sentimento puro e poi da quel rapporto ti sposterai ad avere a che fare con le persone, a valutarle,  ad avvicinarti ad altre persone, a non essere indifferente ad altre persone.  Quindi vai più in profondo, hai fatto bene a chiedermelo, spero di aver risposto alla tua domanda.

Passiamo un po’ al Nek cantante. Nella canzone “ Figli di chi” sembri descrivere appieno la nostra generazione, alla ricerca della felicità ma immersi in inquietudine e incertezza. Hai trovato la risposta alla tua domanda  “Cerchiamo Dio ma dov’è?” E la realtà può cambiare? O è troppo tardi per “fare un futuro da noi”?
Io ho capito che Dio è prima dentro di me e poi nell’altro e anche in tutte le situazioni difficili. Perlomeno io ho spesso a che fare con Dio ed è proprio vero, manifesta la sua potenza proprio in passaggi stretti. Prima ho nominato la situazione di mio padre e nonostante io mi fermi a pensare al fatto che potrei perderlo,  lo penso in modo sereno perché cosa ne so io cosa è meglio per lui. Lo può sapere solo Dio. Quindi a questo punto non è più affar mio, è affar suo, credo che nessuno all’infuori di Dio possa sapere quello che per mio padre è giusto, poi ci sta tutta la sofferenza dal punto di vista umano che credo che sia sacrosanta ma la rabbia di non poter fare più di tanto è lontana perché c’è più serenità.  Ma bisogna lavorarci molto.

Proprio spinti dal ragionamento di “ non so cosa sia meglio”, molti scelgono per l’eutanasia.
Vabbè questo  è un altro discorso molto particolare. Anche là io penso che non si possa vere la libertà di terminare la vita altrui, nemmeno  io stesso che sto male posso avere la libertà di autoterminarmi. Io non ho questo potere, non mi è stato dato. Li mettiamo in prigione quelli che ammazzano gli altri? E allora? Questo è il mio punto di vista, secondo me per la vita bisogna combattere con i denti. Ma scusate, è una solo questa terrena, la dobbiamo sfruttare al meglio e tiriamo fuori delle leggi che ne valorizzano anche il termine o che cercano di proteggerlo. Grazie a Dio io ho una vita in salute, ma una mia parente ha la sclerosi multipla e mi dice “sono fortunata” ed è ferma su un lettino che ascolta la radio dalla mattina alla sera, mangia con la cannuccia e non si muove, il cervello ce l’ha perfetto, dialoga a malapena però io riesco a capire che dice “io non ho mai amato la vita come oggi”, perché è vero che devi passare attraverso le strade tortuose per renderti conto di quello che hai. È in strade in salita che capiamo quanto è importante il nostro prossimo e quanto è importante la nostra esistenza.

Cosa si intende per libertà? 
Si dice che l’aborto sia stata una conquista, che ha contribuito all’affermazione di libertà della donna…
Si intendono tantissime cose, senza citare la droga o altre situazioni. L’aborto… si dice male, secondo me viene frainteso questo. Secondo me non bisogna perdere di vista la creatura che si porta in grembo. Poi possiamo rendere opinabile tutto, c’è chi dice che diventa creatura a un tot di mesi dal concepimento, io non sono d’accordo. Finché ci sono punti di vista, allora tu rispetti il mio modo di pensare e io rispetto il tuo, ma la nostra libertà ha un termine, lo stesso Dio ha un limite su di noi che è quello di prevaricare le nostre scelte. La libertà è in realtà l’amore . il nostro non è un Dio con dittatura. Non obbliga, al massimo consiglia. Il famoso libero arbitrio.  

Anche “Nella stanza 26” ha un testo molto forte. La cosa meravigliosa è che parli di situazioni delicate e dolorose ma non dai un giudizio. Ci vuoi raccontare la protagonista e la sua storia? Chi è l’uomo che aspetta ?
Non ho mai saputo chi è la ragazza,  non ho mai saputo nient’altro aldilà di una lettera anonima che è arrivata al mio fan club qualche anno fa, io mi sono limitato semplicemente a subirne il fascino, ero esterrefatto per le poche righe che aveva scritto, se non qualche riga in cui si avvertiva molto il peso di una persona non libera, di una persona completamente alla ricerca ma con grande paura. Non ho mai più saputo niente di questa persona, non so se abbia sentito poi la canzone. Io mi sono limitato a osservare, recepire e rimandare alle altre persone un’esperienza vissuta attraverso le mie orecchi, i miei occhi, cercando di dare una morale alla fine che fosse il desiderio di pensare il meglio per questa persona o per tutte queste persone che hanno perso la dignità e la libertà di poter agire perché consigliate male, poi sono entrate in un circolo vizioso che non si può controllare. 
L’uomo che aspetta è il cliente, io descrivo la situazione per far capire all’ascoltatore di cosa stiamo parlando, l’uomo è il prossimo che  tu non vorresti mai vedere ma che purtroppo vedrai, e con il quale ti toccherà interagire.

Come può un giovane comunicare messaggi di solidarietà, di amore, di fede in una realtà che sembra non accettarli ma che ne necessita così tanto?
Io credo che si debba un po’ scendere dal pero, e avere la forza di volontà per farlo perché purtroppo nella televisione non c’è tanto, anche gli stessi reality show possono essere molto rischiosi. Lo stesso x factor al quale io ho partecipato come ospite, io poi ai ragazzi ho dato un consiglio, fuori da lì è tutto diverso, fuori da lì c’è la guerra, fuori da lì sono cazzi acidi perché c’è da lavorare su voi stessi, con un lavoro in precedenza inesistente, con una discografia che vi calcola come numeri. Il lavoro va appreso, accolto, bisogna provare, bisogna sbagliare, bisogna soffrire e forse avrai successo. Il successo è il risultato di un lavoro su noi stessi e sulle persone, non si può diventare famosi e poi imparare il lavoro, è una legge che va contro natura, prima o poi ti fai male. Bisogna avere la forza di volontà di non essere troppo vincolati su determinate cose che non sono la legge di vita di tutti i giorni. È un bello show, ma gli show hanno un inizio e una fine, la vita di una persona deve finire il più tardi possibile, quando si parla di vita non c’è da scherzare per cui il giovane non deve fare tanto il giovane, arriverà un momento nella vita in cui dovrà prendere delle posizioni, frutto di un’educazione televisiva, istituzionale, tra le persone, una canzone, quindi io stesso sono responsabile di determinate azioni future di persone che mi ascoltano.

Qual è la “nuova direzione”? Quali i “nuovi orizzonti”?

È rivolgere lo sguardo agli altri, perché credo che il male più forte da combattere oggi è l’indifferenza. Se uno perde l’indifferenza nei confronti degli altri, ha già vinto perché poi si accorge delle piccole cose della vita e si accorge degli altri, di sé stesso, dei suoi difetti, comincia a chiedere scusa che è la cosa più coraggiosa ma più importante di tutte,  e chiedendo scusa avrai l’amore di avvicinarti a una persona  senza che lei te lo chieda e fai squadra.

Giovanna Sedda

*intervista realizzata in occasione della Giornata Per la Vita del 2010, a Firenze

In viaggio con i braccialetti rossi: dal dolore alla gioia.


Insieme a Daniela scopriamo perché siamo così prolife, così innamorati della vita. Da "Braccialetti rossi" alla domanda di senso: perché a me il dono e il dovere di aiutare ad aprire il cuor?

In piena kermesse Sanremese, si distinguono due tipologie di persone: chi di Sanremo ne ha solo ribrezzo e chi, invece, guardandolo, si improvvisa esperto critico musicale e magari anche l’Enzo Miccio della situazione (nonostante, magari, la mattina si vesta a occhi chiusi dal sonno, accorgendosi poi, sotto la luce del sole, di aver combinato un bel disastro). Confesso: quest’anno mi sento di appartenere spudoratamente alla seconda categoria. 

Ma, se è vero che l’essere umano è fatto per elevarsi al Bello, al Bene, allora, con questo articolo, voglio consapevolmente sublimare questo primordiale istinto femminile in qualcosa di migliore, che possa aver un senso più profondo di una dipendenza twitteromane ad un hashtag come #Sanremo2015.

Il merito di questo mio slancio, però, devo ammetterlo, non è del tutto mio. La motivazione vera è che appena ho sentito nel web la nuova sigla di Braccialetti Rossi, composta e cantata da Niccolò Agliardi e la sua band (pressoché sconosciuta prima dell’esordio della fiction), ho avuto un flusso di pensieri infiniti. Belli, brutti, forti, volati via e ripresi per un istante… ma comunque troppi per non imprimerne almeno qualcuno su un foglio, di carta, word o internet che sia.
Braccialetti Rossi, per chi ancora non la conoscesse, è la famosa fiction di Rai1 che ha sbancato parlando proprio di quello che più l’umanità vuole nascondersi: la potenza infinita del dolore che si abbraccia con l’amore.  

Non avete letto male… avete, spero, capito benissimo: scrivo “vuole nascondersi” non a caso. Alla prima opportunità possibile, infatti, di provare a capire questo intreccio complicato eppure salvifico, subito non si perde occasione: lo share televisivo conferma alla grande.
Viaggia sulla stessa intensità la sigla di queste puntate, dal testo tanto semplice quanto evocativo, dalla musicalità tanto carica eppure quasi silenziosa, tra i pensieri che si fanno avanti.  Passo passo si apre una finestra nel tempo, e mentre, magari, stai guidando in una strada di campagna che non finisce più, tra le curve attorcigliate, ti ritrovi dove mai avresti pensato ….

«Ci sono anch’io ai bordi del campo
ad alzare un saluto
ho corso per tutta la notte per dirti
che il buio è diverso dal vuoto»

Ti ritrovi, infatti, tra mura vecchie, dal profumo aspro di storia e Vita che si fondono… proprio lì, in quel luogo, lottano ferocemente.
Lotta la Vita, contro la morte.
Lotta la storia, per un nuovo sorriso.
Lotta un volontario, per una nuova mamma con in braccio il suo bambino.

Sì, mi ritrovo tra le mura di un CAV, che più caro di altri, mi insegna ogni volta come “alzare un saluto” è la discrezione e la dolcezza necessaria per accogliere chi crede che ci sia unica via nei confronti di una gravidanza inaspettata o problematica. Eppure una volontaria è lì, ad ascoltare, a capire e comprendere, ad ingegnarsi nell’allontanare il peso del pregiudizio e delle paure. Corre per giorni, per mesi a volte: telefona, scrive, contatta e  non si dà pace fino a che non riesce a trovare l’alternativa giusta per fa sì che tra i sogni di quella donna, (sì, quella che aveva visto paurosa e intimorita raccontarsi di fronte a lei) possa esserci anche il bimbo che il suo grembo ha già deciso di custodire. 

Il buio è diverso dal vuoto: hai ragione, caro Niccolò… forse non le conosci le nostre operatrici CAV, ma pensa un po’… loro di questa frase ne hanno fatto filosofia di vita. E ci credono talmente tanto che ogni giorno cercano di squarciare il buio di tutte le mamme che incontrano esattamente provando a far sì che, con un bimbo, venga alla luce. La luce riempie, scalda, accarezza… come potrà farlo una nuova vita, che piccola e fragile, tra le nostre braccia griderà al mondo di esserci. Se quella Vita, quel suono non riempie il vuoto, il silenzio, la disperazione... ditemi voi cosa potrà farlo in migliore.
Io, nel dubbio, vi dico che di vuoti riempiti da gioia profonda, ad oggi, ho avuto la fortuna di vederne parecchi.
  
«È tutta per te,
è una cascata di pioggia scura:
non smettere affatto di piangere forte
che il bene si avvera».

La macchina continua ad andare: le mie mani sono sul volante eppure penso che la pioggia scura, in questi anni mi ha bagnato i vestiti, la pelle e a volte le ossa.
Non solo a me.
Rivedo i volti di ragazzi che in qualche notte d’estate, d’inverno, a bordo piscina, o con email chilometriche mi hanno raccontato di quanto freddo abbiano sentito sotto alla tempesta, troppo spesso soli e incompresi. La pioggia, che non dà mai troppo preavviso prima di scendere, se non altro nasconde le lacrime. I veri duri all’inizio non sanno ma proprio in quelle lacrime, subito asciugate per paura che qualcuno le veda, c’è il principio della rinascita più autentica.

Certo che il bene si avvera, prima o poi, caro Niccolò. Essenzialmente siamo noi il bene, ma se lo decidiamo dopo esserci accolti nella maniera più incondizionata!
Ecco che il sole piano pianino si fa vivo: bisogna pazientare un po’, ma questo “farabutto”, in realtà, si rende conto di essere così bello che a volte è un po’ “prima donna”. Armiamoci di pazienza: ne vale davvero la pena.
La campagna che ho intorno, comunque, sembra non ascoltare i miei pensieri: nel momento in cui penso alla luce, nuvoloni grigi si avvicinano (o sono io che vado verso di loro?). Porteranno vento e pioggia, ancora… questa volta, però, solo fuori di me. Non importa, perché io lo so. Lo so, che l’arcobaleno, prima o poi, splenderà delicato e lucente….nel frattempo sorrido.

«E non sai quanta bellezza
sta negli occhi disperati,
stropicciati come te»

No che non lo sai: non lo sai perché la testa è troppo confusa, i pensieri troppo pesanti e tu persa nel vuoto della rabbia mista a indecisione.  Serve qualcuno che, casualmente (o provvidenzialmente, come preferisci) arrivi di fronte a te e, con impatto misuratamente irruento o delicato, ti dica che il tuo viso rigato dalle lacrime, con qualche cicatrice (visibile o meno), è bellissimo così come è. È la carta vincente per far vedere al mondo che puoi realizzare qualcosa di grande, perché più di tanti hai capito cosa vuol dire sentire l’assenza di un senso leggero che ringrazia per una nuova giornata, che è felice anche per poco.
Hai capito o no, mamma in preda al panico e alla rabbia perchè dentro di te non batte più un solo cuore, ma due?  Hai capito, giovane dal sentore di un futuro tradito e aspettative negate? Hai nelle tue vene tutta la forza necessaria per prendere in mano la situazione e lavorare perché la tua Vita possa farsi meravigliosa.
Credici, perché puoi…e infondo infondo lo sai anche !

«Ci sono anch’io
in questo concerto di spine e di perle
tu ridi per quando hai tenuto la faccia
composta davanti alle sberle»
Sono quasi a casa mentre Agliardi canta questo verso e quando me ne rendo conto sul mio volto si distende un sorriso.
Sì, caro Niccolò, anche questa volta hai ragione. Si ride molto più di gusto dopo essere stati a lungo col broncio. È una risata leggera, che ne sa di una felicità sottile e vulnerabile: esattamente come ogni cosa preziosa. La Vita è strana e le sue sberle, come le chiami tu, fanno davvero male a volte. Ho visto troppi ragazzi feriti e mamme sfregiate da ciò che non meritavano, e sono ancora troppo pochi gli anni di servizio che conto in questo volontariato, per un numero così grande. La mia accoglienza in un ascolto empatico e in braccia aperte alle loro si è chiesta più e più volte cosa io potessi fare di fronte a tanto dolore… perché a me il dono e dovere di aiutarle ad aprire il loro cuore e cercare un cammino di accettazione, perdono e risoluzione?

Forse, Niccolò, hai ragione ancora una volta, ci dovevo essere anche io in questo concerto di spine di perle, dove la Vita è perfezione e distruzione al tempo stesso. Ci dovevo essere perché siamo fatti non solo per noi stessi, ma anche per gli altri. Ci uniscono fili invisibili, destini che si intrecciano e il bisogno assoluto di essere accolti per ciò che siamo davvero, anche nella nostra più assoluta fragilità! E allora, sì, “ci sono anche io”: promesso, mia cara Vita.
E’ una promessa quella di servirti per un sorriso, senza risparmiarsi neppure una lacrima! Che siano giovani, mamme o giovani mamme!

Quando inizia un’altra canzone mi rendo conto che questo viaggio, oggi, è stato molto più lungo del solito, ma fortunatamente sono arrivata a casa in tempo. Mi piace troppo questa canzone! È così semplice che apre mondi infiniti di immaginazione e di appropriazione… è un binario sul tempo, in avanti o all’indietro, come decidiamo di percorrerlo (oltre che essere un ottimo disintossicante di qualità alla mia dipendenza).

Grazie, Niccolò, per il regalo che mi hai fatto, con questo testo e questo ritmo incalzante… e scusami se non ho ricordato neanche per attimo i tuoi (e i miei) amati braccialetti rossi (che ogni domenica mi fanno comprendere l’importanza di avere sempre un pacchetto di fazzoletti a portata di mano).
È che …la tua storia, la loro storia, forse somiglia un po’ alla nostra: a quella di chi non smette di credere che per sorridere pienamente alla Vita, anche nei momenti peggiori, non bisogna né fuggire né nascondersi, ma solo avere il coraggio di afferrare la mano che è tesa vicino a noi e cominciare a rialzarsi, camminare e correre insieme.
D’altronde io mi ricordo, sai, (solo i testi delle canzoni, per le cose importanti necessito di almeno una ventina di post-it sparsi per casa): eri sempre te che in passato cantavi…

“Io non ho finito!”

Neanche noi, Niccolò… neanche noi!

Daniela S.

(Foto Dawn Ashley: happiness CC)



Andrea Piccirillo ama la vita!


Pubblichiamo una intervista di Anna Fusina ad Andrea Piccirillo, autore di "Ama la Vita", canzone sul podio allo scorso "cantalavita" di Pavia

Andrea, parlaci un po' di te...

Andrea Piccirillo: Sono nato a Rivoli, in provincia di Torino, nel 1988 e mi sono laureato al DAMS (Discipline dell’Arte, della Musica e dello Spettacolo), specializzandomi in Musica. Da qualche anno sono impegnato a tempo pieno in attività lavorative e professionali legate al mondo dello spettacolo, principalmente in qualità di autore, compositore e cantante. Oltre alla musica però coltivo anche la passione per l’animazione e l’educazione. In particolare ho collaborato alla realizzazione di inni e canzoni per diversi Sussidi Estivi Nazionali. Da qualche anno lavoro presso la RAI di Torino in qualità di animatore dei bambini per il programma “Le Storie di Gipo”.

Da quanto tempo scrivi canzoni? 

Andrea Piccirillo: Ho scritto la mia prima canzone all’età di 16 anni. Da allora non ho più smesso. Parallelamente studiavo canto e tecnica vocale, ma sentivo dentro di me il forte desiderio di scrivere dei testi che mi appartenessero e piano piano ho intrapreso la strada delle canzoni inedite. Un percorso bello, fatto di grandi soddisfazioni, di fatiche, studio e tanta passione. Mi rendo conto che ogni volta che scrivo una nuova canzone ho la possibilità di comunicare agli altri un messaggio importante e per questo motivo voglio sfruttare al massimo questa opportunità.

Come e quando è nata l’idea di “Ama la vita”?


Andrea Piccirillo: La canzone “Ama la vita” è nata nel 2013, in occasione del concorso Nazionale “Cantiamo la vita” di Pavia. Il bando di concorso invitava tutti gli autori a scrivere un brano che parlasse della vita, argomento molto difficile da trattare, poiché ogni cosa fa parte della vita. Dopo qualche ricerca e riflessione, un giorno su una rivista mi saltò agli occhi una poesia di Madre Teresa di Calcutta che inizia con questa frase: “Ama la vita così com'è. Amala pienamente”. Da quella frase cosi semplice e disarmante iniziò il processo creativo.
Qualche mese dopo ero a Pavia a cantare sul palco questo inno alla vita. 

Qual è lo scopo di questa canzone?

Andrea Piccirillo: Come dicevo prima, ogni volta che scrivi una canzone hai la possibilità di comunicare agli altri un messaggio importante. Scrivendo il testo di “Ama la vita”, pensavo alla mia di vita e alla vita delle persone che conosco, fatta di vittorie e di sconfitte, di salite e di discese, e mi rendevo conto che proprio la somma di queste cose, ci rende quelli che siamo. Ognuno può attingere e leggere il testo della canzone sotto più aspetti, ma se dovessi estrapolare un messaggio da consegnare a chi ascolta questa mia canzone direi : “Dobbiamo “Vivere” ogni istante della nostra vita e lavorare per realizzare nostri sogni.”

“Ama la vita” è stata premiata più volte...

Andrea Piccirillo: A Pavia, all’interno del Concorso Nazionale “Cantiamo la vita”, la canzone è salita sul podio, piazzandosi al secondo posto. Ma la più grande soddisfazione passa per Roma. Nell'ottobre del 2013 vinco il concorso “Talenti di famiglia” con questo brano ed ho la grande fortuna di cantarlo in Piazza San Pietro, in occasione dell’incontro mondiale delle Famiglie con Papa Francesco. Un’emozione forte e indimenticabile. Oggi questa canzone è inserita all’interno di uno spettacolo sul Vangelo dal titolo “Un secondo per me”, spettacolo di cui sono co-autore ed attore/cantante. Tra i progetti in cantiere anche un CD, dove troverà il suo posto anche la canzone “Ama la vita”. 

“La vita va pensata con amore, come un dono da custodire”...

Andrea Piccirillo: Sì, spesso ci affanniamo per tante cose materiali come vestiti, viaggi, gioielli e organizziamo nel dettaglio ogni impegno di lavoro, senza risparmiarci. Cosi facendo però trascuriamo molti passaggi quotidiani come la gioia di una chiaccherata, la preghiera, il confronto con un amico, una cena in famiglia. La vita è un dono prezioso che dobbiamo custodire e restituire agli altri con amore. 

Oggi, purtroppo, il dono della vita a volte non è accolto e custodito. Pensiamo ad esempio all'aborto e all'eutanasia...

Andrea Piccirillo: Aborto ed eutanasia sicuramente minacciano il significato della vita. Su questi due temi sono stati fatti tanti discorsi, se ne fanno e se ne continueranno a fare. Io penso che la vita sia un dono che va accolto sempre e comunque, anche quando non coincide con i nostri progetti, e va custodito fino alla fine, anche quando si sgualcisce e apparentemente non conta più nulla, perché in fin dei conti la vita è il più prezioso dei doni.

“La vita è il tempo che spenderai per dare vita ai sogni tuoi...”
Andrea Piccirillo: Io uso questa frase come slogan delle mie giornate. Di sogni ne ho tanti e cerco di dedicare il tempo che ho a disposizione per realizzarli.

  Un saluto ai nostri lettori... 

Andrea Piccirillo: Un saluto a tutti e grazie per aver regalato qualche minuto di attenzione alle mie parole. Grazie per avermi dato la possibilità di raccontarmi. Buona musica a tutti.

Testo della canzone e link alla canzone sul blog di Anna Fusina 

Anche i rocker hanno un cuore prolife



John Elefante è un cantautore britannico di 55 anni, vincitore di molti Grammy, che con la sua ultima canzone “This time” sta commuovendo il web. Con questa canzone, Elefante racconta la storia della nascita della sua figlia adottiva, quasi interrotta dalla sua madre naturale, insieme alla sua gioia di essere padre.

Il video  della canzone (guarda qui) mostra un’ adolescente che si scopre incinta e decide di abortire. Ma è proprio nella clinica in cui si trova ad abortire che la ragazza pensa e sogna, e, nel sogno, si trova faccia a faccia con la figlia che non vorrebbe far nascere. Si vede una bambina davanti a una torta di compleanno con tre candeline, e poi crescere in diverse immagini, le stesse immagini che abbiamo tutti nei nostri album di foto. La canzone diventa, poi, la preghiera di aiuto per una situazione che è troppo grande da vivere per lei che è ancora una ragazzina ma che è chiamata ad essere donna: la ragazza sente un calcio, come un avviso, di una vita che ancora non riesce a vedere ma di cui già può sentire la voce: “Corri via. È stato uno sbaglio ma non buttare via la tua bambina”. Meravigliose parole che compongono il testo e che con le immagini riescono a toccare davvero il cuore di ognuno.

Nella descrizione del video su Yotube si può leggere, inoltre, la testimonianza diretta del cantautore: “Non posso immaginare la vita senza mia figlia, Sami”. E fin qui, tutto normale. I padri, si sa, hanno un debole per le figlie femmine. Ma il cuore di Elefante si spinge ancora un po’ più in là, nella sua confessione: “mi si spezza il cuore, nel sapere che giovani donne che scoprono di essere incinta, invece di scegliere la vita per i loro bambini, neghino loro la possibilità di nascere".

E da qui che nasce questa bellissima canzone, che celebra la vita, diventa promozione della vita stessa, proprio grazie alla testimonianza. L’intento di “This time” è, infatti, oltre far riflettere le giovani donne e la società intera, anche quello di richiamare l'attenzione su Online For Life, un'organizzazione che si occupa di salvare i bambini da aborto.

E noi giovani prolife, anche se indirettamente, la sentiamo fatta apposta per noi!

Giovanna Sedda
 
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