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Se l'autorevolezza si copre di ideologia...



L'argomentazione "ipse dixit", che fece condannare Galileo, per cui è vero ciò che dice chi è degno di fiducia, è dura a morire perfino in ambito scientifico



The Lancet è una tra le cinque più importanti ed autorevoli riviste medico-scientifiche, un riferimento per i medici di tutto il mondo, una garanzia di autorevolezza per chi legge.

Ma un lettore che a Luglio abbia sfogliato la prestigiosa rivista o aperto la homepage online cercando degli aggiornamenti di carattere scientifico si è trovato davanti un editoriale dal titolo “Ireland’s abortion law: a start but not enough”.

Nell’articolo la prestigiosa rivista si schiera a favore della legalizzazione dell’aborto in Irlanda, criticandone però gli obblighi imposti dalla legge in merito alla certificazione del rischio per la vita della donna. L’editoriale passa poi in rassegna il più classico e consolidato repertorio abortista: i casi di violenza, di stupro, di gravidanza ectopica, l’obbligo di andare ad abortire all’estero, l’aborto clandestino, fino a concludere che “sebbene questa legge sia un passo in avanti nella giusta direzione, l’accesso all’aborto è ancora troppo restrittivo in Irlanda, e ciò mette a rischio la salute e la vita delle donne”.

Un repertorio ascoltato mille volte, probabilmente, ma che suona ancora più stonato se lo si legge su una prestigiosa rivista di medicina. Quella medicina che dimostra come il bambino concepito e non ancora nato sia “uno di noi”, quella stessa medicina che dimostra ad esempio come l’aborto rappresenta un fattore di rischio per la salute psichica della donna, quella medicina che è chiamata a prendersi cura simultaneamente di due pazienti: la madre e il figlio.

The Lancet non è certo nuovo a questo tipo di posizioni, eppure lascia ogni volta senza parola osservare come a volte l’autorevolezza si copra d’ideologia.

Papa Francesco: difendere la vita dal concepimento

Il Pontefice ai prolife irlandesi: rispettare i bambini ancora nati, gli anziani, i poveri, sono capolavori della creazione di Dio. Il messaggio in occasione della Giornata per la Vita locale.

Come già aveva fatto in occasione della mobilitazione nazionale per l'iniziativa "Uno di noi" e durante la giornata dedicata all'Evangelium Vitae nell'anno della Fede (leggi qui), Papa Francesco torna a ribadire la centralità della difesa della vita nell'impegno cristiano, stavolta in occasione della Giornata per la Vita di Inghilterra e Irlanda. A riferirlo è l'agenzia AGI.

Il Pontefice sottolinea il "valore inestimabile della vita umana [...] Anche i più deboli e i più vulnerabili i malati, gli anziani, i non nati e i poveri, sono capolavori della creazione di Dio, fatti a sua immagine, destinati a vivere per sempre, e meritevoli della massima riverenza e rispetto". Il Papa eleva poi la sua preghiera affinchè la Giornata "contribuisca ad assicurare che la vita umana riceva sempre la protezione che le e' dovuta".

Un messaggio estremamente significativo dal momento che l'Irlanda è in procinto di introdurre la legislazione sull'aborto. La nuova legge, ora al vaglio del senato, è stata oggetto di un accesso dibattito politico che ha visto numerosi politici abbandonare il partito popolare di maggioranza favorevole alla norma. Allo stesso tempo numerose sono state anche le manifestazioni prolife in tutta la nazione (per saperne di più leggi qui).

La Giornata per la vita in Inghilterra e Irlanda si festeggia nel mese di luglio. Il clima sarà caldo per entrambi i paesi, e non solo per l'estate: come in Irlanda infatti anche l'Inghilterra vede i prolife in prima linea sul contrasto dell'aborto e dell'eutanasia.

Fonte: (AGI)

Irlanda: chi dice NO all'aborto

Sempre più vicina l'introduzione dell'aborto, ma c'è chi dice no. Politici e ministri sfidano il governo ritardando il passaggio alla camera: sotto la dicitura "protezione della vita" si nasconda la solita logica prochoice.

La storia si ripete: come per la legge 194 italiana, anche la recente Protection of Life During Pregnancy Bill approvata dal Parlamento irlandese è dedicata alla di “tutela” della maternità, ma nei fatti introduce l’aborto nel Paese. Uno scudo ideologico con cui gli italiani fanno i conti da trent’anni e a cui incessantemente i prolife oppongono i diritti del nascituro, anzi il diritto primo di ciascun essere umano, il diritto di vivere. Questo perchè tutti sanno che "l'aborto non salva vite, semplicemente uccide i bambini", come recita uno dei cartelli dei manifestanti di Dublino.

La discussione è stata tutt’altro che scontata e il voto finale della prima camera, ora si attende la seconda, è arrivato con un giorno di ritardo. L’opposizione è stata ferocissima e il dibattito è proseguito per tutta la notte del 10 luglio – fino alle 5 del mattino - costringendo i politici a riaggiornare il calendario dei lavori. Questo mentre le associazioni prolife hanno manifestato nelle principali città dell’Irlanda. Sul fronte opposto i prochoice hanno marciato strumentalizzando la morte della dentista indiana Savita Halappanavar, di cui abbiamo parlato qualche giorno fa.

I lavori sono stati altresì ritardati dalla ribellione tanto attesa di Lucinda Creighton, il ministro per gli Affari europei. Altri politici hanno sfidato la linea del partito di governo Fine Gael nonostante la minaccia di esclusione dalle prossime elezioni. Il leader della coalizione di governo, Enda Kenny, alla guida del Paese dal 2011 si è mostrato inamovibile sulla posizione. In una intervista all’Indipendent  ha ricordato che linea politica è dettata dai sostenitori del Partito ed era stata già delineata durante l’annuale conferenza programmatica: in sostanza chi segue la propria coscienza, quella che ti dice che la “proteggere la vita con l’aborto” sia una frase illogica, quantomeno di orwelliana memoria, è fuori dai giochi.

I precedenti che hanno portato alla novella legislazione si possono rintracciare in una sentenza del 1992 della Corte Suprema di Dublino, nota come il caso X, in cui i giudici hanno stabilito che l'aborto dovrebbe essere permesso in caso di una minaccia per la vita della madre. Il paradosso è che i giudici irlandesi non hanno esitato a contemplare anche il caso in cui a mettere in pericolo la vita della madre è la madre stessa attraverso la minaccia del suicidio: una sorta di via libera per qualsiasi richiesta di aborto fatta sotto il ricatto del suicidio, vero o opportunistico che sia.

Ma anche l’Europa ci aveva messo del suo con la Corte europea dei diritti dell'uomo che aveva condannato il Paese per aver discriminato una donna malata di cancro che è dovuta spostarsi in un’altra nazione per praticare l’aborto. Anche alla luce di questo ulteriore dettagli ci appare chiaro come le istituzioni dell’UE vadano presidiate dai movimenti prolife. Per questo ci permettiamo di usare anche questa notizia triste per ricordare l’iniziativa dei cittadini europei Uno di noi, sostenuta dalle associazioni prolife di molte nazioni europee, per chiedere il riconoscimento giuridico dell’embrione umano.

(TEP)

La propaganda triste: vita e morte di Savita

Se è vero che la vita si difende con la bellezza della vita, ogni volta dobbiamo riconoscere che quanti spingono la propaganda per la liberalizzazione dell'aborto non esitano a stravolgere anche gli episodi più tragici pur di creare triste materiale di repertorio. 

In Irlanda la linea tra strumentalizzazione e falsificazione è già stata superata. Ce ne parla il sito dell'UCCR che ha diffuso un'interessante analisi di un caso giunto agli onori della cronaca europea che riguarda la tragica morte di una ragazza, Savita Halappanavar, avvenuto a Galway, presto divenuta la bandiera di quanti vorrebbero liberalizzare l'aborto nel Paese.

"In Irlanda l’aborto è un atto illegittimo e un reato penale punibile con la reclusione in quanto tramite l’interruzione di gravidanza avviene l’uccisione di un essere umano. Dal 1992 è consentito soltanto in determinate circostanze, ovvero quando “la vita di una donna è a rischio a causa della gravidanza, compreso il rischio di suicidio” (i dati indicano una media di un aborto ogni due o tre anni). Da tempo il mondo abortista cercava un espediente da usare come grimaldello per legittimare l’aborto libero, tuttavia il tasso di mortalità materna in Irlanda è tra i più bassi al mondo, ben al di sotto di tutti i Paesi in cui l’aborto è legale.

Nel 2012 si è improvvisamente presentato il “caso Savita” ed è stato immediatamente sfruttato. Secondo il racconto dei media, Savita Halappanavar si è presentata in stato di gravidanza (17° settimana) il 21 ottobre 2012 presso l’University Hospital di Galway, in Irlanda, accusando un forte mal di schiena e, si dice, chiedendo di abortire. L’ospedale tuttavia le avrebbe risposto che non era in pericolo di vita e non avrebbero agito come da lei richiesto perché “questo è un Paese cattolico”, inoltre il cuore del feto batteva ancora. Nel corso dei giorni, il feto è morto spontaneamente e l’utero è stato svuotato ma a Savita è stata diagnosticata una setticemia che l’ha portata a morire il 28 ottobre 2012. Ovviamente in tanti hanno sostenuto che la sua morte è stata causata dalla restrittiva legge sull’aborto e che Savita è una martire della crudeltà cattolica. [...]

Savita è morta per una infezione fatale: il presunto aborto negato e l’ethos cattolico non hanno nulla a che vedere con la tragedia della giovane madre. Questo il verdetto unanime della giuria chiamata ad esprimersi, che ha anche fornito una serie di raccomandazioni affinché casi del genere non si ripetano, come ad esempio quello di chiarire esattamente quando una donna si trovi in pericolo di morte. Il rapporto Arulkumaran ha semplicemente dichiarato una negligenza medica e una non aderenza alle linee guida cliniche relative alla gestione rapida ed efficace della sepsi, senza imputare l’accaduto alla mancata interruzione di gravidanza. La terza inchiesta voluta dal ministero della sanità per appurare le cause della sua morte arriverà ad un verdetto definitivo non prima della fine dell’estate."

Fonte: Redazione UCCR
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