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Nek: fatti avanti amore.

Da Sanremo all'impegno con gli ultimi: Nek si racconta in una intervista esclusiva*. Dalle canzoni vincenti alla vera vittoria: difendere la vita con tutto l'amore che c'è in ciascuno di noi perchè  ogni essere umano è un "Miracolo di nervi ed anime".

Che cosa dà un figlio alla vita di un giovane? Cosa lo spinge a dire il suo “Sì alla Vita”,  ad accogliere un bambino, soprattutto dato il momento di forte difficoltà economica?
Data la situazione attuale, a maggior ragione quel giovane deve stare attento a fare i passi secondo quello che è giusto, perché poi si impone nella vita altrui e allora non si scherza più, si parla di giovani e non giovani ma con la vita degli altri non si può scherzare e sulla vita degli altri non si può avere la libertà e secondo me la nostra libertà ha un vincolo che è quello di non prevaricare lo stato d’essere altrui. Quindi, un giovane può sicuramente avere difficoltà, però visto il momento di crisi,  visto che un giovane ha bisogno di crescere all’interno della famiglia, di confrontarsi con gli altri, a maggior ragione, quel giovane deve stare attento, deve prevenire prima di curare.

Questo entra un po’ in contrasto con la tua fede. Ci hai detto che la tua non è stata una conversione ma ad un certo punto la tua fede si è “ infuocata” e quindi dovresti aver abbracciato quelli che sono il credo ma anche  i valori e le regole del Cattolicesimo.
Semplicemente, è come se ci fosse stata una lente di in gradimento sull’insegnamento che mi avevano già dato i miei genitori. Ma, se dobbiamo avere a che fare con la morte di una vita… il contrasto, non è vero perché se tu  togli le parole della Chiesa dal contesto allora siamo d’accordo, ma credo che la Chiesa stessa assolutamente non ammetta l’aborto perché non si vuole toccare quello che è di più sacro, che è la vita dell’uomo. E poi si può stare attenti anche senza usare contraccettivi quando ha un rapporto sessuale con una persona.  Io sono contrario al fatto che il giovane privi nel trasmettere anche a livello di pelle l’amore verso la sua persona. Certo è che da lì a creare una famiglia o a vivere un rapporto sessuale in modo spropositato, ce ne vorrà. Proprio perché difendo la vita, proprio perché ho paura che quando ci si trovi davanti a una situazione di un figlio,  nella quale non si può scherzare, poi non ci si può parare la coscienza, pigliando la pastiglia e risolvendo il problema. Tutto qua.  Poi la Chiesa, apro velocemente parentesi,  ci sono dei punti nei quali la Chiesa per quanto riguarda la comunicazione deve lavorare molto, ma non lo dico solo io, lo dicono anche miei amici sacerdoti.

Questo è il punto di vista di molti giovani, che si pongono la domanda “perché la Chiesa non smussa gli angoli”, si trovano a un bivio, obbedire o disobbedire. Chi ti guida in questo cammino di scelta?
Intanto si spera che un giovane abbia una famiglia, è inutile che ce la stiamo a raccontare, la famiglia deve essere il punto di origine di un giovane. Se no sono problemi seri, se non c’è la famiglia, non ci sono le istituzioni che promuovono la vita perché finché c’è qualcuno che opina su questo, oppure, se si parla di droga, finché c’è qualcuno che dice che è giusto distinguere le droghe leggere dalle droghe pesanti, è giusto distinguere l’hashish dall’ LSD, questo fa più male di quello, allora è tutto relativo.

Su questa base non dovrebbe valere neanche la distinzione tra aborto e pillola del giorno dopo.
Esatto. Però io credo che perché una società funzioni nel migliore dei modi, cioè credo nella promozione massima della vita, ci deve essere un rispetto delle prese di posizione, non bisogna stare su due binari, per non dare ragione all’altro, o per dare troppa ragione all’altra parte. Secondo me ci devono essere dei punti fermi, che sono gli esempi di persone che hanno vissuto determinate esperienze, come sono stati i due ragazzi che provenivano da due diverse comunità cioè, quando  alla fine anche il 10% di questi ragazzi, che oggi hanno vissuto una giornata diversa dalle altre, il messaggio di quelle persone ha attecchito, è fondamentale perché loro sono l’esempio lampante di cosa può portare una situazione così estrema come può essere l’uso di stupefacenti. Sono gli esempi da cui copiare, per evitare di finire in situazioni spiacevoli. Dopo la storia si ripete, fai uso di droga? Pensi di essere più forte se fai questo? L’inizio del tuo declino. Dopo avrai bisogno di curarti, come dice Morgan. È il sistema che è un po’ malato, fa riferimento su certi messaggi che devono avere una eco, allora a questo punto più persone vengono interessate da un messaggio che  può essere quello di avere Morgan, Morgan perché è il fatto del momento, di avere una persona così in più programmi televisivi e alzare l’audience. Quindi, è malato tutto un insieme di cose, gli esempi sono quelli pratici, le storie che sono venute fuori e che dicono non farle le cazzate, perché io ce l’ho fatta ma tu potresti non farcela. Ma perché ti devi massacrare il cervello? Si diceva l’altra sera a “Porta a porta”, Picasso, Van Gogh… Van Gogh beveva tanto di quell’assenzio che ha visto un drago qui e s’è tagliato un orecchio, ed era Van Gogh anche senza far uso di sostanze, quando uno ha talento, ha talento sempre.  La fine del talento arriva con l’usare determinate sostanze stupefacenti, che non fanno altro che elevare al massimo i punti deboli.

Allora come mai si è riscontrato che prima dei concerti sia naturale fare uso di sostanze?
Non è vero. Cioè se prendiamo uno che non ha paura a dirlo, può essere o può essere uno che non te lo dirà mai e che dietro si fa una strisciata per essere tosto. Beh se non lo capisce, dovrà capirlo passando attraverso passaggi stretti, attraversando la merda della sua vita, strisciando come un verme a chiedere l’aiuto degli altri, quando prima pensava di essere lui al centro dell’attenzione. È stato dato un consiglio, o svariati consigli, dati da una libertà fraintesa ed è una fortissima debolezza e allora queste poi sono le conseguenze. Io per esempio non mi faccio, pur avendo provato, mi sono accorto che non mi servivano, anzi era difficile poi mantenere una costanza.

Parliamo di castità. Abbiamo letto sul blog di Don Davide Banzato che hai scelto di vivere un rapporto di coppia nella castità. Cosa si intende per castità ed è ancora possibile essere casti ai giorni d’oggi?
La scelta è semplicemente questa, castità vista in quell’ottica, la parola fa paura ma si intende avere il rapporto con l’altro non per soli scopi sessuali.  Questo genere di cose viene fatto dopo un po’ di tempo,  io con lo stesso Don Davide dico di non essere sicuro. È una scelta che si può fare,  io e mia moglie stiamo imparando. Tra i cinque punti, tra cui c’è la fede, è un punto su cui sto lavorando molto. Castità non significa diventare un sacerdote, è usare con amore l’altro, non semplicemente per soddisfare dei  bisogni  sessuali, è qualcosa di umanamente sentito, una cosa che ti educa a non considerare l’altro come oggetto sessuale.  Anche praticamente quando tu  trasmetti qualcosa all’altro a livello di fisico, non deve essere o non dovrebbe essere per te dal profondo qualcosa tu sei la mia compagna e quindi oh cazzo oggi ho voglia di scopare con te, fine. No, non deve essere solo quello.  È filosofica la cosa, per aiutarti ad educarti all’amore come sentimento puro e poi da quel rapporto ti sposterai ad avere a che fare con le persone, a valutarle,  ad avvicinarti ad altre persone, a non essere indifferente ad altre persone.  Quindi vai più in profondo, hai fatto bene a chiedermelo, spero di aver risposto alla tua domanda.

Passiamo un po’ al Nek cantante. Nella canzone “ Figli di chi” sembri descrivere appieno la nostra generazione, alla ricerca della felicità ma immersi in inquietudine e incertezza. Hai trovato la risposta alla tua domanda  “Cerchiamo Dio ma dov’è?” E la realtà può cambiare? O è troppo tardi per “fare un futuro da noi”?
Io ho capito che Dio è prima dentro di me e poi nell’altro e anche in tutte le situazioni difficili. Perlomeno io ho spesso a che fare con Dio ed è proprio vero, manifesta la sua potenza proprio in passaggi stretti. Prima ho nominato la situazione di mio padre e nonostante io mi fermi a pensare al fatto che potrei perderlo,  lo penso in modo sereno perché cosa ne so io cosa è meglio per lui. Lo può sapere solo Dio. Quindi a questo punto non è più affar mio, è affar suo, credo che nessuno all’infuori di Dio possa sapere quello che per mio padre è giusto, poi ci sta tutta la sofferenza dal punto di vista umano che credo che sia sacrosanta ma la rabbia di non poter fare più di tanto è lontana perché c’è più serenità.  Ma bisogna lavorarci molto.

Proprio spinti dal ragionamento di “ non so cosa sia meglio”, molti scelgono per l’eutanasia.
Vabbè questo  è un altro discorso molto particolare. Anche là io penso che non si possa vere la libertà di terminare la vita altrui, nemmeno  io stesso che sto male posso avere la libertà di autoterminarmi. Io non ho questo potere, non mi è stato dato. Li mettiamo in prigione quelli che ammazzano gli altri? E allora? Questo è il mio punto di vista, secondo me per la vita bisogna combattere con i denti. Ma scusate, è una solo questa terrena, la dobbiamo sfruttare al meglio e tiriamo fuori delle leggi che ne valorizzano anche il termine o che cercano di proteggerlo. Grazie a Dio io ho una vita in salute, ma una mia parente ha la sclerosi multipla e mi dice “sono fortunata” ed è ferma su un lettino che ascolta la radio dalla mattina alla sera, mangia con la cannuccia e non si muove, il cervello ce l’ha perfetto, dialoga a malapena però io riesco a capire che dice “io non ho mai amato la vita come oggi”, perché è vero che devi passare attraverso le strade tortuose per renderti conto di quello che hai. È in strade in salita che capiamo quanto è importante il nostro prossimo e quanto è importante la nostra esistenza.

Cosa si intende per libertà? 
Si dice che l’aborto sia stata una conquista, che ha contribuito all’affermazione di libertà della donna…
Si intendono tantissime cose, senza citare la droga o altre situazioni. L’aborto… si dice male, secondo me viene frainteso questo. Secondo me non bisogna perdere di vista la creatura che si porta in grembo. Poi possiamo rendere opinabile tutto, c’è chi dice che diventa creatura a un tot di mesi dal concepimento, io non sono d’accordo. Finché ci sono punti di vista, allora tu rispetti il mio modo di pensare e io rispetto il tuo, ma la nostra libertà ha un termine, lo stesso Dio ha un limite su di noi che è quello di prevaricare le nostre scelte. La libertà è in realtà l’amore . il nostro non è un Dio con dittatura. Non obbliga, al massimo consiglia. Il famoso libero arbitrio.  

Anche “Nella stanza 26” ha un testo molto forte. La cosa meravigliosa è che parli di situazioni delicate e dolorose ma non dai un giudizio. Ci vuoi raccontare la protagonista e la sua storia? Chi è l’uomo che aspetta ?
Non ho mai saputo chi è la ragazza,  non ho mai saputo nient’altro aldilà di una lettera anonima che è arrivata al mio fan club qualche anno fa, io mi sono limitato semplicemente a subirne il fascino, ero esterrefatto per le poche righe che aveva scritto, se non qualche riga in cui si avvertiva molto il peso di una persona non libera, di una persona completamente alla ricerca ma con grande paura. Non ho mai più saputo niente di questa persona, non so se abbia sentito poi la canzone. Io mi sono limitato a osservare, recepire e rimandare alle altre persone un’esperienza vissuta attraverso le mie orecchi, i miei occhi, cercando di dare una morale alla fine che fosse il desiderio di pensare il meglio per questa persona o per tutte queste persone che hanno perso la dignità e la libertà di poter agire perché consigliate male, poi sono entrate in un circolo vizioso che non si può controllare. 
L’uomo che aspetta è il cliente, io descrivo la situazione per far capire all’ascoltatore di cosa stiamo parlando, l’uomo è il prossimo che  tu non vorresti mai vedere ma che purtroppo vedrai, e con il quale ti toccherà interagire.

Come può un giovane comunicare messaggi di solidarietà, di amore, di fede in una realtà che sembra non accettarli ma che ne necessita così tanto?
Io credo che si debba un po’ scendere dal pero, e avere la forza di volontà per farlo perché purtroppo nella televisione non c’è tanto, anche gli stessi reality show possono essere molto rischiosi. Lo stesso x factor al quale io ho partecipato come ospite, io poi ai ragazzi ho dato un consiglio, fuori da lì è tutto diverso, fuori da lì c’è la guerra, fuori da lì sono cazzi acidi perché c’è da lavorare su voi stessi, con un lavoro in precedenza inesistente, con una discografia che vi calcola come numeri. Il lavoro va appreso, accolto, bisogna provare, bisogna sbagliare, bisogna soffrire e forse avrai successo. Il successo è il risultato di un lavoro su noi stessi e sulle persone, non si può diventare famosi e poi imparare il lavoro, è una legge che va contro natura, prima o poi ti fai male. Bisogna avere la forza di volontà di non essere troppo vincolati su determinate cose che non sono la legge di vita di tutti i giorni. È un bello show, ma gli show hanno un inizio e una fine, la vita di una persona deve finire il più tardi possibile, quando si parla di vita non c’è da scherzare per cui il giovane non deve fare tanto il giovane, arriverà un momento nella vita in cui dovrà prendere delle posizioni, frutto di un’educazione televisiva, istituzionale, tra le persone, una canzone, quindi io stesso sono responsabile di determinate azioni future di persone che mi ascoltano.

Qual è la “nuova direzione”? Quali i “nuovi orizzonti”?

È rivolgere lo sguardo agli altri, perché credo che il male più forte da combattere oggi è l’indifferenza. Se uno perde l’indifferenza nei confronti degli altri, ha già vinto perché poi si accorge delle piccole cose della vita e si accorge degli altri, di sé stesso, dei suoi difetti, comincia a chiedere scusa che è la cosa più coraggiosa ma più importante di tutte,  e chiedendo scusa avrai l’amore di avvicinarti a una persona  senza che lei te lo chieda e fai squadra.

Giovanna Sedda

*intervista realizzata in occasione della Giornata Per la Vita del 2010, a Firenze

Essere bambini: un diritto spesso negato

Vi faccio un invito: “Amate l'essere di ogni bambino, amate le loro domande, i loro scherzi e i loro pianti!”.Nessun adulto deve spezzare queste meraviglie, tutti noi nel nostro piccolo dovremmo cambiare qualcosa, fermare le violenze fisiche e psicologiche che i bambini subiscono.

Si pensi, ad esempio, alla notizia di qualche giorno fa sui concorsi di bellezza per bambine. Sono tante le domande che sorgono mentre leggiamo di questa infanzia rubata. In primo luogo, vengono alla mente domande sui nostri valori come società: nella vita vale solo la bellezza fisica? Chi nasce "femmina" ha la condanna di essere giudicata solo per i vestiti che indossa e il suo corpo ?
Questa per me è violenza!

Io credo fortemente che ogni creatura nasca per cercare la propria strada, non sarà facile ma tutti hanno il diritto ad essere felici e soprattutto rispettati.
Per trovare la propria giusta strada, i bambini hanno bisogno di fare esperienze, correre, parlare dei loro pensieri (anche se per gli adulti possono risultare banali), disegnare e colorare, ridere tanto  e soprattutto hanno bisogno d'amore  incondizionato.

Amore incondizionato non significa viziare i bambini, significa dare anche delle regole preoccuparsi che non veda la scuola come una galera ma come una avventura nuova ogni giorno, una crescita positiva. I diritti dei bambini spesso ci sfuggono, ci sfugge l'importanza della famiglia, dell'educazione e soprattutto ci sfugge il valore della Vita.

La libertà di vivere l'infanzia senza abusi, senza l'obbligo di diventare  grandi troppo presto...  per questo dobbiamo lottare insieme per vincere.
Per finire ricordatevi che tutti noi abbiamo bisogno, ogni tanto, di sentirci bambini ed è facile diventare genitori ma è difficile non ferire l'anima di un bambino.
Xenia

On line il Concorso Europeo 2015.

Dal 1987, ogni anno, il Movimento per la vita italiano propone nelle scuole medie superiori italiane  e nelle Università un Concorso per mettere a disposizione degli insegnanti uno strumento educativo che collega la dignità umana, il diritto alla vita, l’eguaglianza, la famiglia, la pace e l’unità dei popoli, specialmente europei. 

La partecipazione di circa un milione di studenti, la vittoria di oltre 7000 giovani che hanno partecipato ad un seminario conclusivo a Strasburgo con un dibattito tra loro nell’emiciclo del Consiglio d’Europa, la testimonianza di molti giovani divenuti adulti, prova  l’efficacia di questa iniziativa.

Per l’anno scolastico 2014-2015 è stato scelto il tema: “Essere figlio: una sfida, una avventura”. È un tema che apre le finestre su una grande complessità di problemi attuali, che possono essere introdotti con le seguenti domande: 1) Perché il figlio? 2) Chi è il figlio? 3) Figlio: una luce che illumina? 4) Figlio: di chi?  6) Figlio di Dio?  7) Troppi figli o troppo pochi?  8) Quali diritti e doveri del figlio?
Trovi il regolamento, la brochure e a breve anche il dossier di approfondimento completo nell'area Concorso Europeo del nostro sito ( clicca qui: CONCORSO EUROPEO ) e sul sito www.mpv.org.

Il pericolo corre in rete?

Il titolo di un film? Un allarme..si però...niente pedofilia sta volta, ma qualcosa che pare ancora più incredibile. Mi sono accorta di questo pericolo a colloquio con un'utente. Ragazza italiana, laureata, di quasi 30 anni, con gravidanze alle spalle e un'interruzione volontaria. Affrontando delicatamente argomento prevenzione, ammette di non fare alcun tipo di contraccezione o prestare particolari attenzioni, se non la più rischiosa, ma gioiosa mi dice di aver trovato la soluzione. Tira fuori il suo smartphone e mi dice che da ora in poi non avrà più problemi perché ha scaricato un'applicazione!!!!

Altro non è che un calendario femminile, tiene il conto del ciclo mestruale e ipotizza il giorno dell'ovulazione, e di conseguenza i giorni a rischio. Eccoci pronti alla reinterpretazione tecnologica dell'Ogino Knaus….!!!! Metodo ideato 90 anni fa e sconfessato dal suo stesso ideatore, basato su calcoli puramente statistici. Iniziamo il ragionamento chiarendo subito una cosa. L'ovulazione non avviene sempre e per forza lo stesso giorno, può avvenire sempre durante i 28 giorni e ce ne possono essere anche due! Subisce cambiamenti per molti fattori ed il nostro amato cellulare non può saperli!

Utilissima applicazione perché conta i giorni mancanti al ciclo al nostro posto, perché ci permette di annotare sintomi particolari o anomalie…ma fermiamoci lì. Diffidiamo assolutamente da puntini rosa su un calendario digitale per sapere se siamo a rischio gravidanza. Partiamo invece dalla conoscenza del nostro corpo per capirlo, impariamo a leggere i segnali di cambiamento, per un'ovulazione o altro. Impariamo prima di tutto a responsabilizzarci. Non facciamo errori banali che possono cambiare la vita, anzi due.

Giovani prolife / Daphne

Giornata per la Vita: festa e impegno.

Gioia corale e tanto impegno nelle diocesi. Papa Francesco: Ognuno si senta chiamato ad amare e servire la vita.

La Giornata per la Vita indetta dalla Chiesa Italiana è stata celebrata in tutte le diocesi italiane. Il tema scelto dai Vescovi per questa edizione è “Generare Futuro”, spiegato nel consueto messaggio della Conferenza Episcopale: “Generare futuro è tenere ben ferma e alta questa relazione di amore e di sostegno, indispensabile per prospettare una comunità umana ancora unita e in crescita”. Proprio al messaggio per l’edizione 2014 è dedicata una riflessione in quattro tappe del blog giovaniprolife.org (il nostro approfondimento Generare futuro, leggi qui

Insieme alle comunità diocesane tanti volontari del Movimento per la Vita Italiano impegnati nella raccolta fondi: una primula in cambio di un contributo per sostenere le azioni concrete del Movimento in difesa della vita. Numerose anche le iniziative di sensibilizzazione da parte delle sedi locali: incontri, dibattiti, testimonianze e proiezioni. Un’ occasione speciale per conoscere il nostro volontariato al fianco delle madri in difficoltà e l’impegno culturale e politico per una società accogliente nei confronti della vita.

 L’esperienza dell’iniziativa europea Uno di Noi è il segno che la difesa della vita è “il punto di partenza di un generale rinnovamento civile” lo afferma Carlo Casini. Presidente MpV, nell’editoriale dell’edizione speciale del mensile del Sìallavita dedicata alla Giornata per la Vita (leggi qui) Per il presidente occorre “Ripetere con Lejeune “The man is a man” è come dire “ciascun essere umano è sempre uno di noi”. E’ l’essenziale, il cuore della questione antropologica”. 

Anche Papa Francesco ha ricordato nell’Angelus l’importanza della difesa della vita dichiarando il suo apprezzamento per le iniziative in atto nella Diocesi di Roma: “Ognuno, nel proprio ruolo e nel proprio ambito, si senta chiamato ad amare e servire la vita, ad accoglierla, rispettarla e promuoverla, specialmente quando è fragile e bisognosa di attenzioni e di cure, dal grembo materno fino alla sua fine su questa terra”.

Chi ha paura di Gandhi?

Sessanta sei anni fa veniva assassinato Gandhi, coscienza pacifista e prolife per generazioni.

Gli indiani lo chiamano Mahatma che vuol dire “grande anima”, come lo definì il poeta Tagore. Gandhi è conosciuto mondialmente come il padre della “non violenza” ovvero la manifestazione del dissenso politico attraverso la disobbedienza pacifica. Proprio seguendo la strada pacifista riuscì a guidare l’India verso l’indipendenza dagli inglesi. La sua testimonianza continua a essere di ispirazione per l’impegno di generazioni di giovani e non solo.

Di lui oggi sappiamo quasi tutto: la scelta di condurre una vita povera, la castità, il vegetarianesimo, il profondo amore per l’altro, il rifiuto della violenza. Ciò che ancora molti ignorano è che Gandhi era un paladino del diritto alla vita sin dal concepito, diremmo oggi, era un prolife. C’è poco da stupirsi. Gandhi affermava: “se l'amore e la nonviolenza non sono la legge del nostro essere, tutta la mia argomentazione cade a pezzi”.

Chi ha tanto combattuto e rifiutato la violenza poteva assecondare la violenza contro l’uomo insita nell’aborto? Stupisce invece che tanti movimenti abbiano tra i loro vessilli proprio il pensiero di Gandhi, ma abbiamo letteralmente censurato il suo messaggio in difesa della vita. Alcuni di questi movimenti sono addirittura apertamente abortisti come il partito radicale.

Verrebbe da chiedere alla segreteria di partito di commentare il giudizio lapidario del Mahatma: “Mi sembra chiaro come la luce del sole che l’aborto è un crimine”. Non si tratta di un caso isolato, altri pensatore depurati prima di lui sono stati Pasolini, Bobbio, Salvemini, ecc. Cosa rimane oggi di questi numi tutelari? La risposta della coerenza della ragione e dell’integralità dell’uomo: “la Verità non danneggia mai una causa giusta”.

TE

La lezione della memoria.

In un film di qualche tempo fa un soprvvissuto dei campi di sterminio afferma "... la gente mi chiede spesso cosa ho imparato nei campi, ma la verità è che non ho imparato niente, non eravamo lì per imparare"... Probabilmente siamo invece noi che non abbiamo vissuto questa pagina della storia ad avere qualcosa da imparare. La prima lezione dalla memoria dello sterminio di tanti uomini e donne, ebrei, dissidenti, rom, è che tutto questo anzitutto "è stato", come afferma Primo Levi nella sua poesia Se questo è un uomo. Questa lezione della memoria  è cioè una lezione del passato, della verità storica, di quello che è accaduto, di quello che può compiere di male l'uomo.

Siamo alle volte portati ad associare a questo giorno la memoria di altri genocidi, pure gravissimmi, e addirittura più recenti: nel continente africano, nell'Armenia, fino al lento consumarsi delle morti innocenti a causa dell'aborto. Ma oggi facciamo memoria di un'altra tragedia, di questa tragedia. La giornata della memoria ci consegna allora una seconda lezione che è la sua specificità. Si tratta cioè della lezione sul senso di questo giorno oggi, una lezione sul presente: oggi il ricordo va a quei morti, a quelle vittime innocenti. Al contrario cadremmo in una strana e generica memoria della cattiveria umana, perderemmo il senso stesso della unicità di ciascuna vita che ci guida nel nostro impegno in difesa della vita.

La terza lezione della memoria ci dice che proprio perchè oggi facciamo questa memoria essa non ci basta, perchè altre vite, altri uomini e donne sono dimenticati dalla storia... Ci mancano tante memorie: è questa terza lezione a essere la lezione del futuro. Quella insieme del monito e della vigilanza. Una lezione complessa eppure immediata che ci dice che ogni volta che si esprime un giudizio sulla dignità dell'uomo esso è di per se in pericolo. Attenzione, non è una lezione sociale, bensì un impegno personale. La storia ci pone continuamente dinnanzi a nuovi genocidi e a nuove sconfitte dell'umanità: quando ci si chiede se una vita sia degna o no di essere vissuta, è allora che dovremmo dimostrare di aver imparato -noi, ciascuno- qualcosa dai campi.

TE

Il Movimento a difesa della Famiglia

Importante adesione del Movimento per la Vita Italiano a La Manif Pour Tous.

A rendere nota l'adesione è il Consiglio direttivo del Movimento per la vita che "aderisce con convinzione alla mobilitazione della società civile in opposizione alla legge sull’omofobia che non solo offende la libertà di manifestare il pensiero sul piano culturale e antropologico, ma ancor più nega il significato specifico della sessualità umana, svilisce il matrimonio, indebolisce la famiglia, fino alla stessa negazione della sua peculiare natura e rilevanza sociale". Così il comunicato stampa che ha diffuso la notizia. 

Nel messaggio il Movimento: "Riafferma il principio di rispetto dovuto ad ogni persona umana, coerente con la propria missione istituzionale, di riconoscere, difendere e proclamare l’eguale dignità di ogni essere umano dal concepimento alla morte naturale, quale che sia la sua condizione. Riconosce e afferma la bellezza ontologica della sessualità umana, e del suo naturale collegamento con la trasmissione della vita e la relazione intima di completezza e unità feconda dell’uomo e della donna, da cui discende e dipende lo stesso futuro dell’umanità, così che la vicenda dell’amore umano è al tempo stesso storia personale e vicenda sociale e pubblica, nell’ordine del bene comune".



“Uno di Noi”: una festa nella festività natalizia


Le vacanze natalizie dei giovani prolife.


Quest’anno il popolo della vita ha un motivo in più per festeggiare il Natale. Noi credenti potremmo dire che quest’anno il Bambino Gesù ci ha portato un nuovo dono. Si tratta del successo che ha avuto l’iniziativa dei Cittadini Europei “Uno di noi”. Questa iniziativa ha dato i natali in Europa al percorso che può portare al riconoscimento giuridico e politico di chi non ha voce: Il bambino concepito e non ancora nato.
E’ dunque arrivato il momento in cui le Istituzioni Europee dovranno dare una risposta alla questione antropologica: L’uomo è sempre tale nella sua dignità, anche nelle condizioni di estrema vulnerabilità come quando si trova all’inizio della sua vita e quindi fini dal concepimento?
La risposta sarà un punto di svolta decisivo per l’intera cultura europea e quindi per la concezione su cui si basano i diritti umani, nonché il rinnovamento morale sul quale costruire le nuove strutture civili e politiche comunitarie.
Il dato da cui partire è che “Uno di noi” ha avuto un successo senza precedenti. La campagna europea di sensibilizzazione e raccolta firme, che ha coinvolto tutti i 28 Paesi dell’Unione, è andata a buon fine e ha permesso di totalizzare la cifra molto significativa di un milione894.mila 693 adesioni.
Con questo vincente risultato, (poiché bastavano solo un milione di firme in sette stati europei), possiamo dire con le parole del Comitato Italiano per Unodinoi che: “ I popoli europei chiedono alle istituzioni comunitarie di uscire dall’equivoco e di affermare senza reticenze che ogni uomo è titolare di diritti, senza distinzioni o limiti, in particolare il concepito non ancora nato.
L’iniziativa dei Cittadini Europei “Uno di Noi”, quale forma di partecipazione democratica alla gestione di interesse collettivo che è entrata in vigore il 1 aprile del 2012 ha chiesto: “Dignità e diritti umani fin dal concepimento”.
In occasione della conferenza stampa ufficiale, tenuta presso il Palazzo del Viminale a Roma, sede del Ministero dell’Interno, alla presenza dei funzionari ministeriali incaricati della ricezione e dei giornalisti, il Presidente Nazionale del Movimento per la Vita, Carlo Casini, ha affermato che nello specifico “La campagna chiede che nel bilancio europeo non si postino voci di spesa per iniziative che danneggino o distruggano l’embrione umano”.
In questo modo non sarà più possibile dare fondi per iniziative che contribuiscano a tale distruzione e che “la ricerca scientifica non venga finanziata qualora preveda l’uso dell’embrione con procedure che ne comportino la distruzione”. Inoltre le Strutture dell’Unione, terminata la fase delle verifiche, “dovranno prendere atto della volontà dei cittadini espressa attraverso questa iniziativa europea, discutendo le questioni poste”.
In Italia le 631. 024 firme rappresentano sicuramente uno straordinario risultato di cui dobbiamo sicuramente andare fieri perché a dire del Presidente: “mostra come nel nostro Paese sia forte la sensibilità per tutto ciò che riguarda la vita, l’uomo, la sua dignità, dal concepimento alla morte naturale”.
Noi Calabresi abbiamo avuto l’onore e la gioia di avere incominciato e terminato la campagna. Questo perché la campagna “Uno di Noi” è partita dalla conferenza stampa tenuta a Catanzaro presso la sede del Centro di Aiuto alla Vita e Movimento per la Vita di Catanzaro, circa un anno e mezzo fa, lanciata dallo stesso Presidente Nazionale Carlo Casini. L’evento finale invece, dal titolo non casuale: “Unodinoi-attofinale” organizzato dalla Federazione Regionale del Movimento per la Vita si è tenuta a Rossano Calabro nella Sala Rossa del palazzo San Bernardino.
Il Presidente di Federvita Calabria, Francesco Saverio Ardito, ha annunciato il superamento del traguardo di oltre 20.000 adesioni nella regione Calabria.
Questo è stato reso possibile dall’impegno e collaborazione con i parroci, le varie associazioni e movimenti del laicato cattolico che hanno raccolto le firme nelle parrocchie e nel corso di eventi.
Un ringraziamento di cuore lo dobbiamo in primis ai Vescovi della Calabria che ci hanno incoraggiato e dimostrato la loro vicinanza e sostegno nel corso di questi mesi. Ringraziamo inoltre tutti coloro i quali hanno sottoscritto la petizione e quanti in questi mesi si sono spesi in prima linea nel raggiungimento di un traguardo così importante.
Festeggiamo così un nuovo Natale, una nuova nascita, sapendo che sarà necessario continuare a lavorare affinchè il cuore pulsante dell’Europa che sono i quasi due milioni di cittadini europei che hanno partecipato alla campagna, possano trovare risposta affinchè le Istituzioni volgano lo sguardo sull’uomo concepito per riconoscere finalmente la sua dignità e diritto di essere “Uno di Noi”.

Manuel Massara
Responsabile Regionale Giovani MPV
Vicepresidente MpV e Centro di Aiuto alla Vita di Catanzaro



La difficile scelta per essere...


Scegliere, una parola semplice, eppure così complessa, scegliere cosa bere la mattina, scegliere cosa indossare per andare a lavoro, scegliere, scegliere, scegliere.
Eppure ci sono cose per cui la semplice scelta non basta, non basta scegliere di sì o di no, bisogna esserne sicuri, sicuri di ciò che si sta facendo.
L’aborto è una di queste scelte, abortire significa togliere il diritto alla vita a un qualcuno, che sia maschio o femmina, che sia sano o malato, che sia per o contro il suo bene.
Abortire non è come spingere un pulsante, non è come premere ON ed OFF, abortire significa avere tra le mani il destino di una vita.
I vivi possono decidere i destini degli altri vivi, ma se ciò comportasse qualcosa di più che scegliere se far vivere o meno una persona?
Se ciò, invece, significasse privare una vita di ciò che la rende tale?
Non si pensi di essere egoisti nel tenere in vita una persona, che abbia difetti o meno, solo per motivi personali; La vita è una medaglia, ha sempre due rovesci:
Conosceremmo la gioia, se non conoscessimo il dolore?
Conosceremmo la felicità, se non conoscessimo la tristezza?
Conosceremmo l’amore, se non conoscessimo l’odio?
Detto ciò lascio a voi la scelta, non pensate che un problema possa far diventare la vita di una persona una sofferenza, non pensate che le sue difficoltà non possano essere superate, non siate egoisti, non decidiate a scapito della vita stessa, decidiate per il bene di coloro che non sanno ancora di essere amati.


Absence
E fu la vita, in quest’attimo.
In questa via, in questo calvario.
In questo mondo di paure, di angosce.
Di mille momenti, come di lacrime al vento.
Come di tenebra alla luce, di ombre al sole.
Di lunghi istanti al valico delle ragioni, delle vite.
A quando il fatal sospir chiese.
Quale, qual è la vita.
Nel mare delle nostre ragioni il motivo, affonda.
Nel silenzio dei nostri pianti, si perde il senso, la pura ragione del gesto.

Di quella singola scelta, della vita e del no.

G. A.

Il Natale dei volontari prolife


L’esperienza della fede e lo stile dell’impegno prolife.

C’è un “modo” di essere volontari prolife? E il Natale può aiutarci a scoprire gli ingredienti dell’impegno per la vita? Cerchiamo di rispondere a entrambe queste domande. “Est modus in rebus”, diceva il motto latino, sottintendendo che il “modo” di fare le cose finiva con influenzare non solo l’azione ma anche i risultati. Questo è ancor più valido per il nostro volontariato che entra in contatto con situazioni intime, delicate ed estremamente sensibili.

Possiamo dire che esiste un modo di essere volontari prolife. Lo “stile” del nostro volontariato esige che i nostri gesti e le nostre scelte siano sempre coerenti con la sacralità della vita che affermiamo e con l’accoglienza della vita per cui ci impegniamo. Come può il Natale aiutare quanti credono a crescere nel nostro volontariato? Ciò è possibile se siamo disponibile a imparare qualcosa dalla scuola del Natale. Ciò che occorre è prendere esempio dal “modo di fare” di Dio stesso che ama la vita umana e l’ha scelta come sua manifestazione.

Quella di Gesù è una vera e propria “lezione di stile” che scegliamo di ripercorrere attraverso le parole di Pietro di Celle. Gesù viene nell’umiltà “verso di noi e non contro di noi; per salvare e non per giudicare; per visitarci nella pace e non per condannare nel furore”. Ecco allora la ricetta impegnarsi per essere al fianco delle vite in pericolo, mamme, figli, malati, anziani, e non contro. Impegnarsi per salvare e non per giudicare, cercare la ricomposizione sociale nella pace e non nella condanna.

Chissà allora se illuminati da questo esempio non ci capiterà anche a noi, infine, di scorgere nel volto del bambino non nato, del malato, di chiunque aiutiamo, il volto stesso di Gesù. Ecco quel giorno sarebbe Natale, ancora e ancora. Come dice San Girolamo, commentando il Salmo 95, saremo allora felici come “chi ha Betlemme nel suo cuore, nel cui cuore cioè Cristo nasce ogni giorno!”. E questo è il nostro augurio migliore.

TE/Giovani Prolife

Gli auguri scomodi di don Tonino.

Una lettera scritta da Don Tonino Bello ci aiuta a vivere il senso autentico del Natale nel nostro impegno prolife.

"Carissimi, non obbedirei al mio dovere di vescovo se vi dicessi “Buon Natale” senza darvi disturbo. Io, invece, vi voglio infastidire. Non sopporto infatti l’idea di dover rivolgere auguri innocui, formali, imposti dalla routine di calendario. Mi lusinga addirittura l’ipotesi che qualcuno li respinga al mittente come indesiderati. Tanti auguri scomodi, allora, miei cari fratelli! Gesù che nasce per amore vi dia la nausea di una vita egoista, assurda, senza spinte verticali e vi conceda di inventarvi una vita carica di donazione, di preghiera, di silenzio, di coraggio.

Il Bambino che dorme sulla paglia vi tolga il sonno e faccia sentire il guanciale del vostro letto duro come un macigno, finché non avrete dato ospitalità a uno sfrattato, a un marocchino, a un povero di passaggio. Dio che diventa uomo vi faccia sentire dei vermi ogni volta che la vostra carriera diventa idolo della vostra vita, il sorpasso, il progetto dei vostri giorni, la schiena del prossimo, strumento delle vostre scalate. 

Maria, che trova solo nello sterco degli animali la culla dove deporre con tenerezza il frutto del suo grembo, vi costringa con i suoi occhi feriti a sospendere lo struggimento di tutte le nenie natalizie, finché la vostra coscienza ipocrita accetterà che il bidone della spazzatura, l’inceneritore di una clinica diventino tomba senza croce di una vita soppressa. 

Giuseppe, che nell’affronto di mille porte chiuse è il simbolo di tutte le delusioni paterne, disturbi le sbornie dei vostri cenoni, rimproveri i tepori delle vostre tombolate, provochi corti circuiti allo spreco delle vostre luminarie, fino a quando non vi lascerete mettere in crisi dalla sofferenza di tanti genitori che versano lacrime segrete per i loro figli senza fortuna, senza salute, senza lavoro. 

Gli angeli che annunciano la pace portino ancora guerra alla vostra sonnolenta tranquillità incapace di vedere che poco più lontano di una spanna, con l’aggravante del vostro complice silenzio, si consumano ingiustizie, si sfratta la gente, si fabbricano armi, si militarizza la terra degli umili, si condannano popoli allo sterminio della fame. I Poveri che accorrono alla grotta, mentre i potenti tramano nell’oscurità e la città dorme nell’indifferenza, vi facciano capire che, se anche voi volete vedere “una gran luce” dovete partire dagli ultimi. 

Che le elemosine di chi gioca sulla pelle della gente sono tranquillanti inutili. Che le pellicce comprate con le tredicesime di stipendi multipli fanno bella figura, ma non scaldano. Che i ritardi dell’edilizia popolare sono atti di sacrilegio, se provocati da speculazioni corporative. I pastori che vegliano nella notte, “facendo la guardia al gregge ”, e scrutano l’aurora, vi diano il senso della storia, l’ebbrezza delle attese, il gaudio dell’abbandono in Dio. E vi ispirino il desiderio profondo di vivere poveri che è poi l’unico modo per morire ricchi. Buon Natale! Sul nostro vecchio mondo che muore, nasca la speranza".

L’Incanto della Vita.

Il video realizzato per il progetto" Istanti d'emozione" del CSV di Cuneo.

Lo spot “L’Incanto della Vita” è stato ideato dal Centro Aiuto alla Vita di Savigliano, proposto all’interno del progetto “ Istanti d’emozione ” presentato e promosso dal CSV della provincia di Cuneo. Con questa visione si propone allo spettatore di vivere le piccole grandi emozioni che la Vita ci dona nel suo quotidiano: paure, gioie, ansie, serenità, solitudine, sicurezze, impegni, sogni…

Le stesse che, presi dal negativismo sociale, dalla routine giornaliera, dalla paura di stare soli con noi stessi, perdiamo o non viviamo nella loro intensità. Non vuole essere un messaggio diretto e impositivo: “ Sì alla vita a tutti i costi”, si è preferito lasciare una libera interpretazione dello spot.  

Lo spettatore in base al proprio vissuto, alla propria formazione, alla propria cultura verrà colpito da un emozione: la forza di un abbraccio, la forza dell’amore di una famiglia, la forza dell’unione tra uomo e donna, la forza del dolore, del sacrificio, la forza dell’Amore alla e per la Vita… Emozioni che fanno parte di noi, a noi,scoprirle e viverle: dalla partenza all'arrivo, dal debutto alla conclusione, semplicemente dall'inizio alla fine.

Stefania Soldano

Link al video: http://www.youtube.com/watch?v=8WqjAHC3TGI&feature=share

Affettività e sessualità... per Crescere insieme.

Secondo giorno di formazione per gli operatori dei Centri di Aiuto alla Vita.


L'esigenza educativa del volontariato nell'incontro con la maternità,  in particolare nelle situazioni di disagio, esige un rilancio della proposta pedagogica e professionale dei volontari. A ciò risponde il progetto che oggi ha visto il contributo della dott.sssa Maria Pia Burrachini.
La psicoterapeuta ha presentato la connessione tra l'intervento dei centri e lo sviluppo psicologico della persona: un percorso che inizia con la scoperta dell'altro e conduce all'affidamento all'altro.

"La sessualità connota la persona in ogni tappa del suo sviluppo a cominciare dalla relazione con la madre. Il distacco crea un disagio sia per la madre che per il figlio, una sofferenza che necessita di essere rispettata e aiutata ad evolvere poiché eventuali conflitti potrebbero protrarsi per tutta la vita relazionale del bambino". La Burrachini spiega come il ruolo dell'affettività emerge con l'autonomia della persona per poi giungere all'innamoramento vero e proprio dell'adolescenza in cui entrano in gioco le trasformazioni fisiche ed ormonali: è la scoperta della sessualità. Il percorso termina con la padronanza, il dominio di se, nelle proprie relazioni e la costruzione della famiglia.

L'amore adolescenziale, in cui sorge l'identità sessuale, ha infatti il ruolo di spinta verso la progettualità familiare della maturità psicologica. Cosa si fa quando relazioni adolescenziali in età matura che entrano in conflitto con la vita familiare dei coniugi? Ecco la centralità del dominio e dell'aiuto: "al cuore si comanda! Si deve educare e comandare". Non ha dubbi la terapeuta: la fase della maturità psicologica permette infatti la formulazione di impegni e responsabilità per giungere ad una sana reciprocità. Le scelte non sono solitarie ma riguardano anche l'altro o l'altra e l'amore va continuamente costruito e rafforzato.

Il servizio di aiuto si confronta con questa struttura della vita relazionale supportandola e incoraggiandola verso la stabilità e la continuità. Si passa così dal supporto concreto e immediato, alla presa di coscienza, all'empowerment. La stessa morale ha valorizzato insieme alla scelta di apertura alla vita anche il ruolo della sessualità. Questo perché la sessualità e  la famiglia sono l'habitat delle scelte legate alla procreazione. Un aspetto che riguarda l'intera vita sociale e che non può essere trascurato dal mondo politico economico, senza incorrere nei costi umani che abbiamo imparato a conoscere con la recente situazione di crisi. Il volontariato può farsi così alleato della vita e della famiglia, un alleato prezioso per trovare le soluzioni del futuro.

Giovanna Sedda.


Valore della vita e procreazione.


Continua la formazione dei volontari Cav con il progetto Insieme per crescere.

Ai volontari prolife è stato consegnato un mandato,  un mandato d'amore. È stato questo l'inizio della relazione della Dott.ssa Paola Pellicanó, del Centro studi e ricerche per la Regolazione naturale della Fertilità, al Corso di formazione "Insieme per crescere" del 14 Dicembre 2013.  L'intervento ha avuto come tematica proprio la regolazione naturale della fertilità,  di cui la Pellicanó ha delineato una panoramica storica e ha dato degli spunti per ricostruire criticamente un orizzonte di significato della stessa. C'è il bisogno di recuperare il significato reale della parola procreazione, che contiene in sé questa scintilla di creazione. La procreazione è partecipazione alla creazione, ed è solo con la comprensione di questa che si arriverà a cogliere appieno la bellezza della vita. Questo percorso di conoscenza implica una ulteriore comprensione: quella della fertilità,  non solo maschile o femminile ma di coppia.

In questa comunione detta fertilità di coppia, amore e vita si fondono. In questo delicato ambito che si può intervenire in due modi: manipolazione o regolazione naturale. La prima implica una chiusura mentre laseconda implica un percorso di conoscenza e di rispetto, che richiede un atteggiamento di protezione, un'azione di custodia di un dono prezioso.  Tanto piu grande è il dono tanto maggiore è la responsabilità richiesta. 

La regolazione naturale della fertilità hanno una efficacia altissima per aiutare i genitori nella scelta di una gravidanza. I metodi rivestono inoltre un importante ruolo diagnostico per la coppia guardando la integralità dei fattori medici. La loro semplicità e la "naturale" apertura alla vita rende i metodi uno strumento prezioso per educare alla responsabilità,  in particolare per gli adolescenti. La Organizzazione mondiale della Sanità ha riconosciuto il valore educativo dei metodi. In effetti il ruolo degli insegnanti è insostituibile. Educare significa infatti "far conoscere cosa c'è nella natura" per citare Anna Cappella tra i pionieri della diffusione dei metodi naturali in Italia.

Giovanna Sedda

Volontariato è l'ora della formazione.

Al via il Progetto Insieme per crescere, presentato dall'ing. Roberto Bennati vice presidente MpV.  

Il  presidente del Movimento per la Vita, Carlo Casini, ha salutato i partecipanti e i docenti del Progetto: "Salvare la vita è nell'interesse di tutti e questo spiega il supporto del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali e la presenza dell'università Cattolica".  Il presidente, sottolineando il ruolo della professionalità anche nel servizio dei volontari, ha ricordato l'importanza del volontariato come testimonianza dell'amore e del valore della vita.

Nella prima giornata di formazione la dott.ssa Marina Casini (bioeticista Università Cattolica) ha spiegato che per realizzare la meravigliosa opera degli operatori Cav sono  necessarie delle caratteristiche formative e professionali: il volontariato per la vita, dovendo affrontare un contesto molto difficile e tendenzioso, non può essere improvvisato. Da questa constatazione nasce l' esigenza del master "crescere insieme", per professionalizzare il già gioioso e meraviglioso operato dei centri di aiuto alla vita.

Per la dott.ssa Marina Casini, alla base del servizio alla vita si possono inserire alcune caratteristiche: la convinzione, la consapevolezza, la passione, la professionalità e la  competenza.
La prima, in particolare è il punto di partenza a livello valoriale: dobbiamo essere convinti della dignità e dei diritti del concepito, oltre che il suo incarnare cristianamente il volto di Gesú, come afferma Papa Francesco. Vi è poi un'altra convinzione: la scommessa sulla femminilità come capacità di accogliere la vita é una scommessa vincente, come insegnano tante testimonianze di madri eroiche. Concentrarsi sulla vita nascente, ha spiegato la Casini, non è una restrizione della comprensione umana ma una estensione dell'attenzione sull'uomo: non toglie nulla alle altre povertà perché nessuno "è piu povero del bambino non nato" come affermava Madre Teresa.

Da queste convinzioni, nasce la forza di promuovere, educare e spendersi degli operatori dei Centri di Aiuto alla Vita. I CAV sfidano la cultura della morte e dello scarto. Oltre all'aiuto concreto, i Centri sono chiamati a contrastare l'appiattimento culturale e l'indifferenza sul concepito.  La cultura della vita é cultura di pace e di dialogo. Chi ama la vita illumina anche gli altri in modo spesso non appariscente ma appassionato e creativo. La risorsa educativa del Cav passa anche dalla dimensione del post-aborto. Solo chi riconosce il figlio può capire la sofferenza e trasformare le "ferite in feritoie" da cui poter far entrare la luce, così i CAV contrastano coerentemente il male con il bene. Lo stile della risorsa educativa non è quello dell'antagonismo ma quello della collaborazione e della benevolenza: lo stile del "con" e non del "contro".

Il pomeriggio é stato animato dall'intervento della dottoressa Gabriella Paci, incentrato sulla tematica dell fertilità intesa come la capacità biologica di procreare inscitta nella corporeità,  nella sessualità e all'essere persona.  Per interrogare e far riflettere i partecipanti, la Paci ha portati degli esempi provocatori di letteratura contraria ai figli, al matrimonio e all'essere madre: un libro molto venduto di Jessica Valenti afferma addirittura che "essere madri rende stupide". Ha poi riportato i dati Istat relativi al matrimonio e ai figli, per delineare il contesto di riferimento.

Il rapporto con l'altro è sempre di tipo comunicativo. Come ha spiegato la Paci, esiste un  dialogo biochimico durante la fecondazione, tra spermatozoo e ovocellula ma non solo. Esiste una comunicazione anteriore, all'interno del corpo di ognuno, tra sistema nervoso centrale e testicolo per il maschio e tra sistema nervoso centrale e ovaio per la donna. I problemi di fertilità nascono proprio da una mancanza o difficoltà di questa comunicazione neuro ormonale.La Paci ha poi illustrato le diverse fasi della fecondità,  nell'uomo e nella donna. Un percorso importante che arriva a delineare la meraviglia della vita nascente: l'embrione non è passivo ma un attivo orchestratore  dell'impianto e del suo destino, riporta la Paci citando la studiosa Pearson.  Affermazione che conferma la dignità dell'embrione come essere umano, come "uno di noi", anche nelle parole della canzone della Paci, sul momento della fecondazione: "É vita quando una cellula inizia a respirare, non è quando farai calcoli matematici, ma quando ci sarà questo incontro fondamentale".

Giovanna Sedda


Uno di noi, la parola ai volontari.



Incontriamo un giovane del Movimento per la Vita italiano, che si è impegnato nella raccolta firme e, alla fine dell'iniziativa, ci racconta la sua esperienza. 

La soddisfazione al termine della raccolte delle firme è palpabile. Quasi due milioni di adesioni in tutta Europa è un ottimo biglietto da visita per l’iniziativa “Uno di noi” che ora inizia il suo iter presso le istituzioni europee. Ma dietro questo risultato ci sono le giornate dei volontari che in ogni nazione hanno speso le loro energie con dedizione e un pizzico di inventiva. Abbiamo chiesto a Francesco, giovane volontario del Movimento per la Vita di raccontarci la sua “iniziativa”.

Cosa ha significato per te?

Forse potrei paragonarla ad una sveglia. Da svariati decenni nella nostra Italia e in generale in tutta Europa si sta diffondendo l'abitudine ad "addormentarsi" davanti a certi argomenti. Da quando la difesa della vita e il concetto stesso di vita umana sono stati fatti credere opinabili e "relativi", un torpore sembra essere sceso sulla capacità che hanno le persone di ragionare. Con Uno di noi è suonato qualcosa, e i meno assonnati si sono alzati in piedi. Ci sono circa 2 milioni di persone che hanno sentito il suono della sveglia e hanno lasciato la comodità del materasso per dire "io ci sono!". Tocca a questi 2 milioni di europei esortare gli altri a rimboccarsi le maniche invece delle coperte e a rispondere all'appello con un "Presente!" che sa molto di futuro.

Qual'è stato il momento più significativo della mobilitazione?

Senza nulla togliere agli innumerevoli dialoghi che sono scaturiti, direi che il momento più significativo è stato l'inizio, quando ho stampato il primo modulo, me lo sono portato dietro e la prima persona che ho incontrato e a cui ne ho parlato ha firmato con entusiasmo. Lo definisco significativo perché questo mio amico, il primo che ha offerto la sua firma per la vita, è di fede islamica. Non solo può simboleggiare il fatto che chi, pur non essendo nato in Europa, ha scelto di viverci vuole leggi più eque per la sua nuova patria, ma contraddice anche chi cerca in tutti i modi, anche negando l'evidenza, di far credere che le battaglie pro-life siano prerogativa dei cattolici. Ovvio, io da cattolico non mi offendo se sento dire che solo noi ci occupiamo di tematiche così importanti, ma non trovo giusto che chi non è cattolico possa sentirsi tagliato fuori da una buona battaglia da cui, come diceva Giorgio La Pira, dipende il futuro dell'umanità.

Non hai risparmiato nulla per la causa della vita... quella nella foto è la tua auto?

Sì. E anche il sole non ha risparmiato l'inchiostro dei volantini, vedo. Fortunatamente i vetri sono stati risparmiati da atti vandalici: devo dire che, conoscendo le modalità violente di chi, per interesse economico o politico, propaganda aborti e sperimentazioni sugli embrioni, qualche piccolo timore l'ho avuto, ma diciamo che c'è chi lavora meglio di una polizza cristalli. L'idea di usare l'auto come mezzo di informazione l'avevo già sperimentata nel 2005, quando bisognava far capire agli italiani che disastri sarebbero successi se la pur discutibile legge 40 fosse stata abrogata. Allora ci furono persone che mi dissero di stare attento, ma alla fine tutto andò bene.

Cosa ti auguri per il futuro dell'Unione Europea, ora che si appresta a incontrare il comitato promotore di Uno di noi?

Intanto che lo ascolti. Abbiamo dalla nostra parte il fatto che non dobbiamo "convincere" nessuno, visto che l'esistenza della vita umana fin dal concepimento è una verità assodata e comprovata, così come anche la validità scientifica dell'utilizzo in medicina di staminali adulte al posto di quelle embrionali. Il mondo scientifico a servizio dell'umanità è concorde al 100% con quello che sostiene il comitato promotore di Uno di noi. Purtroppo abbiamo le prove che esiste anche un mondo para-scientifico a servizio degli interessi dei più potenti: speriamo che questa volta esso non prevalga.

(Tony Persico e Francesco Del Carlo)

Allarme: educazione sessuale a due anni.

“Come è andato il rientro all’asilo per tua figlia?” - “Alla grande, da quando giocano all’infermiera sexy si diverte di più”.

Ebbene si, mi serviva un attacco per catturare l’attenzione e ho esagerato con la fantasia, aggiungendo forse un pizzico di cattivo gusto. Ma la scenetta che ho immaginato non serve solo a creare, spero, un piccolo shock ma ipotizza un futuro non troppo lontano, o almeno questo è quello che si augura l’organizzazione mondiale della sanità. Nel 2010 è stato redatto dall’OMS un documento dal titolo “standars sexuality education” per il quale, pochi giorni fa, dalla stessa organizzazione è stato mandato a tutti i Ministeri della Sanità un vademecum come se i tempi iniziassero a farsi “troppo stretti”.

Come è facilmente immaginabile le 83 pagine pianificano un programma scolastico di educazione sessuale, diviso in fasce, per i bambini e ragazzi dai 2 ai 15 anni ma, in queste poche righe, preferisco non soffermarmi sui punti programmatici, che peraltro sono facilmente reperibili in rete, ma vorrei affrontare il perché ritengo che entrare così nella sessualità di un bambino, o giovane che sia, sia un oltraggio grave a tutto il genere umano. La sessualità è una componente fondamentale nella vita di ciascun individuo, e lo dico con la forza di chi sa di non poter essere smentito, ma il rapporto che ognuno di noi ha con questa rientra in quella sfera intima, avvolta da una placenta troppo fragile anche solo per essere sfiorata prima del tempo debito. Ricordo bene il giorno in cui chiesi a mio padre, medico, di sfatarmi il mito della cicogna. 

La spiegazione fu tecnica: spermatozoi, ovuli, embrioni, fecondazione e altri termini per me praticamente insignificanti... in altre parole: non ci capii un granché. Lo fece con tatto però, sapeva che qual bambino di 9 anni che aveva davanti, con quella domanda, aveva abbassato la maniglia di un portone che lo avrebbe catapultato in un nuovo mondo. Oggi anche per la sessualità potrebbe valere quello che il primo ministro francese George Clemenceau diceva a proposito della guerra: “una cosa troppo seria per lasciarla fare agli esperti”. E invece vai a vedere che finirà proprio così. Temo che tra un quinquennio il pensiero di mio padre sarà, per così dire, “fuori moda” se non addirittura “fuori legge”. La cosa migliore che i genitori potranno fare sarà tacere, alla sessualità dei loro figli ci penserà un prof, un libro di testo e qualche bella ideologia ‘genderistica’. 

E’ vero che i genitori possono avere visioni soggettive della sessualità, una “fonte informale di educazione”, ma non posso accettare di rendere l’onore della mente ad uno stato che si spaccia come custode della verità assoluta. Ma il vero problema non è solo qui. Alle molte persone che difendono i diritti fondamentali dell’uomo, quello alla vita ad esempio, sarà certamente capitato di essere etichettate come bigotte e clericali e mi permetto di dire non senza motivo. Qualche generazione fa in alcuni ambienti la parola “sesso” veniva detta sottovoce e quando veniva pronunciata non mancava la signora pronta ad arrossire o uno sguardo ammonitore per chi aveva osato troppo. Ma oggi la questione è diversa. Come spesso capita, ed è la storia che ce l’ha insegnato, le prospettive si ribaltano e l’opinione pubblica si trova, senza aver capito come, sull’altro estremo dell’altalena. Oggi sono altre le parole, i concetti, che qualcuno sta cercando di sradicare dal dizionario e dal cuore di ognuno di noi. 

C’è una cosa che ho notato leggendo il documento dell’OMS che mi ha sconvolto più delle altre. La masturbazione da 0 a 4 anni? La dichiarazione dell’identità di genere prima dei 6? Contraccezione e diritto all’aborto prima dei 12? Conoscenza/approvazione del sesso commerciale a 15? No...No amici miei. Non è questa tabella di marcia nazista che mi fa tremare. Viviamo nell’epoca di Youporn e nel decennio in cui un bambino ad 8 anni ha un profilo facebook autonomo e non controllato. C’è una cosa che mi ha scosso profondamente ed è la totale assenza del concetto di affettività, quella con la a maiuscola. Nelle 83 pagine che, senza freni ne inibizione, parlano di sesso, la parola amore non viene mai utilizzata. Un oltraggio all’essere umano ridotto nuovamente a bestia perché ad essere negato questa volta non è il concetto di famiglia, quello di fede o quello della vita , ma quello da cui tutti gli altri discendono. 

E a questo proposito mi balzano alla mente alcune parole di un Chesterton più premonitore del solito: “...tutto sarà negato. Tutto diventerà un credo. [...] Fuochi verranno attizzati per testimoniare che due più due fa quattro. Spade saranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate. Noi ci ritroveremo a difendere non solo le incredibili virtù e l'incredibile sensatezza della vita umana, ma qualcosa di ancora più incredibile, questo immenso, impossibile universo che ci fissa in volto. Combatteremo per i prodigi visibili come se fossero invisibili. Guarderemo l'erba e i cieli impossibili con uno strano coraggio. Noi saremo tra quanti hanno visto eppure hanno creduto.” 

Oggi ci ritroviamo in questa situazione e siamo chiamati a combattere la battaglia più difficile del nostro tempo, la battaglia di chi ha visto eppure ha creduto. Io domandai a mio padre della cicogna e vorrei che mio figlio, quando sarà, mi chiedesse lo stesso anche se temo che le domande saranno di ben altro Genere

Angelo Astrei

Il vizio della "pochezza".

Quando la "regola del poco" ci condanna all'indiffirenza.

Voglio parlarvi di un vizio nuovo: la “pochezza”. Nonostante siamo stati tutti sedotti dal motto di Steve Jobs secondo cui “less is more” - letteralmente “il meno è di più" -  ci sono alcune situazioni in cui il di più è decisamente meglio. Situazioni in cui le semplificazioni non sono altro che una mortificazione e il risparmio di parole, di tempo sono la spia d'allarme dell’indifferenza.

Quali sono le situazioni che richiedono questo “di più”? Tutte quelle in cui abbiamo a che fare con le persone, soprattutto quando vogliamo aprire un dialogo: ogni persona è un universo. Ridurre al "poco" una relazione tra due persone è davvero un peccato, uno spreco, un vizio, chiamatela come volete; è la pochezza appunto. Come se dare “poco” fosse la soluzione esistenziale per la crisi.

La “pochezza” abbonda, neanche a dirlo, sulla bocca di quanti vogliono sminuire la persona e con essa le relazioni umane. Come prevedibile la pochezza regna incontrastata laddove si vuole addirittura cancellare la persona. Eccovi un esempio: un sito che si taccia di aiutare le mamme in difficoltà, dovremmo cioè aspettarci una relazione d'aiuto. Ma tanta è la pochezza che la richiesta di sostegno è liquidata in un “ti serve questo? È lì”... Se lo stile significa qualcosa, questo è l’incarnazione perfetta della minimalità. Per la cronaca si tratta di un sito abortista, che non smentisce la nostra ipotesi sulla “pochezza” di chi vuole cancellare la vita. Si tratta di una caratteristica di tutte le posizioni di propaganda che si preoccupano più dell’affermazione del "diritto all’aborto" che delle reali difficoltà delle donne. Altrettanto banalmente non ci si preoccupa del fatto che l’aborto è tutto tranne il miglior aiuto possibile.

Ma come si può dire “poco” e pretendere di conoscere la persona? Dare “poco” e affermare di aiutare? La pochezza è il primo campanello di allerta per capire le reali intenzioni di chi incontriamo. Al contrario chi difende la vita non può che fare “voto di vastità”, per dirla con Begonzoni. Chi ama la vita fugge le formule e dialoga con le persone, le aiuta, scende a fondo nei problemi, si impegna nella comprensione, dona tanto, altro che poco, spesso dona tantissimo! D’altronde quale bioetica personalista sarebbe credibile senza la persona? Proprio come afferma Papa Francesco è partendo dalla “proposta che poi vengono le conseguenze morali”.

(giovani prolife/TE)
 
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