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Gli antidoti all'opposto dell'amore




Lo conosciamo bene l’opposto dell’amore. Lo vediamo, lo riconosciamo, lo viviamo ogni giorno. Tutti i volontari al servizio della vita conoscono l’opposto dell’amore. Questo senso di sconfitta che resta quando l’amore se ne va, quando scende come un tramonto sulla superficie dell’umanità.

L’opposto dell’amore toglie la vita, nelle università africane, come nei mercati dell’Asia, come nei viali di Parigi e toglie la vita nel grembo materno e nella malattia. Oggi siamo smarriti. Ma lo smarrimento si ferma con la ricerca di quello cha abbiamo perduto. La ricerca, questa azione primaria della rete scorre sui nostri social. Da Facebook che ci informa dei nostri amici a Parigi, a Twitter dove col passare delle ore si ricompongono le notizie sui dispersi restituendo foto in bianco e nero cariche di desolazione. 

L’opposto dell’amore toglie la vita e allora dalla vita dobbiamo ripartire. Madre Teresa a ragione gridava che “se una madre può uccidere il suo proprio figlio, non c'è più niente che impedisce a me di uccidere te, e a te di uccidere me”. Se l’opposto dell’amore non è solo la causa ma l’effetto, l’eredità strisciante nei nostri dialoghi, dobbiamo allora cercare l’antidoto della vita, del rispetto della dignità umana, dell’umanità come famiglia e valore universale. L’opposto dell’amore non si ferma che con l’amore.

In viaggio con i braccialetti rossi: dal dolore alla gioia.


Insieme a Daniela scopriamo perché siamo così prolife, così innamorati della vita. Da "Braccialetti rossi" alla domanda di senso: perché a me il dono e il dovere di aiutare ad aprire il cuor?

In piena kermesse Sanremese, si distinguono due tipologie di persone: chi di Sanremo ne ha solo ribrezzo e chi, invece, guardandolo, si improvvisa esperto critico musicale e magari anche l’Enzo Miccio della situazione (nonostante, magari, la mattina si vesta a occhi chiusi dal sonno, accorgendosi poi, sotto la luce del sole, di aver combinato un bel disastro). Confesso: quest’anno mi sento di appartenere spudoratamente alla seconda categoria. 

Ma, se è vero che l’essere umano è fatto per elevarsi al Bello, al Bene, allora, con questo articolo, voglio consapevolmente sublimare questo primordiale istinto femminile in qualcosa di migliore, che possa aver un senso più profondo di una dipendenza twitteromane ad un hashtag come #Sanremo2015.

Il merito di questo mio slancio, però, devo ammetterlo, non è del tutto mio. La motivazione vera è che appena ho sentito nel web la nuova sigla di Braccialetti Rossi, composta e cantata da Niccolò Agliardi e la sua band (pressoché sconosciuta prima dell’esordio della fiction), ho avuto un flusso di pensieri infiniti. Belli, brutti, forti, volati via e ripresi per un istante… ma comunque troppi per non imprimerne almeno qualcuno su un foglio, di carta, word o internet che sia.
Braccialetti Rossi, per chi ancora non la conoscesse, è la famosa fiction di Rai1 che ha sbancato parlando proprio di quello che più l’umanità vuole nascondersi: la potenza infinita del dolore che si abbraccia con l’amore.  

Non avete letto male… avete, spero, capito benissimo: scrivo “vuole nascondersi” non a caso. Alla prima opportunità possibile, infatti, di provare a capire questo intreccio complicato eppure salvifico, subito non si perde occasione: lo share televisivo conferma alla grande.
Viaggia sulla stessa intensità la sigla di queste puntate, dal testo tanto semplice quanto evocativo, dalla musicalità tanto carica eppure quasi silenziosa, tra i pensieri che si fanno avanti.  Passo passo si apre una finestra nel tempo, e mentre, magari, stai guidando in una strada di campagna che non finisce più, tra le curve attorcigliate, ti ritrovi dove mai avresti pensato ….

«Ci sono anch’io ai bordi del campo
ad alzare un saluto
ho corso per tutta la notte per dirti
che il buio è diverso dal vuoto»

Ti ritrovi, infatti, tra mura vecchie, dal profumo aspro di storia e Vita che si fondono… proprio lì, in quel luogo, lottano ferocemente.
Lotta la Vita, contro la morte.
Lotta la storia, per un nuovo sorriso.
Lotta un volontario, per una nuova mamma con in braccio il suo bambino.

Sì, mi ritrovo tra le mura di un CAV, che più caro di altri, mi insegna ogni volta come “alzare un saluto” è la discrezione e la dolcezza necessaria per accogliere chi crede che ci sia unica via nei confronti di una gravidanza inaspettata o problematica. Eppure una volontaria è lì, ad ascoltare, a capire e comprendere, ad ingegnarsi nell’allontanare il peso del pregiudizio e delle paure. Corre per giorni, per mesi a volte: telefona, scrive, contatta e  non si dà pace fino a che non riesce a trovare l’alternativa giusta per fa sì che tra i sogni di quella donna, (sì, quella che aveva visto paurosa e intimorita raccontarsi di fronte a lei) possa esserci anche il bimbo che il suo grembo ha già deciso di custodire. 

Il buio è diverso dal vuoto: hai ragione, caro Niccolò… forse non le conosci le nostre operatrici CAV, ma pensa un po’… loro di questa frase ne hanno fatto filosofia di vita. E ci credono talmente tanto che ogni giorno cercano di squarciare il buio di tutte le mamme che incontrano esattamente provando a far sì che, con un bimbo, venga alla luce. La luce riempie, scalda, accarezza… come potrà farlo una nuova vita, che piccola e fragile, tra le nostre braccia griderà al mondo di esserci. Se quella Vita, quel suono non riempie il vuoto, il silenzio, la disperazione... ditemi voi cosa potrà farlo in migliore.
Io, nel dubbio, vi dico che di vuoti riempiti da gioia profonda, ad oggi, ho avuto la fortuna di vederne parecchi.
  
«È tutta per te,
è una cascata di pioggia scura:
non smettere affatto di piangere forte
che il bene si avvera».

La macchina continua ad andare: le mie mani sono sul volante eppure penso che la pioggia scura, in questi anni mi ha bagnato i vestiti, la pelle e a volte le ossa.
Non solo a me.
Rivedo i volti di ragazzi che in qualche notte d’estate, d’inverno, a bordo piscina, o con email chilometriche mi hanno raccontato di quanto freddo abbiano sentito sotto alla tempesta, troppo spesso soli e incompresi. La pioggia, che non dà mai troppo preavviso prima di scendere, se non altro nasconde le lacrime. I veri duri all’inizio non sanno ma proprio in quelle lacrime, subito asciugate per paura che qualcuno le veda, c’è il principio della rinascita più autentica.

Certo che il bene si avvera, prima o poi, caro Niccolò. Essenzialmente siamo noi il bene, ma se lo decidiamo dopo esserci accolti nella maniera più incondizionata!
Ecco che il sole piano pianino si fa vivo: bisogna pazientare un po’, ma questo “farabutto”, in realtà, si rende conto di essere così bello che a volte è un po’ “prima donna”. Armiamoci di pazienza: ne vale davvero la pena.
La campagna che ho intorno, comunque, sembra non ascoltare i miei pensieri: nel momento in cui penso alla luce, nuvoloni grigi si avvicinano (o sono io che vado verso di loro?). Porteranno vento e pioggia, ancora… questa volta, però, solo fuori di me. Non importa, perché io lo so. Lo so, che l’arcobaleno, prima o poi, splenderà delicato e lucente….nel frattempo sorrido.

«E non sai quanta bellezza
sta negli occhi disperati,
stropicciati come te»

No che non lo sai: non lo sai perché la testa è troppo confusa, i pensieri troppo pesanti e tu persa nel vuoto della rabbia mista a indecisione.  Serve qualcuno che, casualmente (o provvidenzialmente, come preferisci) arrivi di fronte a te e, con impatto misuratamente irruento o delicato, ti dica che il tuo viso rigato dalle lacrime, con qualche cicatrice (visibile o meno), è bellissimo così come è. È la carta vincente per far vedere al mondo che puoi realizzare qualcosa di grande, perché più di tanti hai capito cosa vuol dire sentire l’assenza di un senso leggero che ringrazia per una nuova giornata, che è felice anche per poco.
Hai capito o no, mamma in preda al panico e alla rabbia perchè dentro di te non batte più un solo cuore, ma due?  Hai capito, giovane dal sentore di un futuro tradito e aspettative negate? Hai nelle tue vene tutta la forza necessaria per prendere in mano la situazione e lavorare perché la tua Vita possa farsi meravigliosa.
Credici, perché puoi…e infondo infondo lo sai anche !

«Ci sono anch’io
in questo concerto di spine e di perle
tu ridi per quando hai tenuto la faccia
composta davanti alle sberle»
Sono quasi a casa mentre Agliardi canta questo verso e quando me ne rendo conto sul mio volto si distende un sorriso.
Sì, caro Niccolò, anche questa volta hai ragione. Si ride molto più di gusto dopo essere stati a lungo col broncio. È una risata leggera, che ne sa di una felicità sottile e vulnerabile: esattamente come ogni cosa preziosa. La Vita è strana e le sue sberle, come le chiami tu, fanno davvero male a volte. Ho visto troppi ragazzi feriti e mamme sfregiate da ciò che non meritavano, e sono ancora troppo pochi gli anni di servizio che conto in questo volontariato, per un numero così grande. La mia accoglienza in un ascolto empatico e in braccia aperte alle loro si è chiesta più e più volte cosa io potessi fare di fronte a tanto dolore… perché a me il dono e dovere di aiutarle ad aprire il loro cuore e cercare un cammino di accettazione, perdono e risoluzione?

Forse, Niccolò, hai ragione ancora una volta, ci dovevo essere anche io in questo concerto di spine di perle, dove la Vita è perfezione e distruzione al tempo stesso. Ci dovevo essere perché siamo fatti non solo per noi stessi, ma anche per gli altri. Ci uniscono fili invisibili, destini che si intrecciano e il bisogno assoluto di essere accolti per ciò che siamo davvero, anche nella nostra più assoluta fragilità! E allora, sì, “ci sono anche io”: promesso, mia cara Vita.
E’ una promessa quella di servirti per un sorriso, senza risparmiarsi neppure una lacrima! Che siano giovani, mamme o giovani mamme!

Quando inizia un’altra canzone mi rendo conto che questo viaggio, oggi, è stato molto più lungo del solito, ma fortunatamente sono arrivata a casa in tempo. Mi piace troppo questa canzone! È così semplice che apre mondi infiniti di immaginazione e di appropriazione… è un binario sul tempo, in avanti o all’indietro, come decidiamo di percorrerlo (oltre che essere un ottimo disintossicante di qualità alla mia dipendenza).

Grazie, Niccolò, per il regalo che mi hai fatto, con questo testo e questo ritmo incalzante… e scusami se non ho ricordato neanche per attimo i tuoi (e i miei) amati braccialetti rossi (che ogni domenica mi fanno comprendere l’importanza di avere sempre un pacchetto di fazzoletti a portata di mano).
È che …la tua storia, la loro storia, forse somiglia un po’ alla nostra: a quella di chi non smette di credere che per sorridere pienamente alla Vita, anche nei momenti peggiori, non bisogna né fuggire né nascondersi, ma solo avere il coraggio di afferrare la mano che è tesa vicino a noi e cominciare a rialzarsi, camminare e correre insieme.
D’altronde io mi ricordo, sai, (solo i testi delle canzoni, per le cose importanti necessito di almeno una ventina di post-it sparsi per casa): eri sempre te che in passato cantavi…

“Io non ho finito!”

Neanche noi, Niccolò… neanche noi!

Daniela S.

(Foto Dawn Ashley: happiness CC)



Mio figlio è perfetto


La toccante storia del papà che sceglie di occuparsi di suo figlio neonato, affetto da Sindrome di Down

La storia è ormai più che nota.
Un uomo, Samuel Forrest, di origine Neozelandese ma che viveva in Armenia con la moglie, viene informato che suo figlio neonato "ha dei problemi". A quanto pare è affetto da sindrome di Down.

Quel che è peggio è che la madre ha dichiarato di non volerlo, di volerlo abbandonare. Lui invece vuole vederlo, e, non senza faticare, riesce ad averlo in braccio.
"E' perfetto", dichiara, e lo porta via con sé.

Pare che la mamma abbia posto a lui l'aut-aut: scegli. O lui o me.
E questo papà ha scelto suo figlio.
E ha raccontato la sua storia per attivare un fund-raising su internet, per attendere alle necessità del piccolo.

La notizia l'abbiamo letta tutti. E chi non l'ha letta può leggerla qui.
Ma quello che mi ha impressionato sono i commenti che sono stati fatti.
«I soliti commenti sprezzanti», penserete voi. E invece no.

Leggete cosa scrive A. L. :

grande padre... vedrai l'amore che ti dara' Leo... io ho avuto 1 figlia con una malattia molto rara... doveva vivere solo 2 anni ... invece ha vissuto 29 anni e solo l'anno scorso è volata in cielo l' 8 agosto... Elisa mi ha fatto capire l'amore vero anche senza parlare... e oggi mi manca da morire!!! goditi anche tu un'amore speciale che solo loro sanno dare... un'abbraccio ♥

E se questo non vi ha allargato il cuore, leggete cosa gli risponde G.M. : 

La capisco benissimo signora, ho provato la stessa cosa con mia sorella Sarah. Lei mi ha fatto conoscere un amore così grande e puro che non potrò più trovare qualcosa di simile nella mia vita, è stata la mia anima gemella. Doveva vivere solo pochi anni e invece mi ha lasciata pochi mesi fa, a 20 anni compiuti, dopo una vita di amore incondizionato. Mi ha insegnato un aspetto della vita che solo pochi possono capire... Complimenti e rispetto per questo grande papà e uomo, il sorriso e l'amore negli occhi di quel bimbo sarà la ricompensa più grande ♥

Capito? 
Non so voi, ma io ne traggo due insegnamenti: 
1) non è affatto vero che il mondo è sordo alle ragioni della vita. Diciamo che è un po' intontito. 
2) i risultati più belli derivano non dagli attacchi e dalle prese di posizione, ma dalle storie di vita quotidiana, di amore per la vita dimostrato nei fatti. 

E voi che insegnamenti ne traete? 

V per VITA

Vivere per poco, ma vivere del tutto


Un bellissimo articolo apparso oggi sul blog del nostro Giuliano 

Anche se il destino che ci attende è uguale, non c’è affatto accordo sul modo di guardare la vita. Fra i tanti modi d’intenderla, oggi sembra prevalere la tendenza ritenere che un’esistenza più lunga e ricca e costellata di soddisfazioni professionali ed economiche sia un conto, mentre vite brevi o poco fortunate, in definitiva, non siano bagliori, tristi lampi senza senso. In quest’ottica, la brevissima esistenza terrena di Shane Michael Haley – il bimbo di Filadelfia nato con una grave malformazione nei giorni scorsi e vissuto meno di quattro ore dopo il parto – rappresenta probabilmente il più lampante esempio di vita non solo inutile, ma persino terribilmente dolorosa: 

Storie di vita, oltre la morte: Isabella e la sua lotta alla Leucemia


Occhi grandi e scuri, capelli biondo chiaro e mossi, un tatuaggio sulla parte alta della schiena. E proprio da quel tatuaggio inizia una storia che magari ai più non suggerirà nulla ma che a me ha così tanto parlato di vita e coraggio da riuscire a commuovermi. “Che significato ha quel tatuaggio?”. Subito mi mordo la lingua, la buona educazione richiederebbe di non rivolgere domande personali a chi si conosce da pochissimo ma ormai il danno è fatto. Isabella si volta, mi sorride e con disinvoltura mi racconta la sua storia mentre siamo in coda per la mensa.
Il tatuaggio che troneggia spavaldo sulla schiena di Isabella è la rappresentazione della fata dell’assenzio, tra le cui ali è inserito il numero 16. Perché il 16 aprile 2010 le parole di un medico del reparto di ematologia di Vicenza fanno crollare il roseo mondo di una ragazzina quattordicenne, annunciandole di essere affetta da Leucemia Linfoblastica Acuta, malattia del sangue e del midollo osseo per cui i globuli bianchi, a causa di alcune cellule tumorali, non distinguono i globuli rossi dai batteri e li attaccano, provocando all’organismo una gravissima anemia.
Da quel momento l’esistenza di Isabella inizia a spegnersi. Alle lacrime si accompagnano la rabbia e il rancore di chi non vede giustizia nel dover sopportare un incidente di vita così grande a soli 14 anni. Il cancro per lei equivale ad una sentenza di morte che non le lascia scampo e all’inizio della sua lunga e faticosa avventura chemioterapica a Padova non c’è speranza ad animare il suo cuore. Rannicchiata sul letto d’ospedale a piangere, mentre la soluzione di chemio e antidolorifici scorre nel sangue per guarirla, lei assiste alla sua esistenza che scivola via, lontana dagli occhi di familiari e medici che non vuole vedere. Ma una mattina Oriana, la sua infermiera, le regala parole che la riportano violentemente alla vita. Quel giorno Isabella, divenuta troppo magra, non riesce ad alzarsi per la visita giornaliera e resta sul letto, accanto al quale arriva Oriana. La guarda con sguardo intenerito e le dice “vuoi lasciarti consumare così principessa? Adesso ti dico una cosa. Hai davanti a te due possibilità: la prima è rimanere qui, così, senza cercare di fare niente; la seconda è quella di diventare una farfalla. Perché adesso sei solo una farfalla chiusa in una crisalide, per uscirne ci vuole tanta forza, tanta sofferenza e bisogna anche essere un po’ incauti. Ma quando uscirai da quella crisalide, sarai la farfalla più bella, te lo assicuro. A te la scelta comunque!”
In quei giorni Isabella si accorge di quanto profondamente sia legata alla propria vita quando prima di dormire, ogni sera, prega per riuscire ad aprire gli occhi la mattina seguente. La leucemia porta ad una morte dolce, offre un sonno che un po’ alla volta spegne gli organi vitali e rallenta inesorabilmente cuore e polmoni. Ma Isabella ora non è sola a combattere il suo mostro: vuole di nuovo accanto a sé la sua bellissima famiglia, la mamma, il papà e le due sorelle, che comprendono i suoi silenzi, la curano amorevolmente nel post chemio, non smettono di farla ridere fino alle lacrime, e donandole la certezza di essere amata in misura incondizionata le insegnano che non c’è prova che tenga davanti ad una famiglia unita.
Il 16 maggio 2011 Isabella, dopo due anni di sofferenza e due incontri ravvicinati con il buio della morte, secondo il responso medico, è guarita completamente e il 16 maggio dell’anno successivo conclude definitivamente il ciclo di terapia. E quando siede davanti a me, ammette la verità di quella frase fatta che spesso ci sentiamo dire: si è accorta di quanto la vita potesse essere un dono solo quando era lì lì per sciuparlo per sempre. Ora guarda la vita negli occhi con coraggio, racconta a chi si imbatte nella sua storia che la vita è un miracolo da accogliere e affrontare a denti stretti, difficoltà dopo difficoltà, anche e soprattutto perché può essere infinitamente bastarda, come dice lei. E poi racconta di quanto, prima di tutto, possa essere un’esperienza piena di gioia, costellata di piccoli e grandi successi come tornare a scuola dopo la malattia, ricominciare a sognare, scoprirsi capaci di trovare soluzioni per superare le prove quotidiane con cui crescere. 
E tutto questo Isabella lo vuole confidare ad una persona in particolare, la sua piccola e dolce nipotina. Anche e soprattutto nella vita nascente di Rebecca, ha riscoperto quanto sia giusto consumare i propri polmoni per urlare che la vita, per quanto difficile possa essere, è bellissima sempre ed è la prima cosa da amare e difendere, senza se e senza ma. 
Per lei ha composto una poesia che toglie il fiato e di cui vorrei riproporre solo pochi versi: “Voglio che tu abbia un nome, un’identità,/ perché tu non ti senta mai uno fra i tanti;/ voglio che tu abbia un perché per ogni cosa,/ perché tu non creda mai di inseguire una causa persa.”
Con l’augurio che tu possa riempire i colori delle tue ali di sogni da inseguire, cause giuste per cui combattere e vite da amare,

Buon volo Isa!


Irene Pivetta

La difficile scelta per essere...


Scegliere, una parola semplice, eppure così complessa, scegliere cosa bere la mattina, scegliere cosa indossare per andare a lavoro, scegliere, scegliere, scegliere.
Eppure ci sono cose per cui la semplice scelta non basta, non basta scegliere di sì o di no, bisogna esserne sicuri, sicuri di ciò che si sta facendo.
L’aborto è una di queste scelte, abortire significa togliere il diritto alla vita a un qualcuno, che sia maschio o femmina, che sia sano o malato, che sia per o contro il suo bene.
Abortire non è come spingere un pulsante, non è come premere ON ed OFF, abortire significa avere tra le mani il destino di una vita.
I vivi possono decidere i destini degli altri vivi, ma se ciò comportasse qualcosa di più che scegliere se far vivere o meno una persona?
Se ciò, invece, significasse privare una vita di ciò che la rende tale?
Non si pensi di essere egoisti nel tenere in vita una persona, che abbia difetti o meno, solo per motivi personali; La vita è una medaglia, ha sempre due rovesci:
Conosceremmo la gioia, se non conoscessimo il dolore?
Conosceremmo la felicità, se non conoscessimo la tristezza?
Conosceremmo l’amore, se non conoscessimo l’odio?
Detto ciò lascio a voi la scelta, non pensate che un problema possa far diventare la vita di una persona una sofferenza, non pensate che le sue difficoltà non possano essere superate, non siate egoisti, non decidiate a scapito della vita stessa, decidiate per il bene di coloro che non sanno ancora di essere amati.


Absence
E fu la vita, in quest’attimo.
In questa via, in questo calvario.
In questo mondo di paure, di angosce.
Di mille momenti, come di lacrime al vento.
Come di tenebra alla luce, di ombre al sole.
Di lunghi istanti al valico delle ragioni, delle vite.
A quando il fatal sospir chiese.
Quale, qual è la vita.
Nel mare delle nostre ragioni il motivo, affonda.
Nel silenzio dei nostri pianti, si perde il senso, la pura ragione del gesto.

Di quella singola scelta, della vita e del no.

G. A.

I Giovani Prolife arrivano sulla stampa!


Una pagina de Il resto del carlino interamente dedicata allavita, uscita in una giornata (24 Dicembre) in cui la vita vede il sul massimo trionfo. Una testimonianza diretta, di una ragazza che ha scelto la vita nonostante le difficoltà e la testimonianza di una grande volontaria, che si spende ogni giorno per affermare la meraviglia che è la vita
. L'abbiamo intervistata anche noi.

Cosa si prova ad uscire nelle pagine dei giornali con un messaggio cosi importante?

Stupore, soddisfazione e gratitudine.
Stupore perché, pur essendo consapevole dell’importanza del nostro volontariato e cosciente di quanto bene nel tempo abbia seminato nei cuori delle persone, mai avrei immaginato che un giorno mi scrivesse una giornalista per sapere di più e per poi scrivere un articolo su quello che il Movimento Per la Vita fa ed è. Una giornalista interessata, addirittua, a capire le ragioni di come io sia rimasta rapita da questo movimento.
Soddisfazione perché tra tante "bad news" leggere a caratteri cubitale “ felice di non aver abortito” e vedere vicino una foto con le bandiere sventolanti del Movimento per la Vita mi lasciano la suggestione che in questo mondo la cultura della Vita, seppur spesso offuscata, traviata, distorta, è intimamente forte e prima o poi esploderà in tutta la sua forza.
Questa pagina di giornale è una triplice vittoria: d’amore, di Vita, e di una cultura che apre gli occhi anche a ciò che non è scandalo o gossip.
Infine, gratitudine perché, quelle righe, scritte da Lucia Gentili -una giornalista che serba in sé 3 doti rare se intrecciate per parecchi del suo mestiere, professionalità, umanità e sensibilità- sono la fotografia di un momento della vita, che neanche con l’immagine più fantasiosa avrei pensato. Gratitudine, quindi, a tanti compagni di viaggio, di Vita… e a Dio.


Qual è stato e qual è il tuo cammino da giovane prolife?
Quello di un’adolescente come tanti altri, che in un periodo di crisi esistenziale, incontra l’Amore in un viaggio inaspettato con i volontari del Movimento per la Vita. Lo incontra a Strasburgo… per questo prima di ritornare in Italia ci mette in po’. Una volta planato fino a casa sua però, le tante cose che si illuminano di una luce nuova, anche la sfida della Vita le appare più limpida e intrisa di uno dei sensi più profondi per cui spendersi. Comincia un cammino di formazione, conoscenza e perché no anche cambiamento. Un anno fa, inoltre, le viene proposto di co-gestire un gruppo di giovani prolife regionale, insieme a quella che attualmente è la sua inseparabile socia, Giorgia Gagliardini, e in seguito a Erika Cherubini. Nasce un sogno, una sfida, un’opportunità. Ad oggi, i sorrisi dei nostri giovani, gli abbracci e il loro spirito “ temerario” ci dicono che tutto il tempo speso e che spenderemo con loro vale quanto l’oro. E’ così che la vita di una qualunque adolescente, che sarei io, non è più la stessa.

Perché si dovrebbe parlare sempre di più di queste tematiche? In che modo i giornali ci aiutano in questo ambito?
Il discorso da aprire sarebbe interminabile… toccherebbe ambiti giuridici, sociologici e psicologici, ma se vogliamo arrivare al motivo principale per il quale si dovrebbe parlare più spesso di queste tematiche è proprio perché l’informazione che ci viene trasmessa è sempre più mediata, offuscata, da filtri ideologici che molto spesso non sono prolife. Le persone devono sapere che l’embrione non è un grumo di cellule, che non è una parola astrusa, ma una vita con un cuore che batte, già dai suoi 18 giorni. Le persone devono sapere, e poi in seguito poter capire, qual è la deriva socio-esistenziale attuale. La voce dei giornali è una voce autorevole, perché che-che-se-ne-dica, la gente legge ancora, in cartaceo o su un i pad, e si interessa anche a queste tematiche, troppo spesso tagliate fuori dell’interesse televisivo. Fornire uno spettro più ampio di informazioni, prospettive, visioni è incentivo per una considerazione ecologica e veritiera di situazioni quali l’aborto, l’eutanasia e svariate altre. Apriamo gli occhi e mettiamo a frutto la nostra intelligenza, che nel senso più letterale della parola significa saper leggere dentro.
Per queste ragioni, un grazie è sentito e dovuto: grazie, Lucia, per aver avuto il coraggio di sporcarti le mani con quelli che vengono considerati temi scomodi, e che, in quanto tali, è meglio evitare. Il coraggio unito al tuo desiderio profondo di portare luce sulla verità hanno “dato vita” a tre bellissime storie inedite: quella di Emma, la mia, e la tua, che nel nome della tua passione metti la tua firma su pezzi degni di nota, senza alcun compromesso. In bocca al lupo per il tuo futuro professionale. Sei già una persona di successo... e sai il perché.


ll pezzo è uscito in una giornata particolare per chi crede e per chi non crede. Un dono, un segnale, una ragione di festa?
Anche questa volta mi complico la vita: tutti e tre. La speranza e la gioia che si augura per queste feste Natalizie e che riempie più del solito tante case è il segno che nonostante tutto non c’è ragione per rinunciare a guardare il cielo, il giorno di Natale e sempre. La storia di Emma mi dice che se vogliamo, possiamo “festeggiare il Natale almeno una volta al mese", credenti e non. Arturo Buongiovanni, un grande relatore, un giorno ci disse convinto: "ricordatevi sempre che dietro alle nuvole e al cielo cupo, il sole c’è sempre. Basta solo aspettare che le nuvole piano piano lascino posto ai suoi raggi caldi". Io ci credo, sempre, il giorno di Natale in particolar modo. Migliaia di mamme che non si sono arrese di fronte a una gravidanza difficile ci credono, come me e insieme a me. Questo è il regalo, di Natale e non, più bello.

Impegnarsi nel volontariato. Ne vale la pena? Perché?
“Abbiamo capito che il futuro della vita dipende da noi e che la nostra vocazione di giovani è proprio fare di tutto per salvaguardarla e proteggerla.. è la nostra missione di uomini e donne, oggi e domani. Non fare nulla perché si può fare poco è la prima tentazione da sconfiggere”. In queste parole è riassunta la Ragione.
Quando incontriamo i nostri giovani l’augurio che lasciamo sempre loro è proprio quello di incrociare sulle loro strade la Bellezza, si quella con la B maiuscola, quella che nasce da una parola semplice, ma sconcertante, quella che d’un tratto ferma il tuo respiro e ti dice che hai trovato un senso alla tua vita… perché forse, in realtà le hai semplicemente donato un po’ d’amore…. e l’amore entra nel cuore solo quando si è disposti a spalancare davvero le braccia alla Vita, dall’inizio alla fine, così com’è, perché un viaggio meraviglioso da assaporare pienamente in ogni istante. E’ questa la missione che ad oggi sento mia come volontaria del MpV… ed è la missione più bella di questo mondo, perché non c’è gioia più grande di chi, quando meno te lo aspetti, ti ringrazia di un tuo abbraccio, di qualche tua parola o semplice di un sorriso complice e ti dice semplicemente “Grazie, perché la mia vita, e non solo, è nata o rinata”.

Daniela Sensini

Anche i rocker hanno un cuore prolife



John Elefante è un cantautore britannico di 55 anni, vincitore di molti Grammy, che con la sua ultima canzone “This time” sta commuovendo il web. Con questa canzone, Elefante racconta la storia della nascita della sua figlia adottiva, quasi interrotta dalla sua madre naturale, insieme alla sua gioia di essere padre.

Il video  della canzone (guarda qui) mostra un’ adolescente che si scopre incinta e decide di abortire. Ma è proprio nella clinica in cui si trova ad abortire che la ragazza pensa e sogna, e, nel sogno, si trova faccia a faccia con la figlia che non vorrebbe far nascere. Si vede una bambina davanti a una torta di compleanno con tre candeline, e poi crescere in diverse immagini, le stesse immagini che abbiamo tutti nei nostri album di foto. La canzone diventa, poi, la preghiera di aiuto per una situazione che è troppo grande da vivere per lei che è ancora una ragazzina ma che è chiamata ad essere donna: la ragazza sente un calcio, come un avviso, di una vita che ancora non riesce a vedere ma di cui già può sentire la voce: “Corri via. È stato uno sbaglio ma non buttare via la tua bambina”. Meravigliose parole che compongono il testo e che con le immagini riescono a toccare davvero il cuore di ognuno.

Nella descrizione del video su Yotube si può leggere, inoltre, la testimonianza diretta del cantautore: “Non posso immaginare la vita senza mia figlia, Sami”. E fin qui, tutto normale. I padri, si sa, hanno un debole per le figlie femmine. Ma il cuore di Elefante si spinge ancora un po’ più in là, nella sua confessione: “mi si spezza il cuore, nel sapere che giovani donne che scoprono di essere incinta, invece di scegliere la vita per i loro bambini, neghino loro la possibilità di nascere".

E da qui che nasce questa bellissima canzone, che celebra la vita, diventa promozione della vita stessa, proprio grazie alla testimonianza. L’intento di “This time” è, infatti, oltre far riflettere le giovani donne e la società intera, anche quello di richiamare l'attenzione su Online For Life, un'organizzazione che si occupa di salvare i bambini da aborto.

E noi giovani prolife, anche se indirettamente, la sentiamo fatta apposta per noi!

Giovanna Sedda
 
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