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Quarenghi Invernale: appuntamento a Firenze


Aperte le iscrizioni per l'appuntamento invernale dei giovani del Movimento per la Vita Italiano dal titolo “Voi difenderete la vita”. Il seminario invernale
in memoria di Vittoria Quarenghi si svolgerà il 17-18-19 Aprile 2015 a Firenze.

(Foto: Andrey Mindryukov. Couple CC)



PROGRAMMA:
“Voi difenderete la vita”
Le nuove sfide della vita: i giovani protagonisti

VENERDI’ 17 Aprile: Dipartimento di Giurisprudenza, Università di Firenze
16.00 Tavola rotonda “Obiezione di coscienza. Nulla da obiettare?”
Modera: Prof. Leonardo Bianchi, ricercatore di diritto pubblico - Università di Firenze
Intervengono:
Dr.ssa Caterina Linda Miceli, dirigente medico di psichiatria, psicopatologa e psicoterapeuta
Prof.ssa Isabella Leoncini, professore associato di diritto penale - Università di Siena
Prof.ssa Assuntina Morresi, professore associato di Chimica Fisica - Università di Perugia; membro del Comitato Nazionale di Bioetica
Dott. Giuliano Guzzo, sociologo, membro dell’Equipe Giovani MpV, blogger ed autore “La famiglia è una sola”
19.00 Trasferimento, sistemazione presso il Monastero Benedettine di Santa Marta in via di Santa Marta 7 e cena in hotel
21.00 “Metodi alternativi alla fecondazione artificiale”
Dr. Giuseppe Grande endocrinologo ISI – Università Cattolica Roma

SABATO 18 Aprile:
Colazione
9.00 “Question Time”  con la prof.ssa Assuntina Morresi
11.00 “Giovani prolife,  lievito per una generazione e non per una élite”
Prof.ssa Fatima Marini Mariucci
Laboratorio: perché siamo provita
Dott. Tony Persico, responsabile nazionale Giovani MpV
13.00 Pranzo
Laboratorio
16.00 – 18.00 Tempo libero a Firenze / Riunione Equipe
19.00 Santa Messa a San Firenze, piazza di San Firenze
20.30 AperiVita presso Kitsch 2, via San Gallo, 22

DOMENICA 19 Aprile:
Colazione
09.00: I giovani incontrano S. E. Mons. Mario Meini, Vescovo di Fiesole, Vicepresidente CEI per il Centro Italia e Responsabile per la Pastorale familiare della CET
10.30: Tavola rotonda: Servizio ed accoglienza: tra radici e futuro
Modera: Marco Alimenti, Responsabile Regionale MPV Toscana Giovani
40 anni di CAV, nel ricordo di Maria Cristina Ogier,
Prof. Angelo Passaleva, Presidente MPV e CAV di Firenze
“Voi difenderete la vita” – parole ai giovani
On. Carlo Casini, Presidente MPV Italiano



 INFORMAZIONI GENERALI
Costo di partecipazione: Euro 75,00 di cui 50 euro da versarsi all’atto dell’iscrizione. La caparra deve essere versata sul Conto corrente bancario intestato a Movimento per la vita italiano (Iban: IT61 J03015 0320 000 000 410 6218 – Banca Fineco)
Iscrizioni entro il 20 Marzo alle ore 10 inviando la scheda insieme con la ricevuta di pagamento via mail all’indirizzo: seminarioquarenghi@gmail.com
Inviare conferma della partecipazione anche all’indirizzo mail: movitfirenze@gmail.com
Per gli spostamenti nella città di Firenze si consiglia di acquistare 4 biglietti ATAF. Il programma potrà subire variazioni.
Per chi vive a Firenze o nei dintorni e non ha quindi necessità di pernottare, è possibile iscriversi fino al 13 aprile.

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SCHEDA DI ISCRIZIONE

Desidero partecipare all’evento  “Seminario Invernale per giovani Vittoria Quarenghi 2015”. Allego la ricevuta di pagamento di euro 50.

Nome____________________________Cognome_____________________________

Data di nascita___________Luogo di nascita______________________________

Residente a_______________________via_________________________n___

Tel.______________________Cellulare____________________________

e-mail___________________________________________________

Volontario presso il CAV/MPV di__________________________________

FederVita: ____________________________

Data __________   Firma__________________________



Eluana: quante bugie!

Sei anni fa, il 9 febbraio, dov’eravate? Sarebbe importante ricordarlo perché quel giorno, il 9 febbraio 2009, l’Italia veniva scossa da un evento che ancora oggi, sei anni dopo, non cessa di dividere e far discutere: la morte di Eluana Englaro (1970–2009), la donna che versava in stato vegetativo da diciassette anni. 

Giuliano Guzzo ci  aiuta a capire fatti e bugie: "per alcuni fu il trionfale compimento di una battaglia civile, per altri il drammatico epilogo di una guerra perduta. Per tutti, in ogni caso, quel 9 febbraio rappresenta una data storica benché ancora recente, una frattura come non si registrava da tempo, a livello di opinione pubblica". Come stava Eluana? Cosa dice la legge e cosa hanno detto i giudici? Davvero ha chiesto di morire?

Leggi l'articolo completo qui: Eluana i fatti e le bugie

"libere di abortire", dice l'Internazionale. E noi rispondiamo


Il mensile "internazionale", che - a suo dire - raccoglie il meglio della stampa internazionale, pubblica come articolo di punta il pensiero di una femminista che vorrebbe tanto l'aborto normale, comune. E noi gli rispondiamo, attraverso la penna del nostro Giuliano Guzzo

Tanto fumo e niente arrosto. La copertina dell’ultimo numero del settimanale Internazionale, con quel titolo così forte e chiaro – “Libere di abortire” -, illude e basta. Perché lascia intendere al lettore che potrà trovarvi abbondanti argomentazioni a favore della pratica abortiva; ma poi basta dare un’occhiata all’intervento di Katha Pollitt, il pezzo forte di questo numero della rivista, per capire che quel titolone è del tutto ingiustificato, una volgare trappola per attirare lettori. L’intervento della Pollitt infatti, intellettuale femminista particolarmente impegnata sul tema dei diritti, non solo non presenta nulla di nuovo, ma contiene un singolare repertorio di sciocchezze, una macedonia di balle e provocazioni buona solamente a confermare che la bioetica, nel 2014, è come il calcio: tutti, in un modo o nell’altro, si sentono titolati a parlarne ostentando titoli e competenze.

Vediamo alcune delle perle della Pollitt. Scrive che «finché ha la possibilità di abortire, perfino una donna convinta che l’aborto sia un omicidio compie una scelta quando decide di tenersi il bambino. Può sentirsi in dovere di avere quel figlio: Gesù o i suoi genitori o il suo ragazzo le dicono che deve farlo. Ma in realtà non è obbligata. Sceglie di avere quel bambino» [1]. Le criticità del ragionamento sono due: l’ingenua esaltazione della scelta e la convinzione se una donna anziché abortire tiene il bambino lo faccia solo perché «Gesù o i suoi genitori o il suo ragazzo le dicono che deve farlo». La prima verte sulla considerazione secondo cui ogni obbligo è di per sè malvagio ed ogni scelta in assenza di obbligo è automaticamente buona. Ma allora perché non abolire, per esempio, anche l’obbligo legale di prestare soccorso? Non sarebbe bello che la difesa dell’incolumità individuale fosse lasciata all’amore di un cittadino per l’altro?
In attesa di saperlo, andiamo alla seconda criticità di quanto scrive la Pollitt, la quale associa la continuazione di una gravidanza al fatto che «Gesù o i suoi genitori o il suo ragazzo le dicono che deve farlo», mentre tace completamente sulle influenze che possono spingere la donna ad abortire. Il messaggio è il seguente: ogni mamma, anche se non costretta per legge, è stata in qualche modo indotta a diventare tale, mentre la donna che abortisce grazie all’ordinamento giuridico incarna, lei sola, la massima espressione possibile di libertà. Sembra ignorare, la saggista femminista, l’ampia letteratura dalla quale, per esempio, emerge come se il 44% delle donne esprime dubbi riguardo la decisione di abortire al momento della scoperta della gravidanza, al momento dell’aborto il 30% continui ad averne [2]; oppure come negli Stati Uniti, fra il 2000 ed il 2008, a fronte di un lieve calo del tasso di aborto generale (-0,8%), vi sia stato un deciso aumento del tasso di aborto fra le donne più povere:+ 17,5% [3].
Sia chiaro: l’aborto procurato, comportando in ogni caso la deliberata soppressione di un essere umano innocente, è e rimane pratica gravemente ingiusta, quindi per chiunque abbia a cuore la tutela integrale dell’essere umano non ci possono essere eccezioni al divieto di uccidere; ne consegue che la libertà di scelta, laddove c’è di mezzo la sopravvivenza altrui, non può essere tollerata se non all’interno di una prospettiva di accettazione della supremazia del più forte sul più debole. Tuttavia immaginare – o anche solo lasciare intendere, come fa la Pollitt – che alla base dell’aborto non vi possano essere influenze “esterne” (come le economiche) o “interne” (come pressioni familiari, sanitarie, lavorative, ecc.), ma solo, a differenza di una gravidanza portata a termine a causa di pressioni, un insindacabile esercizio di libertà significa prendere in giro le persone.

No, non c’è solo la «coercizione riproduttiva», di cui apprendono i lettori di Internazionale [4], esiste anche – ed è frequentissima – una «coercizione abortiva», ed il fatto che venga taciuta dimostra come certa gente, arrivando ad associare l’aborto ad una “scelta” ed omettendo di descrivere le pressioni a favore dell’aborto,non abbia a cuore la dignità umana e neppure quella libertà della quale, con tanta disinvoltura, si riempie la bocca. La prova definitiva della disonestà della signora Pollitt emerge però in un suo secondo intervento contenuto nella rivista, ancora più sbalorditivo del primo. Valga, per tutti, questo interrogativo che l’intellettuale pone ai suoi lettori: «Ma cosa c’è di così virtuoso nell’aggiungere un altro bambino a quelli dai quali si è già soprafatte?» [5]. Tradotto: avete già due o tre figli? Care donne, se aspettaste un altro figlio correte ad abortire, o sarebbe definitivamente «soprafatte».
Il peggio però deve ancora arrivare. E sfocia, in tutta la sua assurdità, in quest’affermazione: «L’aborto fa parte dell’essere madre e del prendersi cura dei figli, perché parte del prendersi cura dei figli è sapere quando non è una buona idea metterli al mondo» [6]. Se la Pollitt ha ragione, allora anche l’infanticidio e l’uccisione di minori fanno parte «dell’essere madre e del prendersi cura dei figli» e rappresentano una scelta opportuna se non doverosa allorquando una donna – o una famiglia – purtroppo si trovasse, causa crisi economica o disoccupazione o altro, nelle condizioni di non poter più soddisfare certe aspettative che si era fatta sulla crescita e l’educazione dei figli. Se cioè è l’assenza di certi standard di benessere minimi a giustificare un aborto, perché mai se detti standard vengono meno dopo il parto, un figlio dovrebbe essere lasciato nelle condizioni di soffrire? Siamo chiaramente alla follia. Inoltre – anche sorvolando sull’inaccettabilità di queste ed altre affermazioni rifilate ai poveri lettori del settimanale – non si può non notare l’assordante silenzio sulle conseguenze dell’aborto.
Aborto che viene presentato già in copertina come un evento «comune, perfino normale». Scusate, ma se è normale un evento che per la donna comporta più alta incidenza di tumori al seno [7] di isterectomia post-partum [8] depressione, abuso di sostanze [9] e mortalità materna [10], che cosa non dovrebbe essere considerato normale? Se è normale un delitto come l’eliminazione di un essere umano innocente ed indifeso, quale delitto non dovrebbe essere considerato normale? Se è normale seminare così tanta confusione su un tema delicato come quello della tutela della vita innocente, quale menzogna, da domani, sarà più criticabile? Sono solo alcune delle domande che vorremmo porre alla signora Pollitt e a quelli che, più che per l’essere “Libere di abortire”, sembrano battersi per qualcosa perfino di peggiore: l’essere liberi di mentire.
Note: [1] Pollitt K. Parliamo di aborto, «Internazionale» 1078, 21.11.2014;42-43:42; 
[2] Cfr. Husfeldt C. – Hansen S.K. – Lyngberg A. (1995) Ambivalence among women applying for abortion. «Acta Obstetricia et Gynecologica Scandinavica»; Vol.74(10): 813-817; 
[3] Cfr.. Jones R.K. – Kavanaugh M.K. (2011) Changes in Abortion Rates Between 2000 and 2008 and Lifetime Incidence of Abortion. «Obstetrics & Gynecology»; Vo.117(6): 1358-1366; 
[4] Pollitt K. Cambiare prospettiva, «Internazionale» 1078:44-45; 
[5] Ibidem; 
[6] Ibidem; 
[7] Cfr. Bhadoria A.S. – Kapil U. – Sareen N. – Singh P. (2013) Reproductive factors and breast cancer: A case-control study in tertiary care hospital of North India. «Indian Journal of Cancer» Vol.50(4):316-21; 
[8] Ossola M.W. – Somigliana E. – Mauro M. – Acaia B. – Benaglia L. – Fedele L. (2011) Risk factors for emergency postpartum hysterectomy: the neglected role of previous surgically induced abortions «Acta Obstetricia et Gynecologica Scandinavica»; Vol.90(12):1450-3; 
[9] Cfr. Bellieni C.V. – Buonocore G. (2013) Abortion and subsequent mental health: Review of the literature. «Psychiatry and Clinical Neurosciences Journal»; Vol.67(5):301-10; 
[10] Cfr. Reardon D.C. – Coleman P.K. (2012) Short and long term mortality rates associated with first pregnancy outcome: population register based study for Denmark 1980-2004.«Medical Science Monitor»;Vol.18(9):PH71-6.

Vivere per poco, ma vivere del tutto


Un bellissimo articolo apparso oggi sul blog del nostro Giuliano 

Anche se il destino che ci attende è uguale, non c’è affatto accordo sul modo di guardare la vita. Fra i tanti modi d’intenderla, oggi sembra prevalere la tendenza ritenere che un’esistenza più lunga e ricca e costellata di soddisfazioni professionali ed economiche sia un conto, mentre vite brevi o poco fortunate, in definitiva, non siano bagliori, tristi lampi senza senso. In quest’ottica, la brevissima esistenza terrena di Shane Michael Haley – il bimbo di Filadelfia nato con una grave malformazione nei giorni scorsi e vissuto meno di quattro ore dopo il parto – rappresenta probabilmente il più lampante esempio di vita non solo inutile, ma persino terribilmente dolorosa: 
 
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