Latest Post

Visualizzazione post con etichetta cultura. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta cultura. Mostra tutti i post

In viaggio con i braccialetti rossi: dal dolore alla gioia.


Insieme a Daniela scopriamo perché siamo così prolife, così innamorati della vita. Da "Braccialetti rossi" alla domanda di senso: perché a me il dono e il dovere di aiutare ad aprire il cuor?

In piena kermesse Sanremese, si distinguono due tipologie di persone: chi di Sanremo ne ha solo ribrezzo e chi, invece, guardandolo, si improvvisa esperto critico musicale e magari anche l’Enzo Miccio della situazione (nonostante, magari, la mattina si vesta a occhi chiusi dal sonno, accorgendosi poi, sotto la luce del sole, di aver combinato un bel disastro). Confesso: quest’anno mi sento di appartenere spudoratamente alla seconda categoria. 

Ma, se è vero che l’essere umano è fatto per elevarsi al Bello, al Bene, allora, con questo articolo, voglio consapevolmente sublimare questo primordiale istinto femminile in qualcosa di migliore, che possa aver un senso più profondo di una dipendenza twitteromane ad un hashtag come #Sanremo2015.

Il merito di questo mio slancio, però, devo ammetterlo, non è del tutto mio. La motivazione vera è che appena ho sentito nel web la nuova sigla di Braccialetti Rossi, composta e cantata da Niccolò Agliardi e la sua band (pressoché sconosciuta prima dell’esordio della fiction), ho avuto un flusso di pensieri infiniti. Belli, brutti, forti, volati via e ripresi per un istante… ma comunque troppi per non imprimerne almeno qualcuno su un foglio, di carta, word o internet che sia.
Braccialetti Rossi, per chi ancora non la conoscesse, è la famosa fiction di Rai1 che ha sbancato parlando proprio di quello che più l’umanità vuole nascondersi: la potenza infinita del dolore che si abbraccia con l’amore.  

Non avete letto male… avete, spero, capito benissimo: scrivo “vuole nascondersi” non a caso. Alla prima opportunità possibile, infatti, di provare a capire questo intreccio complicato eppure salvifico, subito non si perde occasione: lo share televisivo conferma alla grande.
Viaggia sulla stessa intensità la sigla di queste puntate, dal testo tanto semplice quanto evocativo, dalla musicalità tanto carica eppure quasi silenziosa, tra i pensieri che si fanno avanti.  Passo passo si apre una finestra nel tempo, e mentre, magari, stai guidando in una strada di campagna che non finisce più, tra le curve attorcigliate, ti ritrovi dove mai avresti pensato ….

«Ci sono anch’io ai bordi del campo
ad alzare un saluto
ho corso per tutta la notte per dirti
che il buio è diverso dal vuoto»

Ti ritrovi, infatti, tra mura vecchie, dal profumo aspro di storia e Vita che si fondono… proprio lì, in quel luogo, lottano ferocemente.
Lotta la Vita, contro la morte.
Lotta la storia, per un nuovo sorriso.
Lotta un volontario, per una nuova mamma con in braccio il suo bambino.

Sì, mi ritrovo tra le mura di un CAV, che più caro di altri, mi insegna ogni volta come “alzare un saluto” è la discrezione e la dolcezza necessaria per accogliere chi crede che ci sia unica via nei confronti di una gravidanza inaspettata o problematica. Eppure una volontaria è lì, ad ascoltare, a capire e comprendere, ad ingegnarsi nell’allontanare il peso del pregiudizio e delle paure. Corre per giorni, per mesi a volte: telefona, scrive, contatta e  non si dà pace fino a che non riesce a trovare l’alternativa giusta per fa sì che tra i sogni di quella donna, (sì, quella che aveva visto paurosa e intimorita raccontarsi di fronte a lei) possa esserci anche il bimbo che il suo grembo ha già deciso di custodire. 

Il buio è diverso dal vuoto: hai ragione, caro Niccolò… forse non le conosci le nostre operatrici CAV, ma pensa un po’… loro di questa frase ne hanno fatto filosofia di vita. E ci credono talmente tanto che ogni giorno cercano di squarciare il buio di tutte le mamme che incontrano esattamente provando a far sì che, con un bimbo, venga alla luce. La luce riempie, scalda, accarezza… come potrà farlo una nuova vita, che piccola e fragile, tra le nostre braccia griderà al mondo di esserci. Se quella Vita, quel suono non riempie il vuoto, il silenzio, la disperazione... ditemi voi cosa potrà farlo in migliore.
Io, nel dubbio, vi dico che di vuoti riempiti da gioia profonda, ad oggi, ho avuto la fortuna di vederne parecchi.
  
«È tutta per te,
è una cascata di pioggia scura:
non smettere affatto di piangere forte
che il bene si avvera».

La macchina continua ad andare: le mie mani sono sul volante eppure penso che la pioggia scura, in questi anni mi ha bagnato i vestiti, la pelle e a volte le ossa.
Non solo a me.
Rivedo i volti di ragazzi che in qualche notte d’estate, d’inverno, a bordo piscina, o con email chilometriche mi hanno raccontato di quanto freddo abbiano sentito sotto alla tempesta, troppo spesso soli e incompresi. La pioggia, che non dà mai troppo preavviso prima di scendere, se non altro nasconde le lacrime. I veri duri all’inizio non sanno ma proprio in quelle lacrime, subito asciugate per paura che qualcuno le veda, c’è il principio della rinascita più autentica.

Certo che il bene si avvera, prima o poi, caro Niccolò. Essenzialmente siamo noi il bene, ma se lo decidiamo dopo esserci accolti nella maniera più incondizionata!
Ecco che il sole piano pianino si fa vivo: bisogna pazientare un po’, ma questo “farabutto”, in realtà, si rende conto di essere così bello che a volte è un po’ “prima donna”. Armiamoci di pazienza: ne vale davvero la pena.
La campagna che ho intorno, comunque, sembra non ascoltare i miei pensieri: nel momento in cui penso alla luce, nuvoloni grigi si avvicinano (o sono io che vado verso di loro?). Porteranno vento e pioggia, ancora… questa volta, però, solo fuori di me. Non importa, perché io lo so. Lo so, che l’arcobaleno, prima o poi, splenderà delicato e lucente….nel frattempo sorrido.

«E non sai quanta bellezza
sta negli occhi disperati,
stropicciati come te»

No che non lo sai: non lo sai perché la testa è troppo confusa, i pensieri troppo pesanti e tu persa nel vuoto della rabbia mista a indecisione.  Serve qualcuno che, casualmente (o provvidenzialmente, come preferisci) arrivi di fronte a te e, con impatto misuratamente irruento o delicato, ti dica che il tuo viso rigato dalle lacrime, con qualche cicatrice (visibile o meno), è bellissimo così come è. È la carta vincente per far vedere al mondo che puoi realizzare qualcosa di grande, perché più di tanti hai capito cosa vuol dire sentire l’assenza di un senso leggero che ringrazia per una nuova giornata, che è felice anche per poco.
Hai capito o no, mamma in preda al panico e alla rabbia perchè dentro di te non batte più un solo cuore, ma due?  Hai capito, giovane dal sentore di un futuro tradito e aspettative negate? Hai nelle tue vene tutta la forza necessaria per prendere in mano la situazione e lavorare perché la tua Vita possa farsi meravigliosa.
Credici, perché puoi…e infondo infondo lo sai anche !

«Ci sono anch’io
in questo concerto di spine e di perle
tu ridi per quando hai tenuto la faccia
composta davanti alle sberle»
Sono quasi a casa mentre Agliardi canta questo verso e quando me ne rendo conto sul mio volto si distende un sorriso.
Sì, caro Niccolò, anche questa volta hai ragione. Si ride molto più di gusto dopo essere stati a lungo col broncio. È una risata leggera, che ne sa di una felicità sottile e vulnerabile: esattamente come ogni cosa preziosa. La Vita è strana e le sue sberle, come le chiami tu, fanno davvero male a volte. Ho visto troppi ragazzi feriti e mamme sfregiate da ciò che non meritavano, e sono ancora troppo pochi gli anni di servizio che conto in questo volontariato, per un numero così grande. La mia accoglienza in un ascolto empatico e in braccia aperte alle loro si è chiesta più e più volte cosa io potessi fare di fronte a tanto dolore… perché a me il dono e dovere di aiutarle ad aprire il loro cuore e cercare un cammino di accettazione, perdono e risoluzione?

Forse, Niccolò, hai ragione ancora una volta, ci dovevo essere anche io in questo concerto di spine di perle, dove la Vita è perfezione e distruzione al tempo stesso. Ci dovevo essere perché siamo fatti non solo per noi stessi, ma anche per gli altri. Ci uniscono fili invisibili, destini che si intrecciano e il bisogno assoluto di essere accolti per ciò che siamo davvero, anche nella nostra più assoluta fragilità! E allora, sì, “ci sono anche io”: promesso, mia cara Vita.
E’ una promessa quella di servirti per un sorriso, senza risparmiarsi neppure una lacrima! Che siano giovani, mamme o giovani mamme!

Quando inizia un’altra canzone mi rendo conto che questo viaggio, oggi, è stato molto più lungo del solito, ma fortunatamente sono arrivata a casa in tempo. Mi piace troppo questa canzone! È così semplice che apre mondi infiniti di immaginazione e di appropriazione… è un binario sul tempo, in avanti o all’indietro, come decidiamo di percorrerlo (oltre che essere un ottimo disintossicante di qualità alla mia dipendenza).

Grazie, Niccolò, per il regalo che mi hai fatto, con questo testo e questo ritmo incalzante… e scusami se non ho ricordato neanche per attimo i tuoi (e i miei) amati braccialetti rossi (che ogni domenica mi fanno comprendere l’importanza di avere sempre un pacchetto di fazzoletti a portata di mano).
È che …la tua storia, la loro storia, forse somiglia un po’ alla nostra: a quella di chi non smette di credere che per sorridere pienamente alla Vita, anche nei momenti peggiori, non bisogna né fuggire né nascondersi, ma solo avere il coraggio di afferrare la mano che è tesa vicino a noi e cominciare a rialzarsi, camminare e correre insieme.
D’altronde io mi ricordo, sai, (solo i testi delle canzoni, per le cose importanti necessito di almeno una ventina di post-it sparsi per casa): eri sempre te che in passato cantavi…

“Io non ho finito!”

Neanche noi, Niccolò… neanche noi!

Daniela S.

(Foto Dawn Ashley: happiness CC)



La poltrona del Papa, un corto delicato sull’adozione.

Cristina Capotondi: l'esordio alla regia è un inno alla vita e alla famiglia.

Il 13 di marzo scorso, come molti di voi sapranno, il mondo ha festeggiato l’anniversario dell’elezione di Papa Francesco. In questo anno insieme, denso di avvenimenti, ce ne sono stati di toccanti, emozionanti. E tanti eventi curiosi. Senza dubbio uno degli episodi più curiosi è stato quando un bambino, incurante delle barriere, è andato da quel signore vestito di bianco che parlava a tutti. 

E che si è fermato per un attimo a parlare con lui. La sua presenza non lo infastidiva: addirittura si è seduto sulla sua poltrona! Molti hanno pensato: ma i genitori dove sono? Quel bambino fa il comodo suo? Tutti però hanno apprezzato il gesto di tenerezza del Papa: la carezza, il lasciarlo fare. Come se fosse stato suo nonno. C’è chi ha pensato di prendere quel gesto di tenerezza, ed esaltarlo con un cortometraggio. 

Cristiana Capotondi, attrice giovane e coi capelli rossi e le lentiggini, che tutti abbiamo apprezzato in “Notte prima degli esami”, ha voluto fare al Papa un regalo. A lui e al movimento Amici dei bambini, che si occupa di assistere le coppie in attesa di adottare. Una storia delicata, girata con un tocco leggero da lei stessa, in qualità di regista. Lo stesso bambino che si è seduto sulla poltrona del Papa recita nel corto. Alcuni passaggi mi hanno molto impressionato. Anzitutto, le scene iniziali, praticamente mute. Solo un gioco di sguardi ci spiega tutta la drammaticità delle donne che scoprono di essere infertili. Ed è in quel momento che entra in scena Papa Francesco, che dalla tv fa riferimento alla figura di Giuseppe, il padre amorevole che prende in mano la situazione. 

Ed il papà mancato della storia a Giuseppe si ispira, e si muove per adottare. Tanto che, quando il bimbo chiede: “chi è quell’uomo vestito di bianco?” La mamma risponde: “Lui è l’uomo che ci ha fatti incontrare”. In pochi minuti una storia di amore, una storia di famiglia. Pulita, semplice. Che ci insegna che far passare bei messaggi è difficile, perché serve una grande arte per non essere stucchevoli o moralisti. Ma quando ci si riesce, è bellissimo.

Giovani prolife / EP

Miss, mia cara miss (prolife).

«Sento il compito di essere una luce nel buio. Dal momento del concepimento nella mia vita c’è sempre stata la luce associata al buio: la mia storia è dura ma ha aiutato tante persone»


«Sapere come sono stata concepita non mi ha impedito di crescere», ha ribadito Miss Pennsylvania, «Anzi mi ha fortificato: vedere il sacrificio di mia madre e della mia famiglia mi ha fatto capire che non importa cosa ti sia successo, anzi i limiti e le difficoltà ti rafforzano. Ho imparato a trarre vantaggio da ogni ostacolo»

Queste le parole di Valerie Gatto, una giovane ragazza, vincitrice del premio di bellezza Miss Pennsylvania 2014. Come lei confessa ai giornalisti, stupefatti, che la intervistano, è nata da uno stupro.  La madre, infatti, diciannovenne, fu aggredita e violentata all'uscita dal lavoro.

La sua è una storia di riscatto, di coraggio. La cosa che più colpisce nelle parole di Valerie sono la loro forza: ringrazia il Signore «per avermi condotta fin qui. Per questo non mi faccio fermare dal mio passato o dalle avversità»
Quell'evento negativo – che avrebbe dovuto rovinargli la vita – non ha determinato la sua infelicità.

A volte siamo portati a pensare che di fronte a casi particolarmente gravi, come per esempio lo stupro, la cosa “migliore” da fare “per il bene del bambino” sia abortire. Per evitargli una vita di grande infelicità, non degna di essere vissuta. La storia di Valerie ci dimostra che c'è sempre possibilità reale anche in questi casi, una possibilità di riscatto. Ci dimostra come la vita abbia le risorse per “farcela” anche nelle situazioni più buie e sia più forte del nulla.

Fabrizio Sanna

TV: Braccialetti rossi a guardia del cuore.

Tutti noi abbiamo bisogno di qualcuno che faccia la guardia al nostro cuore e aver bisogno non è essere piccoli ma significa crescere e sapete perché?

Perché se tutti avessimo la consapevolezza del nostro bisogno, se apprezzassimo la cura del nostro bisogno, allora sì che sapremmo donarci liberamente agli altri. Non so quanti di voi abbiano visto in televisione la fiction Braccialetti Rossi, storia di sei ragazzi (Leo , Vale, Tony , Rocco, Davide e Cris) che per diverse cause si incontrano in ospedale, fra loro non nasce una semplice amicizia ma nasce una vera e propria cura reciproca, per cura intendo quella sensazione che sentiamo quando fingiamo di dormire e sentiamo una persona, a noi vicina, che ci rimbocca la coperta per non farci prendere freddo e in quel momento ci si sente speciali.

Essere speciali per qualcuno è importante, sentirsi una parte fondamentale di un rapporto per poter ricevere e donare tenerezza, calore, affetto, in una sola parola: Amore. Sei ragazzi con problemi diversi e con vite diverse ma con una cosa in comune : l’amore per la vita, la voglia di sognare e sperare insieme. Bisognerebbe apprezzare le stelle, la luna, i sorrisi, il sole… tutte le meraviglie che la vita ci dona, proprio come questi ragazzi fanno insieme nonostante le loro difficoltà e problematiche.

La Vita è ricca di attimi da non perdere, attimi in cui le persone possono sbagliare o fare la cosa giusta ,piangere, arrabbiarsi, ridere, innamorarsi perdutamente, trovare un amico, danzare a piedi nudi,cantare, dipingere e persino sdraiarsi a riflettere. I protagonisti di braccialetti rossi hanno espresso benissimo la bellezza di questi attimi, la bellezza della Vita. Il più bel regalo che possiamo farci è quello di promettere, a noi stessi, di non dare mai per scontato l’opportunità che la vita ci dona facendoci vivere questi attimi. Ci sono persone arrabbiate con la vita e passano il tempo a demoralizzarsi a urlare contro il mondo.

Bisognerebbe rispondere sottovoce a questo urlo, rispondere così: hei, ma lo sai che sei speciale? Lo sai che ti è stato fatto un regalo chiamato vita? Basta veramente poco per cambiare il pensiero negativo in pensiero positivo, pratichiamo l’amore tutti insieme, sussurriamo tutti insieme, insieme siamo tutto!

 Watanka - Xenia Esposto Nardini

Caro Vasco, "vivere" non è morire.


Come si possa utilizzare una canzone che parla di vita in uno spot dedicato alla morte è proprio un mistero, ma è ciò che sta succedendo a "Vivere".

La canzone di Vasco Rossi è stata donata dal rocker stesso come colonna sonora dell'ultimo appello dell'associazione Luca Coscioni affinchè in Parlamento si apra un dibattito sull'eutanasia legale.
Lo spot parla di un anziano sportivo costretto a letto dalla malattia che accende la radio e al passaggio "oggi voglio stare spento" la spegne, mentre fuori campo una voce invita a sostenere la campagna per l'eutanasia legale, per vivere liberi fino alla fine.

Donazione che fa più parlare di quella che fece al comune di Finale Emilia in occasione del terremoto del 2012, quando Vasco donò un pulmino scolastico chiamato Alba Chiara, e completamente opposta. Se il pulmino che trasporta bambini può essere associato alla vita, alla crescita e alla speranza, qui non c'è niente di tutto questo, la scelta di spegnere la radio equivale alla scelta di spegnere la vita perchè non più come quella dei ricordi. E qui sorge una domanda: dobbiamo vivere nel passato solo perchè il presente non ci piace o non dare spazio al futuro perchè troppo difficile?

Come è possibile sostenere chi ritiene che la vita non sia più degna di essere vissuta solo perchè malati, preferendovi una "dolce morte"? Certo da Vasco c'è da aspettarsi un comportamento simile, ma se uno va a leggere il testo si accorge che non ha niente a che fare con la convinzione di chi si batte per una morte veloce, perchè al suo interno vi sono parole come sorridere, essere sempre contento, non rinunciare mai a vivere, in pratica tutto il contrario di ciò che lo spot sottintende!

Quindi amici, il taglio dato alla canzone all'inizio dello spot vuole fuorviarci e farci pensare come loro, ma siate più indagatori, andate a vedere cosa c'è sotto; in questo caso sotto "Vivere" c'è, come dice Vasco stesso al termine della medesima "Vivere e sorridere dei guai proprio come non hai fatto mai e pensare che domani sarà sempre meglio".

In conclusione come disse il grande Charlie Chaplin "la vita è troppo bella per essere insignificante" per cui continuiamo a vedere la vita di ognuno di noi, piccolo, grande, sano, malato, anziano, giovane come una meraviglia degna di essere vissuta ogni giorno e a far capire agli altri quanto il pensarla nello stesso modo ti riempia di questa stessa meraviglia.

Martina Frassoldati

Il senso del progresso.

Perché dare alla luce un bambino in questo mondo? Le risposte dei futuri genitori in un docu-film.

E’ questa la domanda che ci poniamo a volte, presi dallo sconforto per tutto ciò che in questo mondo e nella nostra vita non va come dovrebbe. A prima vista il bilancio del cosiddetto “progresso” sembra essere pienamente sfavorevole alle nuove vite: guerre, disagio sociale, povertà e mancanza di acqua e di cibo in molte aree del mondo.

Nelle giovani coppie intervistate all’inizio del filmato infatti la paura e l’insicurezza di fronte all’aprire le porte del mondo ad una nuova vita, sono molto forti. Lo scopo del video, lanciato da Unilever nell’ambito della sua campagna di attività sociali, è proprio quello di farci percepire invece il progresso per i suoi,tanti, aspetti positivi. Ed in effetti i dati sono veri.

 Adesso un bambino che nasce sarà molto probabilmente più sano che chi è già sulla terra. Quando avrà trovato la persona giusta, avrà più possibilità di vedere i suoi nipotini di quante ne abbiamo mai avute noi. Non c’è in effetti mai stato un periodo migliore per la nascita di una nuova vita, anche se spesso la gente utilizza i problemi ambientali e sociali del mondo come scusa per non avere un figlio.

Mi hanno molto colpito le frasi dei due giovani futuri-padri alla fine: “Questo mondo ha bisogno di più gente buona, e vorrei che il nostro figlio facesse parte di queste persone che proveranno a cambiare il mondo.” E anora “Il come questa storia continuerà dipende dalle nostre scelte”.

Ed è davvero così, noi ci crediamo! E voi???

Giovanni Gori.

Guarda il video su youtube: http://www.youtube.com/watch?v=PWTVCkvQzY8

Spot TV: sempre più prolife?

La seduzione della vita ha colpito i pubblicitari. 


Sarà per il carattere ancestrale della nascita oppure l’immediatezza con cui riconosciamo la più grande emozione della vita umana. Chissà forse è soltanto la cronica mancanza di nuove idee, ma sempre più spesso le pubblicità dei grandi marchi fanno riferimento alla vita nascente.

Enel fotografava l’energia del momento della nascita, poi ancora la speranza di ogni nuova vita nel docu-spot di Unilever a cui dedicheremo presto un approfondimento. Ora arriva anche lo stupore della “bella notizia” raccontata da Coca Cola: è un susseguirsi di campagne pubblicitarie. E' vero, non siamo di fronte a  progetti nati con lo scopo di provocare lo spettatore su un tema ancora discusso, come è stato in passato per altre campagne che facevano l’occhiolino ai diritti umani. Tuttavia anche gli obiettivi puntati sullo spettacolo, questo sì, della nascita possono  dare un po’ visibilità alla causa della vita.

Mostrare la vita prenatale e il momento della nascita può contribuire ad aumentare la consapevolezza che non c’è affatto un discrimine della vita umana prima e dopo il parto, che l’essere umano è sempre lì nella sua integralità e nella sua dignità.  Oggi la vita finisce spesso nel tritacarne della “cultura dello scarto” denunciata da Papa Francesco, speriamo in questa curiosa eterogenesi dei fini per risvegliare oltre all’emozione, che fa gola alle aziende, anche il sentimento dell’amore per la vita.

Speriamo inizi presto un nuovo risveglio, quanto mai necessario. Eppure tutto questo non può essere “banalmente” casuale. Da duecento anni l’umanità si è lanciata nella meravigliosa riscossa dei diritti umani: dall’abolizione della schiavitù, alla fine della segregazione razziale, dal riconoscimento dei diritti delle donne, alla fine delle discriminazioni per i disabili, i malati, fino alla tutela dell’infanzia.

Oggi siamo qui, di fronte questo nuovo tassello dell’umanità che cerca di riconciliarsi, di riconquistarsi, che è la vita nascente. Se siamo arrivati a questo punto della causa prolife è perché siamo anche noi su quel sentiero storico. Ben venga anche la pubblicità allora a ricordarci per CHI ci stiamo impegnando, per “uno di noi” e per tutti noi.

Giovanna Sedda.

Guarda gli spot...

Enel: quanta energia c'è in un attimo 2012...
Coca Cola: life...
Unilever: Why bring a child into this world? - A film...

Cogito et Volo premia il Natale

Gira la tua clip sul Natale e partecipa concorso che ti fa vincere una fotocamera Nikon.

Partecipa al concorso Una clip per Natale. Mandaci un video sul Natale entro domenica 22 dicembre. Venerdì 27 dicembre premieremo il video migliore con una fotocamera Nikon Coolpix S3300.

Il video deve essere liberamente ispirato al Natale e deve essere lungo non più di 60 secondi. Non c’è un limite minimo di tempo.
E’ possibile partecipare con un filmato o con una composizione di foto montate in un video. Il video deve essere comunque originale (cioè non già utilizzato per altri concorsi),personale (cioè realizzato dal partecipante) e mai pubblicato sinora, pena la sua invalidazione e quindi l’esclusione dal concorso.

La giuria valuterà il video sulla base di qualità tecnica, originalità e contenuto. Il giudizio della giuria è insindacabile.

Il 3 video più votati su Facebook (n. di “Mi piace” entro giovedì 26 dicembre alle 12,00), inoltre, vinceranno una tracolla Champion.

Per partecipare manda il tuo video a info@cogitoetvolo.it , specificando nella mail il nome dell’autore del video e il titolo da dare al video stesso.

La Direzione si riserva di non pubblicare i video non rispondenti al regolamento del sito o al tema del concorso. La Direzione si riserva la possibilità di annullare il concorso se arriveranno meno di 10 candidature. In caso di annullamento del concorso, comunque, i ‘primi 5 partecipanti che avranno inviato il video potranno scegliere un libro o un CD dal catalogo di Cogitoetvolo.

Premio Europeo per la Vita a Wanda Poltawska.

Una grande donna, sopravvissuta ai lager nazista, fiera eroina in difesa della vita e della famiglia.

La neonascente Federazione “Uno di Noi”, ha consegnato sabato il premio europeo per la Vita “Madre Teresa di Calcutta” 2013 alla Prof. Wanda Poltawska, in occasione del I Congresso della Federazione dei Movimenti per la Vita europei, svoltosi a Cracovia dal 14 al 17 novembre.

Wanda Poltawska nasce il 2 ottobre 1921 a Lublino. Durante l’occupazione tedesca viene arrestata dalla Gestapo e rinchiusa per 4 anni nel campo di concentramento di Ravensbrück, dove viene sottoposta ad esperimenti crudeli da parte dei medici nazisti (si vedano le pubblicazioni “E ho paura dei miei sogni” e “L’eclissi della bellezza. Genocidi e Diritti umani”). Dopo la sconfitta dei tedeschi, ritorna in Polonia dove sposa il filosofo Andrzej Poltawski.

Sempre in Polonia conosce il giovane Karol Wojtyla che diventa il suo direttore spirituale e caro amico della famiglia Poltawski. Diventa medico, psichiatra di successo, ha 4 figlie, dirige l’Istituto per i Problemi della Famiglia fondato a Cracovia da Wojtyla e si occupa della difesa della famiglia e della vita (anche in materia di post aborto). Tanto che il Beato la nomina tra gli esperti chiamati a redarre l’Evangelium Vitae.Membro, tra le altre cose, della Pontificia Accademia per la vita, Wanda Poltawska ha scritto varie opere, articoli saggi e pubblicazioni.

Questa la motivazione dell’onorificenza, scritta sulla pergamena consegnata alla grande donna: “Per avere, in prima persona e nel corso di tutta la sua vita, testimoniato e portato avanti a livello internazionale la cultura per la vita, nel solco dell’insegnamento di Giovanni Paolo II; per essersi schierata con coraggio per la dignità e il diritto alla vita di ogni persona umana dal concepimento fino alla morte naturale, prima come internata nel campo di concentramento di Ravensbrück, poi come medico-psichiatra, come moglie e madre, come esperta dell’inizio vita e della famiglia, durante il regime nazista, durante il regime comunista e dopo la caduta del regime; per essere stata testimone di una femminilità piena, portatrice di speranza, per essere una donna per la vita; per il suo impegno continuo per la difesa dell’ embrione umano, ‘Uno di Noi’”.

Il premio consegnato è una scultura dell’artista bresciana Regina Testoni intitolata “Sorgenti”, per richiamare appunto le sorgenti che diventeranno poi rigagnolo, torrente, fiume e mare. L’opera vuole essere quindi un simbolo della femminilità, come quella della Poltawska, che afferma la vita dal punto di vista della donna, capace di accogliere la vita e di amarla in tutte le sue forme.

Il premio europeo Madre Teresa di Calcutta è stato istituito nel 2008 dal Movimento per la Vita Italiano e nelle precedenti edizione è stato assegnato a personalità come Jérôme Lejeune, Eduardo Verástegui, Chiara Lubich, Elio Sgreccia, le Madri europee. Alla sua 6° edizione, per la prima volta il riconoscimento è stato assegnato dalla neonascente Federazione “Uno di Noi”. E la scelta di assegnarlo alla prof. Poltawska non è casuale. Con questo premio la Federazione intende, infatti, riproporre le radici giudaico-cristiane che una parte dell’Europa non ha avuto il coraggio di riconoscere, nonostante le suppliche del Beato, presto Santo, Giovanni Paolo II.

FONTE: Elisabetta Pittino - ROMA, 25 Novembre 2013 (Zenit.org).

L’assurdità della Rai: quella non è vita.

Ospite su rai uno Alda D’Eusanio offende un ragazzo uscito dallo stato vegetativo.


Un’affermazione tanto sgradevole, perché fatta davanti a chi invece rivendicava con la forza della testimonianza la dignità della propria vita, come quella di ciascuno di noi, quanto inammissibile: la storia ha visto fin troppe persone, di cui avremmo fatto volentieri a meno, scegliere quali vite fossero degne di essere vissute. La D'Eusanio, ospite della trasmissione “La vita in diretta”, ha giudicato così indegna la vita di Max, svegliatosi dopo dieci anni di stato vegetativo, grazie alla cura amorevole della famiglia che non ha mai mancato di stargli accanto.

La giornalista di Avvenire Lucia Bellaspiega ci spiega dalle pagine di Avvenire che si tratta di un fenomeno noto in neurologia come “effetto mamma”, ad oggi l’unica terapia efficace. Una terapia fatta solo di amore, di presenze e stimoli continui resa possibile dalla famiglia e dagli amici che non hanno mai smesso di riconoscere la “vita” di Max. La forza dell’amore che in Rai non hanno saputo distinguere e hanno per giunta censurato: del collegamento previsto dall’abitazione di Max, insieme alla famiglia e agli amici, vanno in onda solo due minuti in chiusura di programma.

E come se non bastasse, perché quando le cose le vuoi fare male evidentemente ti ci impegni, è arrivato il commento della D’Eusanio ha pietrificare i telespettatori. Senza contare la confusione tra stato vegetativo e morte, sottolineata dalla Bellaspiga dalle colonne di Avvenire: “confondere due temi seri come stato vegetativo e vita dopo la morte ridicolizza entrambi, oltre a creare un pericoloso fraintendimento coma=morte cerebrale”. Max ha detto degli anni passati in coma “C’ero sempre stato. Sentivo e vedevo tutto, ma non sapevo come dirvelo”.

Le parole della mamma di Max riassumono tutta l'indignazione e la tristezza per questo episodio:"Voglio dire a quella signora che io non ho riportato in vita mio figlio, mio figlio è sempre stato in vita. E la sua vita è bella così com’è". Alla richiesta di scuse da parte della rete ammiraglia del servizio pubblico pare abbia risposto in forma privata il presidente della Rai Anna Maria Tarantola, annunciando una "puntata riparatrice" del talk show pomeridiano: Max si è svegliato, ma probabilmente per la Rai il coma è solo all'inizio.

(Giovanna Sedda)



Il "miracolo" della vita secondo Hirst.

L'artista inglese ha raffigurato le fasi della vita nascente in 14 monumentali sculture di bronzo.

In Qatar, dopo essere stata coperta per settimane, è stata finalmente mostrata al mondo l’ultima opera dell’eccentrico Damien Hirst: “The Miraculous Journey” ovvero il viaggio miracoloso. L’opera è composta da 14 grandi sculture di bronzo e rappresenta le fasi della gravidanza, della crescita del feto nel grembo, con il realismo solito dello sculture. L’opera giganteggia all’esterno del Sidra Medical and Research Center, un padiglione dedicato alla ricerca e alla salute delle donne e dei bambini appena alla periferia della capitale, Doha.


Il momento dell'inaugurazione
dell'opera "The Miraculous
Journey", a Doha, Quatar.
Non è la prima volta che Hirst si confronta con il tema della vita nascente. Ha destato negli anni passati molto interesse l’installazione in di una enorme scultura "Verity" (nella foto grande) raffigurante una donna incinta. La statua che mostrava la sezione del grembo e il bambino già formato all’interno ha suscitato anche vivaci polemiche. A metà strada tra lettura materica ed esplorazione scientifica, i suoi ultimi lavori ricordano alcuni dei disegni leornadeschi sull’anatomia.

Damien Hirst è letteralmente un giovane artista britannico, è infatti il capofila del gruppo YBAs (Young British Artists). Le sue opere sono una indagine della materia vivente, e non hanno mancato di attirare critiche e contestazioni per il loro crudo realismo. Con il passaggio dall’esposizione di animali imbalsamati alla scultura metallica Hirst indaga nel dettaglio, anche grazie alle grandi dimensioni, il corpo umano e i volumi della vita biologica.

L’opera inaugurata a Doha è stata acclamata dal New York Times come un nuovo livello di accettazione dell’arte occidentale nel mondo arabo, ma avrebbe molto da dire anche all’occidente spesso così indifferente proprio al tema della vita nascente. Per il Qatar infatti il problema principale è quello della nudità dei corpi raffigurate dentro il grembo. Un ostacolo culturale facilmente superato proprio dalla religione.

Al NYT la responsabile della Qatar Museums Authority ricorda “C'è un versetto del Corano sul miracolo della nascita... [quest’opera] non è in contrasto con la nostra cultura o la nostra religione”. Guardando i grandi bronzi di Hirst rimaniamo ancora una volta stupiti del “miracolo” della vita: speriamo che anche l’arte aiuti a risvegliare il senso di responsabilità di tutti nei confronti del bambino non nato e ci spinga ad impegnarci per una sempre crescente tutela della vita umana.


Libri: La terapia dell'accoglienza e il figlio terminale

Due volumi curati da La Quercia Millenaria Onlus, con le testimonianze delle famiglie che hanno accolto incondizionatamente i propri figli anche quando erano incompatibili con la vita. Una storia d'amore, ma anche una sfida all'ipocrisia di certa medicina. 

Questa volta vi proponiamo ben due letture per un tuffo nel mondo dell'associazione La Quercia Millenaria. La Onlus dal 2005 è l'unica struttura in Italia a proporre l'assistenza alla gravidanza che presenta malformazioni fetali, proponendo la cura in utero ove possibile, oppure l'accompagnamento del bambino ritenuto incompatibile con la vita. Questa tipologia di servizio è valso all'Associazione il riconoscimento internazionale come unico Perinatal Hospice italiano. In otto anni di lavoro, abbiamo seguito centinaia di famiglie, e visto nascere e recuperare salute a molti bambini considerati precedentemente terminali.

 "Al ritorno a casa dall’ospedale, due parole dolci, fatte di carta pesta e appese tra colorati festoni alla parete, recitavano così: "GRAZIE, MAMMA"; le stesse che avevo letto sul viso morente della mia bambina, quando mi donava il suo primo ed eterno sorriso nell’arco dei suoi avari minuti di vita". Così inizia una delle testimonianze contenute nel primo volume, "Il figlio terminale: risposte di amore straordinario alla ordinaria eutanasia prenatale": quindici splendide testimonianze di altrettante splendide famiglie. In più, una lucida analisi della diagnosi prenatale oggi, scritta dal prof. Giuseppe Noia.

Nel secondo volume,  "La terapia dell'accoglienza: l'incompatibile con la vita, annuncia la Vita", ci sono altre 14 testimonianze inedite, ma diversi contributi che arricchiscono il taglio scientifico di una pubblicazione davvero innovativa, una autentica smentita di tutti i luoghi comuni che conducono all'aborto del figlio terminale. Un tuffo in un mare di amore che non conosce confini e che non vi lascerà delusi!

"LA TERAPIA DELL'ACCOGLIENZA". Editore If Press, 360 pagine
"IL FIGLIO TERMINALE" . Editore If Press, 226 pagine.
Per trovare i due volumi segui il link:  La Quercia Millenaria Libri

Non siamo guerrieri: preferiamo l'accoglienza.

Un recente spot ci invita a sentirci tutti guerrieri, il genere di messaggio che punta all’inconscio e un po’ ancestrale passato dell’uomo. Sicuri di vedere la vita come una guerra?


La parola guerriero è probabilmente una delle prime a diffondersi nelle società indoeuropee. Ma abbiamo davvero bisogno di dirci guerrieri? La domanda non è banale, da quello che diciamo di essere, che vorremmo o aspiriamo ad essere, si delinea la nostra lettura della vita.

Cosa comporta guardare la vita come a una guerra? Innanzitutto leggere le relazioni in forma di battaglia, o nella migliore delle ipotesi di competizione. Ma questa impostazione ci nasconde l’integralità dell’altro, imprigionandolo nel ruolo del nemico al più dell’ostacolo. Al contrario dovremmo essere mossi dalla nostalgia dell’altro come amico, prima ancora che alleato, come compagno di strada. Perché invece di guardare alla vita come una guerra non la pensiamo come un festa?

Potremmo sostituire allora alla competizione la cooperazione, la solidarietà. Il risultato potrebbe essere addirittura devastante: scopriremo infatti così che molte delle mete che pensiamo di conquistare attraverso la metafora della lotta sono invece edifici da costruire attraverso la metafora della collaborazione. Se, come vorrebbero questi pubblicitari, scegliamo d’essere dei guerrieri il primo risultato sarà che saremo più soli. A qualcuno infatti dovremo dare la casacca del nemico e collocarlo dall’altro lato del fronte. Essere più soli ci fa essere anche più tristi. Perché la gioia si moltiplica nella condivisione autentica, materiale o spirituale che sia.

Se invece di essere guerrieri fossimo pacificatori? Se invece della lotta scegliessimo l’accoglienza e la comprensione dell’altro? Perderemmo il fascino antico della guerra, che è “bella anche se fa male” come canta De Gregori, ma avremmo in cambio il profondo senso della pace e della letizia. E non è forse questo un elemento della propaganda abortista? La mamma guerriera in contrasto con il figlio che porta in grembo? Se avessimo invece mamme accoglienti, persone accoglienti, comunità accoglienti avremmo allora la chiave per disinnescare la più grande arma di distruzione di massa che l’umanità conosca, l’aborto.

La metafora della lotta e della guerra per quanto affascinante non ci gratifica, non ci rappresenta. Non siamo guerrieri e non per questo siamo meno coraggiosi. Al valore marziale preferiamo la virtù evangelica, alla solitudine della vittoria preferiamo la compagnia della festa, alla forza dello scontro preferiamo la gioia della condivisione.

Una nuova canzone per Uno di Noi

Dopo il successo del brano di Mario Costanzi, un nuovo cantautore è stato ispirato dall'iniziativa europea: conosciamo Andrea Piccirillo.

Quando un'iniziativa riesce a mobilitare un milione di persone significa che riesce a rispondere esattamente a quello che tutti stavano aspettando. 


Così non sorprende che l'Iniziativa dei cittadini europei "Uno di noi" abbia ispirato gruppi, associazioni, ma anche musicisti e cantanti. Quest'estate abbiamo scoperto insieme la canzone di Mario Costanzi, che ha fatto da sigla al Seminario Quarenghi (per chi non la ricorda ecco il link).

Alla vigilia del "click day", il giorno di mobilitazione on line per la raccolta firme vi presentiamo una nuova canzone ispirata dall'iniziativa. A regalarcela è un giovane cantautore piemontese, conosciamolo insieme: "Mi presento sono Andrea Piccirillo, un giovane autore e compositore di Rivoli. Da anni mi occupo di musica e proprio attraverso la musica cerco di raccontare me stesso". 

Andrea ha incontrato il Movimento per la Vita durante il "Concorso Cantiamo la Vita" di quest'anno e poi... "Dopo il secondo posto al concorso di Pavia, ho capito che avrei potuto fare di più, ed ecco che su invito di Luca ed Elena, due giovani del Centro Aiuto alla vita di Rivoli, ho scritto questa canzone, che si ispira allo slogan della campagna "Uno di noi"."

Il testo della canzone ci parla di "un bambino che già ancora prima di nascere è minacciato dal pensiero di un aborto. Fortunatamente l'amore dei genitori alla fine avrà la meglio. La vita è un dono da custodire, sempre." Curiosi di ascoltarla? Ecco il video, buon ascolto e buona condivisione. Vi aspettiamo tutti online, domani per il click day.
(TE)


Libro: Pillole abortive: quello che non ti dicono

Vittorio Baldini, farmacista, e Giorgio Carbone, bioeticista, ci spiegano cosa si nasconde dietro l'uso delle pillole abortive. Un libro che spiega equivoci ed effetti reali senza rinunciare al contesto della sessualità.

Volulamente provocatorio è il titolo «Pillole che uccidono» per indurre a riflettere sui meccanismi d'azione della pillola contraccettiva a base di estrogeni e progestinici, della «pillola del giorno dopo» (il Norlevo) e della pillola RU486. Quali sono i loro effetti sulla salute della donna? Sono prodotti contraccettivi o anche abortivi? Perché proporre in Italia la sperimentazione di prodotti i cui effetti sono noti da anni negli Stati Uniti, in Francia e in Canada? 

L'indagine è condotta innanzitutto sulla base di criteri razionali e di dati scientifici, citando ampiamente i più recenti studi medici e farmacologici. E in secondo luogo ci interrogheremo sul modo di considerare la sessualità e la corporeità umana.

Per il prof. Giuseppe Noia, Neonatologo dell'Università Cattolica - Policlinico Gemelli, "il contributo maggiore del libro è finalizzato a una pedagogia che formi le coscienze, che mira ad educare coniugando informazione e conoscenza. Una particolare offerta sembra diretta verso le generazioni più giovani che alla istintualità biologica delle pulsioni spesso non uniscono una maturata integrazione con la riflessione e la responsabilità".

"Pillole che uccidono" di V. Baldini E G. M. Carbone, Edizioni Studio Domenicano, 2007.

(Giovani Prolife/TE)

Libro: Noi non li dimentichiamo

Un libro per i diritti di tutti  i bambini, anche di quelli concepiti e non ancora nati, perchè "noi non li dimentichiamo"


Il libro NOI NON LI DIMENTICHIAMO (viaggio tra i bambini non nati per celebrare la Convenzione sui diritti dell'infanzia) è stato scritto da Carlo Casini per i tipi dell'Editrice Cantagalli. I presidenti emeriti della Corte Costituzionale Cesare Mirabelli e Antonio Baldassarre hanno commentato la pubblicazione.

Per Antonio Baldassarre: "La civiltà di un popolo si vede da come tratta i bambini, tutti i bambini. La nascita non può essere considerata una cesura nel processo di formazione della persona. La dignità umana va riconosciuta a tutti, prima e dopo la nascita. E' una convinzione profondamente laica e razionale che prescinde da convinzioni e formazioni religiose".

Il presidente emerito ha poi aggiunto: "l'unica condizione per passare sopra ai diritti del bambino è che si crei un conflitto tra due interessi contrapposti, ad esempio quello del bambino e quello della madre. Ma anche in questo caso, l'appello contenuto nella Convenzione che si celebra domani, è di far prevalere il più debole, che è poi un banale principio di tutela diffuso in tutte le società".

Anche per Cesare Mirabelli "la nascita non può essere discrimine dei diritti. E su questo gli articoli 1 e 6 della Convenzione non lasciano dubbi. È in questo clima stagnante di relativismo che ci si è convinti che possa e debba prevale il diritto del più forte. In questo senso il libro che presentiamo oggi ha il merito di stimolare una riflessione".

Per Carlo Casini questo libro ha lo scopo di colmare un vuoto: "[...] si parlerà di bambini soldato, di bambini schiavizzati per lavoro, di bambini uccisi dalla guerra e sono convinto che sia giustissimo parlarne. Ma altrettanto giusto parlare di altri milioni di bambini, altrettanto deboli e innocenti, straziati nell'aborto o nella ricerca del figlio ad ogni costo. Sono i bambini, esseri umani a tutti gli effetti, concepiti ma ancora non venuti alla luce".

Fonte. www.mpv.org 

Lui e l'aborto: recensione

Recensione del libro: Lui e l'aborto, di Antonello Vanni. Viaggio nel cuore maschile a confronto con il problema dell'aborto.

Il libro in questione è un libro coraggioso. Tratta infatti di un argomento di cui non si può parlare: quello del padre e dell'aborto: è opinione comune, nella mentalità oggi dominante, che l'aborto sia una questione esclusivamente, o prevalentemente, femminile e che perciò il dramma dell'aborto interessi più che altro le donne (basti pensare allo slogan “il corpo e mio e lo gestisco io”) e che l'uomo ne sia, rispetto alla donna, poco toccato (del resto anche l'attuale legge sull'aborto,la 194/78, afferma che l'uomo può essere consultato solo “ove la donna lo consenta”, togliendo quindi al padre ogni possibilità di esprimere la propria voce in difesa della vita concepita). 

Ma l'unica a vivere e soffrire il dramma dell'aborto è davvero solo la donna-madre? La nostra cultura, materialistica, e quindi psicologicamente assai rozza, ritiene che, nelle prime fasi della gravidanza, poiché il figlio si trova nel grembo della madre, il padre non abbia praticamente nessun rapporto con lui. Così non è, e mostrare questo fatto, la gravità e le ripercussioni che ha il fatto dell'aborto nella vita degli uomini è proprio il compito di questo libro. 

Sono varie le domande a cui l'autore cerca di dare una risposta: come reagisce un uomo alla notizia della gravidanza? 

La legge 194 ha un effetto diseducativo sui giovani perpetrando nei maschi il disorientamento verso la vita concepita? Perché l'uomo soffre in caso di aborto del figlio? Qual'è il senso di questa sofferenza? A queste ed altre domande “Lui e l'aborto”, il primo libro uscito in Italia sulla figura paterna e l'aborto, cerca di dare risposta."

Fabrizio Sanna

Film October Baby:

Un film per ricordare a tutti che, fin dall'inizio del concepimento, ogni nuova vita è "uno di noi”.

Come sempre serve prospettiva: per esaminare qualunque cosa, per provare ad esprimere un giudizio, per capire la verità, bisogna allontanarsi un po’ dal sistema, aspettare che passi qualche tempo e poi la verità vien fuori quasi da sé o per lo meno con maggior evidenza. Lo scorrere del tempo è spesso un percorso inevitabile.


October Baby, dei fratelli Andrew e Jon Erwin, ha ricevuto dai giurati del FiuggiFamilyFestival una menzione speciale per "il coraggio e la passione con cui affronta un argomento così controverso, quale è l'accoglienza della vita alla nascita. Tipica espressione della cultura pro-life statunitense, le vicende di Hannah restituiscono allo spettatore, e soprattutto ai giovani, la bellezza e la speranza della vita, che anche quando è difficile, fragile o incerta, rimane 'un cosa meravigliosa'.

La storia di una ragazza che, a 19 anni, scopre di essere sopravvissuta ad un aborto fallito e data in adozione. Una Storia vera, semplice, forse quasi scontata, come spesso è scontata la vita: è un impatto non da niente per una ragazza di 19 anni, che da sempre soffre di sintomi respiratori e neurologici di non facile interpretazione, scoprire di essere nata prematura di 24 settimane, frutto di un aborto fallito, e di essere stata adottata.

Una storia che si svolge tra l’incubo e la rabbia per non essere stata riconosciuta da subito per quello che era: un essere umano. Troppo dolore da perdonare: che i suoi non l’abbiano fatta vivere nell’inganno di “sentirsi una come tutti gli altri”, che in qualche modo le rendano difficile il ritrovare la sua vera madre, che le abbiano nascosto altri particolari della sua nascita...

Lei aveva diritto di sapere, avrebbe avuto la forza di sopportare,  e il tempo necessario a capire e perdonare la madre biologica che l’aveva  considerata un semplice “tessuto fetale” , che non l’aveva voluta, e che continuava a non volerla.

[...] “Non sono solo un tessuto” afferma Hannah tra le lacrime, al presente, perché non c’è differenza tra ciò
che era al momento dell’aborto e ciò che è adesso nella bellezza gloriosa deisuoi 19 anni. Guardare la realtà
dalla parte del bambino, senza mai, neppure per un momento trascurare o tanto meno condannare, le situazioni dei “già nati”: “Quanto male potevo fare?” si interroga Hannah.

Forse come mai in altri racconti l’identità tra il concepito e il già nato risalta con tanta energia, in una ragazza consapevole della sua dignità. Anche se un po' acerbo narrativamente October Baby merita comunque di essere visto in Italia, per ricordare a tutti che, fin dall'inizio del concepimento, ogni nuova vita è "uno di noi”.

Fonte MpV (vai al link) Autore Antonella Bevere Astrei

Libro: Cinque milioni di stelline spente


Un invito alla lettura per il "popolo della Vita": Cinque milioni di stelline spente di Enzo di Natali. Lettere di un bambino non nato alla sua mamma

"Avevo appena poche settimane./ Quante? Non lo so. / Le ricordi tu? Probabilmente dodici./ E annunciai la mia presenza.../ Sai perché mamma tu mi pensi,/ anche se non nomini mai il mio nome? / Perché io vivo in te.
Nei tuoi ricordi? Certamente."

E' questo un bellissimo stralcio dell'omonimo libro, edito da "Chirico" e scritto da Enzo Di Natali. L'autore, in questo suo capolavoro, ha dato voce a chi voce ancora non ha, nonchè il bambino concepito e non ancora nato, affrontando così, in maniera poetica, la forte problematica dell'aborto. 

"Non sai, mammina, che pena ho avuto! Ci penso e mi viene ancora da piangere. Ti chiamavo: <<mammina, mammina, mammina, svegliati, c'è un grave pericolo>>, ma tu dormivi profondamente. Tornavo a gridarti: <<mammina, ti prego, ti scongiuro, non dormire...mammina...questi...questi...ci fanno del male...ci uccidono...mammina...>>. E' il grido di questo bambino e di tutti i bambini non ancora nati che reclamano il diritto alla vita! Non lasciamoli soli! 

Umberto M. Pandolfi










Un libro sull'esistenza dell'uomo

La difesa della vita umana è questione di ragione e scienza. Casini ci guida con un testo chiaro, sintetico e documentato tra i principali argomenti della bioetica. Un Must per ogni prolife a difesa della vita umana dal concepimento alla morte naturale.

Come abbiamo fatto sinora a non dedicare un post a questo libro imperdibile? Rimediamo subito perché “Le cinque prove dell’esistenza dell’uomo” è un libro davvero immancabile sui comodini e nelle mensole prolife. Se un tempo il problema era dimostrare l’esistenza di Dio oggi pare essere dimostrare l’esistenza dell’uomo. Così Carlo Casini, presidente del Movimento per la Vita italiano, ci presenta la tesi del libro: l’uomo c’è, dal concepimento alla morte naturale senza se e senza ma.

 Il libro espone in modo ordinato e sintetico gli argomenti di ordine biologico, psicologico, giuridico, antropologico e infine testimoniale, con cui riconosciamo ogni essere umano tale nella sua inviolabile dignità. Le pagine costituiscono una vera è propria testimonianza a favore della vita. Come in un processo giungiamo al “crollo degli alibi” dietro cui spesso si cela la propaganda e l’ideologia di quanti vorrebbero condizionare la dignità dell’uomo a qualche criterio particolare.

Scopriamo così che la tutela della vita umana è ancorata alla nostra Costituzione, che pure tanti invocano nella direzione esattamente contraria. Infatti proprio la Corte costituzionale italiana ha affermato il diritto alla vita del concepito, facendo riferimento all’art. 2 della Carta in una sentenza del 1997. A spiccare su tutto è la ragionevolezza, laica e scientifica ma anche umana, alla base della difesa della vita nella sua integralità. Questo affinché la strada della Vita sia universale e “anche il non credente possa camminarvi”.

Allo stesso tempo il Comitato Nazionale di Bioetica ha risposto alla domanda “l’embrione umano è un individuo umano a pieno titolo?” nel 1996...  “Il Comitato è pervenuto unanimemente a riconoscere il dovere morale di trattare l’embrione umano, sin dalla fecondazione, secondo criteri di rispetto e tutela che si devono adottare nei confronti degli individui umani a cui si attribuisce comunemente la caratteristica di persone”.

Pregi e difetti del libro: il testo è chiaro, accessibile anche a chi lo legge senza un master di bioetica alle spalle, preciso, ben documentato e ricco di riferimenti a documenti nazionali e internazionali, sintetico, in poche parole riesce a dire davvero tanto. Purtroppo è breve, si termina in fretta e vorremmo saperne ancora di più, e a volte introvabile, nelle librerie spesso va ordinato e occorre attendere anche due settimane prima di averlo a portata di mano. 

PS.
Per fortuna c’è internet...Link per l’acquisto del libro (15 % di sconto):

 
Support : Creating Website | Johny Template | Mas Template
Copyright © 2011. Prolife.it Giovani Movimento per la Vita Italiano
Template Created by Creating Website
Proudly powered by Blogger